Blog su Letteratura, Storia e Arte in tutte le sue forme.

"La Storia siamo noi."


mercoledì 21 dicembre 2016

Il Caffè della Rivoluzione - "Pane! Pane! Vogliamo il pane!" / 6




La povera regina Maria Antonietta non disse mai, a chi le rivelava che il popolo non aveva più pane: "Che mangino le brioche!" Fu una delle tante frasi che circolarono per denigrare la già tanto vituperata sovrana austriaca, mai veramente accettata e amata dal popolo francese. Il pane, questo alimento primario dell'uomo, così spesso associato a gesti e valori altamente simbolici e liturgici, è l'alimento sovrano che anche nel 1789 non può mai mancare sulle tavole di ricchi e poveri.



Per questo motivo la mattina del 5 ottobre del 1789, le donne dei mercati di Parigi si mettono in marcia verso Versailles, luogo di residenza della famiglia reale. Sono armate di picche, falci e trainano cannoni, nonostante non mangino da alcuni giorni e siano rese rabbiose e folli per la fame. Alla loro testa sono le pescivendole, donne dalla lingua affilata e dalla battuta pronta.

Protestano per l'aumento dei prezzi e per la scarsità di pane e perché vedono i loro figli morire d'inedia sotto i loro occhi nelle orrende stamberghe che erano le case di Parigi, numerose tra i palazzi sontuosi e le splendide piazze. Una pioggia torrenziale comincia a scrosciare impietosamente sopra quella marciatrici forzate, che nonostante tutto raggiungono Versailles e invadono la sala dove sono riuniti i deputati dell'Assemblea per urlare loro in faccia tutta la loro disperazione e la loro collera.

Ma quale tipo di pane si mangia nel 1789? Ancora una volta attraverso il consumo di pane si sottolineano le differenze tra le classi sociali. Nelle campagne, più che in città, si conservano le antiche abitudini alimentari, e si mangia fino a un chilo di pane al giorno. Nell'Orne, un dipartimento francese della regione della Normandia, si mangiano le crêpes di grano saraceno, ma anche le tartine imburrate; nel Nord si inzuppa il pane nel latte caldo mentre al Sud lo si accompagna con insaccati di maiale. Quando, durante il pasto, c'è della carne, la si taglia e la si serve su larghe fette di pane. Il padrone di casa taglia il pane recitando una preghiera o tracciando sulla crosta il segno della croce perché si ritiene che duri più a lungo.


Il "pane di sorbo", compatto e spesso, con la crosta gonfia di bolle, è fatto con i resti della pasta ed è il pane dei poveri, come lo è anche il "pane di pula" fatto di grano di qualità inferiore e mal macinato tanto da contenere, appunto, parte della crusca. Il "pane buffetto" è invece un pane morbido di fior di farina addizionata di lievito di birra e cotto delicatamente. Assomiglia al "pane di Gonesse", delizia dei parigini. Ci sono anche il "pane di mouton" di fior di farina impastato con il burro e insaporito di chicchi di grano e il "pane integrale bianco", mescolato con farina bianca e semola; poi il pane a due colori cioè a strati di grano e segale, il pain de blême (pallido), il pane al caffè, il pane rousset (dorato), il pane a tortiglioni e infine il pane d'orzo, cioè il pane della carestia e della penitenza. Persino nel Medioevo, infatti, il pane d'orzo era alimento associato all'alimentazione delle bestie, e colui che mangiava questo tipo di alimento per non morire di fame era comunque arrivato al gradino più basso dell'esistenza.


Le donne protestano presso 
l'Assemblea Nazionale Costituente di Versailles

Sì, ma come andò a finire la marcia delle donne fino a Versailles? Dopo un confronto drammatico, esse riuscirono a riportare a Parigi "il fornaio, la fornaia e i garzoncello", ovvero il re, la regina e il Delfino. Senza questo avvenimento, il corso della Rivoluzione sarebbe stato probabilmente molto diverso.

