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"La Storia siamo noi."


sabato 27 ottobre 2018

Le domande esistenziali di un'autrice - Da un'idea di Sandra Faè

Partecipo molto volentieri a questo meme di Sandra Faè, titolare del blog I libri di Sandra, che presento accompagnato da un affresco di donna con stilo e calamo del I secolo d.C. attualmente a Napoli, Museo Archeologico Nazionale.

Potete invece trovare qui il link all'articolo di Sandra. Nel frattempo hanno partecipato al meme Nadia Banaudi di Svolazzi e Scritture (qui) e Giulia Ludovica Mancini di Liberamente Giulia (qui), e chissà che non si stiano aggiungendo altri blogger.

Il post si apre con tre fatidiche domande che vogliono parafrasare quelle poste da Joe Bastianich, cui proverò a rispondere... anche perché è sempre interessante fare, ogni tanto, il punto della situazione. Eccole:

Chi siamo? 
Dove andiamo?
Perché scriviamo?

***

Chi sono?
Prendo a prestito una frase dal film di Don Camillo e dico: "Sono una corazzata chiusa in uno stagno." Navi da guerra a parte, esteriormente sono una donna di quasi cinquantacinque anni che ne sente trenta in meno, ha una famiglia con un marito in pensione che le dà una mano colossale per sostenerla nelle sue nuove imprese, un figlio appena laureato in cerca di occupazione. Penso di avere alcuni ottimi amici, e molte conoscenze. Svolgo in proprio una professione che mi piace molto, perché comprende un'importante parte relazionale; e poi ha a che fare con i libri, la scuola e le lingue straniere che sono tre argomenti bellissimi. Al momento sono in possesso di un'energia esplosiva che si dirama in molte direzioni, da qui la frase di Don Camillo. Sono molto curiosa e coltivo dunque passioni e interessi, forse anche troppi, e tra le mie ultime follie mi sono anche iscritta all'università nella Facoltà di Storia. I miei esami sono andati tutti benissimo, ma hanno richiesto, e stanno richiedendo, molto impegno e moltissimi sacrifici in termini di svaghi, incontri, e anche di scrittura = nessuno ti regala niente.Attualmente sto preparando i due esami di Storia Moderna e Storia Contemporanea per un totale di nove libri che darò nella sessione gennaio-febbraio. In quanto alle pagine, le conterò dopo aver dato gli esami, sempre che vadano a buon fine, altrimenti potrei spaventarmi sul serio.

Per quanto riguarda il mio essere autrice, mi comporto come un giardiniere che continua a dissodare, a vangare, a concimare, a curare le piante del suo giardino. Non appena ne fiorisce una, mi occupo subito di piantarne un'altra in un angolo che sia adatto. Mentre raccolgo, sto già pensando a come rendere il mio giardino ancora più rigoglioso, perché non ne sono mai pienamente soddisfatta. Nondimeno mi sento fortunata, anzi, direi di più essendo credente: sono una persona che è stata colmata di grazie, tra cui il dono della scrittura, ed è circondata da persone che le vogliono bene e glielo dimostrano continuamente. 

Dove vado? 
Ho desideri modesti e ambizioni nella norma, cioè limitare i problemi che la scrittura, o meglio la pubblicazione, trascina con sé, tra cui non avere un editore che diventa un peso anziché un aiuto o non sprecare il proprio tempo in uno sterile arrovellarsi o in attività che prosciugano energia.

