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"La Storia siamo noi."


sabato 12 dicembre 2015

Il Medioevo secondo Walt Disney. Come l'America ha reinventato l'Età di Mezzo

La copertina del saggio,
edito da Castelvecchi
La seconda edizione del divertentissimo e mai banale saggio di Matteo Sanfilippo,


Il Medioevo secondo Walt Disney

costituisce una vera e propria chicca per gli appassionati. Il libro è da tempo introvabile, e io stessa ho benedetto i siti di compravendita del buon usato, che mi hanno permesso di acquistarlo. Nell'opera l’autore racconta dell’impatto che l’Età di Mezzo europea ha esercitato sul Nuovo Mondo sin dai suoi albori, sia al positivo sia al negativo. Del resto anche l’America ha sempre influito moltissimo sulla cultura della vecchia Europa, specialmente da quando è diventata la fabbrica delle immagini più popolare di tutti i tempi: il cinema. Particolarmente interessante per noi, dunque, è leggere questo saggio per capire “come mai” il Medioevo esercita un fascino così durevole sull'immaginario collettivo attribuendogli tutto e il contrario di tutto. L’autore suddivide il suo libro in due grandi sezioni con svariati capitoli. La prima sezione si concentra sul Medioevo e sulla cultura americana:

I. Un’età brutale e corrotta? La rottura culturale con l’Europa, e con quella specie di sudditanza che legava gli americani ai modelli del vecchio continente, inizia con lo scrittore Mark Twain e con il giudizio negativo che egli dà del Medioevo. Per Twain la negatività risiede non tanto nell'arretratezza economica e sociale, quanto in un fatto mentale e morale. Secondo lo scrittore il Medioevo è sinonimo di mancanza di onore ed è caratterizzato dalla tendenza a rubare le proprietà altrui, sia come persone sia come beni materiali. La sua presa di posizione è particolarmente dura quando, nel 1889, pubblica il suo romanzo Un americano del Connecticut alla corte di re Artù dove un piccolo fabbricante di armi nel Connecticut, Morgan, viene coinvolto in una rissa e si risveglia nell'Inghilterra del secolo VI. La sua padronanza tecnologica gli conferisce l’aura del mago. Non solo, egli incontra re Artù e tenta di modernizzare l’Inghilterra, ma inutilmente. Tra scontri e battaglie, viene infine sconfitto e Merlino lo rimanda magicamente nel secolo cui appartiene. Il romanzo gioca sul contrasto tra due mentalità e sancisce la sconfitta dell’americano moderno, per il semplice motivo che la sua partita è persa in partenza: la superstizione e la sudditanza sono insiti negli uomini dell’epoca, e non c’è innovazione tecnologica o rinnovamento etico che tengano. Il romanzo di Twain ebbe una tale fortuna che godette di varie trasposizioni cinematografiche, più o meno censurate per renderle fruibili a un pubblico infantile, e di una produzione copiosa nel mondo dei fumetti di cui trovate un esempio qui sotto.

Mark Twain non è l’unico scrittore a interessarsi al periodo, sia pure al negativo. Un precedente illustre è Edgar Allan Poe con alcuni racconti come Re peste (1835) e La maschera della morte rossa (1842) che sono inseriti in scenari medievaleggianti. Inoltre, numerosi architetti americani avevano importato dal Regno Unito il gusto per l’arredamento e gli edifici gotici. Il fenomeno del “nativismo”, verso la metà del secolo XIX, con l’arrivo massiccio di emigrati europei focalizza l’odio degli americani bianchi, anglosassoni e protestanti contro i cattolici e la Chiesa di Roma. Si può ben dire che la condanna del feudalesimo e della sopraffazione del lavoratore onesto da parte di nobili sfaccendati affondi le sue radici nel periodo prerivoluzionario americano, ma trovi ancora vasto spazio nel secolo XIX. Le tesi di Twain discendono quindi direttamente dalla Rivoluzione Americana e subiscono il trauma della Guerra Civile e dei processi di trasformazione industriale.

