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"La Storia siamo noi."


mercoledì 14 giugno 2017

Il Caffè della Rivoluzione: La mia Spoon River rivoluzionaria / 25





L'argomento di questo post sarebbe stato perfetto per il 2 novembre, e non per questi giorni di canicola estiva, ma tant'è... anch'io spesso recito a soggetto. Infatti, quando pensiamo ai maggiori protagonisti della Rivoluzione Francese, non ci sfiora nemmeno il dubbio dell'età in cui morirono: siamo convinti che dovessero avere come minimo cinquant'anni. Questo accade in modo particolare per alcuni di loro, come Robespierre che appare il più rigido e "antiquato", o come il massiccio e corrotto Danton, rovinato da un'esistenza di piaceri terreni. La presenza di alcune malattie devastanti, come il vaiolo che sfigurava i lineamenti, contribuiva a togliere al volto la freschezza tipica dell'età giovanile e a invecchiare, almeno in apparenza.

Calcolatrice alla mano, si scopre invece che quasi tutti morirono giovani. Giovani persino per l'epoca. Robespierre aveva trentasei anni, e dunque era un uomo nella sua piena maturità; Danton era minore di un anno. Camille Desmoulins aveva trentaquattro anni, e in una delle lettere alla moglie, scritte dalla prigione del Luxembourg, lamenta proprio il terribile destino di "morire giovane". Lucile Desmoulins, la moglie, che lo seguì al patibolo dopo una decina di giorni, ne aveva ventiquattro. Antoine de Saint-Just salì alla ghigliottina senza aver compiuto ventisette anni.

I loro corpi finirono nelle fosse comuni dei grandi cimiteri di Parigi, già strapieni, e quindi molto spesso non esistono tombe con cui ricordarli. Ho dunque pensato di prendere spunto dall'Antologia di Spoon River, una raccolta a metà tra la poesia e la prosa dello scrittore americano Edgar Lee Masters per comporre la mia personale Spoon River rivoluzionaria. In ogni poesia di Lee Masters, infatti, si racconta un'esistenza sotto forma di epitaffio. È lo stesso defunto a parlare di sé in maniera sincera, sintetizzando la sua vita e molto spesso rivelando una terribile verità nascosta.

A differenza di Masters, io non ho scritto un'epigrafe, ma appongo alcune frasi scritte di loro pugno o dichiarazioni certe, confermate da più testimonianze di contemporanei, quindi senza tema che siano state loro attribuite a posteriori per motivi politici o ideologici. Anche se estrarre una frase dal suo contesto è pur sempre una forzatura, trovo che in  qualche modo rispecchino la loro esistenza, il loro carattere, le loro speranze e le loro ambizioni. Come vedrete, i personaggi che ho scelto sono tutti giovani tranne l'ultimo.

Entriamo dunque in questo mio cimitero virtuale, con rispetto e anche un po' di timore e circospezione. La prima persona che incontriamo è celeberrima e non ha bisogno di molte presentazioni. A voi scoprire gli altri.


Maximilien Robespierre (1758-1794)

Pretenderebbero forse di farmi scendere
nella tomba con ignominia?
Non avrei lasciato sulla terra 
che la memoria di un tiranno?

(dal discorso dell'8 termidoro 1794,
vigilia del suo arresto e della sua esecuzione)




Louis Antoine de Saint-Just (1767-1794)

Eppure, malgrado tutto, resto sempre me stesso:
avulso dal tenebroso destino.
Ero un dio e sempre lo sarò. Per l'eternità.

(da Organt, poema del 1789, 
riferendosi a Lucifero caduto)



Camille Desmoulins (1760-1794)

Avevo sognato una Repubblica adorata da tutti.
Non potevo credere che gli uomini 

fossero così ingiusti e feroci.

(da una lettera alla moglie, scritta il 2 germinale
dalla prigione del Luxembourg)





Lucile Desmoulins (1770-1794)

Essere degli esseri, essere indefinito e indefinibile!
Tu che tutta la terra adora. 

Tu mia sola consolazione.

(dalla "Preghiera a Dio", scritta sui suoi diari il  6 giugno 1789
all'età di diciannove anni)



Georges-Jacques Danton (1759-1794)

Un uomo che difende la propria vita
se ne infischia di un campanello e urla.

(rivolto a Herman, presidente del Tribunale rivoluzionario,
che lo richiamava all'ordine chiedendo
"Non senti il campanello?" il giorno 14 germinale 1704)



Jean-Paul Marat (1743-1793)

Quale mezzo ci resta ormai 
per far finire i mali che ci opprimono?
Ripeto non esservene alcun altro 
che le esecuzioni popolari.

