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"La Storia siamo noi."


mercoledì 9 gennaio 2013

L’onda immensa della trama / 4

Eravamo rimasti alle famose cinque domande. Queste possono essere un buon modo per cominciare a chiarirsi le idee sulla costruzione del proprio romanzo, ma non sono certo gli unici strumenti da utilizzare. La trama di un romanzo può essere paragonata non solo ad un tessuto, ma anche ad un’onda. Perché? Un’onda è un moto di acque che parte dal basso, sale, raggiunge un picco oltre il quale non può andare, decresce e infine si disperde. La trama di ciascun romanzo può essere esaminata sulla base di questo principio. Cominciamo?

"La grande onda" di Katsushika Hokusai (1830-32)

L’onda parte – La trama deve essere stabile, e coerente al suo interno. Le acque devono raccogliersi e raccogliere le loro energie, perché lo sforzo che si preparano a fare è notevole: si tratta di salire. Tutto deve avere un suo perché, preso singolarmente, ma deve averlo anche nel suo insieme, e qui sta la reale difficoltà. Vi sono moltissimi elementi da tenere in considerazione, ma occorre siano bene armonizzati tra loro, dall’inizio fino alla fine. Lo scrittore può anche fare delle digressioni, ma devono essere funzionali al corpo narrativo, altrimenti generano noia e inutili lungaggini. In lingua inglese c’è un aggettivo che gli editor delle case editrici usano molto, cioè la parola “consistent” che è un po’ difficile da tradurre, ma che dovrebbe equivalere a “uniforme, coerente, non contraddittorio”: come una maionese cremosa, densa al punto giusto e non impazzita.

L’onda sale – La trama comincia a farsi più chiara, dopo i primi momenti in cui si pongono le basi per la storia. Qui ci sono degli errori che è bene evitare, cioè il dilungarsi troppo nelle descrizioni, o sui personaggi o sugli ambienti. La linea-guida da tenere in mente è sempre la stessa: se è funzionale e rafforza il corpo narrativo, bene, altrimenti – ahimè si taglia, e con dolore. Dico con dolore perché non è facile tagliare una bella scena di cui siamo particolarmente fieri. Ma bisogna farlo e, dopo le prime volte in cui ci parrà che ci venga a mancare un arto, o che ci abbiano scotennati, sarà sempre più facile. Provate per credere, è come salire su una mongolfiera e liberarsi della zavorra per ascendere: via il comò ereditato dagli avi, l’orologio stile Luigi XV, la statua pesantissima e barocca. Magari in sé sono anche oggetti belli, ma non ci servono ora! L’unica consolazione che posso offrirvi è che potrete sempre rileggere le scene tagliate – in solitudine, magari con occhio malinconico. Coraggio, tagliate!

Charles e Robert Montgolfier alle Tuileries, 1 dicembre 1783

L’onda sale ancora – A proposito di credibilità, attenzione ad altri generi di errori, come cambiare il colore degli occhi, o l’età di un personaggio strada facendo (a meno che non succeda qualcosa per cui è necessario sia così, nella storia di Benjamin Button ad esempio è chiaro che i cambiamenti di età e di aspetto, che vanno all’incontrario rispetto alla norma, sono le basi fondamentali della vicenda). Sono errori fatali, perché il lettore, che oggigiorno è attentissimo ed esigente, non perdona. Soprattutto se i personaggi sono tanti, è consigliabile preparare delle schede con le caratteristiche fisiche e psicologiche di ognuno di essi. Si tratta di quello che chiamo la “ragioneria narrativa” – un lavoro noioso e poco creativo alla luce del sacro fuoco letterario – che porta comunque il suo frutto e che ci rassicura.

Soprattutto per gli sventurati scrittori che affrontano i romanzi storici, è indispensabile fare moltissima ricerca, ma, e qui arriva la nota dolente, non tutto quello che leggiamo si può inserire nel contesto narrativo. Se ad esempio leggiamo dei saggi di marineria nel Mediterraneo, nel XIX secolo, che ci descrivono con dovizia di particolari la forma delle vele, il sartiame, i metodi di navigazione, gli strumenti e l'osservazione delle stelle, gli usi e costumi a bordo, l’alimentazione e l’approvvigionamento, le malattie, certe forme di religiosità e superstizione, ecc. e già ci lecchiamo i baffi perché ci sembra di avere scoperto una miniera d’oro… non possiamo inserire tutto. Però dobbiamo averlo letto. Questo perché – ve lo assicuro – trapela dalle righe anche se non lo raccontiamo.

