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mercoledì 16 novembre 2016

Il Caffè della Rivoluzione: Quel veliero sulla testa di Maria Antonietta / 2





E adesso… esageriamo!

Questa è la frase che devono essersi scambiati parrucchieri e clienti nel pensare a nuovi stili per le acconciature dei capelli prima dell’avvento della Rivoluzione Francese. Durante tutta la prima metà del Settecento le pettinature femminili infatti sono piuttosto raccolte, e lo si capisce osservando i ritratti di Madame de Pompadour, la favorita di Luigi XV.

Invece, dopo il 1770 sia i copricapi che le acconciature diventano sempre più complicati e abbondanti, con impalcature per sorreggere nastri, collane, diademi, piume, oggetti. Le pettinature sono talmente voluminose che le donne in carrozza devono stare piegate in due, se non addirittura inginocchiate per non rovinare l’opera del parrucchiere. Anche le altezze delle porte sono appena sufficienti per far transitare questi monumenti ambulanti del capello, e del cappello.

I parrucchieri diventano una categoria importantissima e molto riverita, al punto che nel 1777 si rende necessario moltiplicare il loro numero e viene promulgato un atto in cui si accolgono altri 600 coiffeur alla corporazione dei maestri barbieri-parrucchieri.

Famose sono le pettinature della regina Maria Antonietta, subito copiate dalle dame di corte. La più celebre è quella in cui la regina si presenta a un ballo portando, in precario equilibrio sulla sommità della testa, un veliero simile a quello che si è gloriosamente battuto contro la flotta inglese in America. La pettinatura viene detta pouf à la belle poule, e la potete vedere nell'immagine qui sopra.

Nei primi anni della Rivoluzione, tutto cambia a partire dalle acconciature che si fanno più sobrie e ispirate alle donne dell’antica Roma, e gli entusiasmi tricologico-artistici dei parrucchieri si spengono progressivamente insieme con le espressioni somatiche nei ritratti che diventano sempre più severe. Ne è dimostrazione il ritratto eseguito da Jacques-Louis David di Gabrielle Danton, prima moglie del "tribuno del popolo": una donna solare e affettuosa che nel ritratto, proposto qui sotto, sembra esprimere tutt'altra indole.

Così, ancora una volta la moda, lungi dall’essere una mera espressione di frivolezza, diventa la cartina al tornasole di quella che è la mentalità di un’epoca, persino durante un lasso temporale molto breve e nell'ambito della medesima nazione.

***

Il discorso sulla moda è complesso, ma mi piacerebbe chiedervi che cosa pensate dell'argomento. Queste pettinature esagerate non vi ricordano le stravaganze di certi stilisti contemporanei?



Fonte:
Guida pettegola al Settecento francese di Francesca Sgorbati Bosi, Sellerio editore

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26 commenti:

  1. Sai che ieri ti ho pensato? Mentre girellavo nei miei archivi mi sono imbattuto in alcune pagine di "Fouqué, uomo della rivoluzione". Non so se la conosci. E' una serie a fumetti degli anni '70 uscita in quindici puntate sul mensile "Eureka". A ogni capitolo, alle tavole disegnate della storia faceva seguito un'appendice con le fonti storiche e l'apparato iconografico di riferimento.

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    1. Ciao, Ivano! Grazie del commento. No, non conosco questa serie di fumetti degli anni '70, ma la mia conoscenza sul fumetto è molto basica. A quanto mi dici si tratta di qualcosa di molto curato.

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  2. Ciao Cristina, provo a riscriverti il commento, visto che mentre lo inviavo, il blog se lo è ingoiato...
    Davvero pazzesco tutto questo, altro che le pettinature stravaganti di oggi, allora non si scherzava affatto. Dovevano essere poi decisamente scomode da portare in giro, se come hai detto le donne erano costrette a stare piegate.
    Mi ha molto colpito quello che hai detto su come le mode rispecchiano la mentalità di un'epoca e di come la Rivoluzione abbia portato un deciso cambiamento di stili. E' come se la moda abbia toccato un fondo con le sue esagerazioni, no?