(da una dichiarazione dell'8 luglio 1791)




Olympe de Gouges (1748-1793)

Uomo, sei tu capace di essere giusto? 
Chi ti pone questa domanda è una donna: 
questo diritto, almeno, non glielo toglierai. Dimmi. 
Chi ti ha dato il potere sovrano di opprimere il mio sesso?

(dalla Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, 1791)




Emmanuel Joseph Sieyès (1748-1836)


Ho vissuto.

(citato in Mignet, Notices historiques, I, 81)


***

Non tutti gli epitaffi sono drammatici o tristi, beninteso. Esistono epitaffi ironici come quello di Walter Chiari, "Amici, non piangete, è soltanto sonno arretrato”, o alcuni sulle tombe degli antichi Romani sulla via Appia, modernissime per senso dell'umorismo. 

Conoscete altri epitaffi celebri? Toccando ferro, avete mai pensato di scrivere il vostro?

***

Fonti immagini:

  • Maximilien Robespierre - collezioni presso lo Château de Versailles
  • Louis de Saint-Just di Pierre Paul Prud'hon
  • Camille Desmoulins realizzato da Jean-Sébastien Rouillard
  • Lucile Desmoulins di Louis-Léopold Boilly
  • Georges Jacques Danton realizzato da Constance-Marie Charpentier, Museo Carnavalet, 1792.
  • Jean-Paul Marat di Joseph Boze
  • Olympe de Gouges di Alexandre Kucharsky
  • Emmanuel Joseph Sieyès di Jacques-Louis David

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42 commenti:

  1. E' sempre stato per me un affascinante mistero il potere attrattivo della tomba. Se Illuminismo e Rivoluzione francese hanno tentato di svilirne l'importanza, resta il fatto che la tomba - Foscolo aveva ragione - è un monumento e che chiunque sia finito nelle fosse comuni (compreso Mozart) non ha oggi il privilegio di un luogo tutto per sé.
    Mi piacciono quegli epitaffi, se dovessi immaginarmene uno mio direi che farebbe riferimento all'arte del palcoscenico. Inevitabile!
    Sulla tomba di mio padre c'è un mio epitaffio, tratto dalla lettera che lessi al suo funerale. C'è il passaggio più importante, il mio grazie per i valori che mi ha insegnato.

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    1. Ciao, Luz, la tomba è sempre stato un soggetto che suscita, di volta, in volta, attrazione o repulsione. Come hai ricordato, Foscolo vi ha scritto sopra un lungo carme, croce e delizia del mondo scolastico. Ricordo che molti anni fa feci una visita guidata al Cimitero Monumentale di Milano, dove ci sono autentici capolavori scultorei, e molto suggestiva fu anche la mia vista al cimitero del Père Lachaise di Parigi alla ricerca di tombe celebri. Rammento ancora quella di Oscar Wilde ricoperta di baci.

      Bella la tua testimonianza a proposito dell'epitaffio sulla tomba di tuo padre. Non avevo dubbi che il tuo personale epitaffio riguarderebbe il teatro! Io ho già scritto il mio: marito e figlio sono stati debitamente informati. Magari lo rivelerò in una delle risposte ai commenti.

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    2. Starò attenta ai commenti. :)

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    3. A presto allora! :) Buona giornata.

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  2. Interessante come idea e ottime le citazioni prescelte.
    Una volta feci un post sugli epitaffi funebri di alcuni letterati celebri, anche in quel caso ce ne erano di vario tenore, compreso l'ironico.

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    1. Come menzionavo alla fine del post, avevo letto un articolo sugli epitaffi delle tombe degli antichi Romani. Sulla Via Appia ce ne sono alcuni fulminanti, degni di Marcello Marchesi. I Romani credevano nel malocchio e su una tomba c'è scritto: “Avvocati e malocchio state lontani dalla mia tomba.”

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  3. Belle le citazioni che hai scelto! Sembrano tutti poeti questi rivoluzionari

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    1. In effetti parlavano un po' tutti come dei libri stampati! :)

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  4. Originale questo tuo post, Cristina. La tua Spoon River è davvero interessante, sei stata capace di abbinare gli epitaffi con grande sapienza. Tra gli epitaffi celebri, come non citare "Scusate la polvere" sulla tomba di Dorothy Parker?
    Il mio è pronto (mi sono preparata come te !), è il brano di una canzone...
    Ed infine, a proposito di rivoluzione francese, sto leggendo "L'armata dei sonnambuli" dei Wu Ming. Lo hai letto? Imperdibile, come ogni testo del collettivo...

