Blog su Letteratura, Storia e Arte in tutte le sue forme.

"La Storia siamo noi."


ARAZZO DI BAYEUX, seconda metà dell'XI secolo

La conquista normanna dell'Inghilterra del 1066.

BERNABO' VISCONTI E LA SUA FAMIGLIA

Affresco a Santa Maria Novella, Firenze - secolo XIV.

VITA DI TRINCEA

Prima Guerra Mondiale (1914-1918).

sabato 20 aprile 2019

L'omaggio di Mandel'štam a Notre Dame


La riviera di Montebello e l'abside di Notre-Dame di Émile Harrouart, 1860 circa

Dove un giudice romano sanciva gli stranieri
sta una basilica e, felice e primeva
come un tempo Adamo, distende i nervi,
gioca con i muscoli la leggera volta a croce.
Ma tradisce dall’esterno il suo progetto nascosto:
qui la forza elastica degli archi si premurò
che la massa possente non demolisse le pareti
e l’ariete della volta insolente se ne stesse buono.
Labirinto delle forze naturali, incredibile foresta,
abisso razionale dell’anima gotica, potenza
dell’Egitto e ritrosia cristiana, quercia
con il giunco accanto e, sempre re, il filo a piombo.
Ma, fortezza Notre Dame, con quanta più attenzione
io studiavo le tue costole imponenti,
tanto più spesso pensavo: dal peso cattivo
un giorno anch’io il Bello creerò.


Osip Ėmil'evič Mandel'štam (1891-1938) è stato un poeta, letterato e saggista russo. Esponente di spicco dell'Acmeismo e vittima delle Grandi purghe staliniane «è stato uno dei grandi poeti del XX secolo». Nel 1911 aderì alla "Gilda dei poeti". Intorno a questo gruppo si sviluppò il movimento letterario dell'Acmeismo nato come reazione al Simbolismo: Mandel'štam fu, nel 1913 tra gli autori del manifesto della corrente, pubblicato solo nel 1919. Nello stesso anno pubblicò la sua prima raccolta di poesie, La pietra. Del 1922 è la sua seconda raccolta, Tristia.

In seguito si dedicò principalmente a saggistica, critica letteraria, memorie (Il rumore del tempo e Fedosia, entrambe del 1925), e brevi testi in prosa (Il francobollo egiziano, 1928). Condannato ai lavori forzati nel 1938, fu trasferito nell'estremità orientale della Siberia dove morì. Il suo ricordo fu per lungo tempo conservato clandestinamente dalla moglie, che aveva imparato a memoria numerosi testi poetici del marito.

***

Fonte immagini: Wikipedia
Fonte testo: La pietra, Il Saggiatore, Milano 2014

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sabato 13 aprile 2019

Il dolce aprile tra concorsi e citazioni


Aprile si sta rivelando come al solito dolce e nutriente, e non a caso è il mese più importante di sempre. Da tempo immemorabile è stato un mese cruciale, nel bene e nel male, e per rendergli debito omaggio mi servo dell'immagine contenuta ne Le Très Riches Heures du Duc de Berry, un codice miniato del 1412-16 circa, capolavoro dei Fratelli Limbourg e della pittura franco-fiamminga del XV secolo.

Il riferimento alla Francia non è casuale. Ho inaugurato il mese inviando finalmente il mio romanzo sulla Rivoluzione francese, intitolato I serpenti e la Fenice, per partecipare al concorso di Neri Pozza, e di recente mi è ritornata indietro la tanto sospirata ricevuta della raccomandata.

Non credo molto nei concorsi, ma ho deciso di dare un'opportunità a questo libro e, mal che vada, è senz'altro pronto per l'autopubblicazione o altre riflessioni. Tra i motivi di speranza, c'è il fatto che la casa editrice Neri Pozza ha una validissima collana di romanzi storici e biografie, e una giuria attenta al genere. La scadenza è il 15 maggio e, se avete intenzione di partecipare anche voi, potete trovare tutti i dettagli al seguente link.

I serpenti e la Fenice  è un romanzo che, guarda caso, iniziai a scrivere nel mese di aprile di tre anni fa, e che avevo mandato in lettura a una editor che mi ha consigliato di partecipare al concorso. Una volta conclusi i miei terrificanti esami universitari di gennaio, e dopo che si è arrestato il mio turbine lavorativo, ho potuto finalmente riprendere in mano il manoscritto. Ho voluto rileggere il romanzo con la modalità della lettura a voce alta, che non avevo mai sperimentato, e così facendo gli ho dato un'altra bella ripulita. Questo mi ha portato via più tempo del previsto, ma, in considerazione del fatto che la scadenza non era troppo ravvicinata, ho voluto fare le cose con calma, cioè correggere alcuni aspetti, provvedere a dare gli ultimi tocchi e poi la lucidata finale. In generale detesto lavorare sotto pressione, e in particolare quando scrivo, perché nel romanzo storico la qualità difficilmente è associata alla fretta. Con questo romanzo penso di aver fatto un buon lavoro, come un artigiano che ha appena finito di costruire un bel mobile. Voi direte: "Va beh, non ci dici niente di nuovo: ogni scarrafone è bello a mamma sua!" ma in questo caso posso dire, senza falsa modestia, che il mobile mi piace ed è venuto bene assai.

Ma non volevo parlarvi oltre del romanzo, bensì della questione delle citazioni.


Le citazioni nel nuovo romanzo

Quando ho cominciato a scrivere la storia, avevo in mente un'unica opera, che si aggirasse attorno alle seicento pagine come A place of greater safety di Hilary Mantel. Invece il periodo storico turbolento e i miei amici rivoluzionari si sono rivelati una vera miniera d'oro da sfruttare, e ho deciso di comporre una serie, anche su suggerimento di un'amica.

Ragion per cui ho dovuto cambiare in primo luogo il titolo per renderlo più aderente al contenuto, e poi la citazione iniziale, tratta dalla poesia "Piccolo testamento" di Eugenio Montale e che destinerò all'ultimo libro.

Ho trovato due citazioni che facevano al caso mio. La prima è tratta dall'Inferno di Dante incentrata sulla fenice, uccello che, come sapete, muore tra le fiamme, e rinasce dalle sue ceneri, come in questa immagine tratta da un Bestiario medievale. La seconda riguarda un passo nel libro dell'Apocalisse con gli angeli ribelli che vengono precipitati sulla terra. Per una serie di motivi che non vi sto a spiegare, mi sono sembrate ambedue molto adatte, mentre una terza, più scherzosa e che riguarda la fenice associata all'amore, tratta da un'aria di Metastasio, l'ho messa in bocca a uno dei personaggi, che tra le altre cose è un autore di teatro, e recita lui stesso.



Le citazioni nei romanzi già pubblicati

Il Pittore degli Angeli

Amo molto inserire delle citazioni negli occhielli dei miei romanzi. Ad esempio per Il Pittore degli Angeli uno dei temi portanti è la superbia in campo artistico, espressa in modo particolare da Tiziano Vecellio, e di conseguenza dalla sua lotta senza esclusione di colpi per mantenere la fama raggiunta. Per questo romanzo ho scelto:

Di tal superbia qui si paga il fio;
e ancor non sarei qui, se non fosse
che, possendo peccar, mi volsi a Dio.
Oh vana gloria dell’umane posse!
com poco verde in su la cima dura.
se non è giunta dall’etati grosse!
Credette Cimabue nella pintura
tener lo campo, e ora ha Giotto il grido
sì che la fama di colui è scura.

(Dante Alighieri, Purgatorio, canto decimoprimo)


La Terra del Tramonto

La Terra del Tramonto è il primo romanzo mistico-avventuroso della mia saga ambientata durante la Prima Crociata del 1095. Per questo romanzo, ambientato prevalentemente nel mondo musulmano, ho scelto:

Dell’inizio e della fine di questo mondo
Non sappiamo nulla:
Perché, di questo vecchio libro,
il primo e l’ultimo foglio mancano.

(Abu Tlib Kalim, poeta indo-persiano del XVII secolo)


Le Strade dei Pellegrini

... ovvero la seconda storia che continua nella narrazione delle travagliate e avventurose vicende dei protagonisti, con fughe, imboscate, incontri, scontri, e un lungo viaggio alla scoperta dei santuari della cristianità e anche di se stessi:

Ho bevuto l’amore, calice dopo calice:
il bere non si esaurì mai, e neppure mi saziai.

(’Ainul Qudat Hamadhani, IX secolo)

Qui non ci sono soltanto estratti di opere musulmane o sufi, ma anche stralci da altre opere celeberrime come I racconti di Canterbury di Geoffroy Chaucer del 1387-88 (“Dio preservi tutta questa splendida compagnia.”). Diciamo che, nell'economia di un romanzo di seicento pagine suddiviso in parti, una citazione per ogni occhiello sta bene, in caso contrario sarebbe come mettere troppe spezie in una pietanza. 



Le Regine di Gerusalemme


Per il terzo romanzo della saga crociata, Le Regine di Gerusalemme, che ho ripreso in mano non appena licenziato il romanzo per il concorso (fuori uno, sotto un altro!), e che penso di ultimare entro uno o due mesi perché mi mancano integrazioni su una parte incentrata sull'alchimia, mi sono sbizzarrita a trovare delle belle citazioni tratte dai poemi d'amore occitani e dei trovatori, ma non solo. Nel romanzo il protagonista è l'eros, ma anche forze oscure che si annidano nel Tempio di Salomone e che vengono finalmente allo scoperto...


Il mio metodo di ricerca

Di solito mi servo di libri che ho a casa e il cui contenuto conservo nella memoria in modo approssimativo. Per le opere della saga crociata ho una raccolta di detti dei saggi sufi, oppure mi annoto qualche idea. Com'è ovvio, uso anche internet per eseguire la ricerca, procedendo però a riscontri incrociati per controllare l'esattezza della citazione e altre questioni come la punteggiatura, che molti siti riportano in maniera disinvolta.

Quando un passaggio non mi convince, proseguo nella ricerca, un po' come quando si va a comprare un abito da indossare a un matrimonio, e si butta per aria il negozio fino a quando non si trova quello che va a pennello. Il problema sorge quando ci si imbatte in tante frasi incisive e meravigliose, e tutte sembrano fare al caso nostro.