Nella mia esperienza di autrice, ho ricevuto soddisfazioni impagabili e altrettanto cocenti delusioni, che si sono in un certo senso bilanciate tra loro: da questa contabilità ho deciso di conservare il meglio. L'ultima soddisfazione, arrivata pochi giorni fa, è stata la vincita come prima classificata al premio Philobiblon di Italia Medievale con il mio racconto "Il più grande dei re", letto dai giudici in forma anonima per evitare favoritismi, e l'inserimento del racconto nell'antologia che mi verrà consegnata nella cerimonia di premiazione nella splendida sacrestia del Bramante di Santa Maria delle Grazie a fine novembre. L'ultima delusione è avvenuta proprio in occasione dell'ultimo spettacolo de "Il diavolo nella torre", che però non aveva a che fare con lo spettacolo, entusiasmante come al solito e da tutto esaurito, e con gli attori che hanno superato loro stessi, ma con il comportamento poco corretto di alcune persone. 

La domanda sul "Dove vado?" mi riporta a un pensiero insistente che si è fatto strada in me soprattutto dopo la morte di mia cognata: il pensiero del tempo a disposizione. Se tutto va bene, e se mi mantengo in buona salute fisica e mentale, potrei avere ancora una ventina d'anni, forse qualcuno in più. Per il resto, siamo davvero nelle mani di Dio e tutto il mio progettare lascia davvero il tempo che trova; e sono anche fiduciosa che non si interrompa nulla, ma si possa continuare anche dall'altra parte.

Ho fatto però delle considerazioni di carattere pratico su quello che sto scrivendo attualmente, ed ecco qua:
-  ho interrotto a metà la scrittura del mio terzo romanzo sulla rivoluzione francese "La scalata dei Titani", per dedicarmi alla revisione di "Le regine di Gerusalemme" del ciclo medievale che con tutta probabilità sarà finito entro quest'anno, o al massimo a gennaio dell'anno prossimo; ci vorrà poi almeno una lettura esterna. Ho commissionato la copertina a un'artista molto brava, che sono sicura farà un ottimo lavoro, e darà il giusto risalto visivo alle mie tre donne eccezionali: la regina, la strega e la fanciulla; 
- nel frattempo, ho accettato i consigli di una persona che stimo molto, che ha letto "I serpenti e la Fenice", cioè il primo romanzo della rivoluzione, e mi ha consigliato di mandarlo al concorso Neri Pozza

Sto meditando anche se partecipare al concorso Dea Planeta di cui tutti parlano con "Le regine di Gerusalemme", ma soltanto se il romanzo sarà finito, e rifinito, come dico io: i tempi del romanzo storico sono lunghissimi e impegnativi e non faccio uscire nulla senza il "controllo qualità", sempre nell'ambito di quanto è umanamente possibile. Per scrivere il racconto di sei pagine per il concorso, ad esempio, ho letto ben due libri prima dell'estate: un libro filosofico in ebook i cui rimandi non funzionavano, e che quindi, mugugnando per l'intoppo, ho riletto su carta, e una biografia... ed era su un personaggio di cui volevo scrivere qualcosa da anni... tanto per capirsi.

Perché scrivo?
Scrivo perché trovo affascinante che i personaggi della mia fantasia, anziché continuare a vivere nel buio della mia mente come banditi in agguato, possano prendere vita sulla pagina e addirittura cominciare a comportarsi in maniera inattesa, nello stesso modo in cui sono riconoscente ai grandi autori che mi trasportano nel loro mondo con la loro scrittura impagabile. E anche perché mi piace davvero. Per riprendere la metafora del giardino, continuo a coltivare questo mio spazio, che è prima di tutto uno spazio interiore di crescita, che mi dà molta gioia. Come dicevo, la mia scrittura ha tempi lunghissimi, proprio per il genere che tratto e che è quello storico, ed è anche per questo motivo che cerco di portare avanti diversi progetti, piccoli e grandi, in contemporanea. 

Il secondo motivo è di carattere terapeutico, come hanno scritto altri blogger. Moltissimi anni fa ho attraversato un periodo in cui non scrivevo nulla, perché arrivavo a casa troppo stanca dal lavoro, il figlio era piccolo e aveva bisogno di attenzioni; ma io ero nevrastenica e frustrata! Vedevo la mia vita che scorreva e io non riuscivo a fare niente di ciò che mi stava a cuore, cioè scrivere. Anche poco, ma scrivere. La mia testa bolliva di storie e personaggi che erano come animali in gabbia. Perciò, una delle decisioni migliori della mia vita è stata quella di licenziarmi e di mettermi in proprio, potendo farlo (la seconda è stata quella di iscrivermi all'università!).

