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"La Storia siamo noi."


sabato 24 settembre 2016

Galleria di grandi donne: Mary Wollstonecraft / 1


Questo è il primo di una serie di post-omaggio che inaugura una galleria di grandi donne. Che siano state grandi è fuori di dubbio, perché ognuna di loro ha contribuito a dare a noi tutte un pezzo di quella libertà che, oggi, viene continuamente messa in discussione dai rigurgiti violenti degli integralismi culturali e religiosi (la manifestazione della sete di potere che si rinnova come l'Idra di Ercole con le sue teste). Alcune sono celebri e altre meno. Mentre tutti conoscono Maria Montessori, pochi sanno che cosa abbia fatto Alessandrina Ravizza (forse i nostri nonni lo potrebbero ricordare). L'ho scoperto poco tempo fa, e sì che vicino alla casa della mia infanzia c'è una via a lei intitolata. ... Beh, stendiamo anche un velo pietoso sulla toponomastica, almeno su quella milanese: si dedica una piazza al generale Cadorna, tutt'altro che un tattico brillante e dotato di scarsa considerazione per la vita dei soldati, ma si ignora del tutto l'opera della dottoressa Amalia Moretti Foggia.

Vi presento dunque con vero piacere la mia prima eroina, che qui sopra potete vedere in un quadro di John Opie del 1797:

Mary Wollstonecraft

Il mio primo incontro con lei avvenne qualche anno fa attraverso il suo trattato Sui diritti delle donne (Vindication of the Rights of Woman), che mi folgorò. È di una modernità assoluta, pur essendo stato scritto nel 1792, e mi chiesi come mai nessuno avesse mai pensato di stamparne migliaia di copie e di distribuirle nelle nostre scuole o regalarlo alle nostre ragazze. La sua modernità prova, purtroppo, come i diritti delle donne di cui parla l'autrice siano ancora tutti da conquistare, specialmente in alcune parti del mondo dove accade ogni sorta di abominio. Ma anche noi donne occidentali non dobbiamo dormire sugli allori; come dice mia madre: "Bisogna star su con le orecchie".

Come prima cosa vi presento con una breve biografia della prima parte della vita di questa donna che fu soprannominata da uno dei suoi detrattori "la tigre in gonnella" per la determinazione nel far sentire la sua voce di combattente per i diritti - ed è qui un altro aspetto della sua modernità - non solo delle donne, ma anche degli uomini. A voi approfondire anche il resto della sua esistenza, se l'argomento vi appassiona.


BIOGRAFIA:

Mary nasce a Londra il 27 aprile del 1759 e vi muore il 10 settembre 1797, dopo un'esistenza
relativamente breve e molto avventurosa. La sua prima battaglia viene combattuta nell'adolescenza, nell'ambito di una famiglia condizionata dalla povertà e dall'alcolismo del padre. Entrata in contatto con altre giovani donne, comincia da subito a forgiarsi un'istruzione da autodidatta e soprattutto a irrobustire gli strumenti dialettici che le avrebbero permesso di battersi contro il conformismo, i pregiudizi e le ingiustizie sociali per tutta la vita. La stessa Virginia Woolf, citandola, la definisce ribelle nel suo temperamento, e "con la rivolta nel sangue". Ben presto Mary si rende indipendente con il proprio lavoro: una data importante è il 1787 dove trova un impiego stabile presso il mensile Analytical Review. In quell'ambiente entra in contatto con i migliori esponenti della cultura progressista londinese.

Nel 1789 avviene lo scoppio della Rivoluzione Francese, evento epocale in cui tutti ripongono immediatamente le loro speranze di progresso, lei compresa. Nel 1790 scrive la sua prima opera politica, A Vindication of the Rights of Men, in cui conduce un attacco ai privilegi nobiliari e una difesa del regime repubblicano, e si unisce al coro dei difensori della Rivoluzione contro l'opposto schieramento degli oppositori conservatori e reazionari. In quest'opera afferma che tutti devono godere degli stessi diritti civili: gli uomini, ma anche le donne.

