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sabato 13 febbraio 2016

La lettura dei romanzi e la teoria della relatività

Lo scienziato Albert Einsten così spiegava ai profani la teoria della relatività, nel suo modo spiritoso: "Quando un uomo siede un'ora in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora. Questa è la relatività."

Ho menzionato lo scienziato tedesco (qui fotografato mentre ci fa la lingua) per introdurre il mio post sui romanzi e le raccolte di racconti con differenti velocità di lettura: alcuni fanno l'effetto di una bella ragazza oppure di una stufa rovente applicata alle natiche a seconda dei casi.Tutti noi, lettori accaniti, ci siamo imbattuti in differenti tipologie di romanzi a velocità variabile: pagine che scivolano rapide come saponette su un piano inclinato, altre che procedono, lente ma inesorabili, verso la loro meta, altre ancora che sembrano essere diventate pesi di 15 kg l'uno attaccati ai piedi del lettore.

Naturalmente anche in questo campo tutto è soggettivo, e abbiamo senz'altro opinioni contrastanti su ciò che sia "pesante" alla lettura, a seconda dei nostri gusti. La cosa dipende da molti fattori, alcuni dei quali sconcertanti:

-  il genere. Chi non ama la fantascienza troverà illeggibile un romanzo di Philip K. Dick o di Isaac Asimov. Ad esempio io non amo le storie di spionaggio, e quindi sono sicura che troverei noiosa e complicata La talpa di Le Carré, anche se mi hanno detto che è un capolavoro, e mi si ingarbuglierebbero i tracciati neuronali dopo poche pagine;

- lo stile dell'autore, indipendentemente dalla lunghezza del tomo. Ho divorato il possente I pilastri della terra di Ken Follett, mentre ho trovato faticosissimo il pur breve Il bosco degli urogalli di Mario Rigoni Stern;

- lo stato d'animo del momento. Se ci si trova in un periodo dell'esistenza dove si soffre di profonda depressione, e senso di sfiducia nel resto dell'umanità, non è consigliabile la lettura del terribile 1984 di Orwell;

- il luogo in cui si legge. Ho appena terminato Mondo senza fine di Ken Follett, un romanzo storico talmente voluminoso che a malapena riuscivo a tenerlo in mano. Dato che leggo quasi sempre in metropolitana, preferivo prendere i vecchi vagoni con i sedili concavi e profondi e un supporto per appoggiare il braccio. Con i nuovi vagoni ho rischiato di farmi venire un principio di tunnel carpale.

Ritornando ai nostri romanzi, ho provato a farne una classifica sulla base della mia esperienza, partendo dal minimo al massimo e attribuendomi un punteggio di lettura e una motivazione stile scolastico. Vediamo se siete d'accordo con me!


Romanzi che non ho mai avuto il coraggio di leggere

Ci sono romanzi che hanno una fama sinistra anche per chi legge abitualmente. Un libro che ho incrociato spesso sul mio cammino, sia per motivi professionali sia come lettrice, è Ulisse di James Joyce. Affrontare questo romanzo mi ha sempre spaventato, tanto più che ne ho una copia a casa con testo originale a fronte, o forse è proprio per questo motivo. Per chi non lo sapesse, Joyce è detestato o adorato a seconda dei casi, in quanto ha ideato non solamente un vero e proprio stile, seguendo la tecnica del flusso di coscienza, ma è anche l'inventore di una miriade di neologismi. Di Ulisse ho letto solamente il celebre monologo di Molly Bloom senza punteggiatura, oltretutto in lingua inglese in quanto stavo lavorando su un'antologia. Di esso vi do solo l'inizio: 

Lui quel giorno che eravamo stesi tra i rododendri sul promontorio di Howth con quel suo vestito di tweed grigio e la paglietta il giorno che feci fare la dichiarazione sin prima gli passai in bocca quel pezzetto di biscotto all'anice e era un anno bisestile come ora si 16 anni fa Dio mio dopo quel bacio così lungo non avevo più fiato si disse che ero un fior di montagna si siamo tutti fiori allora un corpo di donna si è stata una delle poche cose giuste che ha detto in vita sua e il sole splende per te oggi si perciò mi piacque si perché vidi che capiva o almeno sentiva cos'è una donna e io sapevo che me lo sarei rigirato come volevo e gli detti quanto più piacere potevo per portarlo a quel punto finché non mi chiese di dir di si...

