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"La Storia siamo noi."


mercoledì 30 novembre 2016

"Ma a che serve la Storia": guest post di Marco Freccero


Oggi vi presento con vero piacere il guest post che Marco Freccero, titolare del blog omonimo, ha scritto per Il Manoscritto del Cavaliere e che s'intitola: "Ma a che serve la Storia."


Particolare dell'affresco della lunetta del mercato sotto il porticato.
Castello di Issogne, Val d'Aosta. Fonte: Wikipedia.

Ci introduce alla lettura il particolare di un affresco raffigurante un mercato medievale di frutta e verdura, che si trova nel portico del castello di Issogne. Rappresenta persone comuni intente a un'attività quotidiana. Quest'immagine richiama i protagonisti dei racconti di Marco Freccero: uomini e donne come noi, che sono i veri motori di ogni epoca. E la frase "la Storia siamo noi" di questo blog ha, non a caso, una posizione di assoluto rilievo.

Come avrete già capito dal titolo del guest post e da questa breve introduzione, Marco si è cimentato con l'argomento che qui spadroneggia. Naturalmente ha dato al post il suo taglio inconfondibile, che senza tanti giri di parole ci fa riflettere su una domanda molto interessante e sempre attuale: a che serve la Storia. Gli lascio quindi la parola.

***

A scuola, la Storia era l’unica materia, assieme alla geografia, che amavo. Purtroppo, mi piaceva solo la Storia antica: quella romana e greca soprattutto. Detestavo il Medioevo e tutto il resto. Quindi sono la persona meno indicata per parlare di questo argomento. Tuttavia…


“Roba da medioevo”? Ma non scherziamo

Di questi tempi la Storia non è un argomento di successo, anzi. È considerata troppo dannosa, e sapete cosa penso? Hanno ragione: è dannosa. Per questo deve essere emarginata. Ma c’è un aspetto che ritengo non secondario e che merita di essere messo al centro della questione.

Lo studio della Storia dovrebbe essere consigliato soprattutto a quelli che “leggono”, e che per questa sola ragione si considerano persone per bene, dalla mente aperta.

Ho scovato un sistema facile e veloce per capire se queste persone “dalla mente aperta” lo sono davvero, oppure sono solo chiacchiere e distintivo.

Se infatti costoro si riferiscono a una certa persona, o idea, definendola “da medioevo”, ebbene: sono persone che farebbero bene a smettere di leggere. La lettura li ha solo danneggiati, non li ha affatto resi migliori, come presumono. I loro libri, le loro letture, servono a mascherare malamente la loro condizione miserrima.

Hanno bisogno di studiare la Storia.

Regalate loro un libro di Storia!


Perché studiare la Storia?

Già: perché studiare la Storia?

Credo che la Storia, molto più della narrativa (sì, più dei romanzi e dei racconti), dica parecchio sull’essere umano. Induca il singolo a comprendere come gli eventi siano molto più complessi di quanto si creda comunemente. In fondo, la scuola che cosa ci ha insegnato? A mandare a memoria un po’ di date, di nomi: che squallore. Ma non possiamo avercela davvero con lei: doveva educarci alla superficialità, alla mediocrità. C’è riuscita.

La Storia in realtà è un organismo vivo, pieno di carne e di sangue e passioni. Soprattutto: la Storia non è cultura, è qualcosa di molto più grande, e profondo.

È conoscenza. Significa che ci mette sullo stesso piano dei condottieri e dei grandi del passato, perché la Storia ce li fa conoscere per quello che sono stati: esseri umani come noi. Grandi e miserabili. Non bianchi o neri, ma pieni di sfumature (e contraddizioni), senza numero. La scuola, piazzandoli sul piedistallo, perseguiva uno scopo: ridurre tutto a date, eventi e battaglie, in modo che o ce ne stancassimo, o accettassimo di ragionare in modo superficiale. Missione compiuta, certo.

La Storia è consapevolezza di quanto sia complesso l’ambiente, il mondo nel quale noi e loro ci muoviamo/si muovevano. Una consapevolezza che si irrobustisce solo quando in noi penetra la vita di quel passato che credevamo morto e sepolto, e incapace di parlarci.