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    1. Cara Lauretta, grazie di essere passata. "Scusate la polvere" non lo conoscevo, è esilarante. Allora anch'io non sono l'unica che si è già portata avanti con il "lavoro".

      L'armata dei sonnambuli è nel mio quadernino dei desideri. Ho appena fatto un ordine per alcuni libri, compreso La Primula Rossa, prima o poi toccherà anche ai Wu Ming.

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  5. Begli epitaffi! Per quanto riguarda me, fino a qualche mese fa pensavo che sulla mia tomba avrei fatto scrivere "Finalmente ho sconfitto l'insonnia" :D . Anche se ora sarei più propenso a scrivere qualcosa tipo "se la vita è quella che ho vissuto, sto meglio da morto". Forse è più in linea con me stesso: è cupa, ma non manca di un pizzico di ironia :) .

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    1. "Finalmente ho sconfitto l'insonnia" richiama un po' l'epitaffio di Walter Chiari "Amici, non piangete, è soltanto sonno arretrato". Mi piace anche il secondo che hai coniato: come dici tu, è tetro ma con una sfumatura di ironia che non guasta! :)

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  6. Che post interessate, sei davvero sempre così ricca di idee originali e le sai tradurre con cura.
    Forse mi piacerebbe farmi scrivere "Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior" di De André.
    Sandra

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    1. Grazie a te, Sandra, di essere passata a trovarmi. Mi fa piacere che tu abbia gradito il post. Sono diventata matta proprio sulla frase di Robespierre perché l'avevo trovata scritta su due biografie: sulla più vecchia però non c'era la fonte e su quella nuova non compariva né frase né fonte. A un certo punto ero convinta di avere avuto le traveggole... A furia di scartabellare ho risolto: era su quella di Saint-Just! Questi post sono un bell'esercizio di memoria.

      Mi piace il tuo epitaffio, a quanto pare le strofe delle canzoni vanno alla grande. :)

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  7. D'effetto e bellissime le scelte! :D
    Mi hanno affascinato la Olympe - che donna! - e Danton XD
    Personalmente mi trovo in sintonia con la laconicità dell'ultimo "amico", col suo Ho vissuto :D

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    1. Olympe è una delle mie eroine, non per niente le ho dedicato un ritratto nella mia "Galleria di grandi donne". :-)

      Se non fosse esistito, Danton lo si sarebbe dovuto inventare: è un personaggio straordinario, anche a livello narrativo. Sanguigno, sboccato, formidabile, vulcanico e pigro al tempo stesso. Come tutti gli esseri umani, aveva lati sorprendenti: tanto era impegnato nella lotta politica a Parigi, tanto il suo cuore era legato al paesello natio, la sonnolenta e mite cittadina di Arcis-sur-Aube, in cui non mancava di andare per comprare dei terreni e ampliare le sue proprietà. Amava le donne e nello stesso tempo gli piaceva la vita domestica da ricco borghese. La donna più importante della sua vita era sua madre, che lui adorava, ampiamente ricambiato: un'arzilla vecchietta che gli sopravvisse fino ad arrivare a un'età di tutto rispetto. Insomma, prima o poi gli dedicherò un post!

      L'ultimo signore è nientepopodimeno che l'abate Sieyès, colui che scrisse il libello sul Terzo Stato e i suoi diritti: « Che cos'è il Terzo Stato? Tutto. Che cos'è stato finora nell'ordinamento politico? Nulla. Che cosa desidera? Diventare qualcosa. » Sopravvisse alla Rivoluzione, sopravvisse al Direttorio e al consolato, sopravvisse a Napoleone. In questo senso la sua frase è altamente significativa, ma avrebbe potuto anche scrivere "Sono un sopravvissuto". :-D

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  8. Mi piace molto l'ultimo "ho vissuto" esprime davvero tutto. Non mi dispiacerebbe scriverla sulla mia lapide, posto che vorrei arrivare almeno a 90 anni.Belle le citazioni che hai scelto per la tua personale antologia di Spoon River!

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    1. L'abate Sieyès, che piace molto anche a Glò, si spense all'età di 88 anni che per l'epoca era un record, visto il periodo storico e le malattie che falcidiavano la popolazione. Quindi è un buon modello! :-) Sono contenta che vi piaccia questo esperimento, chissà che in un futuro post non vi proponga un'altra carrellata "funeraria".

