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sabato 14 aprile 2018

Il Caffè della Rivoluzione: La chicchera di propaganda / 34




Il 9 novembre 1989 migliaia di persone cominciano a prendere a picconate il Muro di Berlino, simbolo per eccellenza di divisione e separazione tra le due Germanie. Il 14 luglio 1789 una folla armata e inferocita, stanca di secoli di dispotismo e ingiustizie, assalta la fortezza della Bastiglia fino a conquistarla e a liberare i prigionieri.

Duecento anni esatti separano queste date, in una coincidenza impressionante.

Ma c'è di più, perché i due eventi hanno alcuni elementi in comune, al di là dell'altissimo significato storico e politico. La folla che ha smantellato nel 1989 il muro di Berlino, infatti, si è portata a casa una pietra come souvenir. Anche la fortezza simbolo del dispotismo è stata gradatamente  smantellata e i cittadini hanno preso delle pietre come ricordo.

L'anno seguente, in occasione della Festa della Federazione del 14 luglio, sulle rovine della fortezza vengono piantati degli alberi, e un imprenditore edile e comandante della milizia di un distretto, il cittadino Palloy, si vanta di essere stato tra i seicento che hanno preso la fortezza e che hanno perciò il diritto di portare una medaglia di rame che rappresenta una muraglia. Per demolire la Bastiglia, questo cittadino ha trascurato il suo lavoro. Nel suo cantiere, Palloy ha tutta una collezione di pietre della fortezza e le distribuisce. Alcune sono diventati cippi per delimitare i confini della Francia, altre le ha scolpite per ricavarne busti di personalità.

Un'altra signora, Madame de Genlis, porta sempre al collo una medaglia ricavata da una pietra della Bastiglia con al centro, in lettere di diamanti, la parola "libertà".  I federati giunti a Parigi per la grande festa della Federazione acquistano medaglie commemorative, e mercanteggiano sul prezzo d'una pietra della Bastiglia, acquistano i modelli sotto vetro dove si vede la pianta del carcere e le fasi della conquista.

Naturalmente, in queste circostanze portarsi via un pezzo di muro è un atto compiuto sotto una spinta interiore di genere emotivo, ma è indubbio che all'epoca fu il primo passo per la nascita del marketing allo scopo di propagandare le idee rivoluzionarie. Questa modalità diventa pervasiva al punto da penetrare nelle abitazioni dei francesi addirittura attraverso il vasellame e le stoviglie.

Qui accanto potete vedere alcuni esempi tratti dalla collezione del Musée Carnavalet di Parigi, di cui vi ho parlato nel post al seguente link.
Il primo esempio sulla sinistra è un piatto in ceramica policroma di Faenza con la scritta "W la République Française 1794". Nella realizzazione ci sono delle bandiere laterali, e un berretto frigio simbolo di libertà sormonta la scritta. Il secondo esempio sulla destra è una brocca sempre in ceramica di Faenza, realizzata a Nevers e datata 1789. Viene dedicata ai tre ordini e ha la scritta "Sou tien", cioè "Sostieni". Addirittura nel terzo esempio di stoviglie è rappresentata l'esecuzione di Luigi XVI Capeto nel 1793. Certo che appendere alla parete un piatto con un'esecuzione capitale... ma tutti i gusti sono gusti. Malgrado le difficoltà finanziarie che attraversano le manifatture di Sèvres durante la rivoluzione, si continua a produrre dei pezzi nella tradizione del XVIII secolo, ornati stavolta di emblemi e allegorie rivoluzionarie come testimonia il vaso ovoidale a fondo blu con due medaglioni: La France gardant la Constitution e un mazzo di fiori su uno sfondo di paesaggio con la figura della Raison.

Ma è nella raffigurazione pittorica che la propaganda rivoluzionaria, usando la bellezza, si fa raffinata e potente. Questo genere di messaggi visivi hanno sempre rappresentato, storicamente, un modo per comunicare un contenuto politico o religioso, per esprimere il proprio potere di ricchezza e censo e soprattutto per trasmettere il punto di vista del vincitore, come nell'arazzo di Bayeux sulla conquista normanna dell'Inghilterra.

