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sabato 15 febbraio 2014

I Crudeli. - Tempo d'inverno, e la nascita di Ofiuco 20.

Già da tempo le anatre selvatiche, riunite in formazioni, avevano lasciato i loro nidi, per migrare lontano; le foglie autunnali erano state riunite e bruciate in falò che avevano punteggiato di luci le aie ed i cortili; le castagne erano state raccolte nei boschi, arrostite sul fuoco e mangiate al desco familiare. Ora, dal cielo, bianco e liscio come una pergamena, dapprima con radi, minuscoli fiocchi, poi a soffici batuffoli, cadeva la neve, ed i giganti di pietra, immobili e silenziosi, accoglievano negli anfratti e nei crepacci, sulle vette inaccessibili, fra le distese di alberi sempreverdi, il dono usuale che si ripeteva ad ogni inverno. Nei boschi, i caprioli allungavano il collo verso le rare foglie, gli orsi russavano nelle tane di pietra, sognando la primavera, e le lepri invernali, divenute bianchissime, tradivano il loro passaggio con l’impronta delle zampe sulla neve.

E, dalle torri del Castello-Magia, pendevano ghiaccioli, lucenti ed affilati come coltelli, e stillanti gocce; sulle teste delle grondaie a forma di mostri cadeva la neve, e là s’ammucchiava come un bizzarro copricapo; nelle scuderie il fiato dei cavalli usciva a nuvole dense; e, mentre tutte le porte e le finestre erano ben serrate a cacciar fuori i rigori dell’inverno, i camini fumavano con un’intensità pari al freddo sopravvenuto.

Il volto di Lyra si affacciò ad una delle finestre del castello, a guardare la lenta ma inesorabile discesa della neve. Rimase qualche minuto in contemplazione, poi quel volto si ritirò e la fanciulla ritornò al suo ricamo, che decorava una federa per il nascituro. L’inverno stava trascorrendo in una dolce segregazione, perché Aldebaran temeva che le pozzanghere ed i rivoletti d’acqua ghiacciati potessero far scivolare il suo piede, e porre a repentaglio la vita che portava in grembo, e l’aveva pregata di rimanere nelle sue stanze, e farsi servire in tutto e per tutto dalle ancelle e dai domestici. 

***

La dama con liocorno di Raffaello Sanzio
(1505-1507) Galleria Borghese
http://www.galleriaborghese.it/borghese/it/
Era il giorno più rigido dell’inverno. Nel mastodontico camino della sala da pranzo era stato acceso un gran fuoco, e davanti alla fiamma era stata distesa una morbida pelle d’orso per aggiungere calore a calore. Alle pareti erano stati appesi arazzi con scene di caccia e battaglie, e il bagliore del fuoco, muovendosi sulle figure d’uomini e d’animali, sembrava dar loro vita, ed essi cavalcavano, combattevano, galoppavano e fuggivano, nel fitto del fogliame e su pianure sconfinate, in una muta sarabanda, tutt'attorno alla sala.

Seduta su uno scranno accanto al fuoco, la principessa Lyra posava i piedi sulla testa dell’orso, ed era intenta a leggere un libro di preghiere, scelto a caso dalla pur ricca biblioteca del castello. Era tale il silenzio della sala, rotto dallo scoppiettìo del fuoco, che ella ebbe un trasalimento quando l’alta figura di Aldebaran si profilò davanti a lei, quasi egli fosse stata una delle figure degli arazzi, uscitone per incanto. S’accorse che aveva in mano una pergamena srotolata. “Un messaggio del sovrano annuncia la nascita dell’erede al trono,” disse egli, sollevando la pergamena. “Gli è stato posto il nome di Ofiuco. Nei villaggi, le campane hanno suonato a festa, e sono iniziati balli al chiuso degli edifici. Così, per almeno una settimana vi saranno grandi festeggiamenti in tutto il regno.” Fece una pausa, seguitò: “Nulla a paragone di quelli che, nei territori del Nord, saluteranno la nascita di nostro figlio. Poiché ho letto nelle radici della terra,” aggiunse, ineffabile, “che partorirai un maschio. E avrà il nome di Antares, una delle stelle più luminose del cielo.”

La principessa sorrise e non fece domande, limitandosi a porsi una mano sul ventre, dove già s’indovinava una certa rotondità: là, aveva sentito un sussulto, come se, all'annuncio della sua nascita e del nome, qualcuno, prontamente, avesse risposto dando quel movimento repentino a nascosto. Non rimaneva che attendere di vedere il volto di quel bambino.
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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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