Perché si usano

Già, ma per quali motivi si inseriscono le citazioni nei romanzi, al di là della moda o del vezzo? Ci ho ragionato sopra e ho provato a dare le seguenti risposte:

1. Le parole degli scrittori e poeti del passato fungono da ideale raccordo con il presente.
2. Sono come un autorevole endorsement, come essere presentati a un club, e pazienza se gli autori sono spesso defunti e quindi non possono protestare.
3. Queste persone scrivono senz'altro meglio di noi, e se c'è qualcosa di valido nel libro, almeno questo sarà rintracciabile nelle citazioni. Magra consolazione, ma tant'è...
4. Le citazioni costituiscono una sorta di cuore del romanzo e come tale lo anticipano, pur senza svelare troppo.

Non mi vengono in mente altre ragioni!

***

E voi inserite nei vostri romanzi passaggi da altre opere, poesie, canzoni, leggende e detti, e come fate a scegliere?

***

Fonte immagini: Wikipedia

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sabato 6 aprile 2019

Il mondo degli animali: protagonista è il lupo / 13 - parte terza



Ed ecco che siamo arrivati in fondo al nostro "speciale" lupesco! Nella prima parte della nostra carrellata sul lupo come animale culturale, abbiamo imparato a conoscerlo più da vicino dal punto di vista delle scienze naturali, del mito di Romolo e Remo e di Beowulf.

Nella seconda parte invece abbiamo letto che, dopo l'avvento del cristianesimo, e soprattutto durante Carlo Magno imperatore, il lupo è stato identificato come una creatura malvagia e tentatrice, fama avvalorata da fiabe come "Cappuccetto Rosso" e dal caso della Bestia del Gévaudan avvenuto in Francia tra il 1764 e il 1767.

Non possiamo però dimenticare il lupo cinematografico. Nel saggio di Riccardo Rao si cita, pur senza addentrarsi nell'argomento, un bel film sui lupi.


L'ultimo lupo (2015) di Jean-Jacques Annaud
Jean-Jacques Annaud è un regista che ama molto lavorare con gli animali, e anche con questo film non si smentisce. Il film è basato sul romanzo autobiografico Il totem del lupo di Jiang Rong, bestseller del 2004. Ci troviamo in Cina nel 1967. Durante la Grande Rivoluzione Culturale, due giovani studenti di Pechino vengono inviati nella Mongolia Interna per insegnare a leggere e a scrivere ai bambini delle tribù nomadi. Qui Chen scopre e rimane affascinato dai lupi e dal loro legame con i pastori. Quando il governo cinese ordina di eliminare i cuccioli di lupo, Chen Zhen di nascosto ne salva uno e decide di allevarlo per osservare da più vicino l'animale.
Eccovi il trailer del film, che è davvero bello e toccante e con scene spettacolari dal punto di vista dell'interazione uomo-lupo, come la cavalcata dei cacciatori in mezzo ai ghiacci e tra i branchi di lupi:





Un altro film dove hanno un grande ruolo i lupi è...

Mowgli - Il figlio della giungla (2018) di Andy Serkis
La pellicola è l'adattamento cinematografico de Il libro della giungla di Rudyard Kipling, molto più fedele alla storia del cartone animato di Walt Disney. La feroce tigre Shere Khan attacca degli umani e li uccide. Nello stesso posto, subito dopo, la pantera Bagheera trova un neonato ancora vivo, e lo conduce da una famiglia di lupi. In quel mentre giunge alla loro tana la iena Tabaqui, servo di Shere Khan, ma viene allontanato immediatamente dai lupi. Quella notte, il branco si riunisce e, dopo un acceso dibattito sull'opportunità di tenere il bambino con loro, davanti alle nuove minacce di Shere Khan, si sancisce che il neonato è sotto la protezione del branco.
Mogwli è un bambino a metà tra l'uomo e il lupo, e collega due mondi diversissimi e spesso in contrasto. In questo film non a caso i lupi hanno una parte di protagonisti dall'inizio fino alla fine, e portante è il tema dell'identità e dell'appartenenza. Nel fiero ragazzino Mowgli la sua anima di lupo sarà sempre parte di lui.

I casi di bambini allevati lontano dal consorzio umano hanno ispirato molti film, tra cui Il ragazzo selvaggio (L'enfant sauvage), film del 1969 diretto e interpretato da François Truffaut. Il film è ispirato a una storia realmente accaduta di Victor dell'Aveyron, nel XVIII secolo, raccontata da Jean Itard.

Un fotogramma dell'incontro del piccolo Mogwli con i suoi futuri genitori lupini.
La mamma dallo sguardo dolce è quella sulla destra. Più perplesso lo sguardo del padre, sulla sinistra.


Il lupo nei fumetti: Ezechiele Lupo, Lupo de' Lupis e Lupo Alberto

Chiudiamo la nostra carrellata con un sorriso e presentando tre dei lupi più simpatici dei cartoni animati e dei fumetti! Non sono nominati nel saggio, per cui mi servirò di informazioni tratte da Wikipedia dove ho anche scovato delle curiosità.

Ezechiele Lupo, inizialmente noto come Lupo cattivo, è un personaggio della Disney, creato negli anni Trenta. Ha l'aspetto di un grosso lupo nero antropomorfo: cammina in posizione eretta, parla e porta pantaloni con bretelle e un cappello a cilindro sformato.

Nella sua prima apparizione, nel cartone animato I tre porcellini, Ezechiele aveva un aspetto estremamente feroce ed imponente, anche se i calzoni avevano le toppe, come potete vedere nell'immagine qui a fianco. Sembra il classico disadattato in odore di criminalità, di cui la comunità ha paura e che emargina.

Nelle prime versioni a fumetti, Ezechiele Lupo era inizialmente affiancato dai tre figli, feroci e famelici quanto lui; questi tre personaggi vennero presto rimpiazzati dal figlio di Ezechiele, Lupetto, un lupacchiotto simile al padre nell'aspetto, ma dolce e gentile. Lupetto era anzi un grande amico dei Porcellini e in generale degli animali della foresta, e li aiutava spesso a mettersi al riparo dalle grinfie del genitore, con gran disperazione del vecchio lupo che lo avrebbe voluto un feroce predatore.


Lupo de' Lupis è il protagonista di una serie a cartoni animati prodotta dagli studi Hanna-Barbera tra il 1959 e il 1965.

Si tratta di un lupo animato da buoni sentimenti e da un irresistibile desiderio di proteggere un maldestro e distratto agnellino da tutti i guai in cui questi si va a cacciare. Tutto andrebbe nel migliore dei modi, se non fosse che né l'agnellino né il cane da pastore, Setola, che veglia su di lui, si fidano della sincerità dei sentimenti del lupo, che finisce sempre con il soccombere al pregiudizio che accompagna la sua specie e avere la peggio.

Personaggio molto gentile e generoso, veste con un cappellino di lana e una sciarpa, ha un'andatura dinoccolata e si esprime con un romantico accento francese (mentre nella versione italiana ha un accento britannico). Celebre la sua autodefinizione di "lupo tanto buonino".



Lupo Alberto è il protagonista di una omonima serie a fumetti ideato da Silver nel 1973. La serie inizialmente era intitolata "La fattoria McKenzie" e Lupo Alberto non era il protagonista unico ma solo uno dei personaggi principali insieme alla sua fidanzata Marta la gallina e al cane da guardia Mosé. Dal 1974 la striscia viene intitolata al personaggio.

Alberto è un lupo innamorato della gallina Marta che lo corrisponde ma il loro amore è contrastato dal cane Mosè, messo a guardia del pollaio della fattoria Mckenzie dove vive anche la fidanzata. Nella fattoria ci sono molti altri animali, come Glicerina il papero, Alcide il maiale, Krug il toro, Ludovico il cavallo.

Alberto ha un carattere ottimista, allegro e indipendente, e tenta in tutti i modi di integrarsi nella fattoria, che invece è suddivisa in una ferrea gerarchia sociale. Mostra però allergia al matrimonio, e fugge ogni volta che la fidanzata intavola il discorso. Nella striscia sono trattati anche argomenti di carattere sociale e politico, più comprensibili a un pubblico adulto.

Una curiosità grafica su lupo Alberto: il colore del lupo inizialmente doveva riprendere i riflessi azzurri dei lupi siberiani ma problemi con la stampa spinsero l'autore a optare per una varietà di blu ben definita: Blu Pantone 297.


Una buona notizia

Possiamo congedarci davvero dal nostro lupo con una buona notizia, arrivata qualche giorno fa: è stato riconfermato il Piano di Conservazione e gestione del Lupo in Italia con cui si afferma "Con questo piano ribadiamo che non servono abbattimenti, ma una strategia, che abbiamo delineato in 22 azioni". Così il ministro dell'Ambiente Sergio Costa in merito al nuovo Piano di conservazione e gestione del lupo. Il piano prevede 22 azioni che a partire da una rigorosa analisi tecnico-scientifica mirano alla conservazione ed alla risoluzione sostenibile dei conflitti con le attività antropiche. Anche la Commissione Europea ha espresso apprezzamento per il documento.
Speriamo in bene, vista l'aria che tira... !!

***

Se vi sono piaciute le proposte del libro Il tempo dei lupi di Riccardo Rao, vi invito alla sua lettura integrale: si tratta di un'opera che riserva parecchie sorprese e curiosità, e ci aiuta a conoscere un po' meglio questo animale favoloso.

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Fonti testo:

Il tempo dei lupi di Riccardo Rao - Utet
Wikipedia per film e fumetti

Fonti immagini:
Pixabay per la foto iniziale del lupo - Wikipedia per le altre


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sabato 30 marzo 2019

Il mondo degli animali: protagonista è il lupo / 13 - parte seconda


Nella prima parte di questo articolo dedicato al lupo, che potete trovare qui, abbiamo fatto conoscenza di questo favoloso animale dal punto di vista delle scienze naturali, e poi addentrandoci nel mito di Romolo e Remo e della lupa che allattò i gemelli.

In seguito abbiamo appreso, leggendo il saggio Il tempo dei lupi di Riccardo Rao, che il lupo era talmente venerato nell'antichità che molti genitori norreni assegnavano ai figli il nome "wulf" nella speranza che acquisissero parte della forza e del coraggio dell'animale.

Ma l'ammirazione del lupo incomincia a scemare con l'avvento del cristianesimo, quando viene identificato come un predatore di anime, e quindi avente natura intrinsecamente malvagia. Tuttavia, come vi dicevo, la guerra al lupo iniziò ufficialmente con un personaggio storico molto famoso, ovvero...