Troviamo un esempio di questa operazione nei due ritratti di Jean-Paul Marat: il primo sulla sinistra è realizzato da Joseph Boze nel 1793, sempre collocato presso il nostro musée Carnavalet, e il secondo viene eseguito da Jacques-Louis David. Brevememte ricordo che Jean-Paul Marat, uomo politico, giornalista e agitatore, viene assassinato da Charlotte Corday il 13 luglio 1793. Egli accoglie la fanciulla immerso in una tinozza da bagno con acqua medicamentosa. Lo affliggeva, infatti, una malattia della pelle, probabilmente contratta durante il periodo in cui, per sfuggire all'arresto, si rifugiava nelle fogne (alcuni dicono nelle cantine) di Parigi; e pare peraltro che non fosse nemmeno un Adone dalla nascita. Tale malattia comunque lo costringeva a lunghe sedute nell'acqua per alleviare il dolore, dove peraltro riusciva a scrivere servendosi di una tavola di legno. Dopo una breve conversazione, Charlotte Corday lo uccide conficcandogli un pugnale nel petto, mentre egli sta leggendo la falsa lettera di supplica utilizzata dalla donna come pretesto per farsi ricevere.






















La differenza tra i due quadri è lampante, ma noi ci concentreremo sul secondo, Morte di Marat. La scena della morte è stato molto abbellita, anzi, è stata resa eroica: David ha tolto tutti i particolari più triviali dell'ambiente - in fondo l'uomo era morto in maniera poco esaltante, accoltellato in una vasca da bagno e con un asciugamano in testa - ad esempio non ci sono oggetti domestici, ma solo il necessario per scrivere. La scena è molto sobria, dalle tinte verdastre raggelate, contrastanti con il telo bianco che richiama il lenzuolo di Cristo. Il volto dell'uomo, ingentilito nei tratti, è sereno, proprio come quello di un martire. L'addome che sporge dalla vasca è ben tornito nella muscolatura. Il braccio destro è abbandonato e regge ancora la penna che probabilmente stava usando prima di essere ucciso. Con l'altra mano, invece, Marat tiene la lettera utilizzata dalla Corday per essere ricevuta. Non c'è traccia, però, dell'assassina, come se non fosse mai esistita. Lo spazio della morte e del silenzio si apre nel grande sfondo vuoto e oscuro.

***

Esempi come questi sono innumerevoli nella storia dell'umanità. Ve ne vengono in mente qualcuno di particolarmente interessante, anche dei nostri giorni?

***




Fonti:

Testo:
"La vita quotidiana in Francia al tempo della rivoluzione" di Jean-Paul Bertaud

Immagini:
"Presa della Bastiglia" di Jean-Pierre Houël (1789)
Fotografie del vasellame, Muséè Carnavalet di Parigi
"Ritratto di Jean-Paul Marat" di Joseph Boze (1793)
"Morte di Marat" di Jacques-Louis David (1793)


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16 commenti:

  1. Bellissimo post, mi piace molto il tema. Dunque, per risponderti rifletto un attimo. Beh, sì, di esempi ce ne sono tanti. Mi viene in mente, prima di tutto, la testa decollata di San Giovanni Battista, del Solario. Il volto del martire sembra dormire il sonno più sereno possibile. Anche sul vassoio e sul suo piedistallo si riflettono l'orecchio e la base dei capelli del santo. Non c'è alcuna traccia della barbarie appena subita. Il martirio viene rappresentato come condizione ideale: l'espressione del volto è estatica. Pare che Giovanni Battista non aspettasse nulla di meglio. Una splendida propaganda per omaggiare una convincente fede devota e contemplativa, proprio come voleva il cardinale George D'Amboise.