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  9. La tua Spoon River Rivoluzionaria mi ha sorpreso. Belle anche le citazioni :-)

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    1. Cara Clem, amo sorprendere il prossimo... ! Ho coniato un nuovo detto che potrebbe fungere anche da epitaffio: "Sorprendi gli altri come vorresti essere sorpreso tu." ;-)

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  10. Certo che hai scelto dei bei personaggi eh...
    Il discorso tombe non è così lontano come sembra, nel bene e nel male torna sempre. Si commemorano le persone care allestendole con oggetti personali, oppure, al contrario si devastano le tombe come sfregio, penso agli scempi nei cimiteri ebraici da parte di gruppi di teppisti neonazisti. La tomba ha in se simbolismi da vendere.
    Come sempre, post interessantissimo. Mo basta, fanne uno brutto please 😄😄😄

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    1. A proposito, potessi scegliere il mio metterei qualcosa di vagamente Buddista, del tipo:" TORNO SUBITO" 😄

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    2. Ciao, Max! Eh, i personaggi bisogna tenerceli così, tutti un po' discoli! ;-) Sull'importanza della tomba e della sepoltura, mi hai fatto venire in mente un bellissimo film in bianco e nero, L'arpa birmana, poetico e struggente.

      Per quanto riguarda il post brutto da scrivere, ce la metterò tutta! :D :D :D

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    3. Ahahah, "TORNO SUBITO" è stupendo! .D :D :D

      Che ne dici di: "NON DISTURBARE. SOFFRO DI JET LAG"?

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  11. Davvero un bellissimo gioco, Cristina!
    Il mio epitaffio preferito è quello di Rainer Maria Rilke, che Ariano riportò a suo tempo anche nel post del suo blog a cui ha fatto cenno sopra.

    "Rosa, oh, contraddizione pura!
    Delizia d’essere il sonno di nessuno sotto tante palpebre."

    Ricordo poi quelli, piuttosto celebri, di Frank Sinatra: "Il meglio deve ancora venire" e di Franco Califano: "Non escludo il ritorno".

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    1. Anch'io, come Max, aggiungo in postilla il possibile mio.
      Ho sempre pensato che mi piacerebbe questa poesia del poeta giapponese Takahashi:

      Dite loro che non sono qui
      Dite loro che nessuno è qui
      Sarò di ritorno
      Tra 500 milioni di anni

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    2. Aggiungo ancora che mi piacerebbe anche questa. Sono le ultime due strofe di una poesia di Rilke sul Buddha:

      In te già ha avuto inizio
      Ciò che dura oltre i Soli.

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    3. Eeh sarebbe bello Ivano, ma è molto probabile che saranno altri a decidere per noi.
      Devo dire che in spregio alla morte e all'umanità tutta, mi piacerebbe anche l'epitaffio citato da Daniele Luttazzi (rubato a Margaret Smith), quindi subito sotto alla fotografia metterei un bel:" Cazzo guardi?"
      Ma sarebbe troppo credo 😄😄😄

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    4. Già, mi sa proprio che alla fine ci ritroveremo con un bel "Non fiori ma opere di bene" :D

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    5. Bravissimi, in mia assenza vi siete proprio scatenati! :D :D :D Ormai questo blog quasi cammina con le sue gambe come uno zombie... a proposito di morti e affini.

      @Ivano: fra i tre che hai proposto, mi piace moltissimo la poesia di Takahashi. L'epitaffio di Frank Sinatra è sublime!
      @Max: la frase di Luttazzi la dicono spesso anche gli svitati che incontri sui mezzi pubblici. Ci vorrebbe però una bella foto di accompagnamento con l'aria ingrugnita, vero? ;-)

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    6. @Ivano: re. l'ultimo commento, potrebbe anche essere "Me la sono andata a cercare". ;-)

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  12. A questo punto svelo il mio epitaffio. Non è molto ironico, ma a me piace:

    "Fu come polline
    nel vento della storia."

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    1. Non mi giunge per niente nuovo. Non lo avevi già enunciato da qualche altra parte?

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    2. Mmm... può essere! Ricordo che comunque avevamo già accennato agli epitaffi sul tuo blog lo scorso anno.

