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sabato 28 gennaio 2017

Galleria di grandi donne: Olympe de Gouges / 3

Grazie alla terza figura di questa mia carrellata di grandi donne,

Olympe de Gouges

ritorno ancora indietro nel tempo, e nello specifico nel periodo della Rivoluzione Francese: un’epoca di cui, come avete ormai abbondantemente capito, mi sento felice e a mio agio proprio come un topo nel formaggio e di cui vi parlerò fino alla nausea. Ma veniamo a Olympe de Gouges, la mia eroina di oggi. Chi era questa donna determinata almeno quanto lo fu Mary Wollstonecraft (le ho dedicato un ritratto) di cui era contemporanea e di cui era gemella in una comune battaglia per l’uguaglianza?

BIOGRAFIA

Nata il 7 maggio 1748 a Montauban, Marie Gouze è dichiarata figlia di Pierre Gouze e di Anne-Olympe Mouisse, sposata nel 1737, ma ella apprende ben presto, dalla madre, di essere la figlia naturale di altro padre, parrebbe di un letterato.

Nel 1765 è costretta a sposare Louis-Yves Aubry e si trova subito madre di un bambino e quasi subito vedova. "Avevo appena 14 anni quando mi sposarono ad un uomo che non amavo affatto, che non era ricco, né di una certa estrazione. Fui sacrificata senza alcuna ragione che potesse bilanciare la ripugnanza che avevo per quest’uomo," asserisce. Delusa dalla sua esperienza coniugale, rifiuta in seguito sempre di risposarsi considerando il matrimonio come "la tomba della fiducia e dell'amore".

Si farà chiamare col nome di “Marie-Olympe” o più semplicemente di “Olympe”, e aggiunge la particella "de" al suo patronimo “Gouze” o piuttosto “Gouges”. Verso il 1770 lascia Montauban col figlio Pierre per andare a Parigi a raggiungere la sorella sposata con un medico. Nella capitale Olympe sogna di dare al figlio un'educazione adeguata.


LE OPERE TEATRALI E POLITICHE

A Parigi lega con un alto funzionario della marina, direttore di una potente compagnia di trasporti militari che lavorava con lo Stato. Egli le domanda di sposarlo, lei rifiuta, ma il loro legame dura fino alla Rivoluzione. Dal 1778 inizia a cimentarsi nella scrittura di commedie dato che il teatro è passione di tutta la sua vita. Indipendentemente dal suo teatro politico, la commedia che la rende celebre ai suoi tempi è l'Esclavage des Noirs pubblicata nel 1792 e inserita nel repertorio della Comédie-Française col titolo di Zamore e Mirza, o il felice naufragio. Questa commedia e un'altra intitolata le Marché des Noirs del 1790 le permettono di farsi ammettere alla Società degli Amici dei Neri creata nel 1788 dal futuro girondino Brissot.

Nel 1788 si fa notare pubblicando due opuscoli politici. Olympe sviluppa un progetto d'impostazione patriottica nella sua celebre Lettera al Popolo proponendo un vasto programma di riforme sociali e societarie nelle sue Osservazioni patriottiche. Questi scritti sono seguiti da altri nuovi opuscoli indirizzati ai rappresentanti delle tre principali legislature della Rivoluzione, ai club patriottici e a diverse personalità dell’epoca. 

Nei salotti letterari che frequenta vengono discussi anche molti altri argomenti concernenti l'emancipazione della società francese e in particolare del ruolo in essa della donna. Insieme al marchese de Condorcet e a sua moglie Sophie de Grouchy, Olympe si unisce alle posizioni dei girondini nel 1792.


Il 16 dicembre 1792 Olympe si offre di assistere Malesherbes nella difesa del re davanti alla Convenzione. Ella sostiene infatti che le donne sono capaci di assumere delle responsabilità tradizionalmente riservate agli uomini e, in quasi tutti i suoi scritti, chiede che le donne vengano ammesse ai dibattiti politici e sociali. La sua richiesta è rigettata e le attira ostilità e biasimo. Olympe ottiene comunque che le donne siano ammesse a una cerimonia a carattere nazionale, « la festa della legge » del 3 giugno 1792, poi alla commemorazione della presa della Bastiglia il 14 luglio 1792.