"Il naufragio della Minotaur" di Joseph Mallord Turner (1793), olio su tela
http://www.museu.gulbenkian.pt/museu.asp?lang=en

L’onda si fa turbolenta – A questo punto della trama inizia il conflitto tra i personaggi, cioè sorge il problema, o i problemi. Paura, avidità, violenza, desideri, passioni, ideali e tutte le pulsioni umane, alte o basse che siano, cominciano a emergere alla superficie, e a fare in modo che l’acqua cominci a generare schiuma, a ribollire. I personaggi cominciano a mettersi l’uno contro l’altro, e la trama a complicarsi, a volte al punto tale che il lettore preoccupato si chiede come lo scrittore riuscirà a venirne a capo. E a volte i personaggi prendono talmente la mano allo scrittore che si rischia un vero e proprio ammutinamento, per rimanere nell'ambito della marineria! Ma bisogna tenere i nervi saldi e soprattutto avere le idee chiare.

A questo punto molti scrittori inseriscono delle anticipazioni o prefigurazioni, ma questo argomento merita un post a parte, perché è materia assai delicata da trattare. Qui basti sapere che nell’ambito della scansione temporale, lo scrittore può offrire abilmente qualche piccolo indizio su quello che succederà a posteriori, un po’ come il criminale che lascia dei segni sul luogo del delitto.

Bene, penso di lasciare a metà l’onda e di rimandare il completamento del post a data da destinarsi… no? Va bene, vado avanti e concludo!

L’onda è al suo vertice – Il moto ondoso ha raggiunto il picco massimo, per cui nella storia c’è un vero e proprio caos, ma solo apparente. La crisi ha raggiunto il picco dell’asprezza (climax), la tensione è alle stelle: tutto è come un elastico teso al massimo poco prima di spezzarsi. Non è detto che questo picco, però, sia situato nell’esatta metà del romanzo; potrebbe essere anche a 2/3, dipende da come lo scrittore ha costruito la sua opera. Certamente non può avvenire all’inizio, altrimenti il lettore perde subito d’interesse, né proprio alla fine, altrimenti il lettore ha la sensazione che manchi qualcosa, se non altro qualche ragionamento conclusivo.

"Rissa in Galleria" di Umberto Boccioni (1916)

L’onda decresce – Dopo il climax, ecco che, come per incanto, c’è lo scioglimento, cioè la risoluzione del problema, di solito semplicissima! Per effetto di un colpo di scena, dato dai personaggi ma anche da un evento inaspettato nella storia, i problemi principali sono risolti, ognuno torna al suo posto, e di conseguenza la tensione decresce, di colpo oppure lentamente. L’onda narrativa quindi si placa, scende e si disperde proprio come l’onda marina sulla sabbia. E il finale, naturalmente, deve in qualche modo allacciarsi all’inizio e chiudere bene la storia.

Qui vi rivelerò una cosa straordinaria a conclusione del post, cioè che se siamo stati coerenti con le promesse fatte, ma nello stesso tempo siamo riusciti a portare fuori strada il lettore e a stupirlo... quest'ultimo è anche più contento!
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2 commenti:

  1. Interessantissimo e chiarissimo!! In effetti mi ero interrogata parecchio sulla questione legata al finale, presupponendo che il top della tensione dovesse sciogliersi in quel punto, per soddisfare le aspettative di chi legge. Se il "climax" si trova al mezzo della storia, poi il seguito diventa una lagna, mi ero detta. Ma, in effetti, la risposta è giunta puntuale, quando nel post si dice "... né proprio alla fine, altrimenti il lettore ha la sensazione che manchi qualcosa, se non altro qualche ragionamento conclusivo". Adesso mi è molto più chiaro: nella chiusa si tirano le fila e la tensioine è defluita. Grazie mille!!
    SE...

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    Risposte
    1. Anche perché nella parte conclusiva, personalmente comprendo anche la descrizione della reazione degli altri personaggi. Se climax e scioglimento vengono messi proprio alla fine, lo scrittore priva il lettore di questa parte psicologica importante. Come se, per fare un esempio celebre, ne "I Promessi Sposi" fra' Cristoforo assistesse alla morte di don Rodrigo, ma non lo venissero a sapere proprio Renzo e Lucia, oggetto delle sue vessazioni. Come lettori siamo venuti a conoscenza del fatto, ma ignoriamo come avrebbero reagito i due giovani, e soprattutto verremmo privati della splendida scena al lazzaretto. Naturalmente gli esempi sono innumerevoli!

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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