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"La Storia siamo noi."


martedì 1 luglio 2014

Creature ultraterrene: gli animali nelle opere di Maurizio L'Altrella

Apparition - the creature III 
(c) Maurizio L'Altrella,
olio su tela, 150x100 cm (2014)
Gli animali avanzano verso di noi, sorgendo dal buio, o si effondono sulla tela, volatili come se volessero scomparire. Non è, tuttavia, una tenebra sinonimo di vuoto, è semplicemente il buio dell'interiorità. Tutte le volte che sprofondiamo nella meditazione, troviamo una geografia diversa e che può far paura a chi non sa affrontarla: possono abitarla angeli, ma anche demoni, i nostri demoni. I demoni di quello che fummo, che siamo e che diventeremo. Gli animali delle tele ad olio di Maurizio L'Altrella sono dunque i messaggeri che popolano il suo mondo, e in assoluto i soggetti privilegiati che attirano il suo sguardo di artista.

Perché gli animali, e non gli esseri umani? L'animale rappresenta l'unione con l'universo, quel legame avvolgente e simbiotico con la natura che noi, ormai, abbiamo perso quasi del tutto. Esso è privo dei condizionamenti dell'uomo, libero dalle sovrastrutture mentali e dalle gabbie della razionalità che secoli di cosiddetta civiltà hanno costruito. L'animale "non ha giudizio", nel senso migliore del termine. Non perché non sia giudizioso, avendo esso, al contrario, una forma di giudizio molto più alta della nostra, ma perché non giudica mai. Le sue innumerevoli forme di amore non mirano ad ottenere qualcosa in contropartita, il do ut des degli esseri umani, non sono mai condizionate da scopi mercantili. Come i bambini molto piccoli, gli animali sono essenza ed espressione della natura nello stato più puro.

Anche se, spesso, Maurizio prende a prestito animali tratti dalla mitologia, come l'ibis sacro degli Egizi, o altre divinità azteche, non c'è mai un intento didascalico nelle sue opere; semmai lo stupore da lui provato di fronte a questi esseri viventi, e delle emozioni che riescono a far scaturire in lui. La pittura a olio dell'artista si volge alla lezione dei Maestri del passato, specie da quelli del '600, ma la reinterpreta in chiave moderna. C'è un forte gioco chiaroscurale nelle sue opere e l'uso di colori che evocano paesaggi vulcanici, fiamme da araba fenice, ombre e luci, nebbie e vapori che Maurizio rende con pennellata fluida. Fino a quando non ha esaurito tutto quello che un soggetto gli può suggerire, o finché il soggetto stesso non ha smesso di bussare alle porte della sua coscienza, continua a dipingerlo in vario modo. Quando la tela è terminata, assegna un titolo, altamente evocativo come quelli delle opere che vi propongo.

Source of fire: dusk of the Avatar II
(c) Maurizio L'Altrella,
olio su tela, 100x100 cm (2013)
L'artista parte comunque da un supporto esistente per ricavare il suo animale, come fotografie, ritagli da giornali, immagini ricavate dalla realtà, in cui lo attira la posa regale di un ibis o la dinamica nella corsa di un cane; egli non si limita a riprodurre il dato figurativo, bensì legge nell'atteggiamento stesso dell'animale quello che diventerà sulla tela stessa, in una sorta di rinascita. Dipingerà direttamente sulla tela, con pennello e colore e senza l'aiuto del disegno. Là, l'animale sarà colto nel passaggio tra diverse dimensioni, trasformato, quasi trasfigurato. Il corpo di questi esseri viventi sta sfaldandosi, nel ricordo di quello che è appena stato, tuttavia già appartiene a quello che sta per diventare. Siamo nel corso di una trasformazione, la materia sta perdendo il suo peso. I contorni sfumano, come se il corpo irradiasse energia nel passaggio, come se fosse sottoposto al vento dello spirito: e il cambiamento è evoluzione in qualcos'altro. Che cosa sia qual qualcos'altro, non è dato sapere e, in fondo, ha poca importanza. Quello che è importante è che sta avvenendo sotto i nostri occhi.

She was my mother (c) Maurizio L'Altrella,
pastelli e crete su carta, 80x80 cm (2013)
Come tutti gli artisti, Maurizio non è mai soddisfatto del risultato finale delle sue opere. "Ci possono essere pochi momenti di grazia, mentre lavoro," dice, "ma mai piena soddisfazione rispetto a quello che avevo in mente." Egli stesso ha avuto un fermo di qualche anno, dopo il quale ha ripreso con passione la sua attività.

Durante l'incontro in cui ho avuto il grande piacere di conoscere Maurizio, nella sua casa e poi nel suo studio, abbiamo paragonato i quadri che egli dipinge, e i romanzi che io scrivo, ad esseri viventi. Una volta completati, essi vivono di vita propria, ed emettono energie, interagendo con chi osserva o legge; e, per assurdo, anche se fossero distrutti, continuerebbero a vivere perché ormai tratti dal mondo delle idee. Ogni cosa è sostanza, anche la più impalpabile, e ogni cosa è vivente, anche un inerte minerale o un osso, in un flusso continuo di cui siamo parte. Chi si esprime attraverso la creazione artistica ha, dunque, grande responsabilità rispetto a quello che trae dalle dimensioni "altre", e alle creature che fa circolare in questa nostra dimensione terrena (sebbene sia responsabilità per tutti gli esseri umani: "Ciò che esce dall'uomo, questo sì contamina l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive").  Le creature di Maurizio L'Altrella sono senza dubbio una gioia per gli occhi, e un'emozione per il cuore.

ËËË

Per conoscere meglio le opere di Maurizio, vi invito a visitare il suo sito: http://www.mauriziolaltrella.it/
nonché il link della mostra Spirito Italiano atto V organizzata da Fabbrica Borroni, dove ha esposto insieme ad altri due artisti: http://www.spiritoitaliano.org/atto-v.html
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7 commenti:

  1. Molto suggestive queste creature e bella la recensione che fai di questi dipinti. Evocano davvero qualcosa di soprasensibile...

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  2. Ciao, Maria Teresa, grazie per il tuo commento. Poi naturalmente dal vivo sono ancora più affascinanti, con le velature della pittura a olio.

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  3. Sei un'ottima guida! In particolare mi piacciono la tua lettura dei contorni sfumati e le tue considerazioni sulle responsabilità dell'artista. Con questi post rispondi a una mia esigenza interiore di uscire dal mio ambito ristretto, perciò grazie!

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  4. Grazie a te di aver lasciato il commento. Penso che altre forme espressive, come l'arte, aiutino chi scrive ad avere uno sguardo più ampio e ricco. Mi piacerebbe anche aprire un "percorso" sul cinema, nel blog, ma mi addentrerei in un ambito troppo vasto e impegnativo!

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  5. Davvero suggestive, ognuna evoca un'intero mondo.
    ... E voto assolutamente un percorso sul cinema, che è una delle mie più grandi passioni

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    1. Ciao, Tenar, grazie del tuo commento. Quando avevo aperto il blog, l'idea era anche quella di un percorso sul cinema (anche per me è un'autentica passione, quasi quanto leggere e scrivere), però non volevo mettere troppa carne al fuoco. Inoltre mi rendo conto che è un argomento affascinante ma molto impegnativo. Dovrei chiedere a qualche esperto, come fa Andrea Rocchi sul suo sito "Un Talento per la Storia"! :-)

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    2. Un'altra cosa su cui non saprei bene come comportarmi è relativa alla riproduzione delle immagini. Visto che non è un sito commerciale, forse non ci sarebbero problemi, però non ne sono del tutto sicura.

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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