II. Il Medioevo della libertà. Il processo che ammorbidisce la condanna del Medioevo è accelerato dalla tendenza a vedere in esso la matrice del mondo moderno. In quest’ottica l’epoca della tirannia non è più quella dei signori medievali, ma quella dell’impero di Roma. Questa tesi viene elaborata dallo storico George Bancroft nella sua monumentale History of the United States, dove egli, influenzato dalla sua formazione in Germania, sostiene che i barbari teutonici, forti solo del proprio coraggio e del proprio valore, affermano il valore della libertà e dell’uguaglianza contro la tirannia dei Romani. In questa rivalutazione del Medioevo il fascino della fede torna in auge, mentre i valori protestanti perdono terreno perché molti pensano che abbiano concorso a formare l’America volgare del capitalismo di fine secolo. Si afferma dunque una scuola americana di studiosi di Dante e si diffonde anche il gusto per il ciclo di romanzi arturiani e di quelli di Walter Scott come Ivanhoe (1820). Al termine del secolo l’ideale cavalleresco sembra di nuovo accettato, anche se come simbolo o metafora, e la denominazione di cavaliere viene usata da organismi di opposto segno politico. Stessa sorta incontra il termine crociata, usato a proposito o a sproposito (persino ai giorni nostri, del resto).

Si può dire quindi, insieme con l’autore, che il medievalismo americano si basa su tre elementi: il rifiuto dell’ideologia materialistica basata sul denaro; l’organizzazione di associazioni sindacali e di soccorso che si richiamano ai miti cavallereschi e alle corporazioni medievali; l’idealizzazione di un passato in cui i costumi erano sani e naturali. Tutto questo processo, semplice all'apparenza, ma in realtà molto ramificato e complesso, porta alla cosiddetta “tesi della frontiera” dove l’epopea del lirico West viene paragonata al Medioevo duro e puro, il che ritornerà in molti film e romanzi storici.

Mad Max oltre la sfera del tuono (1985)
con Mel Gibson e Tina Turner - Poster USA

III. Medioevi di massa. Tutto è ormai pronto per l’ingresso del Medioevo nella cultura di massa. Nel 1934 debutta il fumetto Flash Gordon di Alex Raymond che, pur con la sua connotazione fantascientifica, si ispira fortemente alle immagini medievali. Nel 1954 l’inglese Tolkien pubblica Il Signore degli Anelli, una storia diventata celeberrima e imperniata sull'invenzione di una lingua e di un mondo costruiti sul Medioevo inglese, e di cui s’impadronisce subito il mercato statunitense dando l’avvio al fortunato filone fantasy. Di Tolkien vi sono innumerevoli imitatori, che, però, rivestono di caratteri medievali una realtà successiva alla nostra, creando il Medioevo di tipo post-nucleare cui appartengono libri e film come Mad Max oltre la sfera del tuono (1985) di George Miller. La stessa saga fantascientifica di Guerre stellari ha uno scenario medievaleggiante, con spade, armature, combattimenti, flussi magici a sostegno dei cavalieri jedi, principesse da salvare e lotta tra bene e male. Il saggio di Sanfilippo contiene innumerevoli esempi di questi due percorsi che il Medioevo intraprende, contaminandosi con altri generi e trasformandosi con sempre maggior forza nell'immaginario collettivo.

Dungeons & Dragons, il più famoso gioco di ruolo
medievaleggiante
Il massimo esempio di storicità artificiale e di complicato simbolismo, però, appartiene a un gioco di Dungeons & Dragons, con scatole di gioco e regole sempre più complesse, livelli crescenti di difficoltà e domini allargati nei quali il gioco può essere ambientato. Il successo di D&D è strepitoso e invade nuovi settori di vendita, con varianti video e versioni a fumetti delle storie-base, calendari con i personaggi principali, riviste e periodici. Sul mercato compaiono anche i soldatini da collezione, spesso utilizzati anche in giochi normali o come pedine dei giochi di ruolo e, attorno alla metà degli anni ’90, i trading card games, ovvero la nuova versione delle vecchie figurine dei calciatori. Il gioco di maggior successo e di carattere medievaleggiante si chiama Magic, ed è un fantasy con oggetti magici, unicorni, cinghiali, scheletri deambulanti e paesaggi in rovina. Nella conclusione del capitolo, l’autore ci invita a osservare come l’interesse del Medioevo si è ormai diffuso nella cultura di massa, e molte volte ci si sforza a un minimo di verosimiglianza. Tuttavia l’elemento preponderante è senza dubbio quello magico.
ruolo:


In Fantasia (1940), Topolino apprendista stregone
attiva magicamente una scopa, ma combina dei gran pasticci...
IV. Il Medioevo secondo Walt Disney. Inutile spendere molte parole sulla corporation americana che, più di ogni altra, ha contribuito a costruire l’immagine del Medioevo saldamente ancorata nel nostro immaginario di bambini ormai cresciuti, e anche in quello delle giovani generazioni. Basti pensare al castello medievale tipico dei suoi cartoni animati o film, che all'interno può essere brutto e sporco, ma che all'esterno assomiglia molto di più a un ornato castello rinascimentale francese che a un vero maniero. Il mondo disneyano costituisce il culmine della riscoperta di quest’epoca, e irradia un’influenza enorme sulla cultura europea. L’inizio avviene con il cortometraggio Topolino e la pianta di fagioli (1933), dove popolarissimo topo si arrampica su un fagiolo magico cresciuto a dismisura fino a bucare le nuvole, e sulla cui cima c’è il castello del gigante. Seguono nel 1937 Biancaneve e i sette nani, con l’ambientazione medievale suggerita dal castello di Grimilde, Fantasia nel 1940 con l’episodio di Topolino apprendista stregone e, dopo la guerra, due classici: il raffinato La Bella addormentata nel bosco (1959) e La spada nella roccia (1963), rivisitazione buffa con un Artù bambino e molto imbranato. In seguito alla morte di Walt Disney, nel 1966, la fortuna del Medioevo nei cartoni animati, e i cartoni animati stessi, subiscono una flessione, interrotta solamente da Robin Hood (1973) in versione zoomorfa. Nel 1979 il sistema del rotoscope, cioè delle sequenze con attori veri cui si sovrappongono disegni animati, dà un nuovo impulso all'azienda, che comincia ad effettuare sperimentazioni e a sfornare di nuovo una serie di film di grande successo.

Il castello "medievale"
ne La Bella addormentata nel bosco (1959) 
Elementi costitutivi dell’immaginario disneyano, e quindi saldamente ancorati anche nel nostro, sono sempre il castello e il drago: un castello, come si diceva poco prima, che può essere tenebroso e luogo di esperimenti stregoneschi, ma che all'esterno ha sempre un aspetto chiaro e luminoso e forme decorative di forma aggraziata e gentile; il drago fantastico, invece, diventa intercambiabile con il dinosauro estinto fino a che i due esseri si sovrappongono. Altra cifra di riconoscibilità nella produzione disneyana è la ripetizione, con lievi variazioni, degli espedienti narrativi, esattamente come nella narrazione di storie per i bambini. Il Medioevo disneyano diventa così il luogo fiabesco per eccellenza, dove alla fine giustizia è fatta, non tanto per un intervento divino – elemento del tutto assente – quanto perché nello scontro tra la magia buona e quella cattiva l’ordine deve essere sempre ripristinato. Una concezione che rispecchia la mentalità fortemente conservatrice dello stesso papà di Topolino & Company. Persino nel feudale Medioevo, quindi, le cose devono essere riportate sulla retta via, e i cattivi, siano essi streghe, maghi, regine, matrigne, saranno sempre puniti o incontreranno il loro orrendo fato.

La seconda parte del saggio ha come titolo I grandi eroi del Medioevo all'americana, e in questa sezione l’autore esegue una variopinta carrellata dei protagonisti ispirati al Medioevo in cui tutti noi ci siamo prima o poi imbattuti:

Il Conan del fumetto...
I. Per primo venne Conan il Barbaro… ovvero Conan il Cimmero cui viene dedicato un intero capitolo. Questo personaggio fu originato dal primo di una serie di racconti, apparso nel 1932 sulla rivista "Weird Tales" per la firma di Robert E. Howard. Il personaggio nacque con una modalità più complessa di quella che, poi, diede vita a quel Conan tutto muscoli interpretato da Arnold Schwarzenegger nel film del 1982, guarda caso anni di esaltazione del body-building e della forma fisica. Donne, vino e battaglie, comunque, la fanno da padrone nelle avventure di Conan del ciclo hyboriano, dove si avverte fortemente l’anelito alla libertà, l’ammirazione per la forza, il senso della missione storica di un popolo che sono tutti elementi connotanti della mentalità americana.

... e quello del film con Schwarzenegger (1982),
qui in un'intensa espressione.

II. E poi arrivarono i vichinghi. Seguono i vichinghi, che ebbero un successo strepitoso e un interesse perdurante grazie alla teoria in cui l’America sembrerebbe essere stata scoperta non da Colombo, ma da antenati norreni, cosa particolarmente gradita per dare radici antiche a una terra dalla Storia giovane e recente; per avvalorare la teoria dello sbarco vichingo e di insediamenti stabili vengono scritti saggi di autorevoli storici e presentate prove come la mappa di Vinland, rivelatasi poi un clamoroso falso. I fan però non si fanno scoraggiare e quindi nascono film, fumetti e giochi di ruolo aventi come protagonisti i maggiori navigatori vichinghi ed esseri mitologici come Thor, il dio dal magico martello, che spesso si mescola con la popolazione, si batte con l’aiuto del suo arnese divino e fa a braccio di ferro con muscolosi camionisti.