***

Anche oggi si combattono battaglie per avere accesso a beni primari per la sopravvivenza, come l'acqua. E, andando come sempre sul personale, che cosa evoca il pane nella vostra memoria?

***

Fonte:
La vita quotidiana in Francia al tempo della Rivoluzione di Jean-Paul Bertaud, traduzione di Maria Grazia Meriggi - edizione Biblioteca Universale Rizzol


Share:

20 commenti:

  1. Come il solito ottimo articolo. L'anno scorso, impegolata in un progetto sull'alimentazione, eravamo partiti proprio dalla famose frase per ricostruire insieme agli alunni il cibo della rivoluzione. Questo post ci sarebbe stato utilissimo e lo userò di certo in futuro!
    Grazie mille

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te, Tenar! Sarei veramente onorata se l'articolo venisse usato a scuola. Nello specifico avevo letto questo saggio alcuni anni fa, e la spiegazione sulla differenza nel tipo di pane mi era rimasta molto impressa.

      Elimina
  2. Io ho avuto un buon rapporto con il pane solo da bambino. Oggi riesco ad apprezzarlo solo come base per i crostini fatti con fegatini di pollo ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I crostini mi ricordano i brodini della mia infanzia. :-) Per quanto riguarda il fegato, me lo faceva mia mamma da bambina perché ero anemica. Nonostante questo, non ne ero disgustata.

      Elimina
  3. Ciao. Detto terra terra "pancia piena..." Quando ero piccola è dicevo che avevo fame mi offrivano sempre il pane prima e dopo e durante il pasto. Anzi era vietato a tavola mangiare senza pane e mi si diceva mangia il companatico pane più bistecca, pane più formaggio. Quindi dopo il primo piatto tassativamente pane e il resto, hai ancora fame e sfido a tavola non hai mangiato il pane! E se dicevo che il pane non lo volevo mi veniva detto che non avevo veramente fame! Mi ricordo che il sabato mattina c'era il pane doppio con le code al banco per prenderlo, infatti anche le famiglie più disagiate (andavano raramente dal macellaio) erano in coda. Avevo il panettiere, macellaio, salumiere, droghiere, frutttivendolo sotto casa e di sovente andavo a fare spesa per mia madre: le mancava sempre qualcosa. Anche adesso compro il pane quotidianamente, poco ma non manca mai sulla mia tavola. Corriere della sera e una michetta calda imbottita di affettato erano la mia merenda di metà mattina del sabato quando non andavo a scuola. La colazione era alle sette ed arrivare alle dieci se non mangiavo svenivo. Ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, eh lo so dove stanno di casa panettiere, macellaio, salumiere, droghiere, frutttivendolo! ;-) Ultimamente mangio poco pane, mentre da bambina non poteva mai mancare il pane in tavola. I panettieri per invogliare i clienti si sbizzarriscono nel produrre tipi di pane sempre diversi. Nella nostra famiglia il massimo è la michetta rigorosamente vuota, ma pochi panettieri sanno ancora farla: è piena di mollica, perché così pesa di più e costa di conseguenza di più. E ancora: chi usa più il lievito madre come si faceva un tempo?

      Elimina
  4. Cosa mi evoca? Più semplicemente l'inizio della civiltà, di quando l'uomo ha incominciato a essere stanziale, a fare "comunità", coltivare la terra e godere dei suoi frutti. Il pane non ha caso è sempre stato considerato un alimento sacro e usato come simbolo nei rituali. Dal punto di vista personale mi ricorda un'epoca felice di quando non esistevano le merendine e da bambini si faceva merenda con dei paninazzi stratosferici con dentro ogni ben di Dio. Aaaah tu immagina un novenne che dopo aver corso, saltato, giocato, messo a ferro e fuoco le campagne degli appennini liguri arriva a casa e si trova una bella e fragrante rosetta con dentro uova strapazzate e lardo tagliato fino fino fino, mmmmh gesùgiuseppemariaquantèbuonopanciamia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caspita, che razza di panini! Gnam! :-) In effetti il dispendio energetico era grande quando noi si era ragazzini, maschi e femmine, molto più che non i pargoli di adesso che passano ore seduti davanti al computer o allo smartphone. Io mi ricordo pane e prosciutto, oppure pane e Nutella, o ancora panne, burro e marmellata quando proprio si aveva fame. E non c'è niente di più bello del profumo del pane che esce del negozio, oppure mangiare il pane caldo prendendolo dal sacchetto fragrante di forno... specie nelle fredde giornate d'inverno.