Gheddafi che apprezza Charles Dickens e Beethoven: non è sorprendente? Questo non sminuisce la bestialità della sua dittatura, ma apre uno spiraglio inedito.

Nella Gerusalemme conquistata dai crociati, dove moschee e sinagoghe erano chiuse, e le chiese di rito orientale pure, un mussulmano poteva chiedere ai cavalieri di Malta di pregare: nella loro sede. Eppure succedeva nel Medioevo tanto oscuro. Adesso, provate a dire che permettere l’apertura di una moschea è un dovere prima che un diritto… Vi toccherà scappare a gambe levate.

Se si studia la Storia diventa difficile parlare a colpi di luoghi comuni, ecco perché è stata messa ai margini. Grazie alla Storia, si diventa prudenti e si preferisce ragionare, perché si è compresa la lezione: la realtà, il mondo è complicato. La prudenza, il desiderio di conoscere, che è un desiderio di “farsi vicino”, diventano compagni quotidiani. Le categorie imposte dalla scuola, dal nostro desiderio di essere accettati rapidamente dagli altri, sono superate: perché banali, stupide. Davvero la mente si apre, anzi no (pure questo è un cliché): la mente comprende. Si nutre di quella complessità che è vita, e cresce, diventa saggia.

In un periodo storico dove il luogo comune (“Roba da medioevo!”) è diventato simbolo di cultura, c’è speranza per la Storia? 


***

Ringrazio Marco per il suo guest-post, vi invito a visitare il suo blog, e naturalmente vi rilancio la fatica domanda: "Ma a che serve la Storia?"


  
CHI È L'AUTORE DEL GUEST POST

Marco Freccero nasce nel 1966 in provincia di Savona, dove risiede. In passato ha lavorato come operaio, magazziniere, commesso, aiuto magazziniere, addetto alla vendita, autista.

Adesso fa parte del team EspertiMac del sito BuyDifferent-TrenDevice e per essi produce libri elettronici e videocorsi destinati a insegnare l’uso dei computer Mac e dei dispositivi mobili Apple alle persone.

Per la casa editrice 40K ha scritto il libro elettronico: “Starter kit per blogger”.

Scrive soprattutto racconti, che sono sfociati in un progetto: la Trilogia delle Erbacce. La terza raccolta, quella conclusiva, dovrebbe apparire entro la fine del 2016. Le prime due: “Non hai mai capito niente” e “Cardiologia” sono in vendita sui principali negozi online.

Cura un blog (dove spiega per filo e per segno che cosa sia questa “Trilogia delle Erbacce”).

Ha anche un canale YouTube.


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36 commenti:

  1. Anch'io ho sempre amato la Storia e la Geografia, ancora oggi continuo ad approfondire quei periodi, argomenti ed eventi che non conosco bene proprio per capire meglio il presente.
    Con risultati divertenti, tipo quando mia figlia ha sentito dire una certa cosa dal professore a scuola e chiede conferma a me se è giusto quel che ha detto il il prof oppure no. E talvolta mi tocca smentire il prof: l'ultima proprio pochi giorni fa, quando mi ha detto che secondo il suo insegnante i terroristi baschi dell'ETA erano "come l'ISIS" e "ammazzavano tutti con attentati feroci"... Per quanto avevo studiato io (e comunque ho riverificato le fonti per sicurezza) non era proprio così. Prescindendo dagli obiettivi diversi e l'ispirazione etnica anziché religiosa, quanto meno, non ho mai sentito che l'ISIS chiedesse scusa per le vittime civili di un loro attentato, cosa che invece l'ETA ha fatto. Insomma, capisco che a volte non c'è tempo di spiegare tutto nel dettaglio, però fare generalizzazioni troppo ampie mi sembra davvero il peggior modo di insegnare.