La cosa continua per un altro bel pezzo e, prima che arrivi il punto finale, passa almeno una pagina. Confesso che sono una lettrice vecchio stile, e quindi amante della punteggiatura e dei polmoni ben aerati. So già che non ce la potrei mai fare, con un libro del genere, e quindi lascio perdere ogni volta... anche se il caro Joyce continua a farmi l'occhiolino dallo scaffale.

VOTO: non classificabile (Motivazione: "verifica in classe con foglio consegnato in bianco")


Romanzi che ho mollato a metà

Il castello di F. Kafka è un romanzo che ho iniziato a leggere per due volte, arrivando sempre a metà e ripromettendomi di riprenderlo, cosa che non è avvenuta. Kafka è uno scrittore che ha sempre avuto curiosi effetti su di me: tanto ho amato i suoi racconti, tanto ho trovato indigesti i romanzi. Probabilmente, però, il mio Q.I. di lettrice è troppo basso per simili imprese... Sono riuscita a leggere Il processo solo perché, la seconda volta in cui l'avevo ripreso in mano, mi sono imposta di leggerlo fino alla fine, fustigandomi a ogni pagina e dicendo "ce la posso fare". 

Con Il castello il sistema non ha funzionato. Non riuscivo a capire che cosa stesse succedendo nel romanzo, perché, come saprete, in Kafka non c'è una vera e propria trama, ma un incubo senza fine, e, senza una trama, spesso arranco come una tartaruga vecchia con l'artrite. Oltretutto appartengo al genere della lettrice testona, che quando legge un libro va avanti fino all'ultima pagina, costi quel che costi. 

A parte tutto, Kafka mi piace, per quel poco che sono riuscita a leggere: è insuperabile nel coniugare l'orrore con la normalità. Oltretutto, non è nemmeno vero che senza una trama arranco: in Alla ricerca del tempo perduto  di Marcel Proust non si può dire che ci sia una trama nel senso classico del termine, eppure non ho avuto problemi nel leggerlo. Credo che, quindi, dipenda dallo stile impiegato dallo scrittore praghese.

VOTO: 5+ (Motivazione: "insufficiente, ma il + è per la buona volontà")



Romanzi che ho mollato a venti pagine dalla fine

Mi è capitato anche questo, e la considero una bruciante sconfitta, molto peggio che non lasciare un libro a metà. È successo una sola volta, ma vi rumino ancora sopra, come un signore feudale che siede accanto al focolare, nel suo maniero, dopo che il nemico gli ha inferto una sonora batosta a un passo dalla vittoria. Del romanzo in questione ho parlato diffusamente in un post dedicato, e quindi non starò a ripetermi. Si tratta di L'arte della gioia di Goliarda Sapienza, un testo cardine del femminismo. Se volete leggere il post, lo trovate qui. Mentre mi contorcevo sul divano nel tentativo di finirlo, mio marito mi ha detto: "Ma lascialo lì!!! Perché soffrire a quel modo?" e quindi ho fatto il classico lancio in stile discobolo. Però sono ancora talmente arrabbiata che non metto neppure la copertina, tiè.

VOTO: 5/6  (Motivazione: "con un po' di impegno concludevi la prova")



Raccolta di racconti che ho terminato a fatica

Più sopra ho menzionato Il bosco degli urogalli di Mario Rigoni Stern, e qui vorrei parlarne di nuovo, a riprova che non è la lunghezza che conta, quanto lo stile con cui è scritto un libro. Non mi ricordavo nemmeno che non si tratta di un romanzo, tra l'altro, bensì di una raccolta di racconti, il che rende il tutto significativo. Di solito il racconto è più fruibile del romanzo: chiuso uno, riuscito o meno che sia, si passa al successivo. 