      Elimina
    2. Vero. Tornando al tuo post, inutile dire che mi è piaciuto molto, hai scelto uno spunto veramente inconsueto. Ci sarebbe da parlare per ore in merito al pane come protagonista della Storia.

      Elimina
    3. Sì, di recente ho letto un libro che è un vero è proprio oggetto di culto: "Alimentazione e cultura nel Medioevo" di Massimo Montanari, un saggio non solo sul cibo ma su quello che rappresentava a livello simbolico nella società altomedievale. Penso di scriverne una recensione, è un'occasione troppo ghiotta... in tutti i sensi!

      Elimina
  5. Il pane mi fa pensare a mia zia, quasi una nonna per me, che mi faceva una merenda a base di pane bagnato, olio e sale.
    Per fortuna ho vissuto in un contesto in cui il pane a tavola era scontato... almeno sino a oggi, speriamo bene anche per il futuro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In effetti viviamo nella società del benessere, a livello generale... almeno noi europei. Sono contenta quando sento che il cibo può essere recuperato e distribuito tramite queste associazioni di volontariato. Buttare il pane avanzato è un vero delitto.

      Elimina
  6. Posso tranquillamente mangiare solo pane, per me equivale a un pasto completo XD Adoro assaggiare tutte le tipologie e nel nostro stesso paese ce ne sono moltissime *_* Ovviamente qui da me la focaccia è considerata alla stregua: c'è chi la inzuppa nel cappuccino eh!
    La nonna paterna faceva il pane molto spesso, un tipo particolare chiamato levada, per i lunghi periodi di lievitazione e re-impasto: mi pare che utilizzasse almeno 3-4 tipi di farina. Ovviamente era cotto nel forno a legna *__*
    Molto alto e soffice all'interno, dorato e uniforme esternamente. Che bontà *_*

    E povera la Maria Antonietta XD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La focaccia ligure è un vero e proprio marchio di fabbrica. Pensa che siamo andati molti anni a Sanremo nella casa di una parente che ce la metteva a disposizione; a mio figlio piccolo dicevo che la farinata era fatta con le patate, in quanto detestava i legumi e quindi anche i ceci! Così la mangiava senza batter ciglio. Solo da grande gli ho detto "la verità". XD

      Che bontà doveva essere il pane della nonna paterna! Io avevo conosciuto una famiglia di tunisini, lei faceva il pane in casa, di quello che usano loro, pochissimo lievitato. Una delizia per il palato. ^_^

      Mi ricordo però anche il pane in Germania, ce n'è una quantità davvero spropositata.

      Elimina
  7. Questo passaggio del periodo prerivoluzionario suscita sempre un certo interesse negli alunni. Sarà che mi piace raccontarlo drammatizzandone ogni passaggio. :)
    Il pane suscita in me il ricordo tenero del buon profumo che emanava il pane fatto in casa da mio padre, fino a pochi anni prima che la terribile malattia se lo portasse via.
    Era per lui un vero e proprio rito, che gli dava grande gioia. Per anni lo fece in casa, cuocendolo nel forno a legna che si era costruito accanto all'orto con le proprie mani. Mio padre era di una laboriosità immensa.
    Quando sfornava, caricava il contenitore di legno - ovviamente fatto con le sue mani - di queste belle pagnotte calde e profumate e se lo disponeva su una spalla. Poi faceva ingresso in casa, avvertendo tutti di non urtarlo perché era in equilibrio precario con quel peso.
    Spaccava le pagnotte con le mani e le annusava sorridendo. Gioioso come non mai. Ah, ho il groppo in gola...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In effetti penso che la Rivoluzione nel suo complesso offra parecchio materiale per le drammatizzazioni, a partire dai suoi incredibili protagonisti. Malgrado ne sia appassionata sin da bambina, scopro ancora oggi delle cose che mi lasciano a bocca aperta. :-0

