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sabato 10 giugno 2017

La famiglia Visconti, ovvero i parenti-serpenti 5.


Il giorno del debutto del mio spettacolo teatrale si sta avvicinando, gente! E quindi vi intratterrò ancora per un po' con questa serie di post sulla figura di Bernabò Visconti che è il protagonista assoluto de


Il Diavolo nella Torre

la cui "prima" avverrà a Trezzo sull'Adda il giorno 8 luglio. In quanto a messere, si sta già lisciando le penne per l'occasione... Abbiate pazienza, e vedrete che non rimarrete delusi da ciò che vi racconterò.

Forse nessuna famiglia come quella dei Visconti, infatti, ebbe una fama così luciferina nella storia nostrana. I Borgia passarono ai posteri come corrotti, avidi e dissoluti, ma i Visconti emanarono fin dall'inizio un'aura senza dubbio sulfurea, vuoi per lo stemma col serpente vuoi per alcuni membri particolarmente letali. In questo caso, niente è più vero del motto "parenti-serpenti" in quanto molti Visconti si azzannarono tra loro, facendosi fuori a mezzo veleno o con il delitto su commissione, o provocando morti quantomeno sospette. I Visconti erano i peggiori nemici del Papa, da cui venivano scomunicati un giorno sì e l'altro pure, con l'accusa di essere degli eretici; e Bernabò aveva collezionato una lunga serie di scomuniche.

Il nostro Bernabò Visconti, di cui abbiamo diffusamente parlato nei post precedenti di questa serie a lui dedicata, non era secondo a nessuno, tanto da essere soprannominato il Diavolo. Nell'affresco che potete vedere sotto, sono riuniti i tre fratelli Visconti; nell'ordine partendo da destra, c'è il nostro Bernabò, Galeazzo e Matteo e, ultimo a sinistra, lo zio, l'astuto arcivescovo Giovanni. Nell'articolo ci occuperemo proprio dei fratelli, Matteo e Galeazzo, e poi del nipote Gian Galeazzo che ne determinò la rovina.


Non è facile districarsi nella genealogia della famiglia Visconti, che a un certo punto letteralmente si disseccò per mancanza di eredi maschi: Bianca Maria Visconti, figlia illegittima di Filippo Maria, sposò infatti il capitano di ventura del padre, ovvero un certo Francesco Sforza. A questo scopo ho preparato un albero genealogico con alcuni dei più importanti familiari. Dato che nello scorso post mi sono occupata delle donne di Bernabò (qui il link), mi sembra giusto dedicarmi ora ai parenti maschi con cui ebbe maggiori rapporti o che gli causarono più problemi; ma indirettamente parleremo anche delle donne. Il nostro Bernabò si trova in basso a destra, ed è evidenziato in neretto. Eccolo:
Partiamo quindi con i due fratelli Matteo e Galeazzo, e con l'anno 1349. Tutti i giovani Visconti rientrano infatti a Milano dall'esilio alla morte dello zio Luchino, richiamati dall'altro zio, l'arcivescovo Giovanni. Hanno trent'anni e le vicissitudini già sperimentate ne hanno indurito il carattere.

Matteo II Visconti

Sul dissoluto Matteo II c'è ben poco da dire, se non ricordare che al suo rientro viene fatto sposare con Bianca di Savoia, figlia del conte Aimone di Savoia, e che nella spartizione dei territori con i fratelli a lui spettano i domini subpadani (con accesso da Lodi): Lodi, Piacenza, Bobbio, Parma e Bologna. Assunti i pieni poteri, i tre fratelli prendono possesso di dimore adatte al loro rango, e Matteo va ad abitare in contrada San Clemente, in quella che è stata la lussuosa residenza privata di Giovanni Visconti: un palazzo prospiciente l'Arcivescovado, cui è collegato con un ponte a cavallo dalla strada.