Olympe fa della difesa dei diritti delle donne lo scopo della sua esistenza. Rivolgendosi a Maria Antonietta redige la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, ricalcata dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789, nella quale afferma l'uguaglianza dei diritti civili e politici tra i due sessi, insistendo perché si restituiscano alla donna quei diritti naturali che la forza del pregiudizio le ha sottratto.


LA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELLA DONNA E DELLA CITTADINA

Ecco dunque gli articoli della Dichiarazione, nella traduzione dall’originale francese di Francesca di Donato. Prendetevi del tempo e leggeteli con pazienza, perché ne varrà la pena. Sono di una modernità sconcertante.
Articolo primo. La Donna nasce libera ed è eguale all'uomo nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull'utilità comune.
II. Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili della Donna e dell'Uomo: tali diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza, e soprattutto la resistenza all'oppressione.
III. Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione, che non è altro che la riunione della Donna e dell'Uomo: nessun corpo, nessun individuo può esercitare una autorità che non ne derivi espressamente.
IV. La libertà e la giustizia consistono nel rendere tutto quello che appartiene agli altri; così l'esercizio dei diritti naturali della donna non ha limiti se non la tirannia perpetua che l'uomo gli oppone; questi limiti devono essere riformati dalle leggi della natura e della ragione.
V. Le leggi della natura e della ragione vietano tutte le azioni nocive alla società: tutto quello che non è vietato da queste leggi, sagge e divine, non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare quello che tali leggi non ordinano.
VI. La Legge deve essere l'espressione della volontà generale; tutte le Cittadine e Cittadini devono concorrere, personalmente o tramite loro rappresentanti, alla sua formazione; la legge deve essere eguale per tutti: tutte le Cittadine e tutti i Cittadini, essendo eguali ai suoi occhi, devono essere egualmente ammissibili ad ogni dignità, posto e impiego pubblico, secondo le proprie capacità; e senza altra distinzione che non sia quella delle loro virtù e dei loro talenti.
VII. Per nessuna donna si farà eccezione: la donna è accusata, arrestata, e detenuta nei casi determinati dalla Legge. Le donne obbediscono come gli uomini a tale Legge rigorosa.
VIII. La Legge deve stabilire solo pene strettamente ed evidentemente necessarie, e nessuno può essere punito se non in virtù d'una Legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto e legalmente applicata alle donne.
IX. Nel caso di ogni donna dichiarata colpevole la Legge eserciterà ogni rigore.
X. Nessuno deve essere infastidito per le proprie opinioni, anche fondamentali. La donna ha il diritto di salire sul patibolo; deve avere egualmente quello di salire sulla Tribuna; purché le sue manifestazioni non turbino l'ordine pubblico stabilito dalla Legge.
XI. La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi della donna, poiché tale libertà assicura la legittimazione dei padri nei confronti dei figli. Ogni Cittadina può dunque dire liberamente, sono madre d'un figlio che vi appartiene, senza che un barbaro pregiudizio la forzi a dissimulare la verità; salvo a rispondere dell'abuso di tale libertà nei casi determinati dalla Legge.
XII. La garanzia dei diritti della donna e della Cittadina necessita un'utilità maggiore; tale garanzia deve essere istituita per il vantaggio di tutti, e non per l'utilità particolare di coloro cui è data.
XIII. Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese d'amministrazione, i contributi della donna e dell'uomo sono eguali; la donna partecipa a tutti i servizi, a tutte le occupazioni penose; deve dunque partecipare egualmente alla distribuzione di posti, di impieghi, di cariche, di dignità e dell'industria.
XIV. Le Cittadine e Cittadini hanno il diritto di constatare di persona o tramite propri rappresentanti la necessità della contribuzione pubblica. Le Cittadine non possono aderirvi che grazie all'ammissione di una divisione eguale, non solo nella fortuna, ma anche nell'amministrazione pubblica, e di determinare la quota, l'imponibile, la copertura e la durata delle imposte.
XV. La massa delle donne, coalizzata per la contribuzione con quella degli uomini, ha il diritto di chiedere conto, a ogni agente pubblico, della sua amministrazione.
XVI. Ogni società, in cui non è assicurata la garanzia dei diritti, né è determinata la separazione dei poteri, non ha una costituzione; la costituzione è nulla, se la maggioranza degli individui che compongono la Nazione non ha cooperato alla sua redazione.
XVII. Le proprietà sono di tutti i sessi riuniti o separati; esse sono per ciascuno un diritto inviolabile e sacro; nessuno può esserne privato in quanto vero patrimonio della natura, se non quando la necessità pubblica, constatata legalmente, lo esiga a tutta evidenza, e a condizione di una giusta e preventiva indennità.