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    1. Ciao, Ariano, grazie del commento e di averci raccontato la tua esperienza. Purtroppo la Storia è un argomento complesso che si presta a generalizzazioni di tutti i generi. E' anche facile vederla tutta bianca o tutta nera. Ci sono argomenti che rinfocolano gli animi ancora oggi... mi ricordo a una conferenza sulla Sicilia musulmana e dintorni. A un certo punto era saltato fuori Federico II di Svevia e il mediatore aveva detto che era comunque un personaggio eccezionale, ma con luci e ombre. Non l'avesse mai detto: una signora del pubblico a momenti gli balzava addosso per cavargli gli occhi. "Come si permette di 'toccare' Federico II?!". E si parla di fine 1100, inizio 1250. Figuriamoci con argomenti come ETA e ISIS!

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    2. E poi ci sono gli insegnanti pigri, che non amano la storia, che se l'hanno studiata non hanno capito la sua lezione e fanno paragoni banali e superficiali. Per fortuna che tua figlia chiede e tu spieghi nella giusta maniera! ;)

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    3. Sì, ISIS e ETA sono due realtà differenti, con diversi intenti e diversi esiti. Generalizzare è sbagliato. Però... però può capitare che gli alunni travisino un discorso complesso. Faccio un esempio: in sala prof pochi giorni fa si parlava di un alunno che era andato a riferire a casa che il professore di Tecnologia aveva parlato di Einstein come dell'inventore, e quindi del responsabile e del propugnatore, della formula atomica da cui era scaturita la bomba atomica e tutte le sue conseguenze, travisando totalmente il vero discorso riferito ai ragazzi. Il padre del ragazzo poi durante un colloquio si era confrontato col prof chiarendo il malinteso. Facile che accada.

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  2. Risposte
    1. Ciao, Marco! Per me è un piacere ricevere i vostri begli articoli... e mi sembra proprio di essere come una vera rivista. :-)

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  3. Ciao, Marco, piacere di conoscerti e confrontarmi con te su questo argomento (e brava Cristina che ha ospitato queste importanti riflessioni).
    Insegno Storia alle medie e ogni giorno ho a che fare con una situazione in cui da una parte ci sono decine di discenti poco interessati e ignari di cosa sia realmente la storia, dall'altra un'insegnante che l'ha amata visceralmente all'università (e non fra i banchi di scuola) e ne ha compreso la bellezza solo dopo, quando ti viene la certezza che la madre di ogni disciplina è proprio lei e solo lei.
    Cerco quindi ogni giorno di creare interesse nei miei pargoli, mi accaloro dinanzi al racconto, perché sì, ne faccio un racconto vero e proprio, con tanto di drammatizzazione assai spesso (eh eh, mia consueta deformazione). Nella storia è racchiuso ogni perché e le ragioni di ogni movimento umano e culturale.
    In particolare prediligo il Medioevo, a torto giudicata epoca buia e non mi meravigliano le tue osservazioni in merito a quanto poco si sappia di questa epoca.
    Non disdegno il Cinquecento e il Seicento, soprattutto per l'aspetto della nascita e lo sviluppo degli assetti che poi sono diventati contemporanei. Mi interessa molto il Settecento, il Secolo dei lumi con tutte le sue contraddizioni, adoro l'Ottocento e ogni sua manifestazione, lo spirito innovatore, la seconda rivoluzione delle idee, il patriottismo.

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    1. Ciao, Luz, che bello averti qui a dare la tua opinione... chi meglio di te potrebbe farlo? :-) A proposito: ma la parola si scrive ancora con la maiuscola o si può scrivere anche con la minuscola?

      A me la Storia ha sempre appassionato, e per fortuna mio figlio su questo segue le mie orme. Purtroppo ha dovuto scegliere una facoltà differente, che pure gli piace (Economia Aziendale), ma se avesse dovuto scegliere davvero avrebbe preferito Storia Contemporanea. Non a caso la materia in cui passa gli esami con il massimo dei voti è Storia Economica.

      Per me è come un grande e infinito romanzo, con persone fatte di carne, sangue e ossa, con le loro passioni e le loro contraddizioni. Spesso, poi, è proprio quello che si cela dietro le quinte e il "non detto" a costituire il vero motore storico. Ad esempio vi furono regine che non erano semplicemente delle consorti, ma le vere detentrici del potere.