Il nemico per eccellenza: Carlo Magno

Se con i Longobardi il rapporto tra uomo e lupo continua a essere un fatto privato, è con l'avvento di Carlo Magno, il re dei Franchi, di cui possiamo vedere un ritratto immaginario di Albrecht Dürer, che le cose prendono una brutta piega... per il lupo, ovviamente.

Come ci insegnano i libri di scuola, Carlo viene incoronato imperatore nel giorno di Natale dell'anno 800. Nel Capitulare de villis, un editto emanato negli ultimi anni del suo regno, l'imperatore comanda ai funzionari incaricati di gestire le sue vaste tenute regie che gli sia comunicato il numero dei lupi uccisi, e che si proceda alla caccia di lupacchiotti nel mese di maggio. Per la prima volta la guerra contro i lupi viene istituita, regolamentata e codificata: in una parola, dichiarata.

Non è da scartare nemmeno l'ipotesi che, nelle vaste foreste dove i re franchi amavano cacciare, e da cui traevano molti proventi, il lupo rappresentasse uno sgradevole concorrente. Proprio all'epoca di Carlo Magno aumentano, infatti, i disboscamenti, a causa della messa a coltura di nuove terre, che assottigliano le prede sia per i lupi che per gli aristocratici. Vi possono essere dunque motivi di sicurezza nella gran caccia, oppure di carattere simbolico: se si arriva al dominio sulla natura magica e pagana, si giunge anche alla salvezza l'anima
Salvezza che passa attraverso il battesimo cristiano e, stavolta, sorprendentemente, andando alle origini di una fiaba celeberrima.


Cappuccetto Rosso e l'incontro con il lupo
Cappuccetto Rosso è una delle fiabe europee più popolari al mondo, di cui esistono numerose varianti. Le versioni scritte più note oggigiorno sono quella di Charles Perrault (col titolo Le Petit Chaperon Rouge) del 1697 e quella dei fratelli Grimm (Rotkäppchen) del 1857. Possiamo vedere qui sotto la bambina e il lupo in un'illustrazione di J.W. Smith.

A parte le varianti, la trama più diffusa è questa: Cappuccetto Rosso, chiamata anche Cappuccetto, è una bambina che vive con la sua mamma in una casetta vicino al bosco. Un giorno la mamma le consegna un cestino pieno di cose buone da portare alla nonna ammalata, che vive al di là della foresta. La mamma raccomanda a Cappuccetto di fare attenzione, durante il tragitto, e non lasciare la strada maestra.

Nel bosco però, la bambina incontra un lupo, che con l'inganno le si avvicina e si fa rivelare dove abita la nonna. Il lupo così si allontana, arriva prima di lei alla casetta e bussa alla porta, presentandosi alla nonna come la nipotina e così apre la porta e mangia la nonna in un sol boccone.Cappuccetto Rosso, che arriva più tardi alla casetta, entra e trova il lupo nel letto, travestito da nonna e anche lei viene a sua volta divorataUn cacciatore, amico della nonna di Cappuccetto, si accorge di quello che è accaduto, si precipita nella casetta e uccide il lupo, tagliandogli la testa con una scure. Poi gli apre la pancia dalla quale fuoriescono immediatamente la nonna e Cappuccetto Rosso sane e salve. Il cacciatore intanto prende allora il lupo e si avvia verso casa, per farne delle pellicce.

Orbene, dovete sapere che Riccardo Rao è riuscito a risalire ancor più indietro nel tempo, addirittura attorno al 1020, grazie a cui le molte stranezze e discrepanze delle versioni che noi conosciamo vengono spiegate. Abbiamo infatti  un racconto edificante scritto da Egberto di Liegi, "Della bambina risparmiata dai lupacchiotti", dai risvolti parecchio interessanti. Nel racconto una bimba viene battezzata, e riceve una tunica di lana rossa. Il battesimo ha luogo nel giorno della Pentecoste. La bambina, che ha cinque anni, viene poi catturata da un lupo, che la porta nella profondità della foresta come preda per i suoi cuccioli. Questi ultimi però non riescono a sbranarla perché la mantella rossa ricevuta il giorno del battesimo la protegge da ogni male.

Incredibile, vero? Ma andiamo avanti con il nostro lupo demonizzato, spostandoci in età moderna, per la precisione nella seconda metà del Settecento...


Di lupi mannari e altre brutte faccende

Della Bestia del Gévaudan avevo parlato nell'ambito della mia rubrica Il Caffè della Rivoluzione con un articolo intitolato "Spettri, vampiri e lupi mannari". Se volete leggere o rileggere il post nella sua interezza, potete trovarlo qui.

Riprendo invece la parte dedicata alla Bestia perché identificata con un lupo mannaro, l'argomento che ci interessa. Dovete sapere, infatti, che, nonostante quello fosse il secolo dei Lumi, ovvero del predominio della razionalità, mai come in quell'epoca attecchivano e si diffondevano leggende, dicerie e superstizioni di ogni sorta. Uno di questi "casi" è relativo proprio a una bestia di taglia enorme che, nella Francia tra il 1764 e il 1767, uccide in modo particolare le donne e i bambiniLe vittime ufficiali - e sottolineo "ufficiali" perché a un certo punto le autorità smettono di contarle - sono 137 e una dozzina di loro sono state decapitate. La cosiddetta Bestia del Gévaudan mostra una singolare astuzia e intelligenza nei confronti delle varie centinaia di soldati inviati per catturarla e per lungo tempo riesce a eludere ogni trappola. Qui sopra vi propongo "la bestia" in una stampa dell'epoca.

Alcuni sostengono di averla uccisa e mostrano cadaveri di lupi enormi e in generale le descrizioni parlano di un animale grande come un vitello, con pelo striato e lunghi canini. A un certo punto un cacciatore porta al re il cadavere di una bestia gigantesca, ma è talmente irriconoscibile che non gli viene corrisposta la ricompensa promessa. Fu un caso che destò molto scalpore, provocando una sorta di isteria collettiva e che mobilitò soldati, cacciatori e paesani. In Inghilterra, che in quel periodo tanto per cambiare era ai ferri corti con la sua vicina di casa, l'argomento era oggetto dei lazzi pubblici, e gli inglesi si ribaltavano dal ridere.

Nel 2001 è stato realizzato un film, Il patto dei lupi per la regia di Cristopher Gans, che narra, per l'appunto, delle vicende testé menzionate. L'epoca è il 1764. Siamo nelle campagne francesi del Gévaudan, oggi approssimativamente tra la Linguadoca e il Rossiglione, dove uomini e animali vengono assaliti e uccisi da una belva feroce, con assalti caratterizzati da una straordinaria violenza. In tre anni uccide oltre 100 persone e vani sono risultati i tentativi di catturarla.

Il re Luigi XV decide di inviare nella regione il cavaliere Grégoire De Fronsac, accompagnato da un compagno irochese Mani, per catturare ed imbalsamare l'animale. Potete vedere un'immagine dei due protagonisti nella locandina a lato. Devo dire che il film parte molto bene, e l'ambientazione è ottima con una quasi insostenibile dose di tensione, i paesaggi cupi e desolati, ma mi ha deluso sia nel prosieguo - veramente grottesco a tratti - sia nella caratterizzazione dei personaggi. Soprattutto il finale, con la spiegazione di quanto è successo, è davvero al di là del bene e del male.


Bene... piano piano, siamo arrivati fino ai giorni nostri, ma ho deciso di riservare una terza e ultima parte al lupo contemporaneo, oggi protagonista di una rivalutazione, nonché di fumetti e film!

Per questo motivo vi lascio con una mia fotografia scattata lo scorso anno nel parco del Lupo della Sila in Calabria. Sotto il bassorilievo del lupo, c'è una poesia che vi riporto qua di seguito perché è difficile leggerla. È un po' triste, ma esprime bene la natura del lupo e i termini della questione nei rapporti tra uomo-lupo:

Io sono il lupo.
La fame è la mia compagna,
la solitudine la mia sicurezza,
un'eterna triste condanna.
Io sono l'istinto.
Passi svelti nella notte,
il freddo è il mio giaciglio.


***

Che cosa ve ne pare degli argomenti proposti? Spero di ricevere i vostri commenti anche su questa seconda parte. Alla prossima con la terza e ultima!

***

Fonti testo:

Il tempo dei lupi di Riccardo Rao - Utet
"Guida pettegola al Settecento francese" di Francesca Sgorbati Bosi - Sellerio editore

Fonti immagini:

Pixabay per la foto iniziale del lupo 
Wikipedia, tranne la foto finale con la poesia sul lupo della Sila


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sabato 23 marzo 2019

Il mondo degli animali: protagonista è il lupo / 13 - parte prima


I lupi stanno tornando. Ce ne danno testimonianza i numerosi avvistamenti in luoghi dove erano quasi scomparsi, i documentari che ce li mostrano, intenti alla caccia, o nell'atto di occuparsi della loro cucciolata. E sono significative  le interviste, magari a pastori infuriati per gli attacchi al bestiame, o anche le testimonianze di avvistatori le cui parole sono improntate alla paura. Ormai entrato da secoli nel nostro immaginario collettivo, questo splendido animale suscita inevitabilmente reazioni forti che, al di là del danno economico ai greggi, attingono anche all'inconscio e alle nostre paure ataviche, non fosse altro che per il tipico, inquietante ululato e i racconti sulla sua presunta "malvagità".

Il rapporto tra uomo e lupo si è tradotto molto spesso una storia di sterminio, dove una specie, quella umana, ha cercato accanitamente di cancellare l'altra, quella animale, e ci è quasi riuscita. Si è trattato di una lotta senza quartiere, soprattutto dal momento in cui il lupo è stato caricato di una simbologia altamente negativa. Non è sempre stato così, anzi: indietro nel tempo, il lupo era venerato come portatore di forza e coraggio, qualità che si intendeva assumere come guerrieri e appartenenti alle élite sociali.

Ma andiamo con ordine. Per affrontare l'ardua impresa di presentare questo magnifico animale seguendo il mio modo consueto, mi farò aiutare da un'opera a lui dedicata che potrà servirmi da traccia per cogliere alcuni aspetti eminentemente culturali del lupo. Si tratta di Il tempo dei lupi del medievista Riccardo Rao, collocata a metà tra la saggistica e la narrativa e di piacevolissima lettura anche per chi non sia un appassionato di Medioevo. E, per rendere onore al lupo come merita, dividerò il post in due parti in modo che non sia troppo lungo e per renderlo a voi più godibile.