A questa affermazione dà pieno compimento nella sua opera del 1790, Vindication of the Rights of Woman appunto. Nello stesso periodo un'altra donna, la francese Olympe de Gouges, che sarà la protagonista di un mio post specialmente dedicato a lei, nel 1791 aveva pubblicato un altro scritto che apriva la strada al movimento femminista, la Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne. Mary non fu coinvolta come Olympe negli eccessi della Rivoluzione, ma pagò il suo atteggiamento di aperta sfida ricevendo insulti, insinuazioni e sbeffeggi.

Vive le amicizie con grande dedizione ed ha relazioni tempestose fino al matrimonio con il filosofo William Godwin, precursore dell'anarchismo, dal quale ebbe la figlia Mary, nota scrittrice e moglie del poeta Percy Bysshe Shelley, ovvero l'autrice di Frankenstein. La sua vita è una continua provocazione per i perbenisti: convivenze non matrimoniali, una maternità illegittima, una vita "sregolata". E le sue teorie sulle donne certamente non migliorano la situazione.

La sua indipendenza di giudizio non le impedisce di ammirare il filosofo Rousseau, ma di criticare le sue teorie sull'educazione espresse nell'Emile. Al figlio maschio il filosofo francese riserva tutte le cure di un'educazione sollecita e liberale, immersa nella natura; la figlia femmina è invece destinata ad apprendere tutto quello che le serve per rivestire un ruolo di madre e nutrice. Egli critica molto quelle donne che si sbarazzano dei figli affidandoli alle nutrici (salvo poi, lo ricordo, predicare bene e razzolare malissimo, visto che lui per primo si liberò dei figli lasciandoli in orfanatrofio): "L'uomo ha maggiore genialità; la donna osserva, l'uomo ragiona." Contro questa mentalità Mary si batte con durezza nella sua opera, decostruendola con la forza del suo ragionamento.


L'OPERA:

Il libro Vindication of the Rights of Woman inizia con una breve introduzione dove Mary sostiene che, non contenti dell'indubbia debolezza fisica delle donne, gli uomini si adoperano per farle cadere ancora più in basso facendole diventare oggetti di fugace attrazione; e le donne, inebriate dal loro atteggiamento, non si sforzano di diventare autentiche compagne e amiche. Nei primi anni di vita esse trascorrono ad acquisire un'infarinatura di varie qualità, e la forza del corpo e della mente viene sacrificata e nozioni futili di bellezza su come raggiungere l'obiettivo finale: il matrimonio.

La lettrice (o Clara) di Federico Faruffini
Si  procede con la suddivisione in capitoli, ognuno dei quali tratta alcune opinioni che vanno per la maggiore e che lei confuta con grande acutezza e sapienza di argomentazione. Il titolo del primo capitolo, ad esempio, è Dell'opinione prevalente di un carattere sessuale specifico, ovvero che secondo l'opinione comune la donna è come una bambina e quindi deve essere mantenuta in uno stato di perpetua fanciullezza come se vivesse nel mondo dei balocchi. 

Alla base della sottomissione in cui la donna viene tenuta sta l'assunto della "naturalità" domestica delle donne, destinate per il loro carattere a occuparsi solamente degli ambiti ristretti della casa e dei figli. Mary, invece, sostiene con forza che questa cosiddetta "naturalità" è solamente frutto di una forzatura educativa e sociale, e come tale va combattuta. "La libertà è la madre delle virtù e se le donne sono, per costituzione, delle schiave, e non è concesso loro di respirare l'aria rigenerante e penetrante della libertà, allora sono destinate a languire sempre, come piante esotiche, ad essere riconosciute solo come bellissime imperfezioni della natura. L'unica imperfezione della natura."

Proprio le considerazioni che fa Rousseau sulla donna sono talmente puerili che, secondo lei, non vale nemmeno la pena di confutarle. Tutto il ragionamento di Mary ruota proprio attorno a un termine-cardine, tanto caro a Rousseau quando parla di figli maschi: l'educazione. Che va radicalmente cambiata, per insegnare alle donne a coltivare il proprio spirito e la propria mente, e a saper esercitare un giudizio critico sulle cose; a non fare affidamento soltanto su una bellezza presto destinata a svanire. E - orrore! - ad aprire le scuole a classi di tipo misto, e mi vengono in mente tutte le teorie odierne sulla necessità delle classi di genere (composte cioè da un unico sesso) in modo da non far "distrarre" i ragazzi dalla vicinanza delle loro compagne, e a rendere a livelli massimi rendimento e quindi competitività.