***
Bene, queste sono le mie risposte e mi riallaccio al tempo che passa per farmi gli auguri: domani, per combinazione, è il mio compleanno e compio 55 anni. Posto quindi una vecchia foto scattata da mio papà in cui ero davvero piccola.

Mi piace molto anche se è mossa ed è tutt'altro che perfetta: non soltanto perché sprizzo gioia da tutti i pori, ma anche perché sullo sfondo si intravede il mio fidato Teddy Bear, inglese doc e arrivato proprio dall'Inghilterra. Era stato inviato da una coppia di amici inglese di mio papà: era stato un prigioniero di guerra e aveva trascorso gran parte della stessa presso Cambridge in un campo di lavoro. Si capisce già allora come i miei sentieri dovessero intrecciarsi strettamente con quelli del regno di Sua Maestà britannica, eheh.

Non ci crederete, ma ho ancora quell'orsacchiotto, vecchio e parecchio spelacchiato. Anch'io sono come quell'orsacchiotto, ma sono felice di essere ancora qui con voi!

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34 commenti:

  1. "si possa continuare anche dall'altra parte."
    Quindi Dostoevskij ha scritto la seconda e la terza parte de "I fratelli Karamazov"???? :D

    Auguri, allora!

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    1. Assolutamente sì, Marco. E chissà che non abbia scritto altri capolavori nuovi di zecca! :)
      Grazie per gli auguri, oggi sono proprio scoccati i fatidici 55.

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  2. Ho letto il post di Giulia su questo spunto e leggo con piacere anche il tuo. Su alcune cose mi riconosco, in particolare sul potere "terapeutico" della scrittura e sul farsi delle domande sul "dove" continuare... Ho qualche anno in meno di te ma mica tanti, sono quasi semi-secolare, quindi un po' di ansia sul "tempo che resta" ce l'ho eccome.
    Se riesco a mettere insieme parole non troppo banali vorrei provare anch'io a partecipare a questa iniziativa.

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    1. Mi piacerebbe leggere il tuo contributo, Ariano! :) In effetti si ha come la sensazione di avere tutto il tempo a disposizione, ma così non è. Si fanno sempre i conti senza l'oste, come si suol dire.

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  3. Cristina, hai davvero superato le mie indicazioni proposte nel meme, raccontandoci in maniera così intima e approfondita tanto di te, della tua vita, dei tuoi percorsi. Tanti successi niente affatto casuali ma frutto di un duro lavoro, sei una lavoratrice instancabile e una persona di cuore punto. Complimenti per queste ultime conferme e faccio il tifo per tutto il resto. Sai che non vado più a prendere mio nipote? Ormai è in II media e torna da solo, può darsi che lo incrocerai, gli orari coincidono con i tuoi, ma di sicuro appena sono più libera mi faccio viva che ci vediamo lo stesso per aggiornamenti a 4 occhi. Un bacione

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    1. Ciao Sandra, sono contenta che il post ti sia piaciuto... di solito non racconto mai molto di personale perché ho sempre paura di annoiare e perché preferisco farlo a tu per tu. Mi riconosco nel fatto di essere una "sgobbona" perché anche mio papà lo era e io gli assomiglio in molti aspetti. Sì, urge proprio un aggiornamento in questo senso, perché mi sembra che ci siano state parecchie novità da entrambe le parti. Buona domenica!

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  4. Mi fa piacere leggerti così carica ^_^ . Anche io ultimamente cerco di avere lo stesso dinamismo: magari ne parlerò più nel dettaglio tra qualche settimana, quando scriverò un post sullo stesso formato. Non so quando uscirà, ma visto che il meme mi piace prima o poi lo riprendo, promesso :D .