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  13. Ciao! Arrivo dal blog di Luz:-) Ti lascio qui, visto che il 16 giugno ricorre il Bloomsday, il punto di vista di mr. Bloom che, nel VI episodio dell'Ulisse di Joyce, si aggira tra le tompe e commenta gli epitaffi:

    "Mr Bloom camminava inosservato per un vialetto lungo file di angeli rattristati, croci, colonne spezzate, tombe di famiglia, speranze di pietra che pregavano con gli occhi al cielo, cuori e mani della vecchia Irlanda. Più sensato spendere i soldi in qualche opera di carità per i vivi. Pregate per la pace dell'anima di. C'è qualcuno che veramente? Piantala e falla finita con lui. Scaricato. Come il carbone giù per una botola di cantina. Poi li ammucchiano insieme per guadagnar tempo. Il giorno dei morti. Il ventisette sarò alla sua tomba. Dieci scellini per il giardiniere. Le tiene sgombre dalle erbacce. Vecchio anche lui. Piegato in due con le cesoie, a tagliare. Vicino alla porta della morte. Che si è spento. Che si è dipartito dalla vita. Come se l'avessero fatto di loro volontà. Buttati fuori, tutti quanti. Che ha tirato le cuoia. Più interessante se vi dicessero chi erano. Il tal dei tali, Carrozziere. Io ero rappresentante di linoleum. Io ho concordato con i creditori cinque scellini la sterlina. Oppure una donna con la casseruola. Io facevo un ottimo stufato irlandese. Elegia in un cimitero di campagna dovrebbe chiamarsi quella poesia di chi è Wordsworth o Thomas Campbell. Entrato nel riposo dicono i protestanti. La tomba del vecchio Murren. Il grande medico lo ha chiamato nella sua casa di cura. Beh questa per loro è la terra consacrata. Bella residenza di campagna. Intonacata e ridipinta a nuovo. Luogo ideale per fare una fumatina e leggere il Church Times. Gli annunci matrimoniali non cercano mai di abbellire. Corone rugginose appese a ganci, ghirlande bronzate. Miglior valore allo stesso prezzo. Però, i fiori sono più poetici. L'altro finisce per diventar noioso, non appassendo mai. Non esprime nulla. Immortelles."

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    1. Felice che tu abbia scoperto la brava Cristina e tutto il suo patrimonio di pensieri e proposte! :)

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    2. Buongiorno a "ilcavallodibrunilde" e benvenuto nel mio blog! Grazie di aver inserito il brano di Joyce, che mi sembra quanto mai pertinente! A dirla tutta, non ho mai avuto il coraggio di leggere Ulisse nella sua interezza. Mi sono sempre imbattuta in estratti, lavorando sulle letterature di lingua inglese. Il brano è davvero bello... sai che leggendolo ho pensato che sarebbe un ottimo pezzo teatrale? Probabilmente bisogna leggerlo come tale per apprezzarlo fino in fondo.

      Spero di vederti ancora da queste parti e, non appena possibile, verrò a trovarti: ho visto che hai due blog. A presto.

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    3. Ciao, Luz! Sei d'accordo con la mia osservazione che il brano di Joyce postato sembra un soliloquio teatrale?

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  14. Luz e Cristina, grazie per l'accoglienza!:-) Luz sa già che sul cavallo siamo in due, io e Giuliano; Giuliano cura anche il blog sull'opera.
    Cristina, hai ragione a proposito del passo dell'Ulysses; leggerlo ad alta voce dà grande soddisfazione ( ci sono tutte le sfumaturure possibili da interpretare ed il ritmo è vario ) e poi Leopold Bloom si muove e il suo sguardo poggia su piccoli dettagli che sono di stimolo per riflessioni intime, a volte tenere, a volte amare...
    Ciao e a presto, allora!
    Giacinta

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    Risposte
    1. Ciao Giacinta, che bella sorpresa! Se siete in due su un unico cavallo, allora siete proprio come i templari sul sigillo di celebre memoria. Il passo dell'Ulysses mi ha ricordato che quello, altrettanto famoso, di Molly Bloom. A questo proposito vorrei citare l'esperienza di veder recitare la bravissima Arianna Scommegna in La Molli, divertimento alle spalle di Joyce. A prestissimo!

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  15. Che articolo affascinante... sei davvero brava a proporre argomenti sempre nuovi e personali. :) Non ho mai pensato a un necrologio per me stessa, né per altri, ma mi sembra bello cercare un messaggio che esprima l'essenza della persona, e anche ciò che lascia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille del commento! In effetti non pensavo che l'articolo avesse tanto successo, anche in considerazione del tema che non è proprio "appealing" per tutti quanti. Per quanto riguarda il mio necrologio, mi sono portata avanti con il lavoro! :-)

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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