Le donne non sono disciplinate, perché non è mai stato insegnato loro come fare; e sono quindi del tutto prive di spirito critico, sottomettendosi ciecamente all'autorità maschile costituita. Se la donna si avvale solo del suo aspetto fisico per legare a sé l'uomo, ben presto ne perderà l'amicizia, e all'amore subentrerà l'indifferenza dato che non si tratterà di un rapporto alla pari. Per ottenere quello che vogliono alle donne non resta che giocare d'astuzia, dopo essere diventate civettuole; e questa è l'astuzia tipica dello schiavo, che non ha altre armi. 

Le sue teorie sul matrimonio sono di conseguenza sconvolgenti per i bacchettoni dell'epoca (non dimentichiamolo mai: parliamo di 1792!). Il matrimonio per gli uomini "non è l'elemento centrale della vita; per le donne, invece, è l'unico progetto per cui affinare le proprie facoltà. Per acquistare una buona posizione devono fare un buon matrimonio, e a questo sacrificano il loro tempo, prostituendo legalmente il loro corpo." La donna non è libera di scegliere e non ha la forza di combattere per i propri diritti perché non è indipendente né mentalmente né economicamente. Deve sottomettersi a un legame che non desidera, pena diventare una reietta, o peggio ancora; e, quindi, si prostituisce.

In conclusione, l'istruzione e l'educazione, quindi, come unico modo per rendere libere nelle loro scelte, e realizzate, non solamente le donne, ma anche gli uomini che stanno loro accanto; e assicurare a entrambi i sessi la felicità che meritano. Come dice anche oggi Malala, senza dubbio una "figlia" di Mary Wollstonecraft:

"Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo".


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42 commenti:

  1. Interessante, sebbene debba ammettere di aver iniziato a leggere il post con grande partecipazione credendo che si trattasse dell'autrice di "Frankestein"... Le date di nascita e di morte qualche dubbio comunque me l'avevano creato.
    Di "questa" Mary W. ho apprezzato in particolare il discorso sul matrimonio, che anche io ho più o meno sempre considerato in termini analoghi :-)

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    1. Io sono sempre in difficoltà con le date e i numeri, quindi non sono la persona migliore per parlare. In parole povere Mary Wollstonecraft è la "nonna" di Frankenstein! ;-) Il discorso sul matrimonio è pienamente condivisibile, sì, ma anche molte parti del suo pensiero mi trovano pienamente d'accordo a partire dal valore dell'istruzione e del confronto.

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  2. Bello e molto interessante, Cristina. A dimostrazione che noi donne abbiamo sempre cercato di alzare la testa, anche in tempi non "sospetti". La strada è ancora lunga, divulghiamo il più possibile la Storia di quelle donne che ci hanno permesso di iniziare il nostro percorso.

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    1. Grazie di aver riportato il tuo commento qui, Lauretta. Per me è molto importante avere tutto radunato sul blog, anche se ho visto che su Facebook ci sono ben 6 condivisioni!

      La strada è ancora lunga, sì. Mi sono detta infatti: perché non usare il blog anche per aprire questo nuovo filone? Fare politica in modo sano è anche questo, secondo me.

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  3. Ma che bello. Ho conoscenze limitate su questa figura di Donna portentosa. La conoscevo ma in relazione alla storia di Mary Shelley, e l'ho incontrata spesso come figura citata da altri autori. Nella biblioteca di mia madre credo ci sia qualcosa che la riguarda, forse il volume "lettere scandinave", devo verificare. Complimenti Cristina. Articolo godibilissimo e molto interessante.