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    1. Non avevo dubbi che il tema ti potesse piacere! Verissimo, esempi ce ne sono tanti, bisogna fare mente locale. Siccome ci sono tante teste di Giovanni Battista, sono andata a vedere quella che menzioni. E' un'opera di grande effetto proprio per la maestria dell'orecchio riflesso e altri accorgimenti che rendono il tutto sublime. Niente a che vedere con altri quadri di decapitazioni, come le terribili Giuditte di Artemisia Gentileschi, o la testa di Golia tenuta dalla mano di Davide nel quadro di Caravaggio. E bravo il nostro cardinale! ;)

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  2. Ti posso raccontare un aneddoto, una cosa a cui ho assistito personalmente. Per un certo periodo...diciamo da 1993 al '96 all'interno dei mercatini di Napoli cominciarono ad apparire dei banchetti gestiti in maniera,diciamo così, "improvvisata" da persone provenienti dalla Polonia. In quel periodo Napoli stava vivendo una grossa immigrazione da quel paese, molte erano ragazze che venivano a lavorare come cameriere (diverse di queste poi si sarebbero fermate fidanzandosi e poi sposandosi con ragazzi della Città, ma questo è un altra storia)c'erano però anche ragazzi e uomini che si arrangiavano vendendo cimeli dell'Est. Il più delle volte si trattava di orologi ed altri oggetti provenienti dall' Armata Rossa.
    Ebbene, ad un certo punto in molti di questi mercatini cominciarono ad apparire anche diverse pietre e macerie,secondo questi polacchi erano tutti frammenti del Muro di Berlino.
    Ovviamente non ti so dire se fosse vero o meno, ma la maggior parte dei napoletani preferirono non fidarsi e presto anche questi mercatini smisero di vendere questo tipo di "merce".

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    1. Le bancarelle con gli oggetti provenienti dall'Armata Rossa me le ricordo anch'io, qui in Lombardia, ed erano proprio bancarelle volanti gestite da polacchi. Le ultime le ho viste a Cinisello, non molto tempo fa a dire il vero: arrivavano da noi con i pullman nel fine settimana, rimanevano qua una giornata e poi se ne andavano. Cimeli più o meno autentici in vendita - e direi che il sospetto era fortissimo - li avevo visto anche a Berlino. C'erano anche colbacchi spacciati come appartenenti alle guardie di Check Point Charlie! :-0

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  3. Quando si rovescia un regime, è quasi un titolo di merito avere le prove di essere stato uno dei "picconatori", così come raccontare gli eventi in modo "mitizzante".
    Mi viene in mente un esempio al contrario: nella Russia comunista la famiglia reale veniva dipinta nel peggior modo possibile e l'ultimo zar in particolare come un nemico del popolo, tanto è vero che possedere fotografie dello zar era rischioso e poteva condurre all'arresto.
    Dopo la caduta del comunismo e la necessità della nuova repubblica russa di trovare una sorta di compromesso nazionale tra passato e presente per giungere a una riconciliazione, è stato permesso alla chiesa ortodossa di santificare lo zar "martirizzato" dai bolscevichi e permetterne il culto religioso ai nostalgici dell'epoca imperiale (e ora chi possedeva fotografie dello zar se ne fa un vanto fra questi nostalgici), mentre, contemporaneamente, continua a esistere il mausoleo di Lenin in cui l'uomo che ha ordinato l'esecuzione dello zar viene "venerato" come un "santo" laico dai nostalgici del comunismo...
    Insomma, si può addirittura arrivare a propagande e mitizzazioni contrapposte pur di comporre le diverse anime della storia di una nazione.

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    1. Quello che mi racconti sull'effige dello zar è molto interessante davvero, emblematico direi. Ti ringrazio di avermene parlato. Per quanto riguarda la salma al mausoleo di Lenin, qualche tempo fa parlavano che sarebbe venuta ora di dare al corpo una degna sepoltura. Però ci sono i nostalgici che non sono d'accordo. Del resto i "corpi" dei leader hanno sempre rappresentato un punto di riferimento per la venerazione popolare, o anche "pezzi di corpi" come nel Medioevo con il traffico di reliquie, molte delle quali false.