Dopo nemmeno un anno di dominio congiunto da parte dei tre fratelli, il 29 settembre 1355, presso il castello di Saronno, al ritorno da una battuta di caccia presso Monza, dopo una cena Matteo lamenta forti dolori addominali e muore. Sulle circostanze di questa morte prematura circolano versioni differenti. Il cronista Pietro Azario attribuisce il decesso agli stravizi: "Solo dal vizio della lussuria era infangato." Anche un altro contemporaneo, il Corio, attribuisce la sua fine alla vita dissoluta, dicendo che teneva più di una donna nel proprio letto, la qual cosa avrebbe finito per consumare il suo vigore giovanile. Per amor di completezza Corio aggiunge un'altra versione, addirittura con maledizione materna incorporata: Valentina Doria, la madre, avrebbe maledetto Bernabò e Galeazzo, colpevoli di aver avvelenato il lombo di maiale di cui Matteo era ghiotto. Esiste un'altra versione dello storico Villani, che conferma il fratricidio dopo una losca vicenda ancora una volta improntata alla lussuria. La versione più accreditata parrebbe quindi quella dell'avvelenamento.
Requiescat in pace. +

Galeazzo II Visconti 

Galeazzo è molto diverso dal fratello Bernabò, sia nell'aspetto fisico che nel carattere, almeno in apparenza. Mentre Bernabò è scuro come la pece, esuberante e chiassoso, Galeazzo è attraentechiaro di capelli e d'occhi, e ha un temperamento introverso raffinato; è inoltre molto interessato alla cultura. Ma non è né un ozioso né un debole e nasconde in sé una vena di sadismo pronta a manifestarsi alla prima occasione.

Prima di essere condannato all'esilio dallo zio Luchino nel 1346, Galeazzo non solo è sospettato di aver preso parte alla congiura per eliminarlo, ma di essere anche l'amante della moglie di Luchino, la genovese Isabella Fieschi soprannominata Fosca, non si sa se per il colore dei capelli e degli occhi oppure per il temperamento ombroso. Nel 1331 la giovane ha sposato Luchino, di molti anni più vecchio di lei. A Milano Isabella si annoia, e trova molto diletto nella compagnia dei nipoti del marito, oltretutto suoi coetanei (per l'appunto Matteo, Bernabò e Galeazzo)... specialmente in quella di Galeazzo. Isabella partorisce poi due gemelli: Luca, poi noto come Luchino Novello Visconti, e Giovanni. Parte alla volta di Venezia per un adempiere a un voto fatto a San Marco, nel caso le fosse nato un figlio, a bordo di una sontuosa imbarcazione. Su di essa di celebrano feste e festini, si suona e si danza e, così navigando e folleggiando, si giunge a Mantova e poi a Venezia. Allarmato dai resoconti della vita allegra condotta dalla moglie, Luchino la richiama a corte e Isabella ripercorre a malincuore il viaggio di ritorno. Egli sta facendo buon viso a cattivo gioco, ma sospetta che i due bambini siano figli di Galeazzo. Pare che, in seguito, sia addirittura Isabella la mandante dell'avvelenamento decisivo del marito. Al rimpatrio di Galeazzo dall'esilio, comunque, viene bandita insieme con i due bambini in un lontano castello ligure per chiudere una volta per tutte la questione.

Riprendiamo la successione cronologica delle vicende, dopo questa breve digressione su Isabella Fieschi. Alla morte di Matteo II, senza eredi, Galeazzo e Bernabò si spartiscono i suoi domini, spianando la strada per il grande "Stato Visconteo" che sarebbe stato definitivamente plasmato da Gian Galeazzo. I due fratelli danno prova di poter convivere a lungo e senza pestarsi troppo i piedi, tranne qualche momento di dissidio, e di accorrere l'uno in aiuto dell'altro in occasione delle numerose guerre causate da leghe antiviscontee. L'aver vissuto così tanto insieme durante l'esilio da Milano ha senza dubbio fatto sì che i fratelli conoscano a menadito pregi e difetti reciproci.  La sposa di Galeazzo è la dolce e caritatevole Bianca di Savoia, che con il marito condivide il gusto per una vita ritirata, lontana dalle manifestazioni più estreme della mondanità. Anche l'assegnazione dei domini di Galeazzo è significativa, dato che si tratta delle terre occidentali, vicine al dominio sabaudo da cui viene la moglie: Pavia, Como, Novara, Vercelli, Asti, Alba, Tortona, Alessandria e Vigevano.

