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"La Storia siamo noi."


giovedì 3 aprile 2014

Il commissario Montalbano e il nido sibilante delle serpi

La copertina del romanzo,
edito da Sellerio
Il romanzo Un covo di vipere è stato pubblicato nello scorso 2013, ma realtà fu scritto dall'autore nel 2008. Come spiegato da Camilleri nella nota finale, la sua pubblicazione era stata rimandata per non risultare troppo vicina a quella di La luna di carta. Comunque sia, leggere una storia che ha come protagonista il commissario Montalbano è affidarsi al proprio ristoratore di fiducia nella scelta di un piatto, mettersi nelle mani della governante capace per l’amministrazione della casa, acquistare un libro consigliato dal libraio d’elezione: non si viene mai delusi! Fra l’altro devo confessare di essermi accostata solo in tempi recenti alla prosa di Camilleri, intimidita com'ero da quel misto tra italiano e dialetto siciliano che pensavo faticoso da seguire. Niente di più sbagliato, perché una volta che si è acquisita dimestichezza con i termini, si legge ogni storia d’un fiato e ogni descrizione o dialogo diventa infinitamente più godibile proprio grazie al dialetto e alla grande cultura dello scrittore, che però non appesantisce mai la narrazione.

Così avviene anche questo romanzo che ha come protagonista l’ormai celeberrimo commissario Salvo Montalbano: Un covo di vipere. In modo del tutto singolare, il romanzo si apre con un sogno: Montalbano e la sua eterna fidanzata Livia (che per certi versi ricordano un po’ Mickey Mouse e Minnie, sempre giovani e mai in procinto di convolare a nozze) si ritrovano persi in un quadro di Henri Rousseau detto il Doganiere. Questo è però un luogo diverso dalla primitiva foresta dell’Eden dove girare nudi ed innocenti: addirittura, un cartello all’ingresso avvisa che si tratta di una ‘foresta vergine’, il che è una contraddizione in termini. Salvo e Livia sono nudi, ma con le parti intime coperte da foglie di fico di plastica, comprate ad una bancarella all'entrata, e che danno parecchio fastidio. Il commissario viene svegliato dal suo strano sogno da qualcuno che, sul terrazzino della casa affacciata sul mare, fischietta Il cielo in una stanza in mezzo al frastuono del temporale: si tratta di un vagabondo che cerca di ripararsi dalla pioggia. Il commissario, con il suo solito acume, capisce che non è un clochard qualsiasi e che non è capitato là per caso, anche perché l’uomo si esprime in un italiano corretto e colto.

Il sogno di Henri Rousseau (1910)
Museum of Modern Art - New York
http://www.moma.org/
Proprio quella mattina, al commissariato giunge la notizia dell’omicidio del ragionier Cosimo Barletta nella villa usata per passare la notte con le sue ultime conquiste femminili, dove è stato freddato con un colpo di pistola alla nuca. Al di là delle sue assidue frequentazioni con il gentil sesso, la vittima sembra essere un uomo scialbo dall'esistenza tranquilla. Montalbano dà avvio alle indagini e, passo dopo passo, rivelando sempre nuovi tratti negativi nella personalità dell’uomo assassinato, scoperchia una serie di orrori e nefandezze sepolti sotto segreti, reticenze, omissioni, ricatti, vere e proprie menzogne. Fa inoltre la conoscenza con la famiglia di Barletta, il classico covo di vipere, i cui legami e pulsioni tra i componenti sono dettati principalmente dal vizio, dal denaro e dal sesso.

Così Montalbano indaga, tra una mangiata alla trattoria di Enzo, dove si preparano piatti che mettono l’acquolina in bocca solo a leggerne, le "azzuffatine" con Livia, giunta a trovarlo, la malinconia per la solitudine e il tempo che passa, gli esilaranti incontri-scontri con l’iracondo medico legale Pasquano cui non bisogna proprio rompere i cabasisi. La soluzione del giallo appare ben presto chiara alla mente del lettore, non altrettanto al commissario e nemmeno ai componenti del suo staff – l’amico Mimì Augello, il fido ispettore Fazio, l’impareggiabile Catarella ideatore di neologismi da letteratura – nonostante l’esperienza che possiedono e le ipotesi su cui discutono (e a questo proposito mi sono domandata se sia stato fatto di proposito da Camilleri o sia invece un punto debole nel giallo).

Le vicende sono ambientate in una Sicilia abbagliante per la sua bellezza, ma cruda e terribile per quei suoi miti ancestrali che, ancora oggi, ci accomunano e ritornano a galla. E, non da ultimo, per il tema di fondo che Andrea Camilleri tratta con grande delicatezza e umanità, tramite la scelta finale compiuta dalla sua invenzione letteraria, il commissario Montalbano. Un romanzo godibilissimo che si legge d’un fiato.
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4 commenti:

  1. Come sempre una bellissima recensione! Non ti dico che leggerò il libro, perché l'ho già fatto: appena esce un romanzo di Camilleri, lo compro. Lui e Simenon sono gli autori che mi regalano il sapore delle letture che facevo nell'infanzia: il piacere all'ennesima potenza.

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  2. Camilleri e il suo Montalbano sono come l'usato sicuro! Anche la fiction con ZIngaretti aiuta, secondo me: nel leggere le pagine, ti vedi già davanti agli occhi come risulterebbe la scena con gli attori in carne ed ossa. Comunque tra tutte le espressioni sicule, mi piace in particolare: "Mi sono fatto persuaso..."

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  3. Cara Cristina complimenti! Mi vanto di essere conterranea di Camilleri, per di più della stessa provincia -per tacere il sommo Pirandello- anzi mia madre è convinta di averlo conosciuto a Palermo durante gli studi universitari, la qual cosa mi dà gioia irrazionale :)
    Per usare un altro termine caro a Camilleri, devo che quando vedo un suo nuovo libro mi "sparluccicano" gli occhi.
    Marilù

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  4. Marilù, fai bene ad essere orgogliosa della conterraneità. Anni fa lavorai con dei siciliani, e addirittura fui invitata a soggiornare da una signora nella sua villa al mare... l'avevo conosciuta solo per telefono, per dirti il senso di ospitalità che hanno. Infatti la Sicilia fa parte della top five dei viaggi che prima o poi vorrei fare nella vita.

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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