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sabato 14 novembre 2015

Tra velluti, broccati e ricami… risorge il fascino del Medioevo


Rievocazione storica. Un’espressione che, agli occhi dei profani, sta a metà strada tra un atto magico, quasi da negromante, e un più spensierato gioco di ruolo.  In realtà le rievocazioni storiche, e tutti coloro che lavorano alla loro riuscita, sono allestimenti molto impegnativi se condotte con professionalità.

Maurizio De Rose, classe 1965, fa parte del mondo dei rievocatori storici, e si occupa in modo particolare del confezionamento degli abiti che servono per far rivivere un pezzo del nostro passato, quello del Medioevo e del Rinascimento italiano. Conosce molto bene il settore del tessile, essendo stato per lunghi anni operaio alla Zucchi, ma non è un sarto di professione; eppure il suo talento è fiorito nei modi più inaspettati, come se aspettasse l’occasione giusta per essere risvegliato. Ha accettato volentieri di rispondere ad alcune domande su questa sua passione, che coltiva ormai da molti anni, ed entrambi speriamo  che la nostra chiacchierata possa suscitare interesse e curiosità.


Maurizio nel suo laboratorio. In primo piano e alle sue spalle
campeggia lo stemma del biscione visconteo.

1 Che cos’è per te la rievocazione storica? E come ti sei avvicinato a questo mondo?

Per me è la rivisitazione di un’epoca passata, trasportata nei giorni nostri con piccoli adattamenti. Attraverso la ricerca storica, si tenta di arrivare il più possibile a rendere somiglianti i costumi, gli accessori, le acconciature che appartenevano a questi nostri avi. Per quanto riguarda il mio approdo alla sartoria storica, ho sempre avuto la passione per la Storia. Man mano ho cominciato a fare delle mie ricerche sui personaggi che avevano animato il nostro periodo più ricco in assoluto, visivamente parlando, e cioè il Medioevo e il Rinascimento. Parallelamente, ho anche iniziato a frequentare come spettatore i vari palii più importanti d’Italia, come quello di Asti e di Siena. Mi sono avvicinato alle acconciature, agli accessori, ai costumi e ai simboli araldici. Anche ai colori, perché ogni colore ha in sé un simbolo. Ad esempio il rosso è associato alla regalità, il porpora è cardinalizio.

2 A quali palii eri andato, all'inizio di questa tua avventura?

Innanzitutto  a Calendimaggio di Assisi. Si tratta di una delle sfilate meno famose, ma molto ricca di fascino anche a livello organizzativo. In secondo luogo, ho frequentato il Palio di Legnano con la sfilata storica, e in quell'occasione notai i simboli delle chiese romaniche riprodotti nei costumi, come l’albero della vita che è un simbolo molto antico.

3 Pensi che le compagnie dei rievocatori costituiscano un mondo a se stante?

Le dividerei in due grandi settori a seconda della loro forma di pensiero: coloro che si occupano di sfilate storiche e chi, invece, cura le rappresentazioni storiche a livello didattico. I primi non rifiniscono molto i dettagli, mentre nella rappresentazione storica didattica ci sono non solamente i tessuti e le fogge di una volta, ma stoffe che vengono fatte con i mezzi dell’epoca.

Tomba di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este alla Certosa di Pavia
Cristoforo Solari (1460-1527) Da Wikipedia: fotografia di Ugo Franchini.
Purtroppo ci sono delle inevitabili lacune anche quando lo sforzo è massimo. Ad esempio, da un dipinto non si può mai capire l’intera foggia dell’abito, ad esempio l’allacciatura sul retro o la parte nascosta, quindi occorre anche andare a interpretazione per colmare queste mancanze. Secondo me la statuaria è la più interessante e completa per riconoscere le proporzioni, e i dettagli con i rilievi, come nella splendida scultura funeraria di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este alla Certosa di Pavia. È interessante notare, comunque, come anche nel passato vi siano state contaminazioni stilistiche nella moda italiana. Un esempio significativo è la tomba di Ilaria del Carretto nella Cattedrale di San Martino a Lucca: lei indossa un tipo di abito francese. Un altro esempio è l’alto cappello a cono che indossavano le dame del primo Medioevo, come quello indossato dalle “fate”, e che pure è francese.