      Per quanto riguarda i periodi storici, com'è ovvio mi piace il Medioevo, il Settecento per via della Rivoluzione Francese, ma anche l'Ottocento, specie quello letterario e romantico. Poi ogni epoca ha il suo lato oscuro, come le miserabili condizioni dei lavoratori e dei bambini proprio nell'Ottocento.

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    2. Ciao Luz.
      Io temo che una testa davvero curiosa e intelligente sia un problema, e si sia deciso di porvi rimedio uccidendo anche la Storia, e non solo lei. È davvero lei la chiave per interpretare non solo il passato, ma anche il presente. Il Medioevo poi: basterebbe solo ricordare quanto è stato essenziale nella costruzione dell'Europa (anche questa in cattiva salute, ormai), per rendersi conto di quale periodo magnifico è stato. Se lo si studiasse meglio!

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    3. Per Cristina: infatti è come un lungo romanzo in cui si inanellano tanti eventi, tutti connessi, con una logica schiacciante. La parola andrebbe scritta con la S maiuscola, io cerco di farlo sempre e con tutte le materie, ma a volte per non appesantire un discorso "colloquiale" evito di farlo.
      Per Marco: dici bene, la curiosità non giova e i libri di Storia sono fatti apposta per non svelare troppi retroscena. Altro importante e tragico aspetto della cosa.

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    4. Grazie per la risposta sulla parola. Anch'io la scrivo con la S maiuscola, anche perché la si può confondere in un discorso che prevede entrambi i concetti.

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    5. Ad avercela una prof. come te, Luz!

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  4. Non ho tempo pe run commento approfondito, mi limito a dire ottimo post e w la storia, che ci racconta chi siamo. Oggi, non nel passato, anche se magari parliamo di preistoria

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    1. Ebbene sì, W la Storia. Abbiamo tutti lo stesso DNA da secoli e secoli: siamo sempre noi! Il problema è che non abbiamo ancora imparato la lezione...

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    2. Il problema è che non viene insegnata come si dovrebbe. La scuola è diventata il luogo dove si devono fare un sacco di attività, tranne che studiare. Non sono un insegnante; ma mi pare che una materia come questa, importantissima, sia ormai destinata a un triste declino. Ma l'intera scuola (e parlo di quella dell'obbligo) è alla frutta.

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    3. Eh, Marco, il tuo discorso è un po' "apocalittico", guai se così fosse. Diciamo che la scuola è un'istituzione assai trascurata dai governi. E poi noi italiani la consideriamo un servizio al cittadino, il che spesso la rende scadente e poco al passo coi tempi. Però si va avanti, inesorabili e cercando ancora motivazioni. I ragazzi sono il vero motore di tutto.

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    4. Dici che sono apocalittico? Può darsi.
      Siccome conosce persone che insegnano (non Storia), o hanno a che fare con la scuola, ho una serie di giudizi piuttosto severi su quello che accade nella scuola dell'obbligo e nei licei.
      Non escludo che esistano delle oasi felici, e ne sono felice.

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  5. Sono contento di aver letto questo post. Per quello che mi riguarda, da amante della storia, credo che gli studi storici siano imprescindibili, non è possibile parlare di letteratura, arte, o quant'altro se non si conosce la storia. Certe sfumature le cogli solo conoscendo il contesto dei vari autori. Opinione personale.

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    1. Ciao, Massimiliano, grazie di essere passato. Tutti considerano la Storia obsoleta, ma è come la nostra carta d'identità: se la perdi o non la osservi con attenzione, come fai a sapere chi sei? Poi naturalmente le visioni storiche sono sempre falsate da chi racconta i fatti. Ad esempio il punto di vista di chi abita di là del Mediterraneo è molto diverso dal nostro di europei.

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    2. Noi diciamo ancora adesso: "i pirati saraceni", e lungo le coste della Liguria, e non solo, ci sono ancora le torri di avvistamento costruite per difendersi dalle loro incursioni.
      Ma di torri come le nostre se ne possono trovare anche in Libia, Tunisia e altrove. Loro dicevano "i pirati cristiani".

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  6. "Di questi tempi la Storia non è un argomento di successo, anzi."
    Mah, in effetti le ultime statistiche dicono che sono aumentati il numero di studenti che all'università si iscrivono a storia, quindi un po' di speranza c'è, credo.

    Non mi è chiarissimo il tuo sistema sul Medioevo. Le persone di cui parli dici che sono state danneggiate dalla lettura (affermazione forte) e quindi dovrebbero smettere di leggere (poco condivisibile), però vuoi regalare loro un libro di storia. Da una parte dici che devono smettere di leggere, dall'altra che devono leggere. Sono confuso. Qui c'è un doppio legame. O forse intendi dire che non leggono i libri giusti? E quali sono i libri giusti?

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    1. Qui lascio la parola al Marco tuo omonimo per chiarire il suo pensiero! :-) Grazie di essere passato, e a presto.

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    2. Se una persona dice di leggere, e poi le idee che non ama le definisce "da medioevo", vuol dire che non ha mai capito nulla di quello che ha letto. Lo ha fatto per ammassare parole, informazioni, non per avvicinarsi agli altri. E sì, sarebbe stato meglio che non avesse letto nulla, così poteva usare la scarsa dimestichezza con la lettura come attenuante. Mentre invece è un aggravante, se si ricorre ai soliti cliché non appena si ha a che fare con qualcosa che non piace a noi
      Il problema poi non è quali libri leggere: ma come usare la propria intelligenza. Posso essere un analfabeta, ma avere una capacità di comprensione, e di condivisione, ben maggiore di tante persone che si definiscono "intellettuali impegnati".

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  7. Credo che, a momenti, anche nella blogosfera emerga la mia formazione prevalentemente storica, non dirò altro a riguardo però XD
    Diciamo che ho frequentato per un po' di tempo un dipartimento specifico, di storia medievale con annessi documenti e archivi.
    La storia non è una materia a sé, ma è una disciplina che necessita di fonti di vario tipo (non solo documenti, non certo manuali scolastici, studi archeologici, studi sulla cultura materiale e tanto tanto altro), ottime conoscenze geografiche e tantissima curiosità. La storia è mobile, non è "solo date" ma esse sono funzionali ad una comprensione trasversale e organica, direi globale.
    Spesso si dice che la scuola non aiuta, è vero sicuramente. Ma la storia è una materia assolutamente complessa e spesso chi la insegna non ha una formazione puramente o strettamente "storica": non basta saper spiegare un manuale. E non tutti sono volenterosi come Luz...
    Sì, sono ancora e sempre sarò invasata e innamorata della Storia *_*

    C'è un bellissimo saggio, per altro assolutamente sorprendente per vari aspetti che lo rendono assai "umano", di Marrou intitolato La conoscenza storica che segnalo prepotentemente ^^

    P.S.: non potete capire la mia sofferenza quando leggo le similitudini supposte e peggiorative che tirano in ballo il Medioevo -_-

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    1. Allora anche tu fai parte della nutrita schiera di amanti della Storia! L'avevo capito...

      Per quanto riguarda il Medioevo, ho già deciso che quando andrò in pensione mi iscriverò alla Facoltà di Storia medievale, ammesso che abbia ancora il cervello funzionante, visto che passeranno molti anni quando ciò avverrà. Probabilmente batterò il guinness dei primati essendo la studentessa più attempata d'Italia!

      Sono totalmente d'accordo con tutto quello che dici. Dicevo più sopra che gli studi storici sono complessi, perché poi la Storia parla dell'umanità in tutte le sue sfaccettature. Non sono solo le battaglie, i trattati, le bolle papali, ma soprattutto la vita quotidiana delle persone, come vivevano o sopravvivevano, come ragionavano e quali paure e speranze avessero, quali metodi avessero inventato per sopperire alle loro difficoltà, e potrei continuare ancora in un elenco infinito.