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    1. Ciao Maria Teresa. Il blog è davvero vorace, a quanto pare! ;-)

      Hai ragione sulle pettinature. Ne avevo trovate altre, una più strana dell'altra; ma secondo me quella con il veliero le batte tutte. A proposito della scomodità, mi vengono in mente anche le donne veneziane del 1500 che mettevano scarpe con la zeppa altissima, ed erano costrette ad appoggiarsi a un servo per non cadere in terra. Mi fanno pensare a certe scarpe tacco 20...

      La moda secondo me è molto importante per studiare i cambiamenti sociali. Avevo scritto una recensione su un saggio inerente la moda: “La moda – Una storia dal Medioevo a oggi” di Giorgio Riello. Lo trovi al seguente link se ti fa piacere leggerlo: http://ilmanoscrittodelcavaliere.blogspot.it/2014/01/se-labito-fa-il-monaco-un-saggio-sulla.html

      Nel saggio è chiarissimo che si passa da un estremo all'altro nel corso dei secoli, come affermi.

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  3. Sì, sono d'accordissimo. Lo stile di un'epoca si distingue anche dal modo in cui ci si veste, dal modo in cui si distingue eleganza da cafoneria, bello da brutto. Penso alle barbe e basettoni fluenti di fine ottocento / inizio novecento che poi erano scomparsi sotto i colpi del rasoio e che ora sono tornate popolari fra gli hipsters (per la serie: corsi e ricorsi).
    Il tuo paragone ci sta. Maria Antonietta come una Lady Gaga del suo tempo, perché no?

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    1. Ciao, Ariano. Grazie di essere passato a prendere il caffè del mercoledì. :-)

      Come ho appena scritto a Maria Teresa, la moda esemplifica un periodo; e a questo proposito è molto ben fatto e interessante il saggio che citavo. Ad esempio non è vero che nel Medioevo vestivano tutti di scuro, anzi! Erano tutti coloratissimi e sgargianti, anche gli uomini. Con la Riforma protestante si è avuto un impatto molto forte sulla moda, specialmente quella maschile che è diventata molto sobria; e la cosa è proseguita in epoca vittoriana e oltre.

      Per quanto riguarda Maria Antonietta, sai che c'è una rivalutazione del personaggio storico proprio in questo periodo?

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    2. Beh, bisogna vedere su cosa si basa questa rivalutazione, se sono venuti fuori nuovi documenti, nuove lettere che magari modificano la sua immagine storica così come ci era pervenuta, o se si tratta soltanto di una nuova "interpretazione" di documenti già noti.

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    3. No, non sembra che siano stati trovati nuovi documenti. La valutazione storica si sta attenuando in quanto le erano state attribuite frasi non vere (come quella famosa sulle brioche) e lei era stata comunque oggetto, ai suoi tempi, di una campagna denigratoria scatenata a colpi di libelli e stampa pornografica.

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  4. Sono ancora in tempo per un caffè? E' quasi ora di andare a letto, ma a volte un buon caffè mi concilia il sonno :-) Simpatico articolo. A proposito dell'antica Roma: mentre in età repubblicana le acconciature erano state molto sobrie e semplici, nell'età imperiale diventarono col tempo sempre più voluminose e bizzarre. Nel periodo della decadenza dell'impero le donne sfoggiavano acconciature molto ricche e facevano uso di posticci, parrucche e diademi. Nel medioevo si ritorna alla sobrietà della Roma repubblicana, proprio come in Francia dopo la rivoluzione. Che dire? Io mi accontenterei di avere tutti i giorni i capelli in ordine e meno arruffati...

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    1. Buonasera, Stella! :-) Come spiegavo a Glò in un'altra occasione, il Caffè della Rivoluzione è sempre aperto fino a tarda notte, e quindi non c'è problema di orario.

      Non sapevo di questa differenza di pettinature nell'antica Roma. Ad ogni modo i conti tornano, perché durante la Rivoluzione ci si ispirava proprio alla Roma repubblicana, la più sobria. Questo riguardava gli ideali, il linguaggio, i costumi, la politica, ma anche il modo di pettinarsi e vestire.

      Io ho i capelli dritti come spaghetti, al contrario di te. Allora buon caffè notturno e buona notte, e grazie di essere passata! ;-)

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  5. No! Un veliero in testa, no! Verrebbe da gridare...ma in effetti quell'audace mastodontico veliero in testa a Maria Antonietta, non è più stravagante di alcune acconciature viste di recente sulle passerelle della "cosiddetta" alta moda. Ho visto cose che voi umani.... :) Ogni tempo ha le sue eccentricità, che se vai a guardare bene sono peculiari delle classi più abbienti e, comunque, riguardano (guarda caso) sempre le donne...

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    1. In effetti tutte le volte che faccio vedere alcune fotografie con le passerelle e le collezioni a mia madre - persona semplice, ma di grande gusto - e vede certe accozzaglie, si indigna che più non si può.

      Probabilmente ogni epoca ha avuto il suo culmine nel kitsch, che ha coinciso con l'inizio della decadenza. Un conto è lo splendore di un Rinascimento, un conto certi eccessi che non hanno motivo di essere. A proposito di donne abbienti e stravaganti, leggevo su quel saggio menzionato sopra che nel Rinascimento le leggi suntuarie combattevano proprio certi sperperi a colpi di tasse; ma per le donne era anche una valvola di sfogo, non godendo di molte libertà. Parlo ovviamente di chi se lo poteva permettere!

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  6. Il primo input avuto da questo post gossiparo mi ha riportata all'amatissimo film della Coppola dedicato a Marie Antoinette: una splendida Kirsten Dunst agghindata per le feste XD

    La moda attinge alle eccentricità del passato, da sempre! Ogni tanto si deve ottenere un effetto choc o di cesura rispetto alla norma, et voilà!
    Per il caffè... va bene anche a quest'ora, dunque! ^^ Contribuisco con macaron da Parigi *_*

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    1. Splendido, splendido film quello su "Marie Antoinette"! L'avevo acquistato ai suoi tempi, perché ho una discreta collezione di DVD e non potevano certo mancare alcune produzioni sulla Rivoluzione. Mi ricordo queste tinte confetto di abiti, cibi, parrucche, accessori, che gradualmente si erano incupite man mano che le vicende per la famiglia reale si facevano più drammatiche. Ad ogni modo voglio spezzare anch'io una lancia in favore di Maria Antonietta: se sei allevato in una gabbia dorata per tutta la vita, è molto difficile vedere al di là delle sbarre. Non era del tutto colpa sua. E aveva sofferto in maniera atroce negli ultimi tempi.

      Vedo che sei una cliente mattiniera, ma il mio maître Pierre è sempre a disposizione. ^_^ Buoni i macaron!

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  7. Certo che ricordano certe follie moderne!!!!
    Tutto cambia ma niente cambia diceva qualcuno ma non ricordo più chi :)
    Da parte mia ti posso solo dire che per fortuna a quell'epoca non c'ero ancora ahahhahahahah evviva i capelli corti!

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    1. Corsi e ricorsi storici, vero? Chi sa, magari c'eri davvero all'epoca della Rivoluzione... e magari eri pure una dama costretta a farti acconciare (o conciare) i capelli a quel modo. Da qui la tua predilezione per i capelli corti. ;-)

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    2. Cristinaaaaaa... ho solo due anni in più di te. ahahahahahahhahahahahahah Giuro che non c'ero...magari sotto mentite spoglie... chissà!
      AHHAHAHAHAHAHH

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    3. Secondo me sei il conte di Cagliostro. Pare che avesse scoperto il segreto dell'eterna giovinezza e che in realtà fosse vecchissimo!!! Ahahahahah!!!

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    4. M'hai sgamato! 😂😂
      La figlioletta me lo dice sempre che son vecchia,ma anche lei...27 a fine anno eh

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    5. Del resto tutto, compresa l'età, è una questione di punti di vista... come commentavo recentemente sul tuo blog. ;-)

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  8. Ma dico, un veliero in testa! E certo che poi ti veniva voglia di tagliargliela! Ahah!

    Le mode... ho la fortuna di non farmi affascinare dai trend del momento: però, anche senza troppi sforzi, quando portavo i capelli lunghi avevo un albero di Natale in testa e me lo portavo in giro fiera. :D

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    1. In effetti è venuto anche a me lo stesso identico tuo pensiero iniziale! ;-)

      Da ragazza avevo anch'io i capelli lunghi, anche per una contestazione nei riguardi di mia madre che voleva li portassi corti. :-)

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  9. Pensa a cosa sono state (e sono) disposte le donne! Tacchi, corsetti strizza-girovita, velieri in testa, depilazioni... non avremo esagerato? ;)

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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