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    1. Donna portentosa è la parola giusta, anche in considerazione della vita breve che ebbe. Incredibile come il concetto dell'indipendenza - economica e di pensiero - sia stato sempre il motore di tutta la sua vita. Proprio a questo articolo mi riferivo prima della chiusura estiva del blog, dicendo che sarebbe potuto piacere a te e alla tua Signora. :-)

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    2. Bè in questo caso obiettivo raggiunto alla grande. Post graditissimo. Molto ben fatto e inconsueto, quindi ancora più sfizioso.Alla fine, come dico sempre all'Ivanone quando mi complimento con lui per i bei post che scrive, non conta tanto fare articoli che dimostrano che "si sanno cose", ma essere capaci di diffondere e divulgare creando interesse e voglia di approfondire. Ancora brava, anzi, grazie.

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    3. L'atteggiamento da Tutto-Io-So è proprio quello che fa disamorare di un argomento. Inoltre penso sempre che queste figure storiche siano state delle persone in carne ed ossa, e come tali affascinanti come le pagine di un romanzo. Io conto soprattutto su questo fatto. Grazie ancora!

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    4. E' l'atteggiamento giusto, grazie a te.

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  4. Mi interessa moltissimo questa rubrica (avevo iniziato sul blog una serie incentrata su alcune figure femminili che per il momento è in stand by XD): considerando le enormi difficoltà e ingiustizie patite dalle donne, si parla troppo poco di quelle figure che hanno avuto un impatto forte, rivoluzionario per i tempi in cui vissero. E credo sia molto importante fare divulgazione in questo senso.
    Ti seguirò *__* e con vivo interesse! (Ho vaghi ricordi sulla de Gouges... attendo!!! :D)

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    1. Cara Glò, grazie mille per il tuo commento e per l'interesse che dimostri. Parlare di queste figure è doveroso, anche in considerazione di tutto quello che la stragrande maggioranza delle donne continua a subire in ogni angolo del mondo, compresa casa nostra. E' un contributo piccolo, il mio, ma meglio che nulla.

      Anch'io dei filoni in stand-by che probabilmente rimarranno tali. Il mio problema è che le idee sono tante, il tempo è poco e il titolare del blog uno solo, cioè me medesima. :-D Poi i miei articoli sono abbastanza complicati, per scriverli ci metto da un minimo di due a un massimo di cinque ore, perché spesso c'è la ricerca iconografica da aggiungere.

      La de Gouges è un altro personaggio fondamentale, come l'epoca in cui visse e per cui nutro un particolare trasporto! ;-) A presto.

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  5. Bellissimo e interessantissimo post, come lo è l'idea di una galleria dedicata alle donne che hanno contribuito alla faticosa conquista della libertà. Il raggiungimento della libertà e dell'uguaglianza è un percorso difficile e richiede ancora oggi molti sforzi, anche in occidente. La divulgazione della storia di queste donne è fondamentale per iniziare a prendere coscienza di chi siamo e dove vogliamo andare: bravissima Cristina!

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    1. Grazie di cuore per il tuo apprezzamento. Non avevo dubbi che l'iniziativa poteva interessarti in considerazione di quello di cui abbiamo parlato anche di recente, a tu per tu. Io ammiro donne come Mary Wollstonecraft perché il loro percorso è stato tutto in salita, e sono convinta che la sua vita nello specifico sia stata breve anche perché "la candela è stata bruciata dai due lati".

      Ho fatto un primo elenco di donne di cui vorrei parlare. Se per caso ti imbatti in qualcuna poco conosciuta e me la vuoi segnalare insieme con il link alle fonti, ti ringrazierei fin d'ora. Naturalmente anche artiste, scrittrici, poetesse... sono tutte le benvenute nel Manoscritto!

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    2. Dammi solo il tempo di pensarci e arrivo!!! ♡

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    3. Benissimo, grazie! Qualche nome ce l'ho già, più che altro mi interessano figure poco conosciute da sviluppare e approfondire. :-)

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    4. Il primo nome che ho recuperato è: Olympe de Gouges, che vede nella rivoluzione francese la fine delle illusioni sullo sfruttamento della donna da parte dell'uomo (Declaration de la femme et de la citoyenne)

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    5. Alexandra Kollontaj, prima donna al mondo ministro di governo. Fu tra le organizzatrici del Primo Congresso delle donne lavoratrici russe dal quale nacque l'organismo per la promozione della partecipazione delle donne alla vita pubblica e la lotta all'analfabetismo.