Facciamo innanzitutto una sommaria conoscenza del lupo grigio...

... secondo le scienze naturali

Il lupo grigio (Canis lupus secondo la classificazione di Linneus 1758), detto anche lupo comune o semplicemente lupo, è un canide lupino, presente nelle zone remote del Nordamerica e dell'Eurasia. È il più grande della sua famiglia, con un peso medio di 43-45 kg per i maschi, e 36-38,5 kg per le femmine. Oltre le dimensioni, il lupo grigio si distingue dagli altri membri del genere Canis per il suo muso e le orecchie meno appuntite. Il suo mantello invernale è lungo e folto, di colore prevalentemente grigio variegato. Alcuni esemplari presentano anche mantelli bianchi, rossi, bruni o neri. È la specie più specializzata dei Canis nell'adattamento alla caccia grossa cooperativa, come dimostrato dalla sua natura gregaria.

In passato era comune descrivere i branchi di lupi grigi come società competitive composte d'animali in concorrenza tra di loro, con un maschio e femmina "alfa" all'apice della gerarchia e con subordinati "beta" e "omega". Studi più recenti hanno invece dimostrato che i branchi allo stato naturale sono semplicemente famiglie nucleari, che consistono in una coppia seguita dai suoi cuccioli degli ultimi 1-3 anni. Il lupo grigio è generalmente monogamo, con coppie che rimangono insieme per tutta la vita. Se un elemento della coppia muore, il superstite di solito trova facilmente un rimpiazzo. La cucciolata media consiste in 5-6 cuccioli. Nascono di solito in primavera, in coincidenza con l'incremento stagionale di cibo. Alla nascita i cuccioli sono ciechi, sordi e coperti d'una pelliccia bruna-grigiastra.

Ma ora abbandoniamo il lupo in carne e ossa, per quanto affascinante, e addentriamoci nel folto della foresta e del mito, dove troveremo...


La lupa di Romolo e Remo

... ovvero colei che allattò i gemelli più famosi nella storia di casa nostra: Romolo e Remo, i mitici fondatori di Roma. Secondo la leggenda Rea Silvia, che era stata costretta a farsi vestale e a fare quindi voto di castità, attirò l'attenzione del dio Marte, che la possedette con la forza in un bosco sacro. La fanciulla partorì i due gemelli, che vennero deposti in una cesta e lasciati in balia della corrente del fiume Aniene. La cesta si arenò ai piedi di un albero di fico o, secondo altre versioni, vicino a una grotta collocata alla base del Palatino, detta "Lupercale" perché sacra a Marte e a Fauno Luperco.

Una lupa, scesa dai monti al fiume per abbeverarsi, fu attirata dai vagiti dei due bambini, li raggiunse e si mise ad allattarli. Furono trovati da un pastore di nome Faustolo, il quale insieme alla moglie Acca Larenzia decise di crescerli come suoi figli. In qualsiasi modo siano andate le cose, nella storia la lupa fa una gran bella figura: non solo non divora i teneri bambini, ma esprime in pieno il suo istinto materno allattandoli.

Osserviamo tutti i protagonisti del mito nel quadro intitolato Faustolo trova la lupa con i gemelli (ca. 1616) eseguito da Pieter Paul Rubens. I corpi dei bambini sono il fulcro della composizione, e irradiano una luce abbagliante come in una pagana Natività. La lupa è acciambellata in segno di protezione. A sinistra si vede un vecchio, personificazione del fiume Tevere, e vicino a lui una ninfa. Il pastore Faustolo sta accorrendo sulla destra, ed è vestito secondo la moda ai tempi di Rubens. C'è anche un picchio, uccello caro a Marte, con delle ciliege nel becco.

Altra immagine famosissima è quella della Lupa capitolina, ovvero una scultura in bronzo custodita ai Musei Capitolini, di ignoto artista medievale del XII o XIII secolo. Qui la lupa, anziché coricata, è ritta sulle quattro zampe, ed è gigantesca rispetto ai bambini cui offre le mammelle. In qualsiasi modo si raffiguri l'evento, è chiaro che inserire questo animale nel mito dei fondatori di Roma è indice di prestigio (sebbene secondo altri la lupa potrebbe indicare anche una donna che svolgeva la professione più antica del mondo, in quanto il termine "lupa" andava a significare una prostituta).

Salutiamo le sponde del fiume per spingerci a Nord, tra i ghiacci e le nebbie, a incontrare l'ammirazione per il lupo espressa sotto altre forme...


Il nome ideale per un figlio

Nell'antichità molti genitori norreni sceglievano il lupo come nome da dare ai propri figli. Ce ne offre una prova Beowulf, un poema epico anonimo, scritto in una variante sassone occidentale dell'anglosassone (o inglese antico). Ha datazione incerta, anche se parrebbe essere composto attorno al VIII secolo. Si ritiene che l'autore del poema inglese antico abbia rielaborato autonomamente materiale leggendario di origine nordica e tramandato oralmente, creando un'opera originale. In qualsiasi letteratura anglosassone che si rispetti, è in assoluto la prima proposta che troverete. Potete vedere qui accanto la prima pagina del manoscritto, conservata presso la British Library.

Il poema narra le vicende del re danese Hrothgar a Heorot, il "Cervo", alle prese con un mostro di nome Grendel che attacca ripetutamente la dimora del sovrano, mietendo vittime tra i suoi guerrieri. In soccorso al disperato sovrano arriva Beowulf, nipote del re dei Geati, che abitano in Svezia meridionale. Beowulf affronterà sia Grendel sia la madre del mostro, in una serie di combattimenti epici. Beowulf è il prototipo dell'eroe che si scontra con il mostro, e non a caso nel suo nome è contenuto il termine "wulf", lupo. Nel 2007 ne è stato tratto un film diretto da Zemeckis, dove la trama originale è stata un po' rielaborata, secondo me in maniera interessante e convincente, facendo perno sulla figura della madre di Grendel.



Tanti lupi e lupacchiotti

Anche presso i popoli barbari che si muovono in Europa occidentale, viene spesso assegnato il nome  "wulf" a personaggi di rilievo. Fra i Goti abbiamo il vescovo Wulfila (letteralmente Lupacchiotto) che nel IV secolo traduce la Bibbia in lingua germanica. Eccolo qui in un'incisione del 1900 mentre spiega il Vangelo ai Goti.

Abbiamo anche l'esempio di alcuni re, veri (Ataulfo) o leggendari (Achiulfo, Ediulfo, Vutùlfo). E persino in casa nostra, nonostante la persistenza di nomi romani, vengono dati volentieri nomi di animali, tra cui Lupo e Lupaldo, seguito da Orso o Orsola - l'orso era un altro animale temuto e ammiratissimo come potete leggere nel mio post a lui dedicato - nella classifica delle preferenze.

Le cose vanno piuttosto bene, quindi, e nell'Alto Medioevo la convivenza tra uomo e lupo risulta equilibrata grazie anche all'estensione boschiva e al fatto che il lupo abbia le sue tane nella parte più profonda della foresta. L'abbondanza di prede negli immediati paraggi è garanzia che i branchi non sconfineranno troppo nei territori dell'uomo. Uomo e lupi non si pestano zampe e piedi a vicenda... almeno non più del necessario.

E allora quand'è che il lupo comincia a diventare "cattivo"?

Riccardo Rao ci segnala che la demonizzazione del lupo si basa su ragioni esclusivamente culturali e dipende dal processo di cristianizzazione che interessa l'Europa medievale.

Già l'Antico Testamento evoca il lupo in termini di prepotenza e violenza, ma è con il Nuovo Testamento che il lupo, evocato in un contesto pastorale, comincia a fare paura. Nel Vangelo di Matteo (7,15) si ammonisce: "Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci." In un altro passo, sempre di Matteo (10, 16), dice: "Ecco, io vi mando come le pecore in mezzo ai lupi". La metafora è quella dell'agnello come simbolo di Cristo, delle pecore come comunità di fedeli, e del pastore come loro guida. Il lupo diviene l'allegoria dei falsi profeti, o quello del male in sé che insidia le anime.

Sulla scorta dei testi evangelici, e degli scritti dei Padri della Chiesa, in passato vi fu una persona che dichiarò ufficialmente guerra al lupo... ma di questa persona vi parlerò nella seconda parte.

***

Aspetto volentieri i vostri commenti su questo primo articolo dedicato al lupo. Inoltre, volete provare a indovinare il nome del gran nemico del lupo? Un indizio è contenuto nella domanda!

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Fonte testo:
  • "Il tempo dei lupi" di Riccardo Rao
  • Wikipedia per la scheda iniziale

Fonte immagini:

  • Wikipedia


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sabato 16 marzo 2019

Leggere fa bene ed è meglio incominciare da piccoli


Per una serie di combinazioni proseguo sul blog il filone dei libri, stavolta accodandomi alla bella iniziativa promossa da Elena Ferro, ripresa poi da Barbara Businaro e Giulia Mancini. Lo scopo è quello di incoraggiare bambini e adolescenti nella lettura, inviando un libro a un bambino di cui si ricevono le generalità e l'età, selezionando una lettura adatta. A me è capitato un ragazzo di quindici anni, per cui, vinto il primo momento di dubbio, mi sono attivata con grande piacere. Come recita lo slogan del post, leggere fa bene, ma - aggiungerei - anche regalare qualcosa cum grano salis fa bene al donatore.

E ora consentitemi un breve amarcord.

I miei primi incontri con il mondo della lettura sono collegati al regalo di un abecedario. Ricordo ancora la copertina di questo grande libro, si parla degli anni '60, con l'immagine di un orso. Ho cercato di rintracciare questo testo sul web, e ho incontrato una pagina interna che molto gli assomiglia. e che potete vedere qui a lato. Mi ricordo ancora le ore trascorse sedute nel mio personale regno, seduta sul gradino che, dalla sala, portava al balcone, con l'abecedario sulle ginocchia.Mi ricordo la meraviglia di scoprire che quelle lettere sparse:


N      A     V     E

se messe insieme componevano la parola

NAVE

 ... e che questa equivaleva a qualcosa di ben preciso, cioè a quella grande barca che galleggia e viaggia sul mare, trasportando oggetti e persone!

Penso che questi momenti di puro stupore siano irripetibili nella vita.