4 C’è un aspetto ludico in questa tua passione per la rievocazione storica?

Divertimento e passione ci sono sempre nell’immedesimarsi in un personaggio. Ad esempio è divertente assumere la postura del personaggio che si interpreta, regale o popolano che sia, dato che si è costretti a portare degli oggetti che lo caratterizzano. È una piccola, grande soddisfazione, perché si diventa come degli attori itineranti. E provo grande soddisfazione anche quando vedo un amico, o una persona che conosco, indossare un abito preparato da me. Diventa vivo, indossandolo.

5 Come mai hai scelto il Medioevo e non altri periodi storici, come ad esempio il Risorgimento 
che in Italia è oggetto di numerose rievocazioni con battaglie e altri episodi?

Per me il Medioevo è un periodo affascinante perché riesco a viaggiare con la mente e la fantasia in un’altra dimensione storica, un’epoca in cui molte cose devono ancora essere scoperte, o riscoperte. È un’epoca particolare, che va a confluire nel Rinascimento, periodo sfarzoso e magico.

Il Risorgimento non mi ispira molto, in quanto lo immagino più che altro imperniato sulle battaglie, e non lo trovo abbastanza creativo e interessante. Anche perché nel 1800 non c’era un vero e proprio ricambio culturale, almeno secondo me. E forse anche perché è un periodo molto falsato dalla propaganda post-Unità d’Italia, e per la troppa pressione con cui lo facevano studiare a scuola. Ci sono state molte storture e vere e proprie barbarie, perpetrate ad esempio nel meridione d’Italia da dove provengo.

6 In quale occasione hai iniziato a prendere in mano ago e filo?


L’input era avvenuto con il Carnevale di Venezia nel 1991, cui ero andato come spettatore. L’avevo trovato troppo fantasioso e per niente storico, con abiti persino pacchiani! Ad ogni modo la scintilla si è sprigionata da là, e mi aveva dato l’idea per la costruzione di maschere di cartone inventate da me. Poi sono passato ad ago e filo grazie ad una manualità che ho sempre avuto, pur senza aver frequentato alcuna scuola di sartoria o corsi. Avevo comprato dei libri e mi ero documentato.

Maschere e abiti realizzati
in occasione del Carnevale di Venezia.

7 Quali criteri usi per confezionare i modelli? Ti ispiri a pitture o affreschi dell’epoca?

Sì, specie per le acconciature. Non solo quelli, o la statuaria come si diceva, ma anche a medaglioni e immagini sui forzieri . L’obiettivo è quello di ricostruire l’abito così com’era, con colori che lo rendano anche convincente a livello stilistico.

8 Quali genere di stoffe scegli e da chi ti rifornisci? È vero che c’è molto scarto nel tagliare?

Mi piace il velluto innanzitutto, perché è più corposo ed elegante; ma anche broccati e damascati. Questi tessuti sono arricchiti, poi, con passamanerie dorate e argentate. Mi servo di fornitori all’ingrosso. Lo scarto c’è eccome, specie all’inizio! Non è facile per niente capire le proporzioni che richiede il cartamodello e calibrare le metrature del pezzo di tessuto. Gli scarti possono essere comunque riutilizzati per i bordi, le cinture o la scarsella.

9 Quali categorie sociali preferisci “vestire”?

I nobili perché avevano abiti più ricchi, a dirla tutta. Ho studiato molto gli abiti dei Visconti e degli Sforza che avevano abiti davvero sontuosi.

10 Come fai a costruire accessori come corone, diademi o altro? Metti un pizzico d’inventiva?

Sì, uso i materiali più svariati trovati in mercati e mercatini, spacci, botteghe di antiquariato, per ricavare corone, medaglie e altri oggetti. E uso anche… i segreti del mestiere!

11 È importante essere attenti ai dettagli per conferire veridicità alla rievocazione? Che cosa curi in modo particolare?

Sì, sono piuttosto pignolo. Ad esempio, se devo sfilare io stesso, non indosso mai gli occhiali, e mi dà fastidio vedere altri che li indossano. Gli occhiali c’erano nel 1400-1500, ad esempio, ma certamente non avevano le montature di oggi! Non mi piace nemmeno vedere il trucco nelle dame. Un’altra cosa che noto è quando si indossano scarpe del tutto sbagliate come quelle da ginnastica. È vero che le scarpe di foggia medievale sono introvabili, e bisognerebbe farsele fare su misura da un calzolaio, ma eviterei calzature troppo moderne. Le calzature poi si notano soprattutto nell’uomo, mentre nelle donne sono più nascoste dalle gonne lunghe. Comunque, spesso c’erano scarpe straordinariamente simili a quelle di oggi. Beatrice d’Este nella tomba funeraria alla Certosa indossa pianelle alte, infatti spesso le dame dovevano essere sorrette dai servitori perché rischiavano di cadere.