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    6. Grazie mille, Clementina! Olympe de Gouges era già nel mio elenco, come accennavo all'inizio del post. Ovviamente! ;-) Alexandra Kollontaj mi è sconosciuta, per cui la inserisco senz'altro.

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  6. Mi colpisce il fatto che a dire queste cose sia una donna molto giovane (considerato la data di morte) vissuta alla fine del 1700. Però, che determinazione, che forza e quanta modernità!
    Mi piace molto questa rubrica, complimenti Cristina!

    Conosco Malala, una ragazza coraggiosa, un esempio unico.

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    1. Ciao, Marina! Tutto quello che scrivi è vero, anche in considerazione del fatto che all'epoca avevi tutta quanta la società contro. L'espressione più gentile come minimo era "sgualdrina".

      Persino i cari ometti della Rivoluzione Francese, così solleciti nell'affermare i propri diritti, erano molto più restii nel portare avanti le istanze delle proprie moglie figlie, sorelle, madri e compagne. Come a dire che predicavano bene e razzolavano male assai. Di questo parlerò diffusamente nel post dedicato a Olympe de Gouges. :-)

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  7. Bellissima rubrica Cristina, fai bene ad approfondire figure di donne meno conosciute e che si sono distinte per affermare i diritti delle donne. Una vera rivoluzionaria per l'epoca. Sicuramente i nostri diritti sono stati conquistati grazie anche all'opera di persone come lei. È per questo che è bene non abbassare mai la guardia sia per andare avanti (molto c'è ancora da fare per le donne) sia per non tornare indietro.

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    1. Ciao, Giulia! Quello che non bisogna mai dimenticare, secondo me, è che la nostra libertà di donne europee è costata enormi sofferenze e immensi sacrifici a chi ci ha preceduto: donne, ma anche uomini. Il punto è che gli uomini vengono ricordati spesso, le donne molto meno.

      Basti pensare a che cosa dovettero sopportare le suffragette per conquistare un diritto che oggi noi diamo per scontato, tra uno sbuffo e uno sbadiglio. Venivano alimentate a viva forza, come a dire che subivano una specie di waterboarding solo all'incontrario, con dei tubicini che venivano conficcati in gola a viva forza.

      Per quello vado fuori dai gangheri di fronte a certi passi indietro, che non sono essere espressione di tolleranza, ma semplicemente assuefarsi a limitazioni per me inaccettabili.

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  8. Credo che adorerò tutti i post di questa serie! Questo personaggio lo conoscevo solo di striscio e ho apprezzato enormemente l'approfondimento

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    1. Grazie davvero, Tenar. Le tue parole sono un ulteriore incoraggiamento a proseguire nella mia personale "carrellata" di grandi donne.

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  9. Molto interessante questo post, che mi rivela un personaggio da conoscere meglio. E' un po' rattristante, però, dopo oltre due secoli, rendersi conto che alcuni argomenti sono tutt'altro che obsoleti... la società si muove, la civiltà un po' meno.

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    1. E' davvero triste, sì, specie pensando a quello di cui leggiamo sui giornali e che possiamo solo pallidamente immaginare. Famiglie patriarcali che ancora dispongono del corpo femminile come se fosse merce di scambio, società fanatiche che impediscono l'accesso all'istruzione femminile. Come nel caso di Malala, che venne quasi uccisa solo perché voleva andare a scuola.

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  10. Che bella sensazione quando si apprende dell'esistenza di una donna che ha lasciato un segno nell'epoca in cui è vissuta. Come sempre, quanto sia tangibile questo segno, è tutto da vedere. La Woolf la apprezzava, ed è la madre di Mary Shelley, sarebbero già questi due elementi a doverci spingere a inserire personalità come questa nei libri d'uso nelle scuole.

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    1. Infatti ho pensato che fosse una lettura adattissima per le scuole, per quanto è attuale. Anche quando si vedono certe sciacquette televisive, penso subito che dovrebbero investire di più nel proprio cervello e non soltanto nell'apparenza fisica.

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  11. Avevo sentito parlare della madre di Mary Shelley e del suo saggio proto-femminista, ma non credevo che fosse così moderno in rapporto ai tempi in cui visse. Ci credo che sconvolse chi lo lesse, esprime concetti simili a quelli di alcuni saggi di Virginia Woolf che però visse più di cent'anni dopo in un'Inghilterra decisamente più avanzata.