Dal suo castello di Pavia, vero centro politico del dominio visconteo che Bernabò va allargando con i suoi continui conflitti, Galeazzo ordisce una complessa trama di alleanze diplomatiche per garantire stabilità allo Stato. Chiama a Pavia Francesco Petrarca come precettore per suo figlio Gian Galeazzo e come diplomatico. Abbellisce Milano ed il Milanese di molti edifici, avvia la costruzione della rocca di Porta Giovia che divenne in seguito il Castello Sforzesco, mentre il suo castello di Pavia diviene un cantiere aperto di artisti provenienti dall'Europa francofona che diffondono in Italia gli ultimi sviluppi dell'arte tardo gotica. Fonda anche l'Università di Pavia.

Galeazzo è però anche tristemente noto per il suo sadismo, e ad esempio per aver inventato la Quaresima, una pratica sadica che prevede l'alternanza, per i condannati al supplizio della ruota, di un giorno di atroci torture ad un giorno di riposo. I condannati muoiono spesso prima di poter essere suppliziati con la ruota. Galeazzo muore a Pavia nel 1378, ormai contorto nelle membra a causa di un'artrite deformante... e non c'è modo migliore per esprimere quello che doveva essere quest'uomo nel suo intimo: molto più significativo di qualsiasi ritratto di Dorian Gray.

Gian Galeazzo Visconti 

L'ultimo dei nostri personaggi è quello che si potrebbe definire come il più subdolo dei Visconti, ovvero Gian Galeazzo (Pavia, 16 ottobre 1351-Melegnano, 3 settembre 1402), l figlio ed erede di Galeazzo II. Viene detto Conte di Virtù dal nome di Vertus in Champagne, titolo portato in dote dalla prima moglie Isabella di Valois. Dopo la morte del padre, egli gli subentra nel governo dei territori.

Fin da giovane Gian Galeazzo dà prova di un carattere fintamente mite, quasi contemplativo, e amante delle arti. Appassionato della caccia col falco, e giudicato un imbecille dallo zio Bernabò, viene deriso da quest'ultimo per la sua scarsa discendenza, poiché dalla moglie francese egli ha avuto soltanto il piccolo Azzone e Valentina. Ma il fuoco cova sotto la cenere, ed egli aspetta soltanto l'occasione opportuna per liberarsi dell'ingombrante e troppo virile zio, che ha invece una moglie feconda e uno stuolo di amanti da cui ha avuto una trentina di figli, opportunamente accasati, e a cui la sorte sembra sorridere.

Gian Galeazzo è un uomo che sa scegliersi i consiglieri e i capitani degli eserciti, e ha già nominato, nel 1378, proprio capitano generale, quel Jacopo Dal Verme che gli sarà fedele per i successivi trent'anni. Nel 1380 asseconda lo zio Bernabò nella lotta contro i veneziani, e nello stesso anno viene nominato vicario imperiale. Finge dapprima grande amore allo zio e, rimasto vedovo, ne sposa la figlia, sua cugina Caterina. Caterina e Gian Galeazzo si sposano dunque il 15 novembre 1380 presso la chiesa di San Giovanni in Conca.  Il piccolo Azzone muore lo stesso giorno delle nozze, e a quanto pare lo zio non gli fa nemmeno le condoglianze. 

