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"La Storia siamo noi."


sabato 2 giugno 2018

Chiuso per esami. L'università e i suoi libri


Come vi avevo preannunciato, si è aperto un mese particolarmente arduo causa esami universitari, oltre a tutti i miei impegni, non da ultimo la professione che mi consente di guadagnarmi la pagnotta. Per quanto riguarda l'università, mi sono iscritta alle seguenti prove:

- Civiltà e Lingua inglese (5 giugno, lo scritto; 8 giugno, l'orale)
- Geografia Urbana (12 giugno)
- Storia Medievale (20 giugno).

... sebbene è notizia di questi giorni che i professori universitari entreranno in sciopero, e quindi è a rischio la sessione estiva di esami. Sul mio account è apparsa una criptica comunicazione, dopo la lettura della quale mi sono detta "secondo me è già un esame, ma del mio Q.I.". Tra le fumose righe, ho capito a stento che il docente che decide di scioperare può farlo senza preavviso e all'ultimo momento, e che comunque è obbligato a ripetere la sessione 14 giorni dopo. Egoisticamente parlando, mi scoccerebbe parecchio, perché significherebbe non poter affrontare i miei tre esami, come ho attentamente programmato, a giugno, ma sarei in ballo fino a tutto luglio. Avevo anche pianificato infatti, proprio a partire da luglio, di concentrarmi su Storia della stampa e dell'editoria, per il quale devo studiare ben cinque tomi per l'esame del 10 settembre.

Comunque vadano le cose, in questo periodo ho ripreso a ripassare Storia Medievale, un pezzo per volta, perché per me è "il padre di tutti gli esami". Per questo motivo, e il caos inerente gli esami, il blog entra in pausa almeno per tutto questo mese, dove non potrò essere molto assidua nel commentare sui vostri blog, scusatemi!... anche se mi riprometto di recuperare. Ma non è detto, può darsi che invece, non avendo l'incombenza di scrivere il post del sabato, sia più assidua presso i vostri blog. Il blog rimane comunque aperto per eventuali guest post o altre necessità.

Siccome mi dispiace chiudere troppo bruscamente e lasciarvi a bocca asciutta, vorrei cogliere quest'opportunità per raccontarvi qualcosa non tanto sulle università medievali, tema vastissimo per cui ci vorrebbe un blog dedicato, quanto su come si presentavano i libri universitari nel Medioevo. Amiamo tutti moltissimo i libri in ogni loro forma, sia come autori che come lettori, e quindi spero che il tema sia nelle vostre corde.

Un cenno sulla nascita delle università è comunque d'obbligo. Malgrado nel mondo romano vi fossero state delle scuole, le università furono una creazione originale del XII secolo. Erano semplici associazioni di studenti e professori, che si configuravano in maniera non molto diversa dalle corporazioni di arti e mestieri. Fin da subito essi cercarono di ottenere il riconoscimento dell'autorità costituita, laica o ecclesiastica che fosse, e particolari esenzioni in modo da ottenere sgravi e aiuti per gli studenti più poveri. Già questo aspetto me le rende oltremodo attraenti!

Peraltro il termine universitas all'epoca indicava soltanto la struttura corporativa che si occupava di far funzionare il complesso dell'organizzazione didattica, indicata con il termine di studium. La prima università dell'Europa medievale è considerata la celeberrima Scuola medica di Salerno. A Bologna l'università nacque nell'ambito delle scuole laiche di diritto. A Parigi invece le origini dell'università sono da collegare con la scuola della cattedrale di Notre Dame. Una filiazione di Parigi si può considerare l'università di Oxford. Anche Bologna fu madre di altre università, ad esempio Padova e Napoli. C'era dunque un grande fermento culturale all'epoca.

I corsi si tenevano nelle case dei maestri o in case da loro affittate, mentre le assemblee, gli esami, le dispute solenni si svolgevano nelle chiese e nei conventi. Mi piace immaginare il gruppo degli studenti che si ritrova a casa del professore, come a testimoniare un legame molto stretto e personale, una sorta di complicità nell'organizzare le modalità di insegnamento e apprendimento.

Ma veniamo allo sviluppo della produzione libraria.

Come potete immaginare, la nascita dell'università contribuì a modificare radicalmente le condizioni in cui venivano prodotti i libri che erano oggetti di lusso, e molto costosi. Erano prodotti soltanto negli scriptoria dei monasteri e, in misura minore, nelle chiese cattedrali, e richiedevano mesi, a volte anni, di lavoro. All'opera degli amanuensi si affiancava quella dei miniatori che realizzavano non di rado delle vere e proprie opere d'arte. Ovviamente anche le biblioteche più fornite avevano poche copie pregiate di opere. Riuscite a pensarlo in rapporto alla nostra epoca, dove le nostre case di "lettori forti" rigurgitano di libri?