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  4. La morte di Marat nel dipinto è rappresentata molto bene, quell'immagine, riportata anche nel mio libro di storia delle superiori, ha sempre avuto molta presa nel mio immaginario. Rende Marat un martire. Molto interessante la tua analisi. L'inizio del tuo post mi ha portato a ricordare la sensazione che ho provato alla caduta del muro di Berlino. Allora sentivo che il mondo stava cambiando in meglio, perché finalmente si abbatteva un muro che aveva rappresentato la contrapposizione di due mondi totalmente opposti. Mi sembrava che si andasse verso un futuro meraviglioso, verso una nuova era. A pensarci adesso mi si stringe il cuore, ci eravamo davvero illusi. Il mondo purtroppo è peggiorato, oggi ci sono nuovi muri e diritti conquistati con sangue e dolore vacillano e cadono. Anche le certezze che avevano allora sono diventate nebulose. Speriamo che sia solo una fase che porti a un nuovo miglioramento, chissà.

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    1. Sai che ricordo benissimo il giorno della caduta del muro di Berlino? Ricordo che ero in metropolitana e avevo un giornale in mano, e mi era venuto da piangere per la commozione. Un'altra vicenda forte, che avevo seguito alla tv quasi in diretta, come penso sia successo anche a te, è stata la caduta in Romania del regime di Ceausescu. Mi sembrava di assistere in prima persona alle vicende della rivoluzione francese. E' stato come vedere la Storia compiersi, non sui libri scolastici, ma sotto i nostri occhi. Il periodo era davvero foriero di cambiamenti epocali! I muri comunque non sono mai una soluzione per i problemi dell'umanità.

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  5. Come te (e come tanti, credo), anch'io mi sono commossa per l'abbattimento del muro. Era un atto pieno di energia distruttiva-creativa, che si percepiva nella sua forza anche guardandolo in tivù.
    Sai, il quadro con l'esecuzione... è orribile, ma si vede anche di peggio appeso alle pareti. ;)

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    1. Ci sono dei momenti in cui hai davvero la sensazione di essere parte di qualcosa di importante, come dire: "Io c'ero"; altri avvenimenti invece passano quasi inosservati e hanno i loro effetti nel lungo periodo.
      Per quanto riguarda il piatto con l'esecuzione, beh, sì, in effetti in certi appartamenti esistono delle vere e proprie mostruosità post-moderne. ;)

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  6. Tutto ciò finirà dritto nelle mie lezioni di storia!
    Grazie davvero per questi post.

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    1. E io sono felicissima di questa cosa, naturalmente! :)
      Mi hai illuminato la giornata.

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  7. Credo che questo tipo di marketing in realtà sia iniziato coi pezzi della Croce. Compreso anche il mercato dei falsi d'autore, tanto che se si mettessero assieme tutti i pezzi della croce sparsi per il mondo se ne otterrebbero almeno tre o quattro. ;)

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    1. Sì, assolutamente, Marco. Mi riferivo alla nascita del marketing in rapporto alla rivoluzione francese, non in senso generale. Per quanto riguarda il commercio delle reliquie nel Medioevo era un vero e proprio business, ne creavano ad hoc confidando nell'ingenuità e nella devozione popolare. Tra l'altro ho letto che anche nei grandi santuari vendevano medagliette e souvenir ai pellegrini, esattamente come accade oggi.

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  8. A me vengono in mente al tempo delle crociate le vendite di ossa dei santi. Credo che il mercanteggiare e il vendere cimeli di qualunque fattispecie sia proprio dell'essere umano da quando ha conosciuto il valore dei soldi. Non mi stupisce affatto il detto " si venderebbe anche sua madre!"
    Come al solito carrellata interessantissima di esempi il tuo post.

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    1. L'esempio del commercio di ossa e altre parti di santi è un ottimo esempio di merchandising. Eppure non appartiene solo alle crociate o al Medioevo, ai giorni nostri ancora permane questa forma che personalmente trovo idolatrica. Capisco la venerazione di un luogo di culto, io ad esempio sono molto legata a San Michele e a tutti i suoi santuari europei, ma venerare il dito di Santa Rita... boh!

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una trilogia di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese, ed è in corso la revisione del romanzo "Le regine di Gerusalemme". Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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