Ma Gian Galeazzo s'è legato tutto al dito e comincia a scavargli il terreno sotto i piedi. Dopo aver orchestrato una congiura insieme con i suoi consiglieri in modo da prevenire possibili reazioni dalle corti europee, in cui Bernabò aveva sistemato molti figli e figlie con opportuni matrimoni, Gian Galeazzo passa da Milano fingendo di recarsi a un pio pellegrinaggio al Sacro Monte di Varese. Aspetta lo zio alla pusterla di Sant'Ambrogio con una scorta di armigeri e là lo fa catturare e arrestare, insieme con due dei suoi figli maschi, nel 1387. Acquisisce la benevolenza dei soldati e del popolo permettendo il saccheggio del palazzo e dei tesori di Bernabò, che finisce con l'essere imprigionato nel castello di Trezzo sull'Adda dove muore. Poco prima di morire, la leggenda narra che fosse riuscito a incidere sul muro la frase: "Tal a mi qual a ti"... il cui significato è self-explanatory come direbbero gli anglosassoni.

Pochi sembrano ricordare questo dettaglio, ma a me ha sempre colpito che Gian Galeazzo non fosse soltanto il nipote di Bernabò, ma anche il genero, avendone sposato la figlia Caterina. Quest'ultima era stata promessa dapprima in sposa al re d'Inghilterra, ma le nozze erano andate a monte. Dei sentimenti della povera Caterina, vittima come tutte le donne di alto lignaggio che vengono scambiate come se fossero della merce, si sa poco a nulla. Dopo premesse tanto eccellenti per la sua vita matrimoniale, si ritrova sposata al mandante dell'assassinio di suo padre, in quanto pare che il veleno propinato nel piatto di fagioli di Bernabò, al castello di Trezzo, fosse dovuto alla mano amorevole del nipote e genero.

Il sangue del Diavolo continua tuttavia a scorrere nelle vene dei figli di Gian Galeazzo e Caterina, producendo esponenti degni di cotanta stirpe, come dimostra il duchino Giovanni Maria. Era noto per le sue efferatezze e viene assassinato davanti alla chiesa di S. Gottardo in Corte da un gruppo di congiurati, come raffigurato in questo olio su tela di Ludovico Pogliaghi in un'interpretazione dal sapore romantico tipicamente ottocentesca.



***

Fonte:
Bernabò Visconti di Daniela Pizzagalli - Rusconi

Immagini:
  • Stemma visconteo. Wikipedia.
  • Affresco rappresentante i tre fratelli Visconti. Nell'ordine: Bernabò, Galeazzo e Matteo. Ultimo a sinistra, lo zio, l'arcivescovo Giovanni.
  • Incisione di Matteo II, opera di Eugenio Silvestri (1843?), tratta dal libro "Ritratti dei Visconti, Signori di Milano" di C. Pompeo Litta.
  • Galeazzo II Visconti di Cristofano dell'Altissimo.
  •  Danza di fronte al genio Amore (1420-30); miniatura tratta da Roman de la Rose, Vienna.
  • Gian Galeazzo Visconti, ritratto del 15° secolo attribuito ad Ambrogio de' Predis.
  • Caterina Visconti con il marito Gian Galeazzo Visconti accanto a un cespuglio di rose.
  • La morte di Giovanni Maria Visconti nel 1412 di Ludovico Pogliaghi (1886).
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26 commenti:

  1. Caspiterina che famiglia! Un dubbio che non c'entra niente ma Luchino Visconti il regista discende da questi Visconti? Scusa la divagazione Cristina, ma è un pensiero che mi è venuto leggendo. Direi che lo stemma del serpente per questa famiglia sia più che azzeccato, non deriverà da questo il detto Parenti serpenti? Leggendo queste storie i nostri politici attuali sembrano agnellini, in fondo rubano e corrompono ma sembrano buoni con le loro famiglie, forse...complimenti per il tuo spettacolo teatrale, chissà che emozione visto che ormai l'8 luglio si avvicina, in bocca al lupo!