III. E infine il cavaliere cercò di mettere pace. Anche l’ethos cavalleresco con l’adesione a codici d’onore molto rigidi, già in auge con i romanzi di Walter Scott, ha una vera e propria impennata nella popolarità. L’invenzione cinematografica del cinemascope e del technicolor permette di esaltare a dismisura le scene di massa, come nei film di Cecil De Mille, e quindi il galoppo della cavalleria e l’assedio a un castello assumono un realismo mai visto prima. Il film The Dark Knight (1986), pur avendo Batman come protagonista, e quindi un essere fantastico, si ispira esplicitamente al mondo della cavalleria a partire dal titolo; e particolarmente fortunato è il filone che ha come protagonista il personaggio semileggendario di Robin Hood nelle sue varie sfaccettature. I cavalieri di re Artù si alternano ai crociati che, di volta in volta, danno loro il cambio e con cui vengono a volte confusi.
La locandina del film (1991)
con Kevin Costner
Ormai la popolarità del Medioevo è esplosa, e ben lontani sono i tempi dello sguardo critico di Mark Twain con cui l’autore è partito nella sua disamina.

IV. Intanto le guerriere, le streghe e le sante…, cioè le protagoniste femminili, non hanno vita facile nemmeno nel Medioevo all'americana. Esse si dividono nelle due categorie delle donne-vittime, concupite dalla libido maschile a qualsiasi categoria sociale esse appartengano, e delle donne-streghe in contatto con la natura e che vivono in comunità femminili autosufficienti. Solo a fatica si sviluppa il filone delle donne-guerriere, ma, quando finalmente esse hanno un loro status pienamente riconosciuto, si dimostrano temibili e combattive esattamente come Conan il Barbaro, e nello stesso tempo, a differenza dei colleghi maschi, in grado di essere solidali e soccorrevoli nei confronti di altre donne. I romanzi storici rosa prevedono sesso più esplicito e una maggior indipendenza sociale rispetto ad altre eroine. Fatto curioso, molto amata e ammirata dagli americani è l’eroina francese Jeanne d’Arc, ancora una volta contraltare dei malvagi feudatari anglosassoni che la condannano con l’accusa di stregoneria.

ËËË


Nelle conclusioni, Matteo Sanfilippo considera il Medioevo all'americana come una sorta di specchio attraverso cui un’intera nazione riflette sul proprio passato e sul presente, per quanto deformante sia tale superficie. Le radici storiche, alla fin fine, sono da rintracciarsi nella cultura britannica, ed è così che l’immagine della copertina – le orecchie di Topolino che spuntano dalla sommità merlata di un castello – chiudono con un sorriso questo gustoso saggio che ci riporta con i ricordi al primissimo periodo della nostra vita, e allo sguardo fresco e ingenuo con cui vivevamo le cose.

Scommetto che questo articolo vi ha fatto ritornare alla memoria molti ricordi. Com'è stato il vostro primo incontro con il Medioevo dei fumetti e quello cinematografico?
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14 commenti:

  1. Non ricordo come ho incontrato il Medioevo. So che a scuola lo detestavo: per me la storia finiva con la caduta dell'impero romano, dopo non c'era niente di rilevante.
    Ma è probabile che lo abbia "conosciuto" con qualche cartone animato di Walt Disney...

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    1. Ciao Marco, grazie del commento. Non sei certo il primo che mi dice che a scuola detestava il Medioevo. In effetti, per la maniera nozionistica con cui alle volte veniva insegnata la Storia (battaglie, date di battaglie, trattati, date di trattati ecc.), si faceva presto a disamorarsene.

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  2. Buffo che io stia trattando gli stessi temi proprio adesso, nella mia nuova serie di post che ho intitolato "The Studio" ;-). La prima parte del lungo percorso è dedicata proprio al più medievalista in assoluto dei disegnatori del fumetto americano, Barry Smith, il primo e il migliore dei disegnatori di Conan.
    Dopo questa manovra pubblicitaria occulta, ti dico che il tuo post contiene un'esattezza (presente nel libro di Sanfilippo?) proprio sull'origine di Conan. Non nasce da un fumetto di Howard ma da un suo ciclo di racconti pubblicati, a partire dal 1932, sulla rivista pulp Weird Tales.
    A parte questo dettaglio, mi sono goduto l'articolo che, come avrai capito, rientra nella mia sfera di interessi ^_^

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    1. Naturalmente non è "un'esattezza" ma "un'inesattezza".
      Imparerò mai a rileggere i commenti prima di premere il tasto "pubblica"? :P

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    2. Davvero una bella coincidenza, Ivano. A me il mondo dei fumetti affascina moltissimo, li ritengo delle vere e proprie opere d'arte. E fai bene a farti pubblicità!