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    1. In effetti mancava che introducesse anche i diritti per le coppie dello stesso sesso, e poi il cerchio della modernità era completo! Chissà, magari sarebbe stato il prossimo trattato, se fosse vissuta abbastanza.

      A me ha colpito molto il fatto che sia partita con i diritti degli uomini, e che nel saggio stesso insista che i diritti dovrebbero essere conseguiti proprio in vista della stima reciproca e del mantenimento dell'unione nella coppia. Una rivoluzionaria di buon senso, direi.

      Concetti molto simili, solo in forma privata, li ho letti nelle lettere di una donna francese che era la moglie di un giornalista rivoluzionario piuttosto noto. Si vede che era il periodo.

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  12. All'inizio avevo pensato anch'io fosse Mary Shelley, e infatti non l'avevo riconosciuta dal ritratto!
    Io in un post di un paio di anni fa avevo invece raccontato una storia sulla sua matrigna. :)

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    1. Ma dai, che coincidenza! La matrigna di Mary Shelley, vuoi dire?

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  13. Ma che donna la madre di Mary Shelley! Non ne avevo idea, grazie Cristina per per questo post ricco di notizie interessanti e scritto con la tua consueta grazia affabulatrice :) Sono contenta che Mary si sia battuta contro la mentalità espressa nell'opera di Rousseau, di cui avevamo già parlato precedentemente. Di grande modernità la vita e il pensiero di questa signora e trovo significativo il fatto che abbia rivendicato i diritti di tutti, delle donne ma anche degli uomini.

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    1. Grazie del commento, Stella. Certo che Rousseau non è in cima alla lista delle nostre simpatie, non è vero? ;-) Peraltro abbiamo scoperto anche i lati oscuri del filosofo Voltaire.

      Anche a me è piaciuto molto il fatto che Mary (la chiamo così perché la sento vicina umanamente) abbia portato avanti i diritti degli uomini come parte integrante delle sue rivendicazioni. Se una metà del cielo è infelice, non può rendere felice anche l'altra.

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  14. Mi chiedo che destino avrebbe quest'opera se fosse stata scritta oggi... forse diventerebbe un best-seller, ma di quelli che poi precipitano rapidamente nell'oblio.
    PS: Davvero interessante questo primo capitolo della rubrica sulle grandi donne della storia. Il giorno poi che dovessi rimanere a corto di nomi potresti magari (la butto lì) coinvolgere i tuoi lettori con un "grandi-donne-on-demand".
    PS.2: il velo pietoso sulla toponomastica milanese immagino sia dovuta alla squallida fama dell'omonimo parco, no?

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    1. Grazie del commento! :-) La tua ipotesi sull'accoglienza dell'opera è plausibile, ma io sono ancora più pessimista e direi che ora non se la filerebbe nessuno fin dall'inizio.

      Ottima la tua idea. Attualmente ne ho un buon numero, poi se vi viene in mente una donna potete sempre scriverlo nei commenti (qui o nei post successivi). Le idee sono tante, ma come dicevo altrove, il tempo è sempre poco.

      Piazza Cadorna non è una brutta piazza attualmente, dicevo proprio in senso generale: le donne sono molto trascurate nella toponomastica. Forse ti riferivi al parco Ravizza?

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    2. Sì, mi riferivo a Parco Ravizza che, tra l'altro, scopro solo oggi essere dedicato a una donna. Le donne, è vero, sono molto trascurate nella toponomastica: giusto qualche Anita Garibaldi o Marie Curie (spesso però citata in coppia col marito)...

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    3. Hai menzionato un'altra grande verità. Le donne notevoli sono ricordate solo in coppia con il marito. Come nel caso di Camille Claudel, che pare essere stata più brava del compagno-amante Rodin. O anche Vivienne Haigh-Wood, la moglie di T. Eliot: si mormora che sia stata lei la vera ispiratrice-quasi autrice di "La Terra Desolata".

      Non c'entra niente, ma nel post di domani parlerò di un autore giapponese, tra gli altri. :-)

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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