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    1. Benissimo, sono impaziente e curiosa di leggere anche le tue riflessioni. Saranno senz'altro molto interessanti! Buona domenica anche a te. ^_^

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  5. Ciao, una domanda: ma a questo Meme possono partecipare solo blogger esponenti del sesso femminile? O potrei partecipare anche io?

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    1. Ciao, Nick. Il fatto che i blogger che hanno partecipato siano di sesso femminile è puramente casuale, come si dice. Penso che Sandra non abbia nulla da obiettare alla tua partecipazione... anzi, le farebbe molto piacere! Tra poco vado a leggere sul tuo blog la seconda puntata sulla famiglia Gruber, brrr...

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  6. Caspita, quante cose! Sembra di essere in ottovolante a leggere questo post ("ottovolante"? Arcicaspita, potrebbe essere la prima volta che penso questa parola dai tempi delle elementari).
    Complimenti di nuovo per il premio di cui avevo già avuto notizia. Mentre per il compleanno... ancora c'è tempo! ;-)

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    1. Eh sì, tanto tempo, c'erano ben ventiquattrore e sono già volate! ;) Più tardi vengo a leggerti sul blog.

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  7. Ma quanto è bello questo post. Ogni volta che posso, colgo l'occasione di esprimere la mia stima per te. Questi tuoi aspetti sono profondamente belli.
    Raccontarsi è bellissimo, quando diventa così, una pagina di quello che siamo, che siamo stati, che saremo.

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    1. P. S. Immagino cosa del pubblico ti abbia profondamente infastidita.

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    2. Un abbraccio grande, Luz, non sai quanto piacere mi abbiano fatto le tue parole!

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    3. Rispondendo tua seconda osservazione, la cosa ha svariate sfaccettature e riguarda sia il pubblico sia due persone che abbiamo accompagnato allo spettacolo.

      Sul pubblico mi limito a dire che c'è stata gente che si è accomodata tranquillamente nei quattro posti davanti, ignorando il cartello 'riservato' (erano per i due signori delle edizioni Meravigli, e per me e mio marito). Siccome ero comunque seduta in seconda fila e avevo già visto il mio spettacolo tre volte, non ho fatto polemiche, e un'attrice si è limitata a liberare i due posti per i nuovi ospiti. Ma insomma, a me non verrebbe neanche in mente si posare il mio posteriore su un posto dove c'è scritto riservato: la maleducazione della gente è incredibile.

      Sul comportamento delle due persone che stavamo accompagnando, stendiamo un velo pietoso: hanno commesso delle vere indelicatezze, e il bello è che non se ne sono neanche accorte. Ne ho parlato con un'amica per avere conferma delle mie perplessità, e mi ha dato ragione su tutti i fronti.

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    4. Il sedersi su posti riservati è un "regalino" che mi ritrovo puntualmente ogni volta che si va in scena. La maleducazione non tiene conto della latitudine, è trasversale e ubiqua. :(
      E dire che riservo dei posti solo se strettamente necessario. Non ho mai occupato un'intera fila, men che meno le prime due. Vieto ai miei collaboratori di riservare posti ai parenti, faccio rare eccezioni per i nonni.

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    5. Vicino a me ce n'era uno che, oltre a piantarmi i gomiti nella costole più volte, ha continuato a guardare il suo adorato smartphone per tutto il tempo. Era con altre persone sedute davanti a noi, si vedeva lontano un chilometro che "non gliene poteva fregare di meno". E meno male che aveva tolto la suoneria o non si è messo a chiacchierare durante lo spettacolo! C'è da essere felici anche soltanto per quello.