L’ULTIMA PARTE DELLA SUA VITA



Tra le sue proposte davvero rivoluzionarie, Olympe chiede la possibilità di sciogliere un matrimonio e l'instaurazione del divorzio (ammesso all'indomani della Rivoluzione). Avanza l'idea di un contratto firmato tra concubini e milita per la libera ricerca della paternità e il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio. Cosa cui, in Italia, siamo arrivati in tempi recentissimi con la riforma del diritto di famiglia e le unioni civili.

È anche tra le prime persone promotrici di un sistema di welfare, formulando - a grandi linee - un sistema di protezione materna e infantile e raccomandando la creazione di seminari nazionali per combattere la disoccupazione. Analogamente propone la creazione di alloggi per i non abbienti e quella di ricoveri dignitosi per i mendicanti.

Dopo la messa in stato di accusa del partito dei Girondini alla Convenzione, il 2 giugno 1793, indirizza una lettera piena di energia e di coraggio indignandosi di una misura presa contro quei principi democratici (9 giugno 1793) di cui la Rivoluzione si era fatta promotrice. La lettera è censurata già nel corso di una lettura in una pubblica assemblea. Olympe denuncia che questo confligge con i principi repubblicani. Viene così arrestata e deferita al Tribunale Rivoluzionario.

Benché ammalata è rinchiusa nella prigione dell'abbazia di Saint-Germain-des-Près. Inviata nella petite Force divide la cella con Madame de Kolly, una donna incinta già condannata a morte. Nell'ottobre seguente, ottiene il trasferimento in una prigione più confortevole. Tradotta in tribunale il mattino del 2 novembre, appena 48 ore dopo l'esecuzione dei suoi amici girondini, viene condannata a morte. La sua ultima lettera è per suo figlio, l'aiutante generale Aubry de Gouges, che la disconosce per paura di essere inquisito.


OLYMPE DE GOUGES E JULES MICHELET

Nel volume Donne della Rivoluzione dello storico Jules Michelet, autore di una monumentale Storia di Francia in 19 volumi, egli le dedica un capitolo, associando Olympe de Gouges alla costituzione delle prime società femminili che nacquero proprio in quegli anni. Anche se non esiste prova sicura, pare che molte di queste società furono fondate da Olympe, di cui a buon diritto fu l’ispiratrice.

Non sempre lo storico traccia di questa donna un ritratto lusinghiero, definendola persona instabile a livello sentimentale, e quindi politico, perché mossa da un sentimento di pietà che la faceva oscillare ora in favore del re ora della Repubblica; una persona che crolla a livello emotivo quando si vede rinnegata dal suo stesso figlio. Si profonde invece in elogi sperticati su Madame Roland, su cui invece avrei parecchie riserve, dedicandole ben due capitoli. Peccato che, contrariamente a quello che Michelet scrive nel suo libro, le testimonianze dell'epoca affermano che Olympe de Gouges salì sul patibolo senza alcun timore, con grande coraggio e dignità. Lei stessa aveva ribadito: "Come la donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere altresì il diritto di salire alle più alte cariche".

Che ci sia un fondo di pregiudizio nello storico? Le critiche di Michelet, che peraltro è un biografo postumo, sembrano dimostrare che una vita libera come quella di Olympe dia sempre adito a calunnie. Viene infatti giudicata alla stregua di una prostituta da parte delle stesse donne e riabilitata solo moltissimi anni dopo. La battaglia di Olympe nel corso della sua esistenza sui diritti delle donne è un'altra prova di quanto per i diritti femminili ci si batteva molto meno che per quelli degli schiavi neri nelle colonie francesi. Anzi, li si ignorasse proprio. Il tutto in casa propria e sotto gli occhi di tutti i cosiddetti buoni patrioti, che seguendo il pensiero dei philosophes, in testa Rousseau, continuavano a relegare la donna nel ruolo di moglie e madre.

