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domenica 30 novembre 2014

San Bernardo, il gigante del XII secolo

Autore del libro “Bernardo renovator seculi”, il professor Marco Meschini dell’Università della Svizzera Italiana ha tenuto un'affascinante conferenza il 18 novembre presso il Museo Archeologico di Milano con la collaborazione dell’Associazione Culturale Italia Medievale. Nel corso dell'appuntamento, egli ha invitato il pubblico ad accostarsi alla figura di san Bernardo di Clairvaux, riformatore dell’ordine cistercense, come quella di un autentico gigante del suo tempo.

Per convenzione, infatti, il Medioevo è suddiviso dagli storici in Alto e Basso Medioevo, situando l’Alto Medioevo nel segmento temporale che va dal 476 all’anno 1000, o anno cerniera, e il Basso Medioevo dall’anno 1000 al 1492, anno della scoperta dell’America. C’è però la possibilità di tripartire il Medioevo in segmenti di tempo ancora diversi, idea che Meschini fa propria in modo particolare a riguardo della vera “età di mezzo” o Pieno Medioevo, come culmine dell'intero periodo. Avremo dunque:

l’Alto Medioevo                               il Pieno Medioevo                            il Basso Medioevo
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Dal 476 al 1000                                 Dal 1000 al 1300 *                            Dal 1300 al 1492

(*Nel 1300 Bonifacio VIII indice il primo Giubileo.)

Nel Pieno Medioevo accadono fatti cruciali, innanzitutto a livello politico e storico: proprio in Italia assistiamo alla nascita dei Comuni, cioè a quella forma di governo locale che costituisce la prima sperimentazione di autonomia popolare tesa a superare la monarchia – fatto salvo le democrazie greche – e l’avvio delle Crociate di Terrasanta, cioè quei flussi di eserciti che, sulla spinta dei proclami papali, si recavano oltremare per conquistare ampie porzioni di territorio, e che continuano fino al 1291. In questo periodo si sviluppano le realizzazioni più alