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"La Storia siamo noi."


venerdì 30 settembre 2016

INSIEME RACCONTIAMO 13 - La risata del caro estinto


Con molto piacere aderisco anch'io per la prima volta all'iniziativa del blog Myrtilla's House di Patricia Moll

Insieme Raccontiamo 

ormai giunta alla tredicesima edizione e con numerosissimi partecipanti!



Le regole di Insieme Raccontiamo sono le seguenti:

- Patricia scrive l'incipit sul suo blog

- si può scrivere il seguito direttamente nei commenti o se si preferisce nel proprio blog, indicando comunque nei commenti il link al post. Il finale deve essere di 200/300 battute oppure di 200/300 parole. O anche entrambi.

- si ha anche la possibilità postare foto, video, musiche.

- il termine di scadenza per questo specifico tour è il 30 settembre.

Siccome sono una chiacchierona nella scrittura, ho scelto le 200/300 parole di completamento, arrivando in zona Cesarini a 299 e quindi facendo l'en plein con un'altra. 

Ecco dunque:

L'incipit

Seduta sulla poltrona, alzò gli occhi dal giornale. L’articolo le aveva fatto capire cosa doveva cercare per ottenere quello che voleva.

Lo posò, si alzò e così come era in casa uscì dirigendosi verso….


https://pixabay.com/en/street-road-straight-horizon-381227/


Ed ecco il racconto completo con il mio finale. La musica di accompagnamento è La Campanella di Paganini che potete ascoltare questo link.

Seduta sulla poltrona, alzò gli occhi dal giornale. L’articolo le aveva fatto capire cosa doveva cercare per ottenere quello che voleva. Lo posò, si alzò e così come era in casa uscì dirigendosi verso la chiesa della Santissima Trinità nella piazza principale. Da lì sarebbe partito il funerale di colui che, da giovane, le aveva rovinato la vita. Era stata la storia banale del padrone che seduce l'operaia. Che, cacciata di casa senza un soldo e con un figlio in grembo, aveva fatto vita grama, sgobbando come una mula per mantenere entrambi. “Marito modello, padre premuroso, lavoratore indefesso,” recitava il necrologio sul giornale. Altro che marito modello: metteva le corna alla moglie sin dal primo anno di matrimonio. Il padre premuroso era tutto da dimostrare. E a fare turni massacranti erano gli operai della sua azienda. Ma, ora, si sarebbe vendicata alla grande. S’era procurata la prova indubbia della sua paternità. E avrebbe fatto una chiassata davanti a tutta quella gente ipocrita, documento in pugno. Suo figlio avrebbe ricevuto parte dell’eredità. Benedetta sia la scienza e anche la legge.

In ciabatte e vestaglia, la vecchia Beatrice si affannava verso la piazza della chiesa. A un certo punto dovette fermarsi per riprender fiato accanto al muro del cimitero. Scorse il carro funebre parcheggiato, le corone cariche di fiori, i paramenti a lutto. Una fitta le attraversava il braccio sinistro. Sentì una voce: “Signora Beatrice, ma che cosa fa qui?” Girò la testa di sotto in su e scorse la faccia del custode. Inveì e gli sventolò sotto il naso il foglio. “Il documento! Il documento di paternità!” “Ma di quale documento parla, signora Beatrice?” Aggiunse: “Questa è una carta da salumiere.” Beatrice stritolava la velina oleosa in cui era avvolto l’etto di prosciutto che comprava giornalmente. La sua mente aveva fatto cilecca… di nuovo.

Così, l’ultima cosa che vide, prima di cadere per terra agonizzante, fu la bara che usciva trionfalmente dalla chiesa, seguita dalla folla compunta in gramaglie.

Persino da morto aveva vinto lui.


Sera sul viale Karl Johan di Edvard Munch (1892)

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14 commenti:

  1. Benvenuta tra noi "finalisti" Cristina! Racconto sulfureo accompagnato da colonna sonora e immagine adeguate. Ottimo debutto ^_^

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    1. Grazie del benvenuto, Ivano. In effetti mi sono parecchio divertita a scriverlo, e a scegliere anche immagini e musica. ^_^

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  2. Una storia che lascia l'amaro in bocca, ma molto bella. Sei partita alla grande, Cristina! :)

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    1. Grazie mille, Marina. Rileggendola, ho pensato che il finale possa aprirsi a varie interpretazioni proprio per la condizione mentale della protagonista. Ad esempio Beatrice potrebbe essersi immaginata persino la storia con il padrone e la nascita del figlio.

      Appena avrò un attimo andrò a leggere anche il vostro finale!

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  3. Grazie Cristina! Hai scritto un finale notevole! Più reale di quanto si creda perchè quando la memoria tradisce così i confini tra il vero e il falso, il reale e l'irreale spariscono.
    Tutto diventa niente e niente diventa tutto.
    E chissà se la relazione col padrone c'era stata davvero? Mah...
    Grazie infinite stella! Un abbraccio

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    1. Di niente! Come al solito volevo scrivere qualcosa di storico, ma una dama normanna con la cuffia a punta e seduta in poltrona con il giornale in mano mi sembrava un tantino "fuori registro". ;-)

      Purtroppo hai ragione sulla memoria, molti anziani e anche non mescolano passato e presente. Rimane il dubbio, come dici, se la relazione con il padrone c'era stata davvero. Chissà, magari era un suo sogno di ragazza...
      Un abbraccio anche a te e a presto!

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    2. Un desiderio represso ^-^

      Per la memoria lo so...quando vedi i rastrellamenti nazisti nel 2016...

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    3. Si può ipotizzare che Beatrice sia persino "signorina"! ^_^

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  4. Grandioso il tuo finale! Apertissimo, come dicevate qui appena sopra con Pat, magari un sogno mai avverato (e poi inacidito nella mente dell'anziana :P)! :O Perfetta la musica e il dipinto a chiudere!

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    1. Grazie mille, Glò. :-) A me piacciono i finali ambigui e aperti, sia in quello che scrivo che in quello che leggo. Non per niente uno dei personaggi della mia saga crociata - un conte fiammingo - ha come motto "Niente è come appare".

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  5. Bel finale! E non poi tanto distante dalla realtà.
    Marina

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  6. Grande debutto, ma ci sono rimasta male.
    Ma come? Vince ancora lui?
    Naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.

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    1. Grazie di essere passata. :-) Per quanto riguarda la vittoria finale... eh, purtroppo "c'est la vie"!

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO:

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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