Nell'ambito dell'insegnamento universitario, dunque, era necessario disporre di molte copie della stessa opera, di libri maneggevoli e poco costosi, su cui poter fare anche delle annotazioni durante la lettura e il commento che faceva il maestro. Tutto questo in un'epoca in cui l'invenzione della stampa era ben al di là da venire. All'inizio infatti sia gli studenti che i maestri furono costretti a procurarsi da soli e in mezzo a difficoltà di ogni genere i libri di cui avevano bisogno. Come fare?

Il problema fu affrontato introducendo il sistema della "pecia", che garantiva la correttezza dei testi e la possibilità di averne a prezzi accessibili. Una commissione di professori approvava dunque i testi ufficiali (exemplaria) per fornirli ai librari-editori (stationarii) riconosciuti dall'università. Questi li utilizzavano per farne copie da destinare alla libera vendita sia per prestarli agli studenti e ai professori, che potevano ricopiarli. Gli exemplaria non erano però prestati nella loro integrità, ma composti di fascicoli sciolti, dette peciae, in modo che potessero lavorarvi più copisti contemporaneamente. Venne comunque a formarsi un tipo di libro dalle caratteristiche comuni, con ampi margini per i commenti, usi di iniziali e divisioni di periodi, sistemi sintetici di citazioni. La materia utilizzata era ancora la pergamena, di derivazione animale, ma già cominciava a diffondersi l'uso della carta per i codici di uso corrente. Anche la scrittura venne ad assumere tipizzazioni grafiche particolari. per meglio caratterizzare e definire la produzione universitaria. Come a dire, la necessità aguzza l'ingegno!

Ed ecco nato il libro universitario, e quindi al nostro discente medievale non rimanevano più scuse per mettersi a studiare d'impegno! Vero è che un'altra figura tipica dell'università medievale era quella del chierico vagante, cioè dello studente universitario che, soprattutto nel Basso Medioevo, si spostava in tutta Europa per seguire le varie lezioni. I chierici erranti conducevano una vita allegra e non di rado turbolenta, tra donne, gioco, risse e vino, ed erano visti con sospetto perché con il loro comportamento causavano parecchia instabilità sociale. Ai clerici vagantes viene attribuito ogni sorta di canto o poemetto satirico medioevale. Sembra comunque certo che i cosiddetti Carmina Burana siano effettivamente di produzione studentesca. Come a dire che il gap generazionale non è che sia molto cambiato nei secoli. Le generazioni più vecchie si lamenteranno sempre della rissosità di quelle più giovani, e quelle più giovani avranno da ridire sull'immobilismo delle più anziane. Ma sto divagando o vagando, proprio come il nostro "gogliardo"...

L'accenno alle libagioni mi porta però a rammentare il grande banchetto che si terrà oggi, quello famoso per il nostro "venticinquesimo" anniversario. Avremmo dovuto festeggiare agli inizi di marzo, ma mia cognata non era stata bene, e quindi avevamo rimandato. Oggi è il grande giorno! Festeggeremo dunque in un agriturismo di Trezzo sull'Adda, Le Cave del Ceppo, sotto l'occhio benevolo del nostro signore di Milano Bernabò Visconti che amava molto cacciare in quelle foreste. Chi sa che non faccia una capatina a trovarci, o addirittura non prenda posto con noi a tavola.

***

Con tutto questo vi saluto e concludo chiedendomi come erano i vostri rapporti con i libri di scuola o dell'università. Avete qualche bel ricordo da condividere con me?



Fonte testo: 
- Medioevo - I caratteri originali di un'età di transizione di Giovanni Vitolo

Fonte immagini:


- Lezione di filosofia a Parigi – miniatura dalle “Grandes chroniques de France”, fine XIV secolo – Castres, biblioteca municipale - da Wikipedia

- Esempi di capilettera nel Codex Frisianus (1325 circa) - da Wikipedia

- I gogliardi nel Medioevo - dal web

- Banchetto medievale - dal web
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26 commenti:

  1. Intanto auguri perché gli esami restino programmati nelle date originarie, anche se si tratta comunque di un vero tour mozzafiato. Assente più che giustificata!
    E poi al solito quante curiosità nel tuo post.
    Io trattavo bene i miei libri alle superiori e ho conservato i volumi della Divina commedia e dei Promessi sposi con gli appunti a lato in matita come reliquie. Altri tipo storia dell'arte solo per la bellezza del libro stesso, poi per lo più li ho passati agli studenti che li hanno richiesti. Ogni tanto li osservo sono così carichi di ricordi...