      Che bello il ricordo di tuo padre che ci hai offerto, cara Luana. Grazie di cuore di averlo condiviso con noi. Coloro che abbiamo amato vivono soprattutto nella nostra dimensione interiore, e fanno rivivere al contempo la nostra infanzia e giovinezza. Io mi commuovo davanti alle vecchie fotografie di Milano, ad esempio. Mi sembra siano passati secoli, invece sono trascorsi appena trent'anni.

      Elimina
  8. Come sempre i tuoi post sono interessantissimi cara Cristina. Per andare sul personale a me il pane ricorda l'infanzia quando la merenda era costituita da pane e pomodoro, olio e sale, oppure come merenda dolce mia nonna preparava una fetta di pane cosparsa da olio d'oliva e tanto zucchero, anche se non sembra era buonissima. E poi adoravo il pane appena sfornato, ma mia madre diceva che non dovevo mangiare il pane caldo perché faceva venire mal di pancia. Ah che ricordi. A proposito buone feste!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La merenda dolce sembra davvero gustosa, invece. Pane e zucchero da soli, poi, è un classico.

      Grazie di cuore del tuo commento e degli auguri di buone feste, che ricambio. Domani ci sarà il post ufficiale sul blog per gli auguri a tutti. A prestissimo, dunque. ^_^

      Elimina
  9. Pane, burro (ancora solido, a fettine) e zucchero non era niente male. Ora il pane mi piace mangiato da solo, meglio se ancora tiepido, oppure per fare scarpetta, ma raramente come accompagnamento normale ai cibi. Ci hanno provato i miei genitori a convincermi che si mangia poco companatico con molto pane, ma non ce l'hanno fatta. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pare che pane, burro e zucchero fosse un classico della nostra infanzia. Chissà quante carie ai denti ci ha fatto venire! ;-) Del pane non può fare a meno nessuno, comunque.

      Elimina

Politica dei cookie

Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, per offrire un migliore servizio ai lettori. Se decidi di continuare la navigazione, significa che accetti il loro uso. Per maggiori dettagli leggi la seguente pagina informativa.

QUALCOSA DI ME

QUALCOSA DI ME
Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO:

IL MIO ULTIMO LAVORO:
Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

IL PITTORE DEGLI ANGELI: su Amazon in versione cartacea e ebook!

IL PITTORE DEGLI ANGELI: su Amazon in versione cartacea e ebook!
Romanzo storico ambientato nella fulgida e sontuosa Venezia di fine 1500. Uno dei protagonisti è il vecchio e spregiudicato pittore Tiziano Vecellio, pronto a difendere fama e ricchezza. Ma lo attende un incontro sconvolgente: quello con "il pittore degli angeli". La sua vita non sarà più la stessa.

THE PAINTER OF ANGELS: now on Amazon, paper and ebook version!

THE PAINTER OF ANGELS: now on Amazon, paper and ebook version!
Venice, late spring of 1560. In his studio, the old Venetian painter Tiziano is waiting for the visit of the “painter of angels”, a mysterious artist just arrived in Venice. Tiziano senses a foreboding danger to his position, fame and standing. In fact, the arrival of the artist does upset both the professional and private life of Tiziano. And the struggle has just begun.

IL MIO CANALE YOUTUBE

Visualizzazioni totali

Top 7 Commentatori

Post più popolari

Che cosa sto leggendo

Che cosa sto leggendo
"Maigret e le donne fatali" di Georges Simenon