Un’altra cosa che bisognerebbe fare è scegliere persone più somiglianti possibile ai personaggi in questione. Non dico che debbano essere identici, ma almeno avvicinarsi. Se c’è un Ludovico il Moro nel corteo, non dovrebbe essere interpretato da un vichingo alto e biondo. Tante volte però non è facile trovarli. Le fisionomie di allora erano più rozze, secondo me, poi vivevano tutti all’aria aperta: i contadini nei campi, i signori intenti alla caccia, quindi le carnagioni erano molto più abbronzate.

Alcune illustrazioni ad acquarello
di regine e Madonne.
12 Quali sono i maggiori fattori di rischio per un abito?

I maggiori rischi si corrono quando si sfila e arriva un acquazzone all’improvviso: il velluto rischia di rovinarsi anche se è un tipo di tessuto idrorepellente. Di solito le manifestazioni vengono rinviate se c’è la quasi certezza del maltempo; ma non si può mai dire, a me è capitato due volte ad Abbiategrasso. Poi c’è il fango della strada, anche se, in teoria, il tessuto dovrebbe proprio strusciare per terra, sia per i mantelli degli uomini che per le gonne delle donne. Gli abiti più delicati sono quelli dei nobili (velluto e broccato). Anche in occasione di banchetti, dove si mangia con le mani, si corre il rischio di rovinare un abito.

13 Quali contesti e ambientazioni si prestano maggiormente a esaltare una rievocazione?

I centri medievali delle nostre città, l’interno dei castelli, ma anche gli interni delle chiese, quando ci sono i ciceroni in costume.

14 Hai mai avuto paura di sbagliare nel confezionare un abito?

Sì, a volte può capitare un drappeggio venuto male. In questo caso preferisco rifare il lavoro che lasciarlo così. Ci sono stato dei colli che ho rifatto per tre volte perché non avevano la giusta rigidità. E anche cappelli di fattura complicata.

15 So che sei un bravissimo acquarellista, e che naturalmente prediligi soggetti di genere medievale: cavalieri, dame, Madonne… Come si intrecciano la tua passione per il disegno e la preparazione dei costumi per le sfilate?

In genere il costumista parte dallo schizzo e poi realizza l’abito… io faccio il contrario! Durante il procedimento cambio e faccio magari una manica diversa, proprio in corso d’opera. Comunque ho in mente come farli ancor prima di realizzarli. Mentre lavoro, riesco a riconoscere la figura completa. Solo in un secondo momento realizzo il disegno ad acquarello.

16 Hai mai pensato di trasformare questa passione in una vera e propria professione?

Ho tentato, ma è dura. Quando lavori per gli altri, diventa tutto più complicato, sia quando incontri quelli che ci capiscono troppo, sia quelli che non ci capiscono niente. Preferisco lavorare per una cerchia di persone che si avvicinano al mio stile. Il cliente molte volte non riesce a capire le questioni di tipo tecnico, il tempo che occorre per preparare un abito, e dà tutto per scontato. Si lavora controvoglia.

17 Con quali compagnie di rievocatori lavori ultimamente?

Molto spesso lavoro con associazioni culturali, come gli Amici del Palio di Abbiategrasso. Anche con l’Asilo dei cerimonieri del Palio di Legnano, il Palio di Vigevano, la Trecentesca di Morimondo (che ha uno stile più tecnico, nel senso che di occupa di allestire accampamenti e mercati ecc.) e altri gruppi storici. Di recente ho sfilato per il Palio di Vigevano nella bellissima piazza.

18 Quali sono i tuoi progetti nell'immediato futuro?

Mi piacerebbe molto provare a riprodurre gli abiti di Beatrice d’Este e Ludovico il Moro. Ma anche cimentarmi con l’abito di Beatrice Regina della Scala, moglie di Bernabò Visconti nell'affresco a S. Maria Novella dove si trova accanto al marito, che ha un falcone sul braccio, e dove lei ha un cagnolino in grembo. Ha un abito magnifico. A livello ideale mi piacerebbe aprire un laboratorio (per la preparazione non solo di abiti, ma anche di oggetti, scudi ecc. per la rievocazione storica).