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    1. Ciao Nadia, grazie del commento. :) In effetti mi sembra di essere un po' sulle giostre: non c'è niente di peggio, per me, di programmare qualcosa e non sapere se verrà annullata o meno. Almeno pubblicassero l'elenco dei prof che scioperano, la cosa aiuterebbe a organizzarsi meglio!
      Dei miei libri delle superiori ho conservato soltanto quelli di lettere, come appunto La Divina Commedia, e le antologie di letteratura. Anch'io glossavo molto, la mia scrittura era rotonda e piuttosto infantile. Comunque hai ragione... quest volumi conservano dei bei ricordi.

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  2. Mi sembra sacrosanto il tuo bisogno di raccoglimento, ovviamente.
    Bellissimo excursus sulla genesi dei libri universitari! Mi ha fatto tornare in mente un episodio legato ai tempi della università. Era stata anticipata la data di un importante esame e, con altri studenti, mi trovavo a discutere sul tempo a disposizione per prepararci. Un problema, non da poco, consisteva nella penuria delle copie disponibili del testo da studiare. Si trattava dell'ultima fatica di John Rawls, e noi avremmo dato l'esame con Salvatore Veca, il filosofo che aveva da poco introdotto in Italia quel libro , tra l'altro fondamentale: Una teoria della giustizia. Ebbene, una coppia di ragazzi trovò una soluzione, forse razionale ed efficace, cioè strappò il tomo in due per iniziare contemporaneamente ad affrontarlo. Ecco, ricordo che quando vidi squarciare quel volume , un brivido attraversò la mia schiena! Io non avrei mai osato tanto :D
    Tantissimi cari auguri per il venticinquesimo, in bocca al lupo per tutto e ancora complimenti per il bellissimo post! :)

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    1. Caspita, nemmeno io oserei squarciare in due un libro, nemmeno per un fine meritorio! :( Mi sembrerebbe di fare scempio di un essere vivente, non so se mi spiego.
      I nostri festeggiamenti per il venticinquesimo sono andati molto bene... anzi, ti consiglio questo agriturismo se ti trovi a passare da quelle parti, magari con il nipotino. E' molto adatto specialmente per i bambini: c'è un bello spazio esterno per muoversi e giocare, ed esiste anche una fattoria didattica con svariati animali. Un caro abbraccio! ^_^

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  3. Materie interessanti. È lodevole questo tuo impegno; studiare da grandi è difficile, ma dà molte soddisfazioni. Buona concentrazione: ne servirà tanta. Sempre molto culturali i tuoi post: s'impara sempre qualcosa.

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    1. Studiare da grandi significa essenzialmente farlo per passione, e senza il pungolo del "dovere". E' anche un modo di mettersi alla prova dopo tanti anni di non-studio; infatti un conto è leggere e informarsi, un conto studiare. Grazie del commento, Tiziana, e a presto!

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  4. Prima di tutto auguri per l'anniversario e per il banchetto di oggi! Bel post sull'origine delle università, per una che ha ambientato il suo ultimo romanzo nell'antica università di bologna questo post ha valore doppio😉 Io amavo molto i libri di scuola, mi piaceva "annusarli" di continuo appena acquistati, ancora oggi quell'odore mi provoca uno scompenso emotivo perché mi sembra di tornare ai tempi della scuola e dell'Università...poi ovviamente li studiavo anche volentieri. I libri dell'università soprattutto sono ancora tutti nella mia libreria conservati come reliquie, quelli delle superiori invece sono in una scatola in cantina purtroppo, ho dovuto fare una scelta. Sono superati ormai ma non riesco a disfarmene...

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    1. E in bocca al lupo per i tuoi esami, mi stavo dimenticando la cosa più importante!

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    2. Beh, non per niente Bologna si chiama "la dotta"! Mi hai incuriosito con la precisazione che il tuo ultimo romanzo è ambientato in università. Come scrivevo sopra a Nadia, ho conservato alcuni libri delle superiori, a parte le glosse scolastiche ci sono anche dei commenti molto buffi su cantanti e altre passioni del periodo. Sembra davvero di tornare indietro nel tempo.

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    3. Grazie per gli auguri, oggi ho ripassato inglese che è il primo esame! ;)

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  5. In bocca al lupo per gli esami, ci rileggiamo alla fine di tutto.