Non c’è modo migliore di chiudere l’articolo che citare le parole di Olympe agli uomini nell’incipit della sua Dichiarazione: "Uomo, sei capace d’essere giusto? È una donna che ti pone la domanda; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi: chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l’esempio di questo tirannico potere. …


***

Fonti:

  • Wikipedia per i dati biografici
  • Le donne della rivoluzione di Jules Michelet, editore Bompiani
  • "I diritti della donna... di Marie Gouze, detta Olympe de Gouges" Traduzione dall'originale francese di Francesca Di Donato (l'originale su Gallica, bibliothèque numérique de la Bibliothèque nationale de France): Copyright © 2004 Francesca Di Donato. Libera riproduzione dietro menzione del nome della traduttrice.
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20 commenti:

  1. Sicuramente una figura in anticipo sui suoi tempi, una donna con una mentalità troppo moderna per la fine del XVIII secolo, persino per un contesto in fermento come quello della Francia rivoluzionaria.
    Come figura femminile di quell'epoca viene rammentata più Théroigne de Méricourt, che però in effetti (se ricordo bene) sul piano ideologico è assai più assente, nel senso che appare più come una donna audace per quanto riguarda la propria vita, una guerriera, ma non interessata ai diritti delle altre donne.

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    1. Hai assolutamente ragione, Ariano. Oggi raccontavo a mio marito del post di oggi - perché vuole sempre sapere che cosa pubblico - ed è rimasto esterrefatto dalla modernità della figura di questa donna.

      Dici bene, delle due è più celebre Théroigne de Mérincourt cui infatti Michelet dedica un capitolo. Forse lei fu anche più sfortunata di Olympe, perché morì pazza. Pare che fu bastonata da un gruppo di donne giacobine che la colpirono alla testa. Rimase in manicomio dal 1797 fino alla morte avvenuta nel 1787.

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  2. Tanta passione e dedizione meritano di essere premiate. Non dovrebbe mancare molto all'ora X. ;-)

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  3. Tipo deciso,senz'altro! Moderna più di certe donne di oggi

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    1. E c'è da dire che dovevano sudarsi ogni più piccola conquista che ottenevano. Oggi invece si dà tutto per scontato, ma quello che hai oggi potrebbe esserti tolto domani.

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  4. Grande donna. Una storia che non conoscevo. Grazie Cristina!

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    1. Prego, Lauretta. Mi fa sempre piacere far conoscere donne di questo calibro!

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  5. Una grande donna, con idee modernissime visto che perfino oggi certi diritti delle donne faticano ad affermarsi (anche se magari sulla carta lo sono in occidente e neanche ovunque). Non mi stupisce che sia finita sul patibolo con grande coraggio e dignità (concordo magari lo storico del libro aveva 'qualche' pregiudizio nei suoi confronti.
    Purtroppo i diritti delle donne sono calpestati fin dalla notte dei tempi, l'uguaglianza e la giustizia tra i sessi è ancora lontana: è di questi giorni la legge in Russia che declassifica le violenze domestiche da penale a illecito amministrativo...

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    1. Proprio così, Giulia, quando leggiamo di queste vite sembra storia antica e superata e invece non dobbiamo mai abbassare la guardia. C'è un tentativo, a volte strisciante a volte meno, di toglierci diritti. La legge in Russia è l'ultimo esempio, ma sono agghiaccianti anche i casi di violenza sulle donne in India, pressoché quotidiani, e nei paesi scandinavi notoriamente più liberi e avanzati in altri campi. Mi chiedo a volte se non ci sia qualche meccanismo atavico che agisca nelle menti maschili.

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  6. Un'autentica fonte da consultare questo post, Cristina.
    Lo voglio leggere ai miei alunni di seconda classe, che ti scrivevo hanno appena cominciato lo studio dell'Illuminismo. Andremo presto verso la Rivoluzione e una testimonianza come questa è decisamente interessante.
    Per altro, ennesimo esempio di donna che troverebbe consono luogo nei libri scolastici di Storia.

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    1. Caspita, ne sarei davvero onoratissima, Luz. :-)

      Tra l'altro se fai una ricerca con Google troverai anche alcune strisce a fumetti su Olympe che potrebbero essere carine da proporre in classe. Io non le ho inserite perché il taglio di questa galleria al femminile è volutamente aderente all'epoca in cui vissero.