Una volta scoperta la magica regola che i misteriosi segni compongono delle parole, il salto di qualità è stato rappresentato da un libro che credo abbia segnato un'intera generazione: Il libro delle parole di Richard Scarry, che ho letteralmente consumato e dove mi divertivo a rintracciare tutte le corrispondenze familiari tra gli animaletti che erano protagonisti delle varie scene, pagina dopo pagina. Sono sicura di averlo anche pasticciato, ma sempre con grande affetto.

Il ricordo successivo collegato alla lettura è, com'è ovvio, quello della scuola, con il Sussidiario e il Libro di Lettura che sfogliavo e sfogliavo senza posa. Certo, ai giorni d'oggi alcune proposte farebbero sussultare - giustamente - per i modelli stereotipati che proponevano in  ambito familiare, e le illustrazioni potrebbero sembrare zuccherose e ben lontane dalla realtà, ma per me era tutto fantastico e rassicurante.

Quando sono stata in grado di accedere a libri più complessi, è stata la volta de Il manuale delle Giovani Marmotte e Le ricette di nonna Papera e il giornalino settimanale Topolino che i miei genitori non mancavano mai di comprarmi e il cui arrivo era una vera festa. Non ho avuto una vera e propria enciclopedia fino a quando sono stata grandicella. Questo è stato un argomento spinoso in quanto si era presentato il classico venditore di enciclopedie a casa nostra, cercando di convincere i miei a comprare un'edizione piuttosto costosa. Costui mi aveva tolto di mano il regalino con cui aveva tentato di ingraziarsi i miei, e com'è ovvio ci ero rimasta malissimo, e mio padre e mia madre più di me.

In un secondo momento era arrivata Meravigliosa Italia: l'enciclopedia delle regioni, e una delle mie preferite era la Lombardia: ecco la copertina sulla vostra sinistra. La parte per me più affascinante di questi volumi cartonati era proprio quella finale con fiabe e leggende regionali, che sapevo a memoria, e dove appresi, ad esempio, della leggenda che diede origine al Monte Disgrazia.

Ormai la miccia era accesa, anzi, la polveriera era deflagrata, e non saprei enumerare i moltissimi libri e giornalini che, da bambina, lessi. Un altro, decisivo giro di boa nella mia autobibliografia avvenne grazie all'incontro con Emilio Salgari, e l'acquisto dei suoi romanzi pubblicati dalle edizioni Paoline, acquistate in una libreria di via Plana a Milano. Come ho più volte detto, leggere le storie avventurose, passionali e mozzafiato di questo autore ha influenzato moltissimo la scelta delle storie che narro io. Questa collana aveva la caratteristica di avere le copertine con fondo bianco, e un cerchio da cui scaturivano le illustrazioni. Eccovene un paio di esempi: tanto per non essere ripetitiva, Capitan Tempesta (a proposito, siccome ero una rompiscatole già allora, avevo notato la discrepanza tra la descrizione di Salgari, cioè di una donna dai capelli scuri, con l'immagine della copertina dove la protagonista è bionda); e Le figlie dei faraoniAnche i libri cartonati dell'edizione Mursia spadroneggiavano nella mia libreria, tutti libri che ho regalato quando è stato tempo di farlo.

Non posso più fare a meno dei libri, come testimoniano le innumerevoli librerie sparse per la casa. Con tutto questo, ho abituato mio figlio a leggere e, da piccolo, è stato per me fonte di grandi soddisfazione. Prima dell'età scolare, ci mettevamo seduti sul letto e gli leggevo i bellissimi libri illustrati con storie e filastrocche. Quando ha imparato a leggere, ha continuato a leggere per conto suo, divorando di tutto, da Geronimo Stilton a libri fantasy e di fantascienza... e poi, di botto... il nulla. Non so spiegare quello che è successo, ma si è aperto un vuoto siderale nelle sue letture. All'inizio lo attribuivo all'età adolescenziale, ora lo attribuisco agli stimoli di altro genere che, col tempo, gli sono arrivati, videogiochi in primis. Oggi che è un post-universitario, mi consolo col dire che, almeno da bambino, la lettura gli ha fatto indubbiamente bene, e spero che, un giorno o l'altro, si faccia irretire da qualche libro che, dagli scaffali, gli sta già facendo l'occhiolino.

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Se volete aderire all'iniziativa, scrivetemelo nei commenti e io vi manderò una mail con i dettagli, oppure potete condividere qualche bel ricordo delle vostre letture infantili o adolescenziali.


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sabato 9 marzo 2019

I misteriosi percorsi dei libri, e le affinità elettive


Quando penso a tutti i libri che mi restano da leggere, ho la certezza d’essere ancora felice.” Si tratta di una bella frase dello scrittore e aforista francese Jules Renard. Nato nel 1864, Renard trascorse gran parte della vita tra Parigi, dove partecipò nel 1889 alla fondazione del Mercure de France, e il paese paterno di Chitry-les-Mines, nel Nièvre, di cui fu sindaco dal 1904. Si professò dreyfusardo, repubblicano, anticlericale e socialista. La sua opera più famosa è Pel di carota del 1894, che narra le patetiche vicende di un ragazzino dai capelli rossi.

Ho voluto introdurre il post con questa celebre frase perché, se è vero che molti libri in fremente attesa sullo scaffale ci posso regalare sensazioni di felicità, è anche vero il contrario: avere troppi libri da leggere, e pensare a quante opere valide sono in circolazione nel mondo - opere che forse non leggeremo mai - potrebbe generare uno stato di ansia anziché di piacere.

Tempo fa avevo scritto un post dedicato a "It, ovvero l'armadietto delle mie letture", all'interno del quale i libri sembravano riprodursi da soli come i conigli (l'ho riletto per capire a che punto siamo...). Ora i tomi sono stati liberati dal claustrofobico armadietto, e com'è ovvio la situazione è peggiorata: mio marito ha redatto un elenco di tutti i libri da leggere e sono circa trecento, disposti su tre scaffali in file da due o da tre. Per fortuna nell'e-reader ne ho pochi, tra cui un romanzo di Zola e un paio di saggi sulla rivoluzione francese che mi hanno regalato, e sullo smartphone ho letto quei libri che avevo scaricato con la app kindle. So di alcune persone che hanno centinaia di libri nel loro e-reader, che difatti si moltiplicano grazie alla tecnologia, che con un solo click fa arrivare l'opera dritta dritta nel tuo supporto.

Già, ma da dove sono piovuti  tutti questi libri? Ho provato a fare un'analisi scientifica delle fonti:

1. acquisti da parte mia in senso classico, cioè comprati nel pieno possesso delle mie facoltà mentali. Un esempio: Il principe di Niccolò Machiavelli.


Ecco alcuni dei libri da leggere: incombenti, vero? Una curiosità, i cinque tomi rossi sul secondo scaffale sono
La Rivoluzione Francese di Jules Michelet in un'edizione di pregio.
Nella categoria 1. apro però altre sottocategorie:

1.1 acquisti tratti da un elenco su un quaderno dove annoto i libri consigliati da amici o blogger che sono a loro volta lettori forti, o meglio potenti come amo sempre dire. Il quaderno si compone di svariate pagine di titoli, che attendono l'acquisto e mi fanno venire l'acquolina in bocca. Un esempio: Trilogia di K. di Agosta Kristof, che ho letto ora.

1.2 acquisti di romanzi o saggi dopo la presentazione dell'autore. Questi eventi sono per me un'autentica rovina: di recente ho assistito ad alcune presentazioni, finendo con l'effettuare l'acquisto. Nell'ordine:

Il tempo dei lupi di Riccardo Rao, un medievista che conosco personalmente e di cui, tra l'altro, ho presentato all'esame universitario I paesaggi dell'Italia medievale. Questo l'ho già letto.

. L'arte del sarto nel Medioevo di Elisa Tosi Brandi, che non potevo certo farmi sfuggire (ho fatto anche una domanda all'autrice sulla nascita delle tasche!).

. Scritti (s)connessi di Enrico Pompeo, racconti che sono stati presentati nel corso di una bella serata al laboratorio teatrale Le Scimmie Nude con relativa lettura... tra l'altro uno dei lettori era Davide, magistrale interprete del mio Bernabò Visconti, che potete vedere qui a fianco.

Ho resistito spasmodicamente e non ho comprato la trilogia sui templari di Simonetta Cerrini, massima esperta sull'argomento, di cui l'ultimo è La passione dei templari. Vi assicuro però che mi sembrava di essere Ulisse legato all'albero maestro e che si dibatte mentre ascolta l'ammaliante canto delle sirene.

Quando sono con mio marito, poi, mi obbliga a comprare il libro, e se oppongo resistenza lo compra lui. Non si tratta di un problema finanziario, il mio, ma di mancanza di tempo: non ho tempo per leggere tutti questi tomi, che difatti si accumulano sugli scaffali, men che meno ora che sono impegnata con l'università (e altri libri!).

1.3 acquisti sulla base di recensioni, pochi a dire la verità. Di solito diffido del libro di cui tutti parlano, so che è un pregiudizio da parte mia, ma è così. Non ho ancora letto, ad esempio, Elena Ferrante, ma, siccome molte amiche me ne hanno parlato bene, prima o poi lo farò. Non mi piacciono nemmeno gli scrittori troppo presenzialisti, noti o meno noti che siano, anche questo è un pregiudizio di cui sono consapevole.


2. libri da eredità, nel senso che appartenevano a persone che sono venute e mancare. Piuttosto che mandarli tutti al macero, li ho accolti in casa come degli orfanelli donando loro un alloggio, regalando quelli che erano doppi o buttando quelli che erano proprio rovinati. Per fortuna i libri non mangiano e si accontentano solo di un posto all'asciutto... Un esempio: La via del tabacco di Erskine Caldwell. 


3. libri da edicole dismesse, come quella che c'era sotto casa mia che vendeva anche libri usati a uno o due euro. Quando ho saputo che chiudeva, mi sono precipitata dabbasso, sempre accompagnata dal marito, che come avrete capito è una specie di demonio tentatore, e siamo tornati trionfalmente a casa con quattro sacchi pieni di libri bellissimi e come nuovi, con poca spesa. Un esempio: L'alienista di Caleb Carr.


4. libri che mi vengono donati dalle persone più svariate, consapevoli della mia passione per la lettura e che hanno l'unico dubbio su che cosa regalarmi, vista la quantità spropositata di libri che leggo. Un esempio: Una poltrona sulla Senna: Quattro secoli di storia di Francia di Amin Maalouf, sulla storia dell'Académie Française.