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  8. Tanti auguri, Cristina. Leggendoti, si percepisce chiaramente che la tua vita è piena di cose belle. ;-)

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    1. Grazie di cuore, Simona. Ti confermo che sono molto più felice oggi di quando avevo venti o anche trent'anni. :)

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  9. Sei davvero una corazzata chiusa in uno stagno, nel senso che intende Don Camillo, hai una grandissima energia esplosiva Cristina! Hai fatto bene a iscriverti all'università e a dedicarti alla scrittura, mi piace molto la tua idea di scrittura con quella del giardino dove pianti tante belle piantine. Sono felice che anche tu abbia aderito al meme di Sandra, hai scritto un post molto bello e buon compleanno, i tuoi anni li porti benissimo!

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    1. Ti rivelerò, Giulia, che l'anno scorso mi hanno fatto una lettura di tarocchi, non in senso divinatorio ma di lavoro introspettivo, e la signora è rimasta colpita dalla scelta delle carte (il Diavolo, la Torre e la Ruota) e delle loro corrispettive, e dall'energia pazzesca che risultava nel complesso della lettura.
      Grazie anche per la tua ultima osservazione, si fa quel che si può. :)

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  10. Ti faccio i migliori auguri di buon compleanno, specie ora che sei già un fagiolo! 😁

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    1. Un superfagiolo, direi, date le dimensioni, ahahahah!

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  11. Auguri innanzitutto e poi complimenti Non sei solo dotata di energia ed entusiasmo ma anche do determinazione e grande lucidità. Quasi impossibile trovare tutto queste qualità in ina sola persona
    Le soddisfazioni a tutti i sacrifici di studio e scrittura stanno arrivando e testimoniano che chi merita raccoglie.
    Bellissimo post molto personale e ricco di passione che mi ha aiutato a conoscerti meglio merito anche di Sandra e della sua bellissima idea.

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    1. Ti ringrazio molto del passaggio, Nadia, e ti dirò che sono felice di aver incontrato una persona bella come te. Ti conosco da pochissimo, ma mi sembra che tu sia un'amica di vecchia data, e non lo dico per piaggeria.
      Sì, il merito va soprattutto a Sandra che ci ha permesso di rivelare un po' di noi e di quello che significa scrivere.

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  12. E' un piacere sentirti raccontare di te. Quante energie! Il tuo approccio alla scrittura mi è stato e mi è tuttora di grande ispirazione. E già che ci sono, tanti auguri di buon compleanno anche qui. Un abbraccio! :)

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    1. Ti ringrazio di aver commentato e per gli auguri multipli. Eh, gli anni passano davvero in fretta, bisogna fare tesoro di ogni attimo e di ogni giornata. Ricambio l'abbraccio! :)

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  13. Ne approfitto per farti gli auguri di buon compleanno!
    E anche i migliori in bocco al lupo per i concorsi, la scrittura e gli esami!

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    1. Grazie per tutti gli incoraggiamenti sui molteplici fronti. Sono contenta dei miei risultati, nonostante i sacrifici e i mal di testa ne vale davvero la pena.

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  14. Sprizzi tanta gioia ed energia ancora oggi, proprio come quella bambina! Da questo bellissimo ritratto di te stessa l'impressione è proprio questa.
    Soddisfazioni e delusioni cocenti a volte sembrano proprio alternarsi, quasi in equilibrio. Quindi condivido il tuo spirito positivo nel prendere il buono che ci viene incontro e provare a lasciare il resto.
    Questo meme sta offrendo tanti bei post, quasi quasi partecipo anche io :)

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    1. Vero, la contabilità del "dare" e "avere" è sempre pronta a pareggiare i conti, quindi meglio godere dei bei momenti che ci offrono le circostanze. :) Grazie per le tue parole sul mio conto. Sarebbe bello se partecipassi anche tu al meme!

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QUALCOSA DI ME

QUALCOSA DI ME
Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una trilogia di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese, ed è in corso la revisione del romanzo "Le regine di Gerusalemme". Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO:

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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