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    1. Grazie di cuore, Nick! Come sai benissimo anche tu, ci sono periodi in cui bisogna per forza disconnettersi.

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  6. Intanto auguroni per l'anniversario e in bocca al lupo per gli esami! (Si dice ancora "in bocca al lupo"? O forse adesso va più di moda l'augurio un po' più volgare che cita il fondoschiena della balena? ;-)
    Io ho un buon ricordo degli anni universitari, anche se non sono mancate tensioni, problemi con qualche prof e con altri studenti, eppure è stata un'esperienza bellissima, mi ha fatto crescere molto sul piano umano. Un ricordo specifico non ne ho, forse un giorno dedicherò un post apposito all'argomento.

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    1. Ahahah, non saprei che cosa si usa maggiormente... sono una neofita anche in questo. Sarebbe interessante però sapere da che cosa derivano questi detti che augurano di finire in bocca a un predatore oppure, ehm, nel deretano di un grosso mammifero. Comunque qualsiasi animale va bene, quel che conta è il pensiero. ;)
      A me piace molto l'ambiente universitario, entrare e gironzolare per cortili ed aule, e soprattutto mi è piaciuto frequentare il corso di Civiltà e Lingua Inglese dove ho fatto amicizia con persone giovani e meno giovani. Visto che avevo tempo e modo per farlo, ne ho approfittato.
      Mi incuriosirebbe molto leggere il tuo contributo sugli anni universitari!

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  7. All'università avevo un certo numero di libri, ma studiavo prettamente sugli appunti presi a lezione. Per i corsi più impestati usavo anche le dispense scritte a mano dal docente, alcune in una calligrafia impossibile: per questa ragione il mio libro di Chimica Fisica è stato iperutilizzato.
    Ho una curiosità, visto che parli di università. La Chimica è nata nel 1789 e per molti anni chimico era il medico, il biologo o il fisico che si interessava di questa nuova scienza. Ma quando e dove la Chimica è definitivamente diventata un corso di laurea a se stante?

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    1. Ciao Marco, grazie del passaggio! Il sistema degli appunti è fondamentale, secondo me, per poter fissare i concetti. Anch'io, che sono una non frequentante (a parte Civiltà e Lingua Inglese che ho voluto frequentare per non portare la solita badilata di libri), utilizzo molti appunti manoscritti e glosse direttamente sul testo.
      Per quanto riguarda la tua ultima domanda, non saprei che cosa rispondere... so a stento che cos'è la Chimica, ahahahah! ;)

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  8. Dopo il liceo ho frequentato l'istituto per interpreti e traduttori, perciò non ho ricordi universitari, ma il mio rapporto con i libri scolastici è sempre stato ottimo, probabilmente perché erano libri, quindi automaticamente simpatici. Come ero rapida nello studio, così ero rapida nello scordare tutto... ma non si può avere tutto. ;) Un super in-bocca-al-lupo per il tuo giugno caliente!

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    1. Anch'io ricordo con affetto particolare i miei libri delle superiori, e ho ricordi molto vividi dei "sussidiari" e "libri di lettura" della scuola elementare, con quelle belle illustrazioni grandi e colorate. Grazie per gli auguri, il tour esamistico è iniziato giusto ieri con l'esame scritto di inglese. ;)

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    2. Beh, lì vai tranquilla... ma anche sul resto, ti conosco. :)

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    3. Grazie per l'incoraggiamento! Oggi ho saputo che lo scritto in inglese è andato in porto, venerdì c'è l'orale. Porto il Chapter II di "Animal Farm" di Orwell. :)

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    4. 30 E LODE IN INGLESE!!! E uno è andato!

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  9. Intanto preghiamo che lo sciopero rientri presto e tu possa fare in piena tranquillità e con profitto i tuoi esami.
    La storia delle università è interessantissima a mio parere, ai miei tempi ho fatto anche un esame proprio su questo, peccato che non ricordi assolutamente nulla :( Per fortuna che ci hai fatto qui un excursus ^_^
    Allora in bocca al lupo per tutto, un abbraccio

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    1. Ti ringrazio per il commento, Maria Teresa. Spero davvero di riuscire a dare (e passare) questi esami, perché ho i libri che mi ballano in casa da settembre. Vorrei dedicarmi ad altro nel mese di luglio! A presto, un abbraccio anche a te.

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una trilogia di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese, ed è in corso la revisione del romanzo "Le regine di Gerusalemme". Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO:

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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