Com'è ovvio non riuscirò mai a leggere tutti questi libri, perché poi nel frattempo se ne aggiungeranno altri. 


La domanda che mi sorge spontanea, però, è la seguente: 

perché nella nostra vita leggeremo determinati libri e altri no? 

Assodato che è impossibile leggere tutto, persino limitandosi alle opere più famose, e che è inutile farsi prendere dall'ansia, mi chiedo come mai siamo destinati a "incontrare" certi libri, proprio come siamo destinati a "incontrare" talune persone.

Mi immagino i libri che viaggiano su strade parallele alle nostre, e ci sfiorano o ci passano vicini, oppure altri che, per quanto sforzi facciano, non riescono mai a raggiungerci. Per quanto riguarda le persone, infatti, parlo sempre di griglie spirituali che agevolano gli incontri, e può darsi che anche con i libri avvenga la stessa cosa.

Inoltre la nostra vita è un continuo mutamento, quindi in un determinato periodo siamo più aperti a ricevere determinati stimoli, e quindi attirati dal romanzo fantasy, in un altro dagli scritti di una guida spirituale, in un altro ancora dalla testimonianza di una sopravvissuta dell'Olocausto, in un altro ancora dal romance o dal giallo o dalla fantascienza...

L'attrazione magnetica che si viene a creare è reciproca: non sei solo tu a cercare i libri, sono i libri che ti cercano. Alcuni riusciranno a rimanere con te solo come presenza nella tua casa, altri raggiungeranno il loro scopo che è quello di essere letti. In entrambi i casi, è come se compissero un viaggio nella tua direzione, ciascuno a suo modo. 

E voi che cosa ne pensate? Ritenete anche voi che i libri giungano quando è tempo, o la vedete in maniera differente?

***

Dimenticavo! Notizie sull'antologia di racconti medievali Italiae Medievalis Historiae IX edita dall'associazione culturale Italia Medievale a seguito del premio Philobiblon, tra cui il mio racconto Il più grande dei re: potete ora trovarla sulla piattaforma lulu al seguente link. In alternativa, potete cliccare sulla copertina che trovate sotto e accedere direttamente alla pagina di lulu.com. :)

***

Fonte immagini:

. Il bibliotecario di Giuseppe Arcimboldo (1566) - Wikipedia
. Katarzyna Oronska Museum (dal link https://useum.org/artist/Katarzyna-Oronska)


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sabato 2 marzo 2019

Il Caffé della Rivoluzione: Un romanzo ci libererà / 39




Oggi riapre anche il mio caffè rivoluzionario, con un post che costituisce un ideale raccordo rispetto all'ultimo della serie dove vi avevo parlato del contrabbando dei libri proibiti. Ricordate? Non a caso l'avevo intitolato "Quell'oscuro oggetto del desiderio", dato che, per avere questo genere di letteratura, si era disposti a rischiare multe, sequestri e persino la galera; a testimonianza che non c'è censura che tenga a bada l'irrefrenabile curiosità dell'essere umano. Se lo avete perso e desiderate rileggerlo, lo trovate qui.

Ebbene, il mio amato Settecento ha costituito un vero e proprio momento di svolta epocale per molti aspetti, non esclusa la fruizione dei libri da parte di un pubblico assai più ampio, grazie a un maggiore grado di alfabetizzazione e a un allargamento nelle maglie della censura, ormai impossibilitata a esercitare un controllo davvero stringente.

Si aprono dunque nuove quote di mercato e nuovi consumatori, tra cui - udite udite! - cominciano a primeggiare le donne. E non è tutto, dato che la lettura di libri edificanti e devozionali, molto praticata nel Seicento, cede il passo ai tanto vituperati romanzi, considerati pericolosi e lesivi della morale. Santa Teresa d'Avila ci ricorda, nella sua autobiografia, come la madre fosse appassionata di romanzi cavallereschi, e così pure la figlia; passione rimproverata dal marito, che ne proibisce la lettura.

Dunque nel Settecento la donna-lettrice diventa anche la protagonista di molti ritratti e tele, dove viene raffigurata assorta della lettura. Ne abbiamo un esempio in questo quadro, I divertimenti della vita privata, dove la lettrice è seduta in poltrona, in una stanza dove si è ritagliata uno spazio tutto suo per leggere, interrompendo le sue occupazioni quotidiane  per un certo lasso di tempo . Ha lo sguardo sognante, forse dopo aver chiuso il libro di cui ha appena letto un capitolo, la mente ancora tutta colma di immagini.

Queste donne diventano soggetti degni di essere rappresentati dai pennelli dei pittori, o nelle illustrazioni, e la loro disseminazione urbana costituisce un potente veicolo promozionale per la stampa stessa. Lo sguardo dei contemporanei testimonia che negli spazi cittadini i libri in mano alle persone si moltiplicano, in una frenesia di leggere che non ha precedenti, e l'arte restituisce la gamma di emozioni che la lettura trasmette. Le donne sono i nuovi committenti del mercato editoriale, e gli editori e gli autori ne tengono conto, trasformando lo stile e il testo: se c'è un nuovo modo di leggere, c'è anche un nuovo modo di scrivere, e l'esaltazione delle eroine nei romanzi tanto amati.

Vediamo qualche esempio in alcuni ritratti.

Sulla sinistra, potete ammirare il ritratto di Émilie du Châtelet, marchesa du Châtelet, eseguito da Maurice Quentin de la Tour. Si tratta di una donna che era una matematicafisica letterata francese e uno dei più grandi ingegni del XVIII secolo. Questo ritratto ben esprime il suo legame con i libri, ma anche con il mondo scientifico tramite il compasso. Chapeau.

















Sulla destra potete ammirare, invece, il ritratto di madame d'Épinay di Jean-Étienne Liotard. Non sembra che lei sia lì, come se fosse in carne e ossa, e che ci voglia suggerire qualcosa? Chi è questa signora che ci guarda con i suoi occhi vivi e intelligenti e con un dito appoggiato al mento, l'espressione arguta? Ebbene, si tratta di una scrittrice, ma è anche una protettrice di scrittori, e il libro che tiene tra le mani  ci offre un indizio di chi sia uno dei suoi illustri protetti. Se potessimo sbirciare tra le pagine, leggeremmo che tiene tra le mani il Discours sur l'origine de l'inégalité parmi les hommes di Jean-Jacques Rousseau, di cui questa dama era, appunto, un'amica.

Ci fissa con aria di sfida, invece, la battagliera scrittrice inglese Mary Wollstonecraft, autrice di A Vindication of the Rights of Woman, nel quale sostiene, contro la prevalente opinione del tempo, che le donne non sono inferiori per natura agli uomini, anche se la diversa educazione a loro riservata nella società le pone in una condizione di inferiorità e di subordinazione. Mary è una donna coraggiosa e una vera antesignana del femminismo, le cui parole sono validissime ancora oggi. Il ritratto è in linea con il suo carattere, non è vero? Non a caso era soprannominata dai suoi detrattori la "tigre in gonnella", e nel ritratto sembra quasi che l'abbiamo disturbata dalle sue letture. Pardon, anzi... sorry!




Le lettrici non sono soltanto donne di estrazione borghese, ma appartengono a ceti sociali più umili, come in questa bella composizione di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto, del 1720: Donne che lavorano al tombolo, ora al Museo di Brescia. L'ambiente è semplice e rustico e mostra donne che stanno lavorando in gruppo; e, a parte una fanciulla, nessuna guarda verso il pittore perché sono intente al loro lavoro di cucito e ricamo.

Osservate bene la donna in primo piano, di profilo e con la bimba appoggiata alle ginocchia e lo sguardo intento sul libro in grembo alla madre. Quest'ultima ha preso la mano della bambina e la guida nella lettura del libro. Lentamente e con fatica, anche le classi più umili si stanno alfabetizzando.

I libri costruiscono anche relazioni tra i sessi e preziose alleanze, amicizie fatte di ragione, di idee e sentimenti, come ci testimonia il caso di Vittorio Alfieri e della contessa Luisa Stolberg d'Albany ritratti nel 1796 da François-Xavier Fabre tra libri e lettere. Luisa è la donna che tiene il poeta legato a sé per tutto il resto della vita, e che Alfieri definisce come il "degno amore". Nel quadro sembra che a unirli, più di ogni altra cosa, siano proprio i libri e le carte; e lo scambio vicendevole che corre tra i due protagonisti, fatto di parole dette e scritte, di sguardi, di sentimenti, è intensissimo. Il vertice del romanticismo è dunque testimoniato da questa immagine di anime gemelle che uniscono i loro spiriti affini.

Chiudo con un paio di raffigurazioni di lettura di gruppo, eseguite con affettuosa ironia dall'artista inglese John Opie. Nella prima sulla sinistra A Moral Homely abbiamo un gruppo di giovinette cui un'anziana donna sta leggendo un libro dal contenuto edificante: tra le ragazze, una si regge la testa con le mani e sbadiglia, l'altra si stira, un'altra ancora pensa ai fatti suoi, due stentano a tenere gli occhi aperti e, ai piedi del gruppo, altre due giocano senza ascoltare. La noia è la vera protagonista del quadro.

          

Che differenza, invece, nell'altro quadro che mostra le stesse ragazze mentre leggono una storia d'amore (A Tale of Romance): è scomparsa del tutto l'aria annoiata e sono elettrizzate e sorridenti: tutte seguono, intente, due si abbracciano, una ha lo sguardo perso nel vuoto, ma non per noia bensì per coinvolgimento. Perfino il gattino sul pavimento sembra abbia smesso di giocare con il gomitolo per ascoltare. Un particolare non da poco, che si intravede sulla destra, oltre la tenda rossa tirata, è uno scorcio panoramico, da cui entra luce, come a dire che lo spazio chiuso e soffocante della lettura imposta ha ceduto il passo a orizzonti più vasti e teneri, seppure mentali.