Cito quindi testualmente da una sinossi: Storie di cacciatori, di animali selvatici, di cani, di montagne in cui si respira l'anima degli spazi aperti e di paesaggi impervi solo sfiorati dalla presenza umana. Rigoni sa rendere la limpida immediatezza di ciò che ci circonda e insieme un accento di fiducia nella vita, sprigionando un sentimento altamente poetico e un genuino amore per il suo mondo alpino. "Il bosco degli urogalli" narra di villaggi chiusi nell'inverno con il grato fuoco delle cucine, della solitudine delle albe per i sentieri delle montagne, dei silenzi che riempiono i boschi, attraverso un linguaggio lirico e allo stesso tempo semplice che restituisce al lettore i paesaggi fraterni e familiari del «sergente Rigoni Stern».

Ho trovato questa raccolta di racconti noiosa, forse perché non mi interessa la caccia e non mi interessano gli urogalli. Però ho la montagna nel cuore, essendo trentina di origine per parte materna, e con lunghe estati trascorse tra il verde e le montagne, e certe sensazioni le ho vissute in pieno - il che è, di nuovo, stranissimo. Lo stile è quello di Rigoni Stern, quindi molto schietto e senza pretese letterarie. Ne Il sergente nella neve sulla ritirata di Russia questo stesso stile mi aveva conquistata, facendomi sentire più vicina ai poveri soldati che pativano le temperature polari (ricordo ancora il vino ghiacciato che si staccava a scaglie), che marciavano con le scarpe sfondate, che subivano le incursioni del nemico. La raccolta di racconti, invece, non mi è rimasta impressa per nulla.

VOTO: 6 1/2 (Motivazione: "è intelligente, ma non si applica abbastanza") 



Romanzi che ho letto in tempi ragionevoli

Per fortuna sono la maggior parte e potrei citarvi tantissimi titoli, sia di autori affermati che di quelli meno noti, e indipendentemente dalla lunghezza, dal genere e dalla difficoltà dello stile. Vi inserisco quindi un paio di copertine dei miei preferiti, nominandovi  tipologie differenti: 

Maigret e l'informatore di Georges Simenon, Neve sottile di Junichiro Tanizaki, Il dandy della reggenza di Georgette Heyer, Ubik di Philip K. Dick, Norwegian Wood di Murakami Haruki, L'opera al nero di Marguerite Yourcenar, Le onde di Virginia Woolf... ecc.
VOTO: 8 (Motivazione: "un buon risultato, ma potresti fare ancora meglio")



Romanzi che ho letteralmente divorato

Di solito quando parlo di romanzi che ho letteralmente divorato cito sempre La donna in bianco di Wilkie Collins, contemporaneo di Dickens e considerato il padre del romanzo giallo, a rischio di risultare monomaniacale. Qui però vorrei fare un'eccezione e menzionare invece Possessione della scrittrice inglese Antonia Byatt, romanzo del 1990 vincitore del Booker Prize. Nel 2002 dal libro hanno tratto un deplorevole film con i pur bravi Gwyneth Paltrow, Jennifer Ehle, Aaron Eckhart e Jeremy Northam.

Il romanzo narra la storia di due accademici dei nostri giorni, che seguono le tracce lasciate dalla storia d'amore, in precedenza sconosciuta, tra due famosi poeti vittoriani, lo sposato Randolph Henry Ash e la nubile Christabel LaMotte. Si tratta dunque di una vera e propria indagine investigativa, con consultazione di documenti, viaggi per eseguire sopralluoghi, oggetti rivelatori, poesie che si possono leggere in modi diversi. Ci sono anche molti colpi di scena e risvolti appartenenti al romanzo gotico. 