      Sull'inesattezza-esattezza, è tutta mia e non di Sanfilippo: come dici, quello di Howard è proprio un ciclo di racconti. Grazie mille della segnalazione, dopo averti risposto andrò a correggere il testo dell'articolo. :-)

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  3. Ottimo post, davvero molto ricco e interessante. Il medioevo per me è sempre stato quel periodo che mi piaceva studiare, ma non troppo per poterlo immaginare anche magico. Mi irritano le storie o i giochi ambientati in un'antichità magica, perché esce fuori l'archeologa bacchettona che è in me, invece sono un'accanita giocatrice di D&D, passo felicemente dal fantasy alle narrazioni storiche legate al medioevo. È, insomma, una sorta di portofranco che conosco abbastanza da potermi godere dei ragionamenti storici abbastanza sofisticati, ma a cui non sono così legata da non sopportare rivisitazioni anche ardite.

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    1. Gran bel commento, Tenar, molto articolato. Ricordo che, anni fa, un'amica mi aveva regalato un gioco di ruolo, "Druid", con bardi, guaritrici, druidi, guerrieri, maghi ecc. ma era talmente complicato e con così tante regole che non ci avevo mai giocato.

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  4. Il Medioevo mi affascina, anche per la sua presenza nel fantasy, genere che amo molto (o funziona viceversa?). Ora che sto iniziando a leggere qualcosa sull'argomento, mi rendo conto di quanto materiale "fantasticabile" esista nel periodo, tra ombre e luci. Il mio primo contatto con il Medioevo credo sia stato l'amore per i castelli scozzesi di quel periodo, da bambina... ma allora non potevo riconoscerlo. :)

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    1. (Questo articolo è davvero interessante e ben fatto. :))

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    2. Grazie per i due commenti! :-)

      Penso che prima o poi riuscirà a stufare i miei lettori con questa passione sviscerata per il Medioevo. Comunque il Medioevo-morbillo si sta già trasformando nella Rivoluzione Francese-scarlattina... mi sa che l'anno prossimo vi impesterò di articoli sui miei Giacobini fino a quando non metterò in fuga tutti quanti. Mi sa che dovrò alternare con qualche altro periodo storico, mmm.

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  5. Interessante rassegna.
    La mia folgorazione sul Medioevo ci fu molti anni fa con il bellissimo "Lady Hawke", il film che creò in me una suggestione che ancora oggi trovo affascinante. Non ho mai creduto che sia stata un'epoca buia o indefinibile (una sorta di ibrida età di mezzo), piuttosto la affronto da insegnante con certo entusiasmo.

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    1. Ciao, Luz, grazie di essere passata a lasciare il tuo commento. :-)

      Bellissimo il film "Lady Hawke". Tra l'altro Sanfilippo lo menziona come un film molto ben fatto, e come un caso più unico che raro: i due protagonisti sono perfettamente alla pari sia nel peso dei loro ruoli sia nelle loro trasformazioni magiche. Lei, cioè, non è la classica donzella svenevole che il cavaliere deve salvare.

      Non ho mai insegnato, e quindi posso sbagliarmi ampiamente, ma credo che il Medioevo sia un periodo d'oro da sfruttare per generare nei ragazzi interesse ed entusiasmo, dato che contiene veramente di tutto. L'Associazione Italia Medievale, cui sono iscritta, aveva organizzato tre incontri per i ragazzi tra i 10-14 anni, dedicati alla figura del cavaliere (cui avevo presenziato), al cibo e ai castelli ed era stato un successone.

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    2. Il fascino dell'età di mezzo sta tutto nell'epopea che tanto bene hanno raccontato i poemi epici. Di certo, affascina i ragazzi, e tanto. Ma come per ogni argomento da somministrare, conta l'entusiasmo dell'insegnante. ;-)

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    3. La grande differenza la fa sempre e comunque l'insegnante. Ricordo che al liceo linguistico, dopo una vita passata a odiare matematica e geometria, ebbi un colpo di fulmine con algebra proprio grazie a un docente simpaticissimo e molto in gamba che ci insegnava le equazioni facendo dei paragoni con i babuini!

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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