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"La Storia siamo noi."


sabato 20 aprile 2013

Una Storia Fiorentina - Ottava puntata

In piazza della Signoria insegne grandi, orgogliose, rivali si alzano, schioccando come vele di navi pronte a salpare. A quella levata scintillante di vermiglio, celeste ed oro, un solo grido d’incitamento arriva dalla folla. I cavalli scalpitano, s’impennano, si urtano, impazienti di rompere la loro forzata immobilità. Sfilano infine, coi loro cavalieri, per rendere omaggio a Lorenzo. Il profilo camuso del principe si china con benevolenza, i suoi capelli corvini si dividono a ciocche diritte, mentre la mano si alza in segno di saluto.

Seduta sotto la loggia insieme con le dame di corte, Bianca scorge Guido, ritto sul suo cavallo, aspettare il suo turno socchiudendo gli occhi. Davanti alla loggia, egli solleva lo sguardo verso di lei. Il suo volto, d’una bellezza sorprendente, trafigge Bianca come una lama: i capelli biondo scuro, ondulati, s’impreziosiscono di sfumature di fiamma, sugli zigomi alti, sporgenti, si tende una pelle chiara, appena spolverata d’efelidi, l’azzurro degli occhi si fa purissimo con la luce. Arde su quel volto una passione inesprimibile. Egli rende omaggio al principe e va a raggiungere gli altri.

Mentre Guido si aggira fra le balze del suo inferno, Bianca lo guarda e lo paragona ad una bionda fiamma dall'anima di duro metallo. Ed ella sente l’amore ardere, ardere in lei, avvolgerla in un rogo immenso. Bianca ama Guido, ama quell'uomo altero e misterioso, anche se il suo cuore è dimora di ghiacci eterni, ghiacci da cui si sprigionano i riverberi accecanti dell’ira.

Processione dei Magi di Benozzo Gozzoli. Palazzo Medici-Riccardi, Firenze.

Frattanto il primo rintocco della campana giunge, lento, solenne come un monito, allargando i suoi cerchi sonori nell'aria. La piazza si ferma in un affresco vivente. Il secondo rintocco si leva alto, fa tendere i muscoli dei cavalli, trattenere il respiro alla folla… ed al terzo rintocco, ecco i cavalli, percorsi da un’energia irresistibile, spiccare il volo in avanti. Bianca vede Guido spronare il cavallo, scomparire fra le nuvole di polvere di una turbinosa ascensione.

Ella conta i battiti del suo cuore. Immagina i cavalli galoppare lungo le strade di Firenze, le piazze attraversate da una tempesta di zoccoli e di fango, la folla esultante ondeggiare ai lati… finché ai suoi battiti si aggiunge lo scalpitio dei cavalli, non più immaginario, che, da lontano, si avvicina col suono crescente d’un temporale. Ella vede la testa bionda di Guido aprire la cavalcata, il suo braccio frustare il cavallo con crudeltà inaudita…

Un grido orribile, dalla folla, squarcia l’aria, e strappa a Bianca un movimento involontario di terrore. La folla si divide e si richiude, in una confusione che le impedisce di vedere. Poi la folla si apre di nuovo e lascia scorgere, riverso a terra, un cavallo agonizzante ed il suo cavaliere, poco più in là, che si rialza a fatica, sporco di sangue. Bianca chiude gli occhi, mentre il colore, di colpo defluito, le ritorna in viso: non è Guido.

Coperto di polvere e di sudore, Guido, di fronte a Lorenzo de’ Medici, sta ricevendo il suo dono.

* * *

Salutata dallo sfarsi dei profumi, segno della pienezza d’una seconda primavera, Bianca scende nel giardino fiorito, sprofondandovi. Cammina, ebbra, sollevando l’orlo della veste affinché non pieghi le teste dei fiori, e arriva alla fontana, che l’attende, incastonata nel verde. Bianca si siede sull'orlo: trabocca di Guido come trabocca un vaso troppo colmo. Tra i molti caduti, un fiore di mandorlo, nuotando con la maestà di un cigno, le si fa incontro. La donna sporge la mano, lo coglie: 
"La Primavera" di Sandro Botticelli (dettaglio).
l’amore, ella pensa, si può toccare come si toccherebbe un fiore, un velluto, una statua. Bianca si specchia nella fontana. In quell'occhio di cielo, catturato e calato sulla terra, la sua figura pare scaturire, frammentata dal riflesso del sole, insieme col flusso sotterraneo risalente verso la luce. Sopra il suo capo, vede passare grandi nuvole, spiegate quali insegne di eserciti celesti. Le verdi ciglia d’erba che ornano l’ellisse della fontana tremano, braccia legnose coperte di foglie anelano ad allacciarsi. 

Evocato dal suo desiderio, colui che ama compare magicamente nello spazio azzurro, le si accosta… e la mano dell’uomo cerca quella della donna, la porta alle labbra e, aprendola, egli bacia il fiore di mandorlo nascosto nell'incavo. Poi, lentamente, la mano si riabbassa ed egli le promette di moderare la sua gelosia, migliorare l’asprezza del suo carattere e imparare a condividerla con altri. Fatta quella promessa, guarda a sua volta nell'acqua.

È così che Guido e Bianca rimangono prigionieri nello zaffiro della fontana. Le nubi sopra le loro teste cambiano colore ed un brivido attraversa Bianca, furtivo, nell'ombra sopraggiunta.
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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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