Possessione è scritto bene assai (il tipico romanzo per cui direi "mi piacerebbe averlo scritto io"), ed è movimentato dalla scelta di variare lo stile, usandone uno più veloce e snello per le parti ambientate ai giorni nostri, oppure di tono ottocentesco quando si introducono diari, lettere, poesie del passato. Tocca anche temi considerati scabrosi per la mentalità vittoriana, come il lesbismo e l'adulterio, nonché il senso di indipendenza al femminile. Il titolo si riferisce all'interesse, poi trasformatosi in ossessione, da parte dei due studiosi, che intendono andare fino in fondo alla loro ricerca, persino quando sembra che non approdino più a nulla per mancanza di indizi. Man mano che la caccia prosegue, aumenta il grado di chiarezza non solo sulla qualità del rapporto tra i due ricercatori, ma anche in se stessi. A testimonianza che la curiosità e la voglia di conoscenza è donna e uomo, appartiene a tutti i sessi e a tutti i lettori.

VOTO: 9 (Motivazione: "perché il 10 non si dà a nessuno...")


***

E voi, quali sono i romanzi che vi hanno fatto dannare nella lettura? Quali rileggereste anche domani?
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12 commenti:

  1. Kafka è un autore che non sono mai riuscito a leggere. Eppure ho già provato un paio di volte: niente da fare.
    Rileggerei sempre Dostoevskij (una volta all'anno mi rileggo "Il sosia"), Tolstoj e Dickens. Ho adorato "Il bosco degli urogallI" :)

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    1. Dostoevskij è semplicemente da venerare, il mio preferito è "L'idiota", seguito a ruota da "Delitto e castigo". "Guerra e pace" è uno dei più bei romanzi che abbia letto, e anche Dickens ha un posto stabile nel mio cuore.

      Mi hai fatto ridere con "Il bosco degli urogalli", è davvero incredibile delle differenze che ci sono tra noi lettori! :-) Io l'avevo trovato noioso e poco interessante.

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  2. Eh, sì, la lettura è perfetta per spiegare a relatività!
    Ci sono un sacco di libri a cui non mi avvicino per paura. Adesso, magari, il gruppo di lettura mi costringerà a superare almeno alcuni di questi blocchi... Di solito se un libro non procede lo abbandono, per la serie la vita è troppo breve per sprecarla così...

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    1. Il gruppo di lettura è ottimo per avvicinarsi alle cosiddette "pietre miliari". Poi si può anche vincere la soggezione e demolire alcuni mostri sacri, prendendosi delle piccole rivincite tutti insieme se il libro non convince.

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  3. Il piacere della lettura dipende davvero da tanti fattori. La bravura dell'autore, purtroppo o per fortuna, spesso non è nemmeno il principale! Prendi il mio caso: ho appena finito "L'amica geniale" di Elena Ferrante e... bè, capisco le valutazioni positive e il successo, se mi chiedessero di dire la mia sulle capacità dell'autrice, direi che è brava, ma lo stesso ho letto il romanzo di corsa per riuscire a finirlo e cavarmelo dai piedi (mi ero fissata di arrivare in fondo). Semplicemente quel genere di storia non fa per me. E' un'alchimia complicata. :)

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    1. Ricordo che stavi leggendo i romanzi di Elena Ferrante, di cui ho sentito parlare molto bene. Chissà perché, al momento è una lettura che non mi appassiona. Al momento sto cercando di fare un inventario dei libri ereditati che ho sugli scaffali della libreria, e che non ho ancora letto... per non acquistarne inutilmente degli altri.

      E' un'alchimia complicata, sì, alle volte ci sono persino dei libri che ci respingono in quel momento specifico, alle volte ci attraggono in modo irresistibile. Spesso la lettura è anche un momento di fruizione irrazionale.