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    1. Grazie del commento, Giulia. Luchino Visconti effettivamente discende dalla famiglia, ma è del ramo dei Visconti di Modrone su cui non ti saprei dire molto. Le genealogie nobiliari sono parecchio intricate, e sono complicate dal fatto che giravano sempre gli stessi nomi, specialmente per i maschi. Bernabò è unico anche in quello! Ad esempio Gian Galeazzo e Caterina, non riuscendo dapprima ad avere figli loro, fecero un voto alla Madonna. Tra le altre cose, promisero di mettere il nome 'Maria' ai loro figli maschi, almeno come secondo nome.Ci sono altre famiglie terribili, una di queste è i Malatesta della zona di Forlì-Rimini. Anche il cognome è sospetto: mala-testa!

      Grazie per gli auguri per lo spettacolo, sarà sicuramente emozionante. :-)

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    2. Mala-testa in effetti non è di buon auspicio 😉

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    3. Vero? Gli antichi dicevano nomen omen. ;-)

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  2. Io rimango sempre affascinato da queste tue narrazioni. Amo la storia (con una predilezione per la Roma Repubblicana), quindi figurati come mi "pappo" con gusto tutto ciò.
    Auguroni per lo spettacolo teatrale. Complimenti Cristina

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    1. Ciao, Max, è sempre bello vederti da queste parti! Io viceversa so poco della Roma repubblicana... anzi, se "qualcuno" volesse cimentarsi in un guest post, sarebbe il benvenuto. ;-) Grazie per gli auguri relativi allo spettacolo.

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    2. Non provocarmi perché ti prendo in parola eh? 😉😉😉

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    3. Ma io sono qui che ti aspetto! Magari da pubblicare a settembre, così c'è il tempo necessario e tutti sono più "freschi"? ;-) ;-) ;-)

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  3. Accipicchia, quei Visconti erano davvero in odor di zolfo, con Bernabò in pole position. A detta di molti testimoni lo spettro di sua figlia Bernarda, che lui stesso condannò a morire, non avrebbe mai lasciato il chiostro di Radegonda... brrr... ;-) Un super in bocca al lupo per lo spettacolo, bella Cri! ^_^

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    1. A me ha sempre fatto specie l'adozione di un simbolo così accostabile al diavolo come il serpente. Altri animali venivano adottati perché simbolo di forza o regalità, come l'orso o il leone, mentre il serpente è proprio negativo... non ce n'è! Fosse anche un drago, sarebbe peggio.

      Per quanto riguarda Bernarda, io ho spesso pensato anche a sua madre. Pensa che cosa dev'essere sapere che la propria figlia sta morendo di fame. E condannata dal padre, ovvero da un uomo che sicuramente Giovannola aveva amato. Brrr...
      Grazie anche a te per gli auguri! :-)

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  4. Diabolici. Non se ne salvava uno. Sto ripensando a quel post sul castello infestato dall'anima nera di Bernabò. Ma qui ci sarebbe da aprire altre dimore ai fantasmi di questa famiglia!

    Sarà bello, poi, leggere il resoconto della serata teatrale. In bocca al lupo! 😉

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    1. Davvero diabolici. Se si potessero radunare tutti insieme questi Visconti, ne verrebbe fuori qualcosa come la rocca d Montebello che ho visitato a maggio. Lì i fantasmi sgomitano come nei corridoi di una multinazionale... !

      C'è da dire che gli episodi di crudeltà erano all'ordine del giorno, all'epoca. Ad esempio su Giovanni Maria, quello del ritratto finale, ovvero il nipote di Bernabò, leggo su Wikipedia: "Giovanni Maria fu celebre per la sua passione per la caccia e quando ormai era annoiato dall'uccidere bestie che comunque non potevano lamentarsi a sufficienza, per appagare il suo piacere sadico, allora fece addestrare i suoi cani mastini da certo Squarcia Giramo a inseguire e sbranare (squarciare) uomini vivi. Inizialmente si fece consegnare dai tribunali di Milano tutti i condannati per le sue battute di caccia umana, ed in seguito denunciando pure i suoi complici dei misfatti, per sopperire alla mancanza dei condannati per le proprie battute. Finirono sbranati dai suoi mastini anche uomini illustri della città di Milano, tra cui parenti suoi."