Perché è un grande regalo 'imbattersi in una storia davvero appassionante, che trasporta altrove e dona emozioni attraverso le vicende dei suoi protagonisti, come ben sappiamo! E se questo è valido ai giorni nostri, era valido anche nel Settecento, secolo in cui le donne hanno cominciato faticosamente a uscire dai ruoli dove erano confinate. La lettura di un libro, anche di svago, è appunto liberatoria, e schiude nuovi orizzonti di viaggio, istruzione e libertà specialmente per alcune categorie di donne, ancora oggi vessate e chiuse in limiti angusti, fisici e anche mentali. Come sosteneva la grande Mary Wollstonecraft sopra citata, «È tempo di compiere una rivoluzione nei modi di esistere delle donne - è tempo di restituire loro la dignità perduta - e fare in modo che esse, come parte della specie umana, si adoperino, riformando se stesse, per riformare il mondo.»

***

Fonte testo: Il libro. Editoria e pratiche di lettura nel Settecento di AA.VV. - La rivoluzione della lettura e la rivoluzione dell'immagine della lettura di Tiziana Plebani

Fonte immagini: Wikipedia

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sabato 23 febbraio 2019

Ecco le mie serie TV preferite... quali sono le vostre?


Questa settimana sono stata ammalata. L'influenza mi è rotolata addosso come una slavina dato che, per la verità, ho goduto di ottima salute durante tutto l'inverno. Dopo aver inserito e confermato con grande soddisfazione il piano di studi universitario martedì - i termini scadevano a fine mese - mercoledì sono stata assalita dalla tosse, e giovedì ero a tappeto con la classica influenza, come se il mio corpo avesse detto: "E mo basta!! Ma stattene un po' tranquilla!!". Non ho potuto preparare uno dei miei post ponderosi, ma, dato che è tempo di elenchi, ho pensato di recuperare e modificare una bozza sulle mie serie TV preferite. Il post avrebbe dovuto formare la prima parte di un progetto dedicato. In altre parole, uno dei miei soliti ambiziosi percorsi bloggistici, la maggior parte dei quali abortisce ancor prima di iniziare per mancanza di tempo.

Prima di entrare nel vivo, accennerò al problema delle dipendenze. Una caratteristica delle stesse è la convinzione della persona di poter smettere quando vuole, o anche di ritrovarsi invischiata nell'assuefazione senza nemmeno rendersene conto. La dipendenza dalle serie TV è una di queste forme, e a un certo punto ho fatto un calcolo, scoprendo con immenso stupore che stavo seguendo all'incirca una quindicina di serie, passando dall'una all'altra senza soluzione di continuità non appena era disponibile una nuova stagione

Gli attori di Vikings stagione 3: il guerriero seduto è il protagonista,
il re vichingo Ragnarr Loðbrók (vedi la scheda dedicata).

Come tutti sanno, il problema delle serie TV del giorno d'oggi è che hanno una nascita, hanno ritmi di vita ciclici (le cosiddette "stagioni"), ma non hanno una data di morte definita dall'inizio. I vecchi sceneggiati Rai della mia infanzia erano basati su grandi classici (La figlia del capitano) o comunque su una solida sceneggiatura (Ho incontrato un'ombra) con inizio e termine. Invece le serie TV sono potenzialmente infinite e si regolano a seconda del gradimento degli spettatori; molti storcono il naso alla cosa, e rimpiangono i bei vecchi tempi.

Ma andiamo con ordine.

Il principale responsabile è mio figlio Stefano, con cui ho cominciato a riguardare le vecchie serie (X-Files, ad esempio), per poi passare ad altre più recenti (Mr. Robot), per arrivare a rivedere centinaia e centinaia di puntate di Star Trek, The Next Generation, Voyager. L'ultima in ordine di tempo è stata Babylon 5, e vi assicuro che avevo le astronavi che mi uscivano dalle orecchie; a un certo punto ho cominciato a confondere i personaggi di queste serie spaziali, cosa preoccupante perché magari a un esame universitario avrei parlato di capitan Sisko invece che del generale Wallenberg. A nostra discolpa posso dire che la visione è anche istruttiva, perché le guardiamo in lingua originale con sottotitoli in inglese, per non avere il doppio passaggio mentale inglese-italiano-inglese, ed è bellissimo constatare la perfetta aderenza delle voci ai caratteri dei personaggi.

Ecco dunque l'elenco delle tredici serie TV che sto seguendo, anche se di alcune ho perso le tracce (nel senso che ignoro se vi sarà un prosieguo). Com'è ovvio, molte sono a carattere storico, ma non è detto: per conquistarmi le serie TV devono avere tre caratteristiche fondamentali:

1. una sceneggiatura di prim'ordine
2. una trama avvincente e ricca di colpi di scena
3. personaggi e attori di grandissimo calibro

A differenza del listone delle mie letture 2018, stavolta i titoli sono proprio in ordine di gradimento e inserisco la sinossi tratta da Wikipedia che potete saltare se avete paura di spoiler:


1. House of Cards (sei stagioni)

La serie è ambientata nell'odierna Washington D.C. e segue le vicende di Frank Underwood (Kevin Spacey), un Democratico eletto nel Quinto distretto congressuale della Carolina del Sud e capogruppo di maggioranza (Majority Whip) della Camera dei rappresentanti. Dopo essersi visto sottratto il posto di Segretario di Stato che il neo-Presidente gli aveva promesso, Frank dà inizio ad un giro di intrighi per giungere ai vertici del potere americano, aiutato da sua moglie Claire (Robin Wright) e dal fidato Doug Stamper (Michael Kelly). La serie tratta di temi quali lo spietato pragmatismo, la manipolazione, il tradimento e il potere.


2. True Detective (tre stagioni)

True Detective è una serie televisiva statunitense creata ed interamente scritta da Nic Pizzolatto. È concepita come una serie antologica, che ad ogni stagione rinnova interpreti e storia. La prima stagione, ambientata in Louisiana, ha per protagonisti Matthew McConaughey, Woody Harrelson, Michelle Monaghan, Michael Potts e Tory Kittles. I dialoghi, oltre a essere impregnati di filosofia pessimista, antinatalista e nichilista con evidenti richiami nietzschiani, sono fortemente ispirati all'horror/saggio La cospirazione contro la razza umana di Thomas Ligotti, mentre la storia trae spunto dai racconti The King in Yellow di Robert William Chambers.
La seconda stagione, ambientata stavolta in California, è interpretata da Colin Farrell, Rachel McAdams, Taylor Kitsch, Kelly Reilly e Vince Vaughn. 

La terza stagione è attualmente in corso. La trama si incentra su un episodio di cronaca nera avvenuta il 7 novembre 1980: la sparizione, nella profonda provincia dell'Arkansas, di due bambini, fratello e sorella, usciti in bicicletta e mai tornati a casa. Il caso viene affidato ai detective della Polizia di Stato Wayne Hays e Roland West. Il narratore è il det. Hays, che racconta i fatti da due distinte finestre temporali: la prima nel 1990, quando viene interrogato sulla vicenda dai suoi ex colleghi (nel frattempo si scopre che ha lasciato la squadra investigativa ma è sempre alle dipendenze della Polizia statale) perché è sopravvenuta una sconvolgente novità sul caso; la seconda nel 2015, quando l'anziano (e malato presumibilmente di demenza senile) Hays viene intervistato per un programma televisivo di cronaca. 

 

3. The Crown (due stagioni)

The Crown è una serie televisiva storica drammatica, creata e principalmente scritta da Peter Morgan e prodotta dalla Left Bank Pictures e dalla Sony Pictures Television per Netflix. The Crown racconta la storia della regina Elisabetta II dal suo matrimonio nel 1947 ai giorni nostri. La prima stagione copre gli anni che vanno dal 1947, anno del matrimonio tra Elisabetta e Filippo di Edimburgo fino allo scoppio della crisi di Suez nel 1956. La seconda stagione copre un arco temporale di nove anni, fino al 1964.

La serie è stata acclamata dalla critica e sono state apprezzate in particolare le interpretazioni di Foy nel ruolo della protagonista e di John Lithgow nel ruolo di Winston Churchill; entrambi gli attori hanno vinto diversi premi, tra cui lo Screen Actors Guild Award per la migliore attrice in una serie drammatica e quello per il miglior attore in una serie drammatica.

3. Versailles (tre stagioni)
Da sinistra a destra: la regina Maria Teresa d'Asburgo, Philippe d'Orléans, re Luigi XIV.
Sullo sfondo a destra, il cavaliere di Lorena amante di Philippe. 
Versailles è una serie televisiva francese e canadese, trasmessa dal 16 novembre 2015 al 21 maggio 2018 su Canal + per tre stagioni. Il re di Francia Luigi XIV, che ha 28 anni, vuole la nobiltà francese presente all'autorità del potere reale. Per lasciare Parigi e gli eventi della Fronda che ancora lo perseguitano fino ad oggi, ha deciso di spostare il suo governo nell'ex residenza di caccia di suo padre. Per attirare i nobili alla sua corte e tenerli sotto controllo in tal modo, ha lanciato la costruzione della reggia di Versailles. Questa impresa di dimensioni e costi sproporzionati susciterà malcontento e discordia. In un ambiente di corte travolto dalle cospirazioni, come farà Luigi ad imporre il suo potere di vivere, le sue passioni amorose e guadagnare il titolo di Re Sole?


4. Black Sails (quattro stagioni)

Black Sails è una serie televisiva statunitense creata da Jonathan E. Steinberg e Robert Levine. La serie è l'antefatto del romanzo di Robert Louis Stevenson L'isola del tesoro. La vicenda, ambientata nel 1715 durante l'età d'oro della pirateria, racconta la storia della Walrus e del suo equipaggio durante la ricerca del galeone spagnolo Urca de Lima, che trasporta un ricco bottino in oro della flotta delle Indie Occidentali.

La Walrus, capitanata da James Flint insieme al nostromo Billy Bones e al cuoco di bordo John Silver, verrà affiancata dalla Ranger, dotata di una temibile ciurma composta dal capitano Charles Vane, lo scaltro quartiermastro Jack Rackham e la spietata Anne Bonny. Partendo insieme dall'isola di New Providence, che i pirati hanno reso la loro capitale, entrambi i capitani si dovranno fidare del cuoco John Silver, unico a conoscere interamente la rotta seguita dalla nave spagnola.


Nell'ordine da sinistra a destra: Billy Bones, John Silver, il capitano James Flint, il pirata Charles Vane.
Quest'ultimo è storicamente esistito, insieme con Jack Rackham (detto Calico Jack) e Anne Bonny.