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  4. A me non piacciono le letture imposte dalla scuola, I promessi sposi o I malavoglia li ho trovati noiosi. Preferisco il genere fantasy e anche la fantascienza cyberpunk, l'ultimo libro che ho letto è stato Neuromante di William Gibson. Adesso però non leggo più tanto. SteLor

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    1. Ciao SteLor, e benvenuto nel blog. Penso che tutti noi leghiamo il ricordo di letture "pesanti" ai tempi della scuola. Il fatto che un romanzo ci sia imposto dall'esterno equivale quasi certamente a farlo odiare. Molti della mia generazione (1963) hanno riscoperto solo dopo anni autori come Manzoni. Ti auguro comunque di riprendere a leggere, perché è un bellissimo passatempo!

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  5. 1) Romanzi che non ho mai avuto il coraggio di leggere
    Se questo è un uomo.
    Per ovvi motivi, ma ho letto e molto amato Il sistema periodico.

    2) Romanzi che ho mollato a metà
    L'acchiappasogni. Di S. King
    Secondo la critica ennesimo capolavoro, in realtà una porcheria imbarazzante mezza scopiazzata da It, Alien e La Cosa. Mollato a pagina 200 dopo una scena totalmente degradante per l'intelligenza di un lettore.

    3) Romanzi che ho mollato a venti pagine dalla fine
    Il quarto capitolo della saga degli Eredi di Shannara. Dopo tre libri fastidiosi in cui i protagonisti passavano pagine e pagine a lamentarsi della vita e del destino, al quarto non ho più retto.

    4) Raccolta di racconti che ho terminato a fatica
    Febbre di guerra. di Ballard.
    Noiosissima, difficile da capire e confusissima. Letta solo perchè dovevo. Detesto Ballard.

    5) Romanzi che ho letto in tempi ragionevoli
    La maggior parte. :9

    6) Romanzi che ho letteralmente divorato
    L'ascesa dell'ombra. di R. Jordan
    Quasi 1000 pagine, la seconda volta che l'ho letto, ci ho messo solo 10 giorni. :)

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  6. Ciao, Marco, benvenuto nel blog e grazie infinite del tuo commento così articolato.

    Vado con qualche feedback sulle tue letture:

    1) Di Primo Levi ho letto tutto quello che ha scritto sui campi di concentramento, quindi: Se questo è un uomo, La tregua, I sommersi e i salvati, il primo e l'ultimo con grande sofferenza devo dire. La tregua è una specie di odissea sul suo ritorno a casa, con momenti picareschi.

    2) Di King ho letto solo quattro romanzi della sua vastissima produzione (Misery, Dolores Claiborne, Insomnia e L'ultimo cavaliere). Mi sono piaciuti tutti e quattro, ma non è uno scrittore che mi conquista fino in fondo. Per i miei gusti c'è di meglio, ad esempio Murakami.

    3) La saga di Shannara l'ho letta quando ero una ragazzina al liceo, e secondo me solo i primissimi sono davvero belli. Poi sbrodola parecchio. Continuo comunque a ritenere che sia una serie adatta agli adolescenti, e non fantasy per un pubblico più esigente.

    4) Ballard proprio non lo conosco, ma da come ne parli mi sembra che io non abbia perso molto... ;-)

    5) Come me! :-)

    6) La tua indicazione di un libro di 1000 pagine "divorato" mi conferma una volta di più che non è la lunghezza che conta, ma la narrazione.
    Il lettore pigro invece si fa spaventare anche da libri di 60 pagine, per dire!
    Complimenti, comunque, per la velocità! :-)

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    1. In effetti per il punto 2 avrei potuto citare Il dottor Zivago. Terribile e terribilmente lungo. Un'agonia leggerlo, considerando che ho letto Guerra e Pace in 2-3 mesi.

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    2. Con questi elenchi meditati tornano a galla anche brutti ricordi... ;-)
      Guerra e Pace è uno dei più bei romanzi che abbia letto.

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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