      Grazie anche a te. Seguirà senz'altro il resoconto della serata! ^_^

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    2. Scritto nel DNA: crudeltà d'animo. Come le doti che si tramandano.

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    3. Le cose sembrerebbero proprio come dici!

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  5. Sarebbe magnifico se tu dedicassi uno o più post anche alla costruzione del progetto teatrale. Non sai quanto sia curiosa di sapere come lo stai costruendo e ovviamente poi anche il resoconto del debutto.

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    1. Ciao, Luz, sei molto gentile, ma si sta occupando di tutto il regista Claudio Settembrini. Io sono stata soltanto l'umile scrivana del copione su messere. ;-) Spero di scrivere poi un post dopo lo spettacolo.

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    2. Questa cosa interesserebbe anche a me. Come si stende un copione ecc..

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    3. In effetti Elisa mi aveva chiesto se le scrivevo un guest post sul suo blog sulla stesura di un copione. Molto probabilmente riesco a prepararglielo in estate. Non è che ne abbia scritti tanti, solo due: Il Canarino e Il Diavolo nella Torre. Però penso che siano più difficili perché sono ad ambientazione storica.

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  6. Quando ero piccolo leggevo articoli di storia e altre materie sull'enciclopedia "Conoscere", e mi si è risvegliato qualche ricordo dell'articolo dedicato proprio ai Visconti. In effetti è davvero una famiglia che ne ha fatte più di Carlo in Francia, come dice il vecchio adagio. Forse se qualche produttore americano scoprisse le loro "gesta" ne verrebbe fuori una fiction degna de "I Tudor".

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    1. Sai che non conoscevo l'adagio "ne ha fatte più di Carlo in Francia"? Sapevo invece il detto "farne più che Bertoldo". Un giorno o l'altro vorrei scrivere un post con i detti derivati dal Medioevo come "cavarsela per il rotto della cuffia" o "essere un furbo di tre cotte", dovrebbe diventare una cosa carina.

      Ritornando ai nostri Visconti, erano particolarmente letali in quanto potentissimi. Infatti venivano scomunicati dal Papa un giorno sì e l'altro pure. Quasi ogni membro aveva ricevuto la sua bella scomunica. Tanto per dirti i soggetti, l'arcivescovo Giovanni che ho nominato nel post aveva officiato una sola Messa in vita sua, perché sosteneva che non aveva tempo. Pare che in quell'unica Messa, nella fretta avesse lasciato cadere per terra la particola. :-(

      La tua idea dello sceneggiato è ottima, ma non vorrei mai che venisse fuori una cosa nello stile de I Medici. Quella produzione è stata imbarazzante come livello di recitazione, oltre che piena di errori storici!

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  7. Ottimo post, Cristina :-)
    E auguroni per lo spettacolo!

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    1. Grazie mille per tutto, Ivano. :-) E a presto.

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  8. Sulfureo, non solforoso. :)
    In bocca al lupo per lo spettacolo, che mi auguro sia un successo! :)

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    1. Grazie mille, ho provveduto subito a correggere. Anch'io mi auguro che lo spettacolo vada bene, in questo modo ci sarebbero altre repliche e anche Trezzo sull'Adda ne trarrebbe giovamento. :-)

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  9. Interessantissimo, grande famiglia che accende interesse e fantasia.
    Buon pomeriggio.
    sinforosa

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    1. Cara Sinforosa, bentornata! Senz'altro è una famiglia interessantissima come dici; narrativamente parlando c'è soltanto l'imbarazzo della scelta. Buon pomeriggio anche a te.

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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