Blog su Letteratura, Storia e Arte in tutte le sue forme.

"La Storia siamo noi."


IL BASILEUS GIOVANNI II E LA MOGLIE PIROSKA

Mosaico all'interno della basilica di Santa Sofia a Istanbul, 1118 ca.

LA BATTAGLIA DEL GIGLIO del 1241 con Federico II di Svevia

Miniatura dalla Nova Cronica, presso la Biblioteca Apostolica Vaticana.

LA CITTA' CHE SALE di Umberto Boccioni

Bozzetto del 1910 - Museum of Modern Art, New York.

IL QUARTO STATO di Giuseppe Pelizza da Volpedo

Dipinto a olio del 1901 - Museo del Novecento, Milano.

venerdì 11 settembre 2020

Studenti di tutto il mondo, unitevi. Breve storia della scuola


Lunedì 14 settembre sarà un giorno storico per la maggioranza degli studenti italiani, insegnanti e personale di ogni ordine e grado: dopo una lontananza di mesi e pur tra mille difficoltà, timori e incertezze, si torna a scuola! Alcuni bimbi più piccoli della scuola d’infanzia hanno peraltro già ripreso in talune regioni. Per tutti sarà un momento indimenticabile. Penso che sarà commovente vedere le immagini di questi bambini e ragazzi che varcano di nuovo le porte della scuola, bardati con la mascherina e carichi dei loro zaini, seguiti dagli sguardi carichi di amore e ansia degli adulti.

La scuola è molto cambiata da quando la frequentavo, e la didattica si è evoluta in maniera positiva, almeno per quanto riguarda l’insegnamento delle lingue straniere. Finiti sono i tempi delle lezioni del tutto frontali, dell’apprendimento nozionistico, dello scarso coinvolgimento degli alunni, del “The pen is on the table” sui libri di testo e degli sbadigli conseguenti. Come sapete lavoro nel campo editoriale scolastico, e i libri di testo si sono letteralmente trasformati tra le mie mani, arricchendosi di esercizi, iconografia, illustrazioni, percorsi più o meno challenging, supporti per studenti con dislessia e materiali digitali.

A proposito dei supporti digitali, abbiamo sperimentato in varia misura vantaggi e svantaggi della Dad, o Didattica a distanza, che ci ha lanciati in piscina senza saper nuotare e che ha evidenziato in maniera impietosa il divario tecnologico che ci affligge. Il percorso da affrontare per colmarlo è ancora lungo. Già, ma com’era la scuola nelle varie epoche, quando ancora non esistevano le odierne tecnologie e soprattutto la didattica era molto diversa? Che cosa si imparava e come?

Nell’antica Roma

Gli alunni e i loro maestri sono i protagonisti del capitolo relativo all’istruzione in strada, nel piacevole libro di Alberto Angela Una giornata nell’antica Roma, che descrive un itinerario nella Roma dell’imperatore Traiano (98-117 d.C.). I bambini si trovano sotto un portico, seduti su semplici sgabelli e recitano a memoria un testo. Il loro maestro deambula in mezzo a loro, tenendo in mano una canna. Gli alunni stanno leggendo in coro le Leggi delle XII tavole, le prime leggi scritte di Roma. A un certo punto la canna si abbassa e sferza un bambino disattento. Questo non è infrequente, al punto che anche i poeti Giovenale e Orazio ricordano il loro maestro come plagosus, cioè “quello che picchiava”! 
 
Stele funeraria di Orensia Obsequente (sec. I d.C.)
Museo Archeologico di Milano
A riprova della convinzione che battere i ragazzini fosse parte del sistema educativo, esiste una stele funeraria al Museo Archeologico di Milano, definita come Lapide funeraria romana (sec. I d.C.), esposta nel Lapidarium, di una certa Orensia Obsequente, che potete vedere qui. Tale Orensia era liberta di Caio, insegnante di scuola e in basso c'è la scena con la maestra che punisce col frustino un allievo. 

Peraltro le punizioni corporali si sono mantenute fino a non poco tempo fa anche da noi, comunque: se chiedete a mia mamma (88 anni) di nominare la persona più cattiva della sua vita, nominerà la "maestra Letizia" della scuola elementare. Nonostante il suo nome leggiadro, la maestra Letizia infatti era una picchiatrice provetta. Era anche una sfruttatrice del lavoro minorile dato che imponeva trasporti di legna dalla legnaia in cortile alla stufa in pieno inverno, in scene dal sapore dickensiano.

Ritornando ai nostri romani, i metodi per imparare a scrivere e leggere prevedono l’uso della nota tavoletta di cera, che gli scolari incideranno con un pennino riproducendo le lettere dell’alfabeto. Si usa anche una tavola di legno su cui sono già incise le lettere: i bambini le ripercorrono con un pennino, sempre di legno, come metodo per muovere la mano in modo corretto e memorizzare le forme delle lettere. Per imparare a leggere si legge a voce alta anche se si è soli. 

Dunque le scuole elementari a Roma, e in tutto il territorio dell’impero, erano solitamente all’aperto, oppure in locali fatiscenti, ex-tabernae. E la maggior parte dei romani non va oltre i semplici rudimenti come leggere, scrivere e fare di conto, e poi va subito a lavorare: non serve altro. 

La differenza con le famiglie ricche è palpabile, poiché i rampolli dell’aristocrazia continuano il loro percorso scolastico, in quanto una buona istruzione è un elemento fondamentale per la loro carriera. Quindi essi di solito frequentano delle scuole che potremmo definire private per imparare la grammatica e la letteratura latina e greca. I testi su cui studiano sono “classici”, cioè libri della tradizione e dunque ben consolidati, e non esistono nozioni tecniche o scientifiche a questo livello.  Potete vedere una scena un po' più rassicurante qui sotto: un magister romano insegna a tre allievi in un bassorilievo rinvenuto a Neumagen-Dhron, presso Treviri. Per i figli dell’alta società ci sono anche i precettori privati, solitamente liberti o schiavi coltissimi di origine orientale, soprattutto greca.

Come accade anche oggi, la scelta dei libri da studiare ha una ripercussione diretta sul mercato editoriale! Si sfornano appunto i “classici” (opere di Omero ed Ennio e in seguito Virgilio, Cicerone, Orazio) che condizionano il mercato. Molto importante è lo studio, poi, della retorica, per imparare l’eloquenza che sarà un’arte fondamentale nella loro carriera pubblica, e anche se opereranno in ambito giudiziario. Dunque gli studenti si esercitano attraverso i pro e i contra su un determinato argomento. 


Il mondo universitario nel Medioevo

In considerazione del fatto che di recente mi interesso molto all'università e ai suoi sviluppi ;) non può mancarvi un accenno al mondo accademico, con qualche notizia attinta da un mio post precedente alla viglia del mio esame di Storia Medievale (a proposito, mi sembrano passati secoli!). Le università furono infatti una creazione originale del XII secolo. Erano semplici associazioni di studenti e professori, che si configuravano in maniera non molto diversa dalle corporazioni di arti e mestieri. Fin da subito essi cercarono di ottenere il riconoscimento dell'autorità costituita, laica o ecclesiastica che fosse, e particolari esenzioni in modo da ottenere sgravi e aiuti per gli studenti più poveri. Già questo aspetto me le rende oltremodo attraenti.

I corsi comunque si tenevano nelle case dei maestri o in case da loro affittate, mentre le assemblee, gli esami, le dispute solenni si svolgevano nelle chiese e nei conventi. Mi piace immaginare il gruppo degli studenti che si ritrova a casa del professore, come a testimoniare un legame molto stretto e personale, una sorta di complicità nell'organizzare le modalità di insegnamento e apprendimento. Insomma, si organizzavano un po' come oggi organizzeranno gli spazi nelle aule post-Covid, fatte le debite distinzioni.

Peraltro il termine universitas all'epoca indicava soltanto la struttura corporativa che si occupava di far funzionare il complesso dell'organizzazione didattica, indicata con il termine di studium. La prima università dell'Europa medievale è considerata la celeberrima Scuola medica di Salerno, un crocevia di culture. A Bologna l'università nacque nell'ambito delle scuole laiche di diritto. A Parigi invece le origini dell'università sono collegate con la scuola della cattedrale di Notre Dame. Una filiazione di Parigi si può considerare l'università di Oxford. Anche Bologna fu madre di altre università, ad esempio Padova e Napoli. Ecco qua un'immagine con l'ingresso di alcuni studenti nella Natio Germanica Bononiae, il collegio di studenti tedeschi a Bologna, in una miniatura colorata del 1497.

Come potete immaginare, anche in questo caso la nascita dell'università contribuì a modificare radicalmente le condizioni in cui venivano prodotti i libri che erano oggetti di lusso, e molto costosi. Erano prodotti soltanto negli scriptoria dei monasteri e, in misura minore, nelle chiese cattedrali, e richiedevano mesi, a volte anni, di lavoro. All'opera degli amanuensi si affiancava quella dei miniatori che realizzavano non di rado delle vere e proprie opere d'arte. 

Nell'ambito dell'insegnamento universitario, dunque, era necessario disporre di molte copie della stessa opera, di libri maneggevoli e poco costosi, su cui poter fare anche delle annotazioni durante la lettura e il commento che faceva il maestro. Tutto questo in un'epoca in cui l'invenzione della stampa era ben al di là da venire. All'inizio infatti sia gli studenti che i maestri furono costretti a procurarsi da soli e in mezzo a difficoltà di ogni genere i libri di cui avevano bisogno. Come fare? Anche qui la necessità aguzza l'ingegno!

Il problema fu affrontato introducendo il sistema della "pecia", che garantiva la correttezza dei testi e la possibilità di averne a prezzi accessibili. Una commissione di professori approvava i testi ufficiali (exemplaria) per fornirli ai librari-editori (stationarii) riconosciuti dall'università. Questi li utilizzavano per farne copie da destinare alla libera vendita sia per prestarli agli studenti e ai professori, che potevano ricopiarli. Gli exemplaria non erano però prestati nella loro integrità, ma composti di fascicoli sciolti, dette peciae, in modo che potessero lavorarvi più copisti contemporaneamente. 

Un'altra figura tipica dell'università medievale era quella del chierico vagante, cioè dello studente universitario che, soprattutto nel Basso Medioevo, si spostava in tutta Europa per seguire le varie lezioni. I chierici erranti conducevano una vita allegra e non di rado turbolenta, tra donne, gioco, risse e vino, ed erano visti con sospetto dalle autorità e dalle generazioni più anziane perché con il loro comportamento causavano parecchia instabilità sociale. Nulla cambia nel tempo, sembra di assistere agli "scontri generazionali" di oggi!




L’istruzione delle bambine in età moderna

Un libro che consiglio a chi è interessato alla condizione femminile è Le donne nell’Europa moderna (1500-1750) di Merry E. Wiesner. Oltre a studiarlo a fondo per il mio esame di Storia delle Donne e delle Identità di Genere, mi è servito molto per il mio romanzo I Serpenti e la Fenice (perdonatemi l’autocitazione). Per le bambine che andavano a scuola dalle monache, come accade alle sorelle Robespierre, si insegnavano le "materie di completamento": non soltanto a leggere e a scrivere, ma disegno, ricamo, economia domestica, sempre nell'ottica di formare una buona moglie e una brava massaia.

Nel capitolo dedicato all’alfabetizzazione, viene sottolineato come la stragrande maggioranza delle donne non aveva l’opportunità di imparare a leggere e a scrivere. Questo non vuol dire che fossero ignoranti, ma erano soprattutto abili nel mestiere, che spesso apprendevano in bottega sotto la guida del padre e della madre. Insomma, imparavano sul campo quel che serviva. 

Donne che lavorano di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto (1725-35).
Museo di Santa Giulia, Brescia

Le donne non andavano certo a scuola, e di solito erano i genitori a impartire loro alcune nozioni. I Protestanti raccomandavano di insegnare alle bambine a leggere e scrivere, e nelle città c’erano delle insegnanti che aprivano delle scuolette. Il tutto era molto improvvisato, discontinuo e del tutto privo di qualsiasi progetto educativo, e spesso queste insegnanti non erano molto più avanti dei loro allievi. E queste maestre, se erano brave, si trovavano a fronteggiare le lamentele e l’ostilità dei maestri “ufficiali” che cercavano di limitare il loro raggio di azione, ovvero di insegnamento. 

Indovinate quali erano i libri di testo? Naturalmente il catechismo, i salmi, i versetti, il tutto indirizzato a comportarsi come una buona cristiana in modo da diventare, un giorno, una moglie e una madre eccellente ed espletare bene il proprio ruolo senza creare troppi fastidi. E, a ogni modo, si insisteva molto di più sulla lettura che non sulla scrittura, in quanto i modelli proposti erano le vite delle sante o storie edificanti, mentre con la scrittura avrebbero potuto esprimere la propria opinione.  Inoltre, se andavano a scuola, le ragazze lo facevano per un periodo molto più breve dei loro coetanei maschi. Tutto questo creava un “loop” poiché ricevevano un’istruzione talmente scarsa che non potevano aspirare a migliorare la loro condizione economica e sociale. Niente di nuovo sul fronte occidentale.


Il mio primo giorno di scuola

Bene, abbiamo quasi concluso la nostra rapida carrellata e siamo arrivati all'età contemporanea e a un ricordo personale: il mio primo giorno di scuola, che rammento con un senso di timore misto a curiosità. Nonostante avessi frequentato la scuola materna, a differenza di alcuni miei coetanei che erano stati tenuti a casa (all’epoca non era così infrequente), continuavo a essere una bimba timida dai grandi denti sporgenti. 

Ho un ricordo piuttosto preciso della mia compagna di banco, una biondina dai lunghi capelli lisci. Non rammento particolari traumi nel primo giorno, anche se si sommano nel tempo alcuni incidenti di percorso (un pugno che mi presi da un compagno manesco che mi mandò in infermeria – della serie “i bulli sono sempre esistiti”) e il mio amore per il libro di lettura e il sussidiario. 

Il grembiule regolamentare negli anni ’60 era comunque bianco con il fiocco rosa per le femmine, e nero con il fiocco azzurro per i maschi; ogni grembiule aveva un colletto bianco. Ciascuno di noi aveva una cartella agganciata alle spalle dalle cinghie. Nell'enorme scuola elementare Cappellini di via De Rossi a Milano, i corridoi erano affollati da frotte di bambini frutto del baby boom, di cui io facevo parte.  


*** 

Che cosa ne pensate dell'evoluzione nella scuola nel tempo? E voi quali ricordi avete conservato del vostro primo giorno di scuola? 

***

Fonti testo:

Una giornata nell’antica Roma – Vita quotidiana, segreti e curiosità di Alberto Angela
Medioevo - I caratteri originali di un'età di transizione di Giovanni Vitolo
Le donne nell’Europa moderna (1500-1750) di Merry E. Wiesner

Fonti immagini:
Apertura: ansa.it, le altre foto storiche sono tratte da Wikipedia

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sabato 5 settembre 2020

ll Caffè della Rivoluzione: Robespierre, ritratto di un enigma / 44

 



Maximilien s’infilò il panciotto e si riabbottonò i polsini della camicia. Mentre armeggiava con i
bottoni, osservava la sua immagine allo specchio. Alla fine del suo esame, parve soddisfatto: era perfettamente sbarbato e i capelli tendenti al biondo erano ben pettinati e chiusi da un nastro di velluto nero. Certo, il parrucchiere non avrebbe potuto cancellare in alcun modo i segni del vaiolo sul viso, ma per il resto non poteva lamentarsi.
 

(dal romanzo storico "I Serpenti e la Fenice" di Cristina M. Cavaliere)


Ritratto a matita di Maximilien Robespierre
(1758-1794)

Un'icona della rivoluzione

Nunc est bibendum! Dopo l'entusiasmo per la pubblicazione del mio romanzo storico I Serpenti e la Fenice, e la sua iscrizione al concorso amazonstoryteller2020, che vi ho raccontato qui, non poteva mancare un post dedicato alla rubrica Il Caffè della Rivoluzione dato che i miei rivoluzionari stanno ancora festeggiando e banchettando a colpi di bottiglie di champagne. Tra di loro naturalmente c'è una delle figure iconiche della rivoluzione: Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre, detto l'Incorruttibile.

Robespierre è uno dei nomi più rappresentativi della rivoluzione francese, anche se non l'unico, e spicca in special modo nella convulsa fase finale del Terrore. Si tratta di una figura storica controversa, e la Francia stessa non è venuta a patti con la sua memoria: dire 'Robespierre' significa buttare sale su una ferita aperta, toccare un nervo scoperto. 

Gli storici di qualsiasi ordine e grado si accapigliano furiosamente, a partire dalla loro militanza politica, nel tentativo di gettare nuovo fango su una figura già abbondantemente afflitta da una pesante damnatio memoriae e, al contrario, di togliergli alcuni dei pesanti veli neri che lo illividiscono. Dopo il colpo di stato di Termidoro, che lo condusse alla ghigliottina, i suoi detrattori ebbero facile gioco nell'attribuire a Robespierre molte più colpe di quante non ne ebbe. Sorgono associazioni per la difesa della sua memoria, che lo venerano come una sorta di "santino" politico o di martire. E tuttavia nella Storia passare da un estremo all'altro non è mai cosa saggia

Molte spiegazioni sono state avanzate a proposito della trasformazione di Robespierre da tranquillo e oscuro avvocato di provincia a deputato di spicco della Convenzione e guida del Comitato di Salute Pubblica, animato da una crescente e indiscussa paranoia. Alcuni studi insistono sul suo stato di salute descritto dai contemporanei e dal medico di fiducia (insorgenza di febbri, malattie frequenti, epistassi...) e sullo studio della fisionomia sulla base di una maschera mortuaria (operazione quantomeno discutibile, dato che al momento della morte aveva la mascella fracassata da un colpo di pistola). Di certo, ebbe una personalità complessa, e le testimonianze coeve sembrano proporci il ritratto di una persona sfaccettata: 

L'Incorruttibile, "dopo essersi buttato con aria altezzosa su una sedia isolata, vicino alla porta, è rimasto immobile, le gambe incrociate, rovesciando indietro la testa bene arricciata" (Il prussiano Reichardt descrive l'attitudine di Robespierre a una seduta del club dei Giacobini nel marzo 1792).

"Lo vide, un 27 aprile, passeggiare da solo con il suo cane mastino in un campo fiorito fuori Clichy. Era vestito di azzurro, incipriato e 'con un po' di civetteria'; la testa leggermente inclinata all'indietro, avanzava nel suo modo rigido, con il cappello in cima a una piccola canna, che teneva poggiata sulla spalla. Aiutò tre bambine a raccogliere delle roselline selvatiche; una volle dargli in cambio un po' dei suoi fiori. Lui li mise all'occhiello, e le chiese il nome per ricordarsi di lei, disse, quando i fiori fossero appassiti." (Testimonianza del boia Sanson)

"Era come poi sarebbe stato noto in seguito: triste, bilioso, scontroso, geloso del successo dei suoi compagni... La faccia già manifestava quelle smorfie convulsive che sappiamo... Non risulta che abbia mai riso. Non dimenticava mai un'offesa; era vendicativo e sleale... Dal punto di vista accademico andava bene in tutto... Robespierre affogava nella bile. E il suo incarnato si lasciava vedere, e a Duplay si faceva sempre servire arance che divorava avidamente. Si poteva sempre indovinare dove si era seduto a tavola dalle bucce d'arancia." (Testimonianza di Stanislas Fréron, suo compagno al collegio e uno dei capi della congiura di Termidoro)

Un aspetto fisico controverso




Il mistero non riguarda soltanto il suo carattere, le azioni, le responsabilità, ma anche l'apparenza fisica. Del resto, come ho avuto modo di constatare io stessa, i ritratti di quell'epoca variano molto per lo stesso soggetto.  A questo argomento ho dedicato una sezione del mio articolo accademico nell'ambito dell'esame di Storia e Web. Questa sezione è stata apprezzata al punto che i docenti hanno pensato di proporre in futuro agli studenti la scelta tra una tesina sull'argomento oppure una soltanto focalizzata sull'iconografia: una bella soddisfazione al pensiero di essere stata un'influencer per la prima e probabilmente unica volta nella mia vita!

Uno dei più bei ritratti di Robespierre, a mio avviso, è quello che potete vedere nell'apertura dell'articolo. La somiglianza con gli altri ritratti c'è, eppure ha un'aria molto più decisa e virile a partire dalle labbra serrate, che pure si inarcano in un accenno di sorriso, forse ironico. Ha il volto segnato nella parte inferiore dal vaiolo, malattia che lo colpì dal bambino, come accadeva a molti all'epoca: il vaiolo era un vero flagello, e molti morivano o ne uscivano sfigurati. 

Il personaggio perfetto

Il mistero che si addensa sulla sua figura, e la notorietà che lo contraddistingue, lo rendono un vero asso nella manica per un autore di romanzi storici. Pur rispettando l'aderenza alle fonti emerse, proprio le zone d'ombra di cui è gravato, i periodi di vuoto nella sua esistenza, o di cui si sa poco, lo rendono un personaggio "lavorabile" dal punto di vista di uno scrittore. Del resto, ci sono state penne più illustri della mia che hanno preso a prestito uomini e donne realmente esistiti e piuttosto documentati per trasformarli in investigatori che si muovono addirittura nel tempo e nello spazio, come l'inquisitore Nicholas Eymerich della serie fantascientifica di Valerio Evangelisti, o come il sommo poeta Dante Alighieri nel ciclo di Giulio Leoni.

Nel mio romanzo I Serpenti e la Fenice offro anch'io la mia interpretazione su Maximilien Robespierre, e non me ne vogliano i detrattori o i santificatori. Appartiene alla covata dei miei "serpenti" e questo la dice lunga sulla sua natura. Insomma, è una persona speciale da molti punti di vista, e riserva parecchie sorprese rispetto alla versione ufficiale e che un romanzo storico può e deve offrire.


***

Vi siete mai cimentati con la narrativa storica? E quale personaggio diventerebbe protagonista, tra i molti che conoscete?

***

Fonte testo:
Memorie sui miei fratelli di Charlotte Robespierre - Sellerio editore
Robespierre, una vita rivoluzionaria di Peter McPhee - Il Saggiatore

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sabato 29 agosto 2020

"I Serpenti e la Fenice": il mio romanzo sulla rivoluzione!


Con immensa gioia posso finalmente annunciare la nascita del mio romanzo storico ambientato nel periodo della rivoluzione francese:

I Serpenti e la Fenice 

Questa storia rappresenta il coronamento di un lungo e specialissimo percorso, contrassegnato da varie tappe, che è iniziato sin da quando ho avuto coscienza di me. Insieme con la passione per la scrittura e gli studi storici, il periodo della rivoluzione in particolare mi è entrato nel sangue fin da bambina. 

La rivoluzione ha condotto fino a me le esistenze di alcuni dei personaggi, che sono arrivata a conoscere in maniera così intima da definirli "persone di famiglia". Uno dei più famosi è l'iconico Maximilien Robespierre. Non è l’unico, tuttavia. Si tratta di una sorta di coro: sono i miei “serpenti”, il cui significato non è sempre negativo, e con loro la bellissima Lucile Duplessis, la "fenice". 

Ma andiamo con ordine, perché a stento riesco a contenere il mio entusiasmo! e cominciamo da ciò che si vede come primissima cosa.


La copertina



Questa splendida copertina è stata curata ancora una volta da Fabio Gialain, che ringrazio di vero cuore. Se la copertina rappresenta il primo biglietto da visita di un romanzo, posso dire che Fabio è andato oltre le mie aspettative, facendo emergere la mia “fenice” Lucile in modo da esaltarne l’importanza e la bellezza, e impreziosendo il tutto con idee che soltanto un grafico professionista può avere. 

Una per tutte, la spilla con il motivo del serpente che va a comporre la nel titolo, o la cornice che chiude il titolo, o il font scelto. Il magnifico sfondo con la cruenta presa della Bastiglia, un’immagine che ho voluto fortemente e che contrasta con la serenità del ritratto, prosegue sul dorso in un ideale continuum


La quarta di copertina

Il testo è il laborioso risultato di un distillato alchemico e della collaborazione di molti di voi che si sono prestati alla lettura delle due versioni finali in forma anonima e a rispondere a un questionario: un esperimento, per quanto mi riguarda, unico nel suo genere e che mi ha dischiuso un mondo.



Romanzo storico e mystery

Come avrete capito, il taglio narrativo che ho voluto dare è molto particolare, poiché il mio scopo è stato quello di rendere a questi personaggi, uomini e donne, la loro carne e il loro sangue, e non di farne di “santini” da libro di scuola, cosa che trovo raccapricciante in un’opera dove larga parte ha l’immaginazione e che metterebbe in fuga chiunque. 

Del resto, l’obiettivo di un autore di romanzi storici, che è una sorta di eretico, è quello di lavorare sui coni d’ombra del palcoscenico ufficiale e far uscire con prepotenza persone ed eventi, interpretandoli in modo credibile. In questo romanzo, ci saranno delle autentiche sorprese che vi faranno rimanere a bocca aperta, pur mantenendo l'aderenza alle fonti. Anche voi siete stati messi a conoscenza, del resto, della mia passione, seguendomi sul blog e sui canali social. Penso che vi abbia fatto venire la nausea a sufficienza con la mia rubrica Il Caffè della Rivoluzione!

Il romanzo è stato passato al setaccio da una serie di persone che hanno contribuito a correggerlo, precisarlo e abbellirlo, anche se qualsiasi svista o errore è imputabile unicamente a me. Ringrazio innanzitutto Ruggero Mozzana, Antonella Scorta, Clementina Daniela Sanguanini, i miei beta-reader di fiducia, e Stefania Crepaldi per i consigli e l'incoraggiamento in questi mesi difficili. 

Ringrazio inoltre moltissimo: Antonella Scorta, Ariano Geta, Alessandra Chiarlo, Anna Rossetto, Clementina Daniela Sanguanini, Daniela Carcano, Davide Carbone, Elisabetta Santangelo, Elodia Saetti, Fernanda Antonia Langianese, Giancarlo Picello, Giulia Galparoli, Grazia Gironella, Juliet Bates, Luana Petrucci, Maria Paola Zanoboni, Maria Teresa Steri, Nadia Bertolani, Paola Inzaghi, Paola Vischer, Simone Bellato, Stella Stollo.

Il concorso amazonstoryteller2020
 
Last but not least, il romanzo partecipa al concorso amazonstoryteller2020 in quanto ho voluto dargli un’occasione di visibilità. Si è trattato di una scelta preceduta da lunghe riflessioni, anche in considerazione della situazione contingente: poi mi sono detta, perché no? Stefania Crepaldi è stata una delle persone che più ha contribuito a farmi rompere gli indugi. 

Una volta deciso, ho avviato con Fabio la lavorazione della copertina, sulla base dell'immagine portante e di altre che avevo già trovato (ma di questo vi parlerò in un altro ambito), e il passaggio del manoscritto, pronto da tempo, ai beta-reader. 

La data per la chiusura della copertina e consegna della rilettura dei beta-reader era stata fissata per la fine di luglio, massimo inizio agosto, in modo che io potessi valutare e inserire le correzioni di tutti e chiudere il file cartaceo, con ordine della copia di prova, e lavorare alla versione ebook. La data ultima di caricamento per partecipare al concorso è il 31 agosto, ed è stato un vero tour de force - anche perché si ha sempre l'impressione di avere tanto tempo - ma ce l'abbiamo fatta. E giovedì ho avuto la conferma che il romanzo compare nell'elenco dei partecipanti: in zona Cesarini come si dice dalle mie parti.

Al di là di quelli che saranno i risultati del concorso, il romanzo continuerà la sua strada e sto progettando alcune iniziative che spero possano interessarvi e appassionarvi... ma nel frattempo mi piacerebbe avere i vostri commenti e le vostre impressioni! 


***


CARATTERISTICHE DEL ROMANZO



Copertina: Brossura
Pagine: 436 
Cartaceo: euro 14,56
Ebook per kindle: euro 9,90 (il romanzo è inserito nel Kindle Unlimited per lettura gratuita)

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sabato 22 agosto 2020

Video 5 - Un combattimento all'ultimo sangue, la battaglia di Ascalona del 1099

Buongiorno a tutti, rieccomi con questo video dedicato a voi e a questa estate strana… un’estate italiana! Spero che stiate bene e che stiate trascorrendo in serenità le vostre vacanze, sia che siate rimasti a casa come me sia che vi troviate nei luoghi di villeggiatura.




Per farvi compagnia vi propongo una sorta di seguito della battaglia di Ascalona, sempre tratto dal mio romanzo La terra del tramonto, e di nuovo letto e interpretato da Davide Carbone, che ringrazio molto. Come forse ricorderete, la battaglia di Ascalona del 1099 appartiene alla Prima Crociata e si svolge nella pianura tra Gerusalemme, appena conquistata dai crociati, e la costa mediterranea.

Questa volta però non si tratta di una scena collettiva di battaglia tra musulmani e crociati, pur violenta, ma dell’incontro-scontro tra due nemici: il conte fiammingo Geoffroy de Saint-Omer e il giovane Ghassan ibn Rashid. Naturalmente i due protagonisti della scena non si conoscono, e non sanno di essere legati a filo doppio da un destino che porta il nome di François, figlio di Saint-Omer e che ora vive presso i musulmani.

La scena di un incontro tra due personaggi importanti, specialmente se militano su fronti opposti, è sempre un momento cruciale in un romanzo – un punto culminante nella tensione narrativa – e devo dire che questi due personaggi sono stati capace di sorprendermi perché è come se avessero suggerito loro questa specie di resa dei conti.

Le scene che illustrano la lettura del brano sono puramente esornative e non hanno alcun collegamento filologico, se non con il medioevo, ma nell’ambito del filmato c’è una sorpresa, cioè due fotografie tratte da film su come immagino i miei due protagonisti. A voi scovarli e dirmi che cosa ne pensate!

Potete rintracciare la biografia di Davide nel post precedente, di cui trovate qui il link per comodità.  Aggiungo il mio augurio a tutti coloro che lavorano in ambito teatrale di poter riprendere presto le loro attività in sicurezza e macinare nuovi successi!


Nel frattempo 
buon ascolto e buona visione 
del video!



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mercoledì 29 luglio 2020

Che cosa bolle in pentola per settembre?


Anche luglio se ne sta andando col suo turbine, e per fortuna perché tra una cosa e l'altra non riuscivo neanche a respirare. Nel frattempo

il mio progetto editoriale Top Secret 

è andato avanti, e ho anche coinvolto alcuni di voi che mi hanno fornito consigli, amicizia e professionalità!

Il tutto mi sta davvero entusiasmando, al di là di quelli che saranno i risultati finali. Se c'è una cosa che ho imparato da questa esperienza covid è non tentennare troppo, perché la vita è un soffio, e non è una frase fatta.

Non sono immortale e non so quanto tempo mi resta, anche ammesso che arrivi alla rispettabile età di cento come Enrico Tedeschi che ci ha appena lasciato, o come Olivia de Havilland che aveva superato la soglia dei centotrè. E, attualmente, ho molta energia e passione che vorrei impiegare al meglio.

Nel frattempo come ogni strega che si rispetti continuo a rimestare nel mio pentolone e aggiungere nuovi ingredienti... Ne approfitto dunque per augurarvi un ottimo mese di agosto, ovunque siate. Io mi affaccerò come di consueto ai vostri blog per commentare e può darvi che ci scappi anche qualche mio post estivo.

Un abbraccio a tutti!

***

Immagine: Il Cerchio Magico di John William Waterhouse (1886), Tate Britain, Londra

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martedì 21 luglio 2020

Grazie di cuore a tutti voi!


Questo è un post speciale, che da tempo volevo preparare. Ho accennato che sto vivendo un periodo complesso, dove tutto si sta addensando come in una specie di "blob". Niente di grave, per fortuna! ma sto correndo da una parte all'altra per far fronte a tutti gli impegni, al punto che sto redigendo degli elenchi per essere sicura di non perdermi qualche pezzo per la strada.

Il tempo vola in maniera velocissima, e scadenze che mi sembravano lontane sono già alle porte. Sbrigo un'incombenza e se ne para davanti un'altra. Sembra di essere in un videogioco come "The Prince of Persia", a proposito, ve lo ricordate? Era molto di moda negli anni Ottanta.

Ho ricevuto di recente delle bellissime recensioni sul mio ultimo romanzo Le regine di Gerusalemme, e la cosa straordinaria è che si sono susseguite a poca distanza. Non è facile scrivere commenti di questa levatura, ci vuole impegno e una lettura molto attenta. E tendo a non chiedere recensioni, sia perché mi vergogno sia perché, una volta pubblicato un romanzo, trascuro il lato promozionale per tanti motivi, soprattutto per mancanza di tempo e di astuzie. Che cosa ci volete fare, sono la peggior artefice delle proprie fortune...

Perciò vorrei ringraziare in questa sede coloro che hanno caricato su Amazon il loro articolo. Molte di loro sono autrici di romanzi, e quindi colgo l'occasione per menzionare anche i loro lavori. Potete trovarle in fondo al post, se volete approfondire, e sovente sono presenti anche sui social nonché su questo mio blog "Il Manoscritto del Cavaliere". Per me è anche un modo per conservare questi preziosi contributi finché avrà vita questo blog e la sua autrice.

Ma non voglio dimenticare nessuno.

Vorrei ringraziare coloro che hanno letto i miei romanzi, non solo Le regine di Gerusalemme, e i miei racconti, e mi hanno fatto avere le loro osservazioni a voce, sempre molto gradite e costruttive, e mi hanno chiesto quando avrei pubblicato un altro lavoro... È un momento emozionante quando ci si confronta a quattr'occhi e si coglie una luce genuina nello sguardo del tuo interlocutore. Non posso fare nomi, perché siete veramente tanti e rischierei di far torto a qualcuno. Spesso questi lettori sono stati anche dei preziosi beta-reader, e sono stati di grande incoraggiamento nel perseguire la mia grande passione: la scrittura in generale e il genere storico in particolare.

Alcune attrici di TeatrOK, interpreti del mio Il Diavolo nella Torre, hanno letto Il Pittore degli Angeli, e mi hanno chiesto la dedica. Molte blogger straordinarie mi hanno ospitato sui loro blog, mi hanno fatto delle interviste e recensito i miei lavori, o li hanno segnalati. A loro va la mia gratitudine profonda.

Vorrei anche ringraziare coloro che hanno criticato i miei scritti, evidenziandone soprattutto gli aspetti negativi, e coloro che da anni dicono: "Voglio comprare i tuoi romanzi" e non lo hanno mai fatto. Non importa, perché spesso non si ha il coraggio di dire che non si ha tempo oppure interesse, e non c'è niente di male.  

Al prossimo post!

***

Recensioni su Amazon:

Nadia Bertolani
Di pietra e di luna, Brumby, L'uccellino di Maeterlinck, Mariotta, la quarta bambina

5,0 su 5 stelle Una storia miniata

Basti l'incipit, “Il raggio scoccò dalle nubi e si posò sull’ametista”, per dare l’idea del carattere di questo romanzo storico, il terzo della saga, che si riferisce all’anno 1109. E basta una delle tante frasi conclusive di ogni paragrafo, “… finché il calore ondeggiante non inghiottì ogni cosa” per illustrare uno dei due aspetti della lingua letteraria di Cristina Cavaliere: incisiva, breve, secca, densa e rapida come una staffilata quando si conclude un’azione e se ne prepara un’altra e, al contrario, e questo è il secondo aspetto, ricca di echi e di ritmi e di suggestioni che si svolgono in un periodare ampio e complesso.
Capace sia di respiri ampi sia di brevità, l’Autrice non si risparmia: persino le raffigurazioni del cielo, un vero almanacco, sono numerose e diverse, ognuna per ogni stato d’animo dei personaggi, per ogni situazione. Tutti hanno il “loro” cielo.
La mole incredibile di rimandi a una documentazione precisa, ricca e a un numero di letture che farebbe tremare le vene e i polsi a chiunque, si coniuga a uno studio accurato che, lungi dall’esser polveroso, viene tradotto in una semplicità elegante ma sorretta da una vasta scelta lessicale (parole arabe, latine, francesi, persino il dialetto siculo) e da una ricca nomenclatura (armi, cibo, vesti, navigazione, caccia, vegetazione).
In questo mondo così ben descritto da potersi tradurre facilmente in immagini filmiche, la dimensione del fantastico medievale è tanto connessa alla religiosità da apparire tutt’uno con essa.
Nella realtà vera o sognata, i personaggi non sono mai soli perché c’è sempre una presenza immateriale che aleggia su di loro. Amanti stretti in un duplice rapporto d’amore e di sensualità, quasi mai equilibrato, o cavalieri in gruppo in lunghe cavalcate o monaci in preghiera nei conventi o semplici servi uniti dal terrore, tutti e sempre, affacciati alla finestra di un castello o sperduti in una foresta, “vedono”, “parlano”, “subiscono” il mistero. La bellezza dei romanzi di Cristina Cavaliere è che al rigore filologico e al rispetto assoluto delle fonti si unisce una fantasia potentissima e la cosa non deve apparire strana se si pensa al Medioevo come a un’età di prodigi, di arcani, di paradisi e di inferni. E questo aspetto trova la sua traduzione mirabile nella strega Clotilde che, devo dire, mi ha affascinato più delle altre figure femminili. Mentre Arda, la regina armena di Gerusalemme, e Eleonora, la moglie bambina di Francesco, sono un misto di fragilità e di forza, di capriccio e di saggezza, di ingenuità e di sensualità, la malvagia Clotilde, con quei fili d’argento a illuminare la massa corvina dei capelli, è meno sfaccettata ma di grande pregnanza.
E poi i luoghi: Messina, Licata, Gerusalemme, Bruges e i deserti e il mare aperto e questa strabiliante topografia colorata di verità e intrecciata con i fili della leggenda.
E infine l’intreccio: condotto con perizia su assi temporali diverse, la storia di Francesco, adolescente illuminato da un destino straordinario e di suo padre Geoffroy de Saint-Omer, è una vicenda complessa che ben si inserisce nella trama di uno splendido arazzo intessuto dei colori di un Oriente islamico e di un Occidente cristiano in lotta tra loro.

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Grazia Gironella
Cercando Goran, Veronica c'è, La pace di Jacum, Tarja dei lupi, Nel cuore della storia
Blogger di Scrivere Vivere

5,0 su 5 stelle Una storia che cattura

Dopo avere letto i primi due libri della saga, non volevo certo perdermi questo romanzo. L'autrice riesce sempre a scrivere qualcosa di dettagliato, storicamente preciso e ricco di fascino, unendo la dimensione materiale delle vicende narrate a quella superiore, spirituale o soprannaturale, a seconda di come la si vuole definire. Il linguaggio è antico ed evocativo, mai pesante o fuori posto; i personaggi vibrano di vita. Certo chi li conosce vuole incontrarli di nuovo. A chi non li conosce ancora, consiglio di partire dal primo libro, ma questo romanzo è godibile anche da solo.

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Luz
Blogger di Io, la letteratura e Chaplin

5,0 su 5 stelle Irrinunciabile.

Raramente si esce da una lettura corposa e densa con la sensazione che provo adesso, dopo l'ultima pagina di questo capitolo della saga di Cristina Cavaliere. Romanzo pregiato, ricco, appassionante, costruito mirabilmente.
Per tutte queste caratteristiche, irrinunciabile.
Mi sono innamorata dei suoi protagonisti, desidero recuperare le loro storie pregresse.
Plaudo al talento di questa scrittrice, al suo rispetto per la Storia, al suo impegno.

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Stella Stollo
Io e i miei piedi, Algoritmi di capodanno, I delitti della primavera, Le impressioni di Berthe 

5,0 su 5 stelle Il potere invisibile delle donne

Emozionante ritrovare certi personaggi maschili che tanto mi hanno affascinata nei due precedenti libri di questa saga, ambientata ai tempi della prima crociata. Ancor più emozionante tornare a perdermi nella mirabile scrittura dell’autrice, capace di muoversi con grazia tanto nelle pieghe del tempo quanto tra i paesaggi più lontani e diversi tra loro e di regalarci un eccitante andare e venire tra castelli avvolti dalla nebbia delle Fiandre e castelli abbacinati dal sole delle terre di Sicilia, tra lande deserte, ori e mosaici del Marocco e il seducente splendore della reggia di Gerusalemme. Una scrittura frutto di una perfetta fusione tra talento linguistico, rigore nello studio e nelle ricerche, potere immaginifico e spessore spirituale, e che sa rendere ambienti e stati d’animo in tutta la loro complessità e reciproca compenetrazione.
Ma ancora, l’intreccio narrativo di questo terzo romanzo ha un valore aggiunto: l’apporto geniale e operante delle donne. Non che nei volumi precedenti le figure femminili non fossero ben delineate, ma qui esse arrivano a sbocciare in tutto il loro fulgore di acume e intraprendenza e a diventare le vere protagoniste che, restando nell’ombra, guidano le azioni degli uomini. Che siano empatiche e sensibili come Berthe, malefiche e ambiziose come Clotilde, gentili e concrete come Eleonora o maliarde e appassionate come Arda, agiscono sempre e solo per amore. L’Amore le muove e le rende agguerrite, determinate a non lasciarsi schiacciare dal destino avverso o dalla mancanza di libertà; combattono affilando le armi dell’intuito e dell’intelligenza e coltivando una misteriosa confidenza con la natura e/o col mondo occulto. Ognuna di queste donne risplende di una luce propria e particolare, e tutte le loro storie s’ intrecciano alle storie d’armi degli uomini in un vortice di Eros, azione e soprannaturale che ci cattura irrimediabilmente.

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Elodia Saetti

5,0 su 5 stelle Appassionante!!
Lo sguardo di Daithe, Il forgiatore di spade

Continua la storia dello schiavo Jamil/Francesco, con la sua avventura in terra di Sicilia, e di suo padre, Geoffroy de Saint-Omer, fondatore dell’Ordine Templare, che ritroviamo a Gerusalemme, alle prese con la Regina Arda e il primo accesso al Tempio di Salomone. E, come i precedenti romanzi, anche questo si rivela coinvolgente e appassionante, prezioso nel linguaggio e nelle descrizioni. Una storia che, pagina dopo pagina, sa portare il lettore in due mondi paralleli, fra loro differenti, eppure uguali, che si sovrappongono e convivono allo stesso tempo: quello concreto del Medioevo delle crociate, fatto di terra e sangue, e quello esoterico, fatto di scoperte e magia. Un bellissimo romanzo, nel quale l’amore, nelle sue molteplici sfaccettature (sacre e profane), fa da filo conduttore. Da non perdere.


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lunedì 13 luglio 2020

Video 4 - Furia, polvere e sangue: la battaglia di Ascalona, 1099


Buongiorno a tutti! Sono molto contenta di potervi presentare questo nuovo video con un passaggio tratto dal mio romanzo La Terra del Tramonto, il primo della mia epopea crociata: si tratta di una scena di battaglia tra guerrieri cristiani e musulmani nel 1099 e in occasione della Prima Crociata.


La mia voce narrante stavolta appartiene a:

Davide Carbone

che molti di voi ricorderanno essere il fantastico interprete del mio Bernabò Visconti nello spettacolo Il Diavolo nella Torre. Davide ha un curriculum di tutto rispetto, avendo partecipato come attore in numerosi drammi e commedie, ed è stato anche in televisione.

Sono costretta a citare soltanto alcuni dei più recenti lavori e a partire dal 2016 per ovvi problemi di spazio: Il caffè delle vedove, Selfie con il Morto, Il Giardino dei Ciliegi di A. Cechov, TeatrOk Circus, Party Time di H. Pinter. Davide è stato una comparsa nel film Lo Spietato. Ha inoltre partecipato ad alcuni reading, uno dei quali su Leonardo Da Vinci.

Potete vederlo in azione nelle seguenti immagini, in una breve galleria di tutte le cose che ha fatto e sta ancora facendo:


Ma ecco che cosa ci racconta lo stesso Davide sul suo rapporto con il teatro:
La mia passione per il teatro e le arti performative nasce quasi per caso e molto tardi. Infatti sono passati quasi dieci anni da quando andai a vedere uno spettacolo di una compagnia in cui recitava un mio amico e fu subito una sorta di rivelazione. Nonostante l’età ciò non mi ha scoraggiato a cimentarmi in questa disciplina e mi sono impegnato a seguire corsi, seminari, a leggere e documentari, attività che ovviamente continuo a fare.

E devo dire che qualche soddisfazione me la sono tolta. Nel mio piccolo direi che tutte le collaborazioni, spettacoli, saggi in cui ho potuto “esprimermi” mi hanno restituito qualcosa e dato grande soddisfazione.

Ciò che mi spinge nel teatro è la possibilità e il fascino di essere “veri” nella finzione, un po’ in opposizione alla vita quotidiana ove troppo spesso siamo “finti” nella realtà che ci circonda, bloccati da imposizioni, regole, pregiudizi e giudizi. Con il teatro mi si è aperto un mondo e il teatro mi ha arricchito sotto tanti punti di vista. Mi auguro di continuare in questa direzione anche se non più così giovincello.

Per osservare il video e soprattutto ascoltare la sua voce, 
e immergervi nella furia della battaglia, 
cliccate dunque al seguente link del mio canale Youtube.

Buon ascolto a tutti!


****

Ecco i link per l'acquisto dei tre romanzi della serie:

La Terra del Tramonto 
Su Amazon in cartaceo
Su Amazon.in ebook


Le Strade dei Pellegrini
Su Amazon in cartaceo
Su Amazon in ebook

Le Regine di Gerusalemme
Su Amazon in cartaceo
Su Amazon in ebook


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lunedì 6 luglio 2020

Storia della Chiesa: un esame al cardiopalma tra panico e disconnessioni


Sto trascorrendo un periodo denso e turbolento, nel senso che di recente sono stata afferrata in una sorta di grande gorgo fatto da:

- lavoro frenetico con scadenze
- appuntamenti medici sospesi durante l'epidemia che si sono accavallati
- ripasso in vista dell’ultimo esame universitario, ora concluso
- un progetto editoriale che mi terrà impegnata per i prossimi due mesi.

Di conseguenza ho avuto poca attenzione al mio blog (anche se sto preparando una sorpresa…), alla blogosfera in generale e ai social in particolare. Quindi mi sarò persa senz’altro novità importanti, che spero di recuperare prossimamente. Del resto blog e social non devono trasformarsi nell’ennesimo impegno, e si scrive quando si ha qualcosa da dire, e soprattutto quando se ne ha il tempo.

Qui vorrei raccontarvi qualcosa del mio esame di Storia della Chiesa cui mi ero iscritta il 29 giugno, anche per tenerlo a futura memoria. Ero abbastanza tranquilla, avendo frequentato il corso in autunno e sapendo che il docente è molto affabile e comprensivo.

I libri e le lezioni non erano molto corposi, anche se nella Storia della Chiesa ci sono degli snodi piuttosto complicati per via delle riforme, dei tentativi di riforma, degli ordini religioni di nuova concezione o meno, dei dogmi, delle encicliche, delle bolle papali, delle chiese protestanti e calviniste, delle eresie, del diritto canonico, del giansenismo, del gallicanesimo, degli studiosi di questa disciplina storica… e chi più ne ha più ne metta. E poi con la successione di tutti i papi, che hanno nomi ricorrenti (Gregorio, Benedetto, Pio…), basta sbagliare un numero romano e oplà, slitti all’indietro o in avanti di secoli.

Come frequentante, avrei portato i tre testi del corso e gli argomenti spiegati e dibattuti a lezione. Inoltre, avendo già affrontato un orale online, sapevo grossomodo come funzionavano le cose.

Mai auspicio fu più ingenuo. Come sempre accade nella vita, l’imponderabile è sempre in agguato, e gli esami sono come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita (cit. da Forrest Gump).

All’ora ehm, canonica, ho sgombrato la scrivania da libri, appunti e fotocopie e mi sono collegata per l’appello delle 8:30 con il mio computer portatile. Di solito ci si collega con un link fornito da chi ti invita, stavolta c’era un codice da inserire. Alle 8:20 ho provato a collegarmi, e il codice fornito dal professore per l’accesso al gruppo esame sulla piattaforma Microsoft Teams (secondo me concepita dal principe delle tenebre in persona) non funzionava. Ho smanettato freneticamente, poi ho chiamato in soccorso mio figlio, che ha scoperto che mi stavo collegando con il suo account e per quello non funzionava.

Finalmente ho avuto l’accesso, e ho visto che c’erano già alcuni studenti che, man mano, si collegavano in attesa che comparisse il docente. Come saprete anche voi, lo schermo si suddivide in tanti tasselli dove compaiono le faccette di alcuni partecipanti al gruppo, mentre gli altri compaiono sotto forma di iniziali in basso. E qui ho notato, in alto a destra, una studentessa che si agitava freneticamente. Nel senso che, pallida come una morta, dondolava avanti e indietro, e ansimava con gli occhi semichiusi. Era una cosa piuttosto impressionante, e mi sforzavo di non guardarla, ma l’occhio andava sempre in quella direzione.

Finalmente è comparso il docente, che ci ha annunciato che ben presto avrebbe iniziato l’appello, e di non tenere nessun tipo di libro o documento sulla scrivania, a parte un documento d’identità da sventolare davanti alla webcam (che ho recuperato catapultandomi fuori dalla porta, con grande sorpresa dei miei "Già finito?", e verso la borsetta in anticamera: era una differenza rispetto agli altri esami). “Fate anche uscire dall’armadio la nonna in veste di suggeritrice,” ci ha detto ironicamente. “Perché se mi accorgo di qualcosa che non va, divento cattivo e vi faccio ripetere l’esame ad libitum. È già successo,” ha soggiunto in tono di minaccia non troppo velata. “Bene, siete trentatrè, come l’età di Cristo, il che peraltro è un falso,” ha detto alla fine dell’appello generale durante cui io ho sempre la sensazione che non mi abbia sentito e quindi di essere del tutto incorporea. Ha detto che ci avrebbe suddiviso su tre giornate, e dunque io, che risultavo la quinta iscritta, sarei stata interrogata al mattino.

La prima era proprio la studentessa in preda ad agitazione, che non aveva smesso di dondolare un attimo, e che ora potevo vedere in tutta la sua ampiezza sullo schermo. Il professore ha chiesto se avrebbe preferito, magari, essere interrogata come ultima del gruppo, al che lei ha ansimato: “No, no, voglio farlo subito,” come una martire che si avvia coraggiosamente al supplizio. “Non si agiti così, mi sembra un’orante al muro del pianto… Lei mi muore in diretta, poi mi sento responsabile, e poi sta agitando anche me che non devo fare l'esame.” Non c’era verso, perché la studentessa continuava a dondolare e ad ansimare. Per metterla a suo agio il professore ha chiesto qual era la sua facoltà e quanti esami mancavano alla laurea; ha chiesto inoltre su quale argomento vertesse la tesi in modo da metterla a suo agio e farle una prima domanda su un argomento che conosceva (si trattava di Dante).

Da lì in poi è stata una catastrofe: la ragazza ha cominciato a confondere tutto – papi, argomenti, eventi, autori – e a fare un gran miscuglio, gettando nel panico e nella confusione mentale tutti quanti noi, obbligati ad assistere alla sua performance. Era come vedere della frutta fatta a pezzi e confluita in una scodella a comporre un’enorme macedonia. Ha anticipato Bonifacio VIII rispetto a Gregorio VII, non sapeva delle cose, ne sbagliava altre. “Ma smetta di dondolare così: il moto oscillatorio aumenta l’agitazione, sa? Che cos’è che la terrorizza?” Insomma, è venuto fuori che si trattava dell’esame online con il video. Alla fine della tragedia in diretta le ha dato 22, evidente voto di incoraggiamento.

La seconda studentessa era piuttosto preparata, dato che dava l’esame per la seconda volta, ma a metà esame si è scusata asserendo di avere una gran confusione in testa per via della collega. “L’ho incrociata anche a Storia Romana e ha fatto la stessa cosa.” “Ah! Che voto ha preso dalla collega?” “22.” “Vede? Ha fatto l’abbonamento.” Quando ho raccontato a mio marito la performance, ha detto che quella tizia era soltanto un'emerita … (completare il gap con parola a piacere) e che se avesse avuto un minimo di rispetto per gli altri si sarebbe fatta interrogare per ultima. Una mia amica, cui ho raccontato la cosa, è stata ancora più severa e ha detto che probabilmente simulava l’attacco di panico. “22 è più che sufficiente, se l’è preso e ha passato ben due esami in questo modo.” Ora, io non voglio pensare così male, ma è certo che la considerazione per gli altri è stata pari allo zero.

Ma non era ancora finita, ovviamente.

Mentre stava interrogando lo studente prima di me, mi è partita la connessione. Non risultavo più collegata, la linea era assente. Sono entrata in un’agitazione a dir poco folle, ho chiamato mio figlio che è accorso per la seconda volta. Ha provato di tutto, ma non c’era verso, magari stavano facendo dei lavori alla linea, ma non riusciva a ripristinarla. Poi ha pensato di reinserire il cordless in sede e la connessione è ripartita, però io ero completamente destabilizzata. Per fortuna stava ancora interrogando lo studente precedente, che pur avendo preso l’indirizzo di Storia Medievale aveva collocato Agostino d’Ippona nel 1400, e stava facendo anche lui un gran miscuglio, poveretto… però era agli sgoccioli.

Quando ha chiamato me non sapevo neppure come mi chiamavo. Ha posto le domande di rito, mi ha riconosciuto come frequentante al corso, e poi mi ha detto che avremmo commentato insieme dei documenti visti a lezione. Per il modulo A, mi ha chiesto: “Si ricorda che cosa c’entra il romanzo Il Gattopardo con Storia della Chiesa? Si trattava della primissima lezione.” Sono riuscita a rispondere in qualche modo, e a costruire una risposta abbastanza sensata, e invece di dire le signorine Salina, continuavo a dire Salinas alla spagnola, al che mi ha corretto, divertito dalla mia imprecisione.

Come seconda domanda per il modulo B mi ha invitato a prendere il documento della lezione tot. Naturalmente io non avevo niente sulla scrivania, quindi ho compiuto un terzo balzo verso lo scaffale per recuperare i documenti stampati, che tenevo in un raccoglitore ordinato e a estrarlo con mani tremanti. Il documento era l’enciclica Unam Sanctam Ecclesiam di Bonifacio VIII. Ho commentato i vari passaggi in relazione all’immagine dell’arca di Noè e soprattutto dell’unità della Chiesa, dato che era in atto lo scisma tra la Chiesa Latina e la Chiesa Bizantina. Mi stavo abbastanza calmando, quando ho pensato di aggiungere una cosa che mi sembrava di ricordare, ma che non era corretta. “Con Bonifacio VIII si comincia a parlare di vicario di Cristo e non vicario di Pietro.” “Mmm… no, in realtà l'espressione è più risalente.” Mi sono venuti i sudori freddi, e mi sono data dell’idiota per aver voluto “strafare”, poi mi sono ricordata che forse era papa Leone IX. “Sì, brava, è molto giusto.” Ho tirato un respiro di sollievo, ma sono momenti di terrore in cui vedi la tua vita di frivolezze e di peccati che ti scorre davanti.

Come terza domanda per il modulo C si portava Vita di Gesù di Ernest Renan , autore della seconda metà dell’Ottocento considerato dalla Chiesa “la somma di tutte le eresie”, mi ha invitato a leggere un passo della lezione tot (“Non pretendo che se lo ricordi a memoria, legga pure.”). Altra ricerca frenetica. “Quali sono le parole chiave del passo?” “Senz’altro la parola ‘razza’ che usa in un’accezione sia biologica sia religiosa”. Per la seconda parola ho detto “i giudeo-cristiani”, invece era “millenarismo”. Uffa!

Insomma, alla fine pensavo che fosse andata bene, ma non benissimo. Invece m’ha detto che si vedeva che avevo studiato, e mi ha dato trenta. A questo punto mi ha mandato un messaggio con la chat della piattaforma, io avrei dovuto cercarlo e rispondere “Accetto” in diretta, cosa che ho fatto con la velocità di un bradipo colto da narcolessia (anche questa era una novità rispetto all’altro esame: occorreva subito una traccia scritta). 
Quando mi sono scollegata, ero distrutta dall’esperienza, e ho detto ai miei che andavo a fare una lunga passeggiata rigenerante, in mezzo alla natura, e che sarei rispuntata all’ora di pranzo. Ora non penso più agli esami fino a dicembre, mese in cui dovrei dare Storia Romana – uno degli esami “monstre” che mi mancano, insieme con Letteratura italiana. Se non posso darlo in presenza, preferisco rimandare, o comunque ne posso dare altri "medio-piccoli": altrimenti faccio prima a buttarmi dalla finestra.

In conclusione: abbasso gli esami online!!! Speriamo che si possa tutti riprendere almeno con gli esami in presenza (com'è ovvio penso anche al mondo scolastico, oltre che accademico) perché così bisogna anche preoccuparsi della tecnologia, il panico diventa contagioso e l'ansia aumenta a dismisura.

***

E a voi che cosa causa più ansia e stress in assoluto? Quali sono i vostri metodi per superare questi momenti? 

***

Immagini: Pixabay e Wikipedia






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sabato 20 giugno 2020

Gli esami (online) non finiscono mai: come stanno andando?


Come tutti sanno, nella veste di docenti, studenti, genitori, nonni, operatori o semplici osservatori, anche sul mondo scolastico e accademico si è abbattuta l'emergenza sanitaria coronavirus. Il tutto è iniziato con un venticello che sembrava appartenere alla Cina, o comunque all'Estremo Oriente, e che si è trasformato in raffiche sempre più forti per poi diventare un vero e proprio uragano. In pochissimo tempo questa sorta di gigante invisibile ha devastato ogni settore possibile e immaginabile, gettando il tutto nel caos generale.

La didattica a distanza

Per quanto riguarda la mia avventura accademica, avevo appena iniziato a frequentare il corso di Storia e Web da 6 crediti (il corso "di primavera" che scelgo con estrema cura, visti i miei impegni) in aule sovraffollate, quand'ecco che le lezioni sono state interrotte per un primo allarme sanitario. Nell'attesa sono state caricate alcune lezioni sulla piattaforma universitaria, rimandando di volta in volta il momento della riapertura delle lezioni in presenza, che non è mai avvenuto.

La didattica a distanza, che sono riuscita a seguire con una certa assiduità, si è conclusa per me all'inizio di aprile. L'insegnamento a distanza comporta indubbi vantaggi per gli studenti, che possono seguire meglio le spiegazioni, fermare il video nei punti cruciali, annotare con cura i passaggi salienti o più ostici delle lezioni. Il mio problema è peraltro che prendo troppe annotazioni! tutte rigorosamente a mano, anche se la mia abitudine mi ha fatto comodo in fase di ripasso.

Si possono scaricare e seguire le lezioni all'ora che si desidera, anche se ho sempre cercato di ascoltare le lezioni, se non il giorno stesso del loro caricamento sulla piattaforma universitaria, almeno nei giorni successivi. Sin dall'inizio sono stata consapevole che dire "lo faccio dopo" rischia di trasformarsi in un accumulo di lezioni non svolte, e di concetti mal digeriti, cioè un vero e proprio boomerang. Ho anche svolto le esercitazioni proposte dal professore, inviandole per mail; e, sempre per email, ho chiesto spiegazioni su alcuni punti.

Nonostante la soddisfazione generale degli studenti dell'Università agli Studi di Milano, valutata con un 85% di gradimento tramite il questionario, alla didattica a distanza com'è ovvio manca la componente relazionale. Quella che, stando alle testimonianze, è stata avvertita come una grave perdita. L'interazione con i docenti, il dibattito in aula, i legami con i compagni, lo scambio di appunti e registrazioni delle lezioni, anche soltanto andare a chiacchierare al bar davanti a un caffè, tutto è stato sostituito da uno schermo, una connessione e tanta tecnologia.

Lo sforzo dei miei professori per riorganizzarsi è stato encomiabile, e hanno prodotto materiale chiaro e visivamente efficace. Nei primi tempi la piattaforma universitaria ha rischiato più volte di collassare per l'alto numero di accessi, e alcune lezioni sono state caricate su youtube. Però le lezioni in aula sono un'altra cosa, proprio come la differenza che intercorre tra uno spettacolo teatrale dal vivo e una commedia vista in televisione oppure sul pc. Certo, l'alternativa in passato sarebbe stata rimanere completamente fermi... e quindi, al di là del "digital divide" che separa chi ha strumenti tecnologici e  connessione, capacità di usarli, persone che ti seguono nel caso tu sia un discente molto giovane, si è cercato comunque di trasformare questo terremoto in un'opportunità.

La vera questione è che, in tempi non emergenziali, non si può fare della didattica a distanza lo strumento principale di insegnamento e apprendimento.


Gli esami online

Ora è tempo di esami online, che richiedono una certa dimestichezza con l'uso delle tecnologie. Per mia fortuna ero già in grado di utilizzare per lavoro alcune piattaforme per le conference call a distanza, anche se avevo più paura di fare pasticci con la tecnologia che delle domande vere e proprie. Mio figlio dice che sono un'incompetente con la tecnologia, e non ha tutti i torti.

Inoltre collegarsi e sostenere un esame a distanza è, al tempo stesso, esilarante e terrificante. Durante gli esami online succedono le cose più strane, dai rumori che sembrano provenire dallo spazio profondo, gracidii sinistri, comparsa e ricomparsa delle immagini causa connessione instabile, persone che si mettono a passare la scopa sul pavimento in attesa di essere chiamate, dichiarazioni audaci nella convinzione di non essere ascoltati...

Per me è terrificante dover stare in campana ascoltando gli esami degli altri e partecipando alle loro sofferenze o ammirando la loro bravura (con il retropensiero: "se mi avesse fatto questa domanda, magari non avrei saputo rispondere..."). Di solito dopo l'appello in presenza fuggo verso il fondo dell'aula, o comunque nel punto più lontano possibile, sia per dare una sfogliata alle pagine più ostiche sia per non dover ascoltare gli esami altrui. A patto che l'aula non sia troppo piccola, però, ricordo come fosse ieri l'esame di Storia del Cristianesimo Antico, dove stavo male attendendo il mio turno perché gli studenti sembravano eretici interrogati dalla Santa Inquisizione. Mancavano solo i tratti di corda e le tenaglie arroventate.

Inoltre mi piace portare all'esame i testi su cui ho studiato, cosa che è molto gradita dai docenti, che rimangono sempre stupefatti dalla quantità delle glosse ai margini. Ora, durante l'esame online com'è ovvio non si può tenere nulla sulla scrivania (slide, appunti, quaderni ecc.), impegnandosi a rimanere soli soletti nella stanza e a svolgere l'esame in maniera eticamente corretta. Insomma, è tutto molto strano proprio a causa della sensazione di incorporeità generale.

L'esame parziale orale del 17 aprile è andato benissimo, con un 30, e poco tempo fa, il fatidico 9 giugno, sono riuscita a fare il completamento dello stesso, basato sulla discussione di una relazione accademica su un argomento storico in rapporto al web. La relazione era da redigere sulla base di alcuni parametri e su un modello fornito dal professore, che avevo consegnato per tempo a metà maggio dopo aver trascorso ore sul web e aver limato l'elaborato fino all'inverosimile. Si tratta di un articolo molto tecnico, dal titolo: "Maximilien Robespierre: emergenza di un ritratto sul web tra NPOV e residue polarizzazioni", che si componeva di un'analisi di Robespierre in rete e anche dello studio iconografico di un paio di ritratti dell'Incorruttibile. Tutta la relazione e questa parte relativa all'iconografia sono stati molti apprezzati dai docenti. Il voto finale è stato 30 e lode. Inutile dirvi che, al di là dei momenti terrificanti degli esami online, la soddisfazione è stata immensa.

















Il prossimo esame è programmato per il 29 giugno, ed è imperniato su Storia della Chiesa, corso che avevo frequentato in autunno. Riemergerò all'inizio di luglio con (spero) buone notizie anche su questo esame! :)


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Avete avuto esperienze simili a quelle degli esami online di questo ultimo periodo? Come vi sentite quando dovete essere "giudicati" da qualcuno?


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sabato 6 giugno 2020

Il Caffè della Rivoluzione: Chiacchiere da bar / 43




Dopo aver postato l'ultimo articolo con il video, si sono sommati una serie di impegni e attività sul fronte lavorativo ed editoriale, nonché la preparazione agli esami universitari di giugno... e dunque due settimane sono volate senza essere riuscita ad aggiornare il blog. Lunedì avrò anche un esame medico in day hospital. Riprendo ora con un post dedicato al Caffè della Rivoluzione e con un argomento che non poteva mancare in una rubrica con siffatto nome: il bar con le sue vivaci conversazioni.

Nelle fasi di sospensione delle nostre attività quotidiane, a molti è mancato recarsi al bar, per assaporare la classica tazzina di caffè, 'na tazzulella 'e cafè come dicono i napoletani che le hanno dedicato anche una canzone. Al bar si scambiano quattro chiacchiere con amici e conoscenti, e con lo stesso gestore, si sfoglia il giornale sovente messo a disposizione della clientela, si spettegola sulle celebrità, ci si accalora sugli ultimi eventi sportivi. Sempre a Napoli, c'è la deliziosa usanza del "caffè sospeso", cioè lasciare un caffè pagato per un altro avventore. Insomma l'ingresso e la sosta al bar costituiscono una vera e propria liturgia, e nella bella stagione ci si accomoda all'aperto per chiacchierare e scherzare.

Grazie alla diffusione della bevanda che giungeva da luoghi esotici, i caffè ebbero un vero boom nel Settecento. Già, ma a quali generi di locali si poteva accedere nella Parigi dell'epoca? Ce n'erano per tutti i gusti: il Café de Foy, il Café Rousseau, il Café de la Régence... Molti caffè erano luoghi sofisticati frequentati da una clientela elegante, come in questo bel quadro veneziano di Pietro Longhi, La bottega del caffè, 1750-1770 circa, che rispecchia molto bene l'ambiente. Altri erano affollati da lavoratori come artigiani e operai, quelli davanti al palazzo di giustizia da avvocati e giudici.

Ogni locale era specializzato in argomenti impegnativi come le manovre in borsa, il prezzo del pane, le speculazioni sul grano e quelle sull'oro, le simpatie francesi del re di Spagna, ma tenevano banco anche i pettegolezzi, per esempio sulle gravidanze della regina. Del resto soprattutto la virilità del sovrano era lo specchio della buona salute della nazione stessa. C'è da dire che il rispetto per la monarchia era in caduta libera dagli ultimi anni di regno di Luigi XV, il re libertino per eccellenza, e un'opinione pubblica fortemente critica fu uno dei combustibili che fecero deflagrare la Francia, e determinarono il definitivo collasso della corona.

Nella Parigi alla vigilia della rivoluzione, infatti, i caffè erano degli autentici covi di agitatori, arruffapopoli, intellettuali, libellisti, studenti, avvocati, giornalisti, letterati, poeti, insomma, tutte persone che, per professione oppure orientamento politico, con le parole e il dissenso avevano molto a che fare. Proprio per questo motivo i caffè, e in generale le taverne e i luoghi pubblici, erano attentamente sorvegliati dalla polizia. Inoltre, all'epoca non c'erano i sondaggi tanto consultati da alcuni leader politici nostrani, e questo era uno dei modi per vigilare sull'ordine pubblico. La polizia di Parigi era in grado di organizzare una sofisticata rete di informatori e spioni, che orecchiava tutte le conversazioni e le trascriveva nel dettaglio nei suoi rapporti. L'opinione pubblica che si esprime nei caffè, il cui peso è diventato rilevante dalla fine del Seicento, viene registrata minutamente e si produce una grandissima mole documentaria. Dagli archivi si possono leggere le trascrizioni dei dialoghi, con tale precisione che ci sembra di leggere le battute di un copione, e rivivere le atmosfere dell'epoca.

Per scrivere il mio romanzo sulla rivoluzione francese, ho "studiato" alcuni caffè parigini particolarmente importanti, come per esempio il Café Procope, frequentato proprio dai futuri rivoluzionari come Desmoulins, Robespierre, Danton. Si tratta del primo caffè della capitale francese, e secondo alcuni è il più antico d'Europa. Siccome sono un'esaltata - me ne rendo conto - non potevo non andare a scovarlo durante una delle mie prime visite a Parigi, dove feci una sorta di pellegrinaggio. Il Café Procope, tra l'altro, è cambiato pochissimo da allora, e ha mantenuto l'arredamento dell'epoca con la tappezzeria di raso rosso e gli stucchi dorati. Com'è ovvio c'è la luce elettrica ad accendere lampadari e applique, e ad animare il locale, ma ha conservato intatto il suo fascino. Nella fotografia sopra, potete vedere come, attraverso le vetrate, facciano capolino i ritratti dei miei beniamini!

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A voi è mancato il bar nel periodo di quarantena? E quali sono i locali in cui vi recate più volentieri?

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Fonte testo: Libri proibiti. Pornografia, satira e utopia all'origine della Rivoluzione francese di Robert Darnton

Fonte immagini: Wikipedia 
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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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