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  7. Io odio, odio profondamente quando gli storici (e lo fanno spesso) danno giudizi trancianti sulle grandi donne del passato. In un'epoca in cui per una parola si finiva sulla forca non è forse umano avere dei tentennamenti? Non conosco abbastanza questa figura storia per darne un giudizio mio, ma se queste oscillazioni ci sono state mi sembrano più sintomo di pensiero critico che di altro.
    Il tuo post, invece è splendido, come gli altri sulla rivoluzione anch'io lo userò a scuola.

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    1. Leggendo il giudizio di Michelet, in effetti ci si domanda se avrebbe espresso un'opinione così dura nel caso Olympe fosse stata un uomo. La sua pietà, che egli stigmatizza tanto, sembra essere ai suoi occhi un vero e proprio difetto di una natura che giudica debole. Del resto era il pensiero corrente, purtroppo.
      Sono molto onorata che il post possa circolare nelle scuole! :-)

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  8. Olympe de Gouges è di una modernità fin quasi imbarazzante, e lo dico tenendo conto di come e quanto stiamo regredendo pericolosamente oggi. L'articolo è interessantissimo e ricostruisce benissimo gli eventi. Sulla polemica nata nei commenti, che ho avuto modo di leggere qua e là, e che riguarda l'assenza di obiettività di Michelet, mi scappa un sorriso. Chiaramente amaro, ma pur sempre un sorriso, perché dovremmo sempre tenere presente che è praticamente impossibile avere una visione storica imparziale, qualunque essa sia. Sembrerà retorico, ma la storia, diceva qualcuno, è sempre scritta dai vincitori. Insomma, lo storico è un essere umano che restituisce una sua interpretazione degli avvenimenti, purtroppo quasi sempre impregnata della propria visione personale. In fondo, lo stesso Benedetto Croce diceva che lo storico vive nel presente e dal presente guarda al passato. Guarda al passato dalla propria individualità, dai propri interessi, dai propri pregiudizi. Insomma, anche i documenti storici sono manovrabili e lo storico raccoglie i documenti, li analizza, ne analizza le fonti, ma poi sistema il tutto sulla base della propria individualità e succede sempre così. L'unica cosa che possiamo fare è approcciare le ricostruzioni con la consapevolezza che fenomeni di questo tipo sono all'ordine del giorno. Complimenti ancora per il post e alla prossima! :-) :-)

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    1. Grazie infinite del tuo contributo così articolato e ricco di spunti, sembra una vera e propria coda al post! :-)
      Purtroppo è vero quello che dici e nessuno storico potrà essere imparziale anche tenendo conto dei documenti e delle fonti che, nel caso della Rivoluzione, sono abbondanti e ricchi di dettagli perlomeno nel caso dei protagonisti al maschile. Non parliamo poi quando si prende in considerazione il Medioevo, lì si può andare praticamente a briglia sciolta! Mi vengono in mente a questo proposito i romanzi storici scritti nel periodo risorgimentale, come La Ca' di Can o Marco Visconti o persino I promessi sposi: nelle vicende narrate sembra di leggere un proclama patriottico e veri e propri manifesti politici contro gli usurpatori.
      Grazie per i complimenti e a presto! :-)

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  9. "Una persona che crolla a livello emotivo quando si vede rinnegata dal suo stesso figlio"! Perbacco, una persona veramente priva di nerbo... anche se il figlio lo capisco: lì ci si rimetteva la testa, e una madre dalla personalità così spiccata e dalle idee così trasgressive può essere una vera croce. Comunque mi colpisce sempre sentire voci così lontane nel tempo, eppure così attuali. Mi fa pensare che il tempo, in effetti, abbia un significato molto diverso da quello che gli diamo abitualmente.

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    1. Mmm... ho paura che la gratitudine non sia un sentimento molto diffuso a livello filiale, ma potrei sbagliarmi. Certo che se uno è nato pecora non può morire leone. Mi raccomando, a questo proposito non perderti il post di domani ne Il Caffè della Rivoluzione: ci sarà una storia che è l'esatto opposto di quella del figlio tremebondo di Olympe! :-)

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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