***

Ringrazio Maurizio per aver risposto alle mie domande, e svelo un piccolo segreto: lui è l'illustratore della splendida copertina del Libro II - Le strade dei pellegrini, il seguito della mia saga ambientata all'epoca della Prima Crociata.

Nella speranza che i suoi progetti si realizzino e, soprattutto, che non perda mai la passione di realizzare i suoi splendidi abiti e, in questo modo, contribuisca a far rivivere un pezzo della nostra Storia.

Copyright delle fotografie, dove non diversamente indicato: Maurizio De Rose
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8 commenti:

  1. Che bello!
    Adoro le rievocazioni storiche.
    Da archeologa (purtroppo ormai non praticante) ho anche un passato in archeologia sperimentale, che è un po' l'equivalente archeologico della rievocazione storica: rifare il manufatto dell'antichità come veniva fatto nell'antichità. A livello casalingo porta a momenti di tragicommedia, come quando spieghi a tuo padre che vuoi distruggere l'orto per cuocere dei vasi in fossa. A livello professionale è una follia bellissima (del tipo, per fare la capanna ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole l'ascia, per fare l'ascia ci vuole la pietra levigata, quindi andiamo in montagna a cercare la nostra pietra da levigare!)

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    1. Grazie del commento, Tenar. In effetti è un mondo a cui mi sono avvicinata solo di recente grazie all'Associazione Italia Medievale, pur amando molto le rievocazioni storiche ben fatte. Ricordo anni fa una cena medievale davvero curata e a prenotazione per pochi posti al castello di Corneliano Bertario, con ricette dell'epoca, naturalmente un pochino adattate al gusto moderno - altrimenti sarebbero state immangiabili. Nella cena c'era anche la ciotola di pane contenente zuppa, che poi si doveva mangiare. Ricordo anche il bellissimo corteo storico che aveva preceduto la cena.

      Il tuo resoconto sugli esperimenti di archeologia è molto gustoso davvero! :-) Posso immaginare le facce sbigottite e le resistenze in famiglia davanti alla prospettiva della distruzione dell'orto. Immagino che tu abbia parecchi altri episodi simili da raccontare.

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  2. Che meraviglia tutto questo! Ci hai portato davvero in un mondo affascinante, del quale non avevo proprio idea. Sono rimasta colpita da quanto amore per la storia traspaia da questa persona, che si può definire un vero artista.
    Tra parentesi, ho sempre trovato gli abiti d'epoca di grande suggestione, tanto che nel mio primo romanzo avevo parlato di una persona che li collezionava, ma non sapevo che esistessero queste ricostruzioni minuziose.

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    1. Ciao Maria Teresa, grazie del tuo commento. La cosa straordinaria è che Maurizio è un autodidatta. per cui ci deve essere qualcosa di veramente irresistibile, a livello interiore, per riuscire a portare a compimento questi suoi lavori ricchi e complicati. Io, tra parentesi, non sono nemmeno capace di attaccarmi un bottone!

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  3. Molto interessante questa intervista, che tratta un argomento così affascinante e poco conosciuto, almeno da me. Traspare la passione, l'amore per i dettagli, la precisione maniacale. Sono tratti che tutte le arti condividono, credo. Quanto al Risorgimento, mi sono espressa negli stessi termini proprio oggi, in famiglia. E' un peccato che la scuola talvolta uccida l'interesse verso la storia, invece di farlo nascere. Una volta usciti dalla logica di battaglie, date e interrogazioni, lo scenario cambia radicalmente.

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    1. Anch'io ho scoperto tutti i risvolti di questo mondo in tempi molto recenti,come scrivevo a Tenar. Prima di piaceva osservare i cortei e le sfilate, ma non immaginavo tutto quello che c'è dietro, e il grado di progettualità prima di confezionare un abito. A quanto pare, poi, la pignoleria è prerogativa di chi lavora in modo serio: conosco anche pittori e mastri orafi, e sono persone paciose, ma, quando si tratta del loro lavoro, rivelano il loro lato da Mr Hyde, in un certo senso.

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  4. Vi ringrazio x i vostri preziosissimi commenti. .....un saluto a tutte voi.

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    1. Ciao Maurizio, grazie a te per averci fatto conoscere la tua impagabile passione.

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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