      Caspita, quel saggio che consigli mi attira con la stessa prepotenza con cui inviti a leggerlo. ^^

      E sul Medioevo dirò solo una cosa: ho assistito recentemente a una conferenza di un docente sul sistema di canalizzazione in Lombardia che era assolutamente all'avanguardia per l'epoca e presupponeva conoscenze ingegneristiche eccellenti. Si parla di 1100 o giù di lì. E il buon Leonardo venne a Milano non per offrire consigli, ma proprio per imparare. E nel tanto vituperato Medioevo sorsero e si potenziarono i mulini - vere e proprie imprese - e si inventò l'albero a camme... proprio quello che si usa nel motore, solo che girava all'incontrario. E l'incudine che nelle fucine batteva grazie alle forza delle acque.

      Tutto questo perché? Perché non esistevano più le masse di schiavi che i Romani impiegavano fino ad ammazzarli e "sostituivano" senza problemi. Per questo il Medioevo è un crogiolo di invenzioni di cui godiamo ancora adesso: dovevano aguzzare l'ingegno. ^_^

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    2. Cris e Glò, dovremmo curare assieme una serie di post sul Medioevo! :-D

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    3. Davvero! Ahimè, bisognerebbe avere più tempo... e poi chi ci fermerebbe?

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    4. Nessuno! :3
      Qualche progetto lo ho, avevo anche iniziato una sorta di rubrica... ma veramente ci vuole tempo! :P

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    5. Una serie di post sul medioevo che poi potrebbero confluire in un libro che venderebbe a vagonate! :)

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    6. @Luz: noi abbiamo comunque in sospeso quella sorta di intervista dove io sparo a zero su una certa serie TV. Sto già preparando le palle incatenate... ;-)

      @Glò: Ah... ars longa, vita brevis!

      @Marco: Ah... ars longa, vita brevis! ;-)

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  8. Io farò la testimone in negativo di quello che si è detto, perché al liceo nessuno mi ha fatto amare la Storia: il mio professore occupava le lezioni di questa materia con quelle di filosofia, così abbiamo studiato a menadito tutti i migliori pensatori della storia ma la Storia con la S maiuscola è rimasta parecchio indietro. Peccato, perché è come hai detto tu, Marco e come hanno sostenuto tutti i commenti: la Storia è davvero alla base di ogni conoscenza e non sai quanta ignoranza io celi in materia. Negli anni ho fatto studi personali, ho letto monografie, ma nel tempo, lo ammetto, ho perso molto dei ricordi che avevo. È vero, per capire i cambiamenti, la storia di un popolo, la sua evoluzione bisogna conoscere gli eventi del passato.
    E mi stupisco, oggi, quando sento dire al mio secondogenito che da grande vuole fare il professore di Storia. A lui piace un sacco. Ma da chi avrà preso?

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    1. Cara Marina, grazie mille per il tuo commento. Davvero i professori sono determinanti nel farti detestare o amare una materia. Io mi ricordo la mia totale inadeguatezza sulla matematica e geometria, che mi sono trascinata come una palla al piede fino al liceo... quand'ecco che, all'ultimo anno, è spuntato un professore di algebra del tutto eccezionale. Ci faceva esempi sulle equazioni che ci facevano ridere a crepapelle! Mi ricordo ancora b + b = 2b... Siccome un mio compagno non riusciva a capire, aveva strillato: "babuino" + "babuino" = "2babuini!" E finalmente ero diventata brava persino in algebra!

      Sono contenta per il tuo secondogenito. Come dicevo sopra, il vero amore del mio è proprio la Storia.

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    2. La storia è un amore anche per me piuttosto recente, purtroppo...
      Per fortuna c'è questo post che ci aiuta un po' ;)

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    3. E io ringrazio tutti coloro che sono intervenuti a leggere e commentare fino a oggi, e ribadisco che i post non hanno una scadenza per fare ciò... almeno fino a quando questo blog sarà online.

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  9. Dopo che il liceo ha cancellato il mio interesse per la storia, sono rimasta a lungo lontana dalla materia... molto a lungo, visto che l'ho riscoperta solo negli ultimi anni, anche grazie a te. :) E' una delle riscoperte più belle dell'età adulta.

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    1. E ne sono stata molto contenta, Grazia! :-) Spero che le tue letture in questo senso proseguano.

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO

IL MIO ULTIMO LAVORO
Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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