5. Vikings (cinque stagioni)

Vikings è una serie televisiva canadese di genere storico creata e scritta da Michael Hirst, che ha debuttato il 3 marzo 2013 sulla rete televisiva History. La serie, ambientata nel IX secolo tra la Scandinavia e le isole britanniche, racconta in chiave romanzata le avventure del guerriero vichingo Ragnarr Loðbrók, interpretato dall'attore australiano Travis Fimmel, e di altri personaggi storici come Lagertha, Rollone, Hrafna-Flóki Vilgerðarson, Aelle II di Northumbria, Aslaug Sigurdsdóttir, Björn Ragnarsson, Egberto del Wessex, Horik I, Harald I di Norvegia, Halfdan il Nero, Ívarr Ragnarsson, Etelvulfo del Wessex e Alfredo il Grande.


6. The Young Pope (una stagione) 
The Young Pope è una serie televisiva italo-franco-spagnola di genere drammatico ideata e diretta da Paolo Sorrentino. Lenny Belardo è un giovane cardinale statunitense, mite e dallo scarso peso politico. Abbandonato in orfanotrofio in tenera età, Lenny è continuamente tormentato da tale abbandono e ha sviluppato un rapporto molto turbolento con la fede e con Dio. Inaspettatamente Lenny viene eletto pontefice dal collegio cardinalizio, che crede forse di avere trovato una pedina da potere manovrare a piacimento. Tuttavia Lenny, salito al soglio col nome pontificale di Pio XIII, si dimostrerà un papa controverso e per nulla incline a farsi comandare, machiavellico e manipolatore.


7. Il Trono di Spade (sette stagioni)

Il Trono di Spade (Game of Thrones) è una serie televisiva statunitense di genere fantastico creata da David Benioff e D.B. Weiss, che ha esordito il 17 aprile 2011 sul canale via cavo HBO. È nata come adattamento televisivo del ciclo di romanzi Cronache del ghiaccio e del fuoco (A Song of Ice and Fire) di George R. R. Martin.


La serie racconta le avventure di molti personaggi ed è ambientata in un grande mondo immaginario costituito principalmente dal continente Occidentale (Westeros) e da quello Orientale (Essos). Il centro più grande e civilizzato del continente Occidentale è la città capitale Approdo del Re, dove si trova il Trono di Spade dei Sette Regni. La lotta per la conquista del trono porta le più potenti e nobili famiglie del continente a scontrarsi o allearsi tra loro in un contorto gioco di potere, che coinvolge anche l'ultima discendente della dinastia regnante deposta. Gli intrighi politici, economici e religiosi dei nobili lasciano la popolazione nella povertà e nel degrado, mentre il mondo viene minacciato dall'arrivo di un inverno diverso dai precedenti, che risveglia creature leggendarie dimenticate e fa emergere forze oscure e magiche.


8. The Expanse (tre stagioni)


The Expanse è una serie televisiva statunitense di fantascienza sviluppata da Mark Fergus e Hawk Ostby e basata sull'omonima serie letteraria. Nel XXIV secolo, il sistema solare è stato colonizzato dagli umani e si trova in una situazione di precario equilibrio geopolitico a causa delle tensioni fra la Terra e le ex-colonie marziane, oramai indipendenti sotto il vessillo della Repubblica congressuale marziana, e del degrado sociale in cui sopravvive gran parte della popolazione degli avamposti nella fascia principale degli asteroidi e sui pianeti esterni.
In questo difficile contesto, si intrecciano le vicende del detective di polizia Josephus Miller, di stanza su Cerere, a cui viene affidata l'indagine sulla scomparsa di una donna terrestre, Julie Andromeda Mao, e il secondo ufficiale del cargo porta ghiaccio Canterbury, James Holden, inavvertitamente coinvolto in un incidente che rischia di destabilizzare irreversibilmente le relazioni tra Marte e la Terra e innescare un conflitto interplanetario.

9. Sherlock (quattro stagioni)
Sherlock è una serie televisiva britannica del 2010, liberamente tratta dalle opere di Sir Arthur Conan Doyle, creata da Steven Moffat e Mark Gatiss e interpretata da Benedict Cumberbatch (Sherlock Holmes) e Martin Freeman (John Watson). La serie è un libero adattamento dei romanzi e dei racconti di Sir Arthur Conan Doyle e vede come protagonista il detective Sherlock Holmes, affiancato dal suo amico e assistente, il dottor John Watson. Le avventure dei due si svolgono però nella Londra odierna, e non in quella presentata da Doyle. Watson è un reduce della guerra in Afghanistan e deve ancora ritrovare il suo posto nella società. Quando un amico gli suggerisce di trovarsi un coinquilino con cui dividere le spese di un appartamento, si ritrova a vivere con l'eccentrico Holmes, che col passare degli anni diventerà suo compagno di vita. Sono state realizzate quattro stagioni, ognuna delle quali composta da tre episodi, un mini episodio e un episodio speciale.



10. Homeland (sette stagioni)

Homeland - Caccia alla spia (Homeland) è una serie televisiva statunitense sviluppata da Howard Gordon e Alex Gansa, basata sulla serie televisiva israeliana Hatufim creata da Gideon Raff. La serie ha per protagonista Carrie Mathison (Claire Danes), un'agente della CIA affetta da disturbo bipolare. Nella prima stagione, Nicholas Brody, un sergente dei Marine ritenuto scomparso in azione nella guerra d'Iraq, viene liberato dopo otto anni di prigionia. Una volta ritornato a casa, l'intera nazione lo elegge immediatamente ad eroe di guerra. Carrie Mathison, un'analista della CIA, è l'unica a credere che in realtà egli rappresenti una seria minaccia per il Paese: identifica infatti in Brody uno sconosciuto prigioniero di guerra americano convertitosi all'Islam e passato al servizio di al-Qaida. Rendendosi conto delle difficoltà di provare la sua tesi e di convincere i suoi superiori a mettere sotto sorveglianza il sergente, Carrie inizia ad indagare segretamente sulla figura di Nicholas Brody, per prevenire un altro attacco terroristico sul suolo americano.


11. Mr. Robot (tre stagioni)

Mr. Robot è una serie televisiva statunitense di genere drammatico-thriller, creata dallo sceneggiatore Sam Esmaiil. Elliot Alderson è un giovane ingegnere informatico di New York che lavora come esperto di sicurezza informatica presso la Allsafe Cybersecurity. Sociofobico e schizofrenico, la sua mente è fortemente influenzata da deliri paranoici e allucinazioni, causa di grossi problemi nel relazionarsi con le persone, che lo fanno vivere in un costante stato di ansia e paranoia. Nella vita privata, Elliot è uno stalker informatico che tratta le persone come computer da hackerare per scoprirne i segreti più intimi, spesso agendo come una sorta di giustiziere informatico.

Elliot viene avvicinato da Mr. Robot, un misterioso anarchico-insurrezionalista, che intende introdurlo in un gruppo di hacktivisti conosciuti con il nome di fsociety. Il manifesto di fsociety è liberare l'umanità dai debiti con le banche e smascherare i potenti che stanno distruggendo il mondo. Per convincere il giovane a unirsi alla causa, Mr. Robot dichiara di voler causare il fallimento della potente multinazionale E Corp, ritenuta responsabile di un disastro ambientale che causò la morte del padre di Elliot, insieme ad altre centinaia di persone. La E Corp, ribattezzata dal protagonista in "Evil Corp" (multinazionale malvagia), è il principale cliente della Allsafe e Elliot ne sarà nominato supervisore della sicurezza informatica.

12. Stranger Things (stagioni 2)




Stranger Things è una serie televisiva statunitense di fantascienza ideata da Matt e Ross Duffer. Ambientata negli anni ottanta nella città fittizia di Hawkins, nell'Indiana, è incentrata sugli eventi legati alla misteriosa sparizione di un bambino e all'apparizione di una bambina dai capelli rasati dotata di poteri psichici fuggita da un laboratorio segreto. La serie è stata accolta positivamente dalla critica, che ha lodato la caratterizzazione dei personaggi, il cast e l'atmosfera che omaggia il cinema di fantascienza degli anni ottanta.


13. The Good Doctor (due stagioni)


The Good Doctor è una serie televisiva statunitense del 2017, creata da David Shore. La serie segue le vicende di Shaun Murphy, un giovane medico specializzando in chirurgia, affetto da autismo e Sindrome del savant, proveniente da una cittadina nel Wyoming, Casper, dove ha vissuto un'infanzia travagliata. Deciderà così di trasferirsi e di unirsi al prestigioso dipartimento di chirurgia del San Jose St. Bonaventure Hospital, nella California del Sud.

***

Le seguenti invece, che metto sempre in ordine di gradimento, sono proprio terminate, grazie al cielo: sono defunte di morte naturale come nel caso delle vecchie serie, oppure l'attore principale si è ritirato come nel caso di Doctor House. 

1. Downton Abbey
2Doctor House Medical Division 
3. X-Files (la vecchia)
4Band of Brothers 
5. The Next Generation
6. The Pacific 
7. Star Trek 
8. Voyager 
9. L'altra Grace 
10. The Paradise 
11. Nord e Sud (la serie tratta dal romanzo di Elizabeth Gaskell)

***

Delle seguenti avevo cominciato a guardare le prime puntate, ma non mi piacevano oppure ho smesso di guardarle senza un motivo apparente:
  • Breaking Bad (sono arrivata alla scena del corpo sciolto nell'acido, mi è venuto da vomitare e ho smesso)
  • Lie to Me (mi piaceva e posso riprenderla da Netflix)
  • Black Mirror (ho trovato deprimenti alcuni episodi, inoltre il grottesco non è il mio genere preferito)
  • X-Files (la nuova serie, quella più recente, è inguardabile!)
  • Grey's Anatomy (ero stufa dei soliti zompettamenti tra sala chirurgica e camera da letto) 
  • e Babylon 5 (mi è venuta una crisi da saturazione causa alieni e astronavi).

***

Naturalmente nell'Olimpo manca Il commissario Montalbano, perché "lui" è Montalbano e mi ha detto, con riferimento al post: "Ma che è sta camurrìa? ;) E non ho inserito la serie "I Medici" perché... vabbeh, potete anche immaginare che cosa avrei potuto dire.

Ecco le mie domande per voi:

  1. quali sono le vostre serie TV preferite e quelle che proprio detestate?
  2. e quali caratteristiche dovrebbero avere per rientrare nella vostra eventuale classifica?

---

Fonti testi e immagini:
Wikipedia e web



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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una trilogia di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese, ed è in corso la revisione del romanzo "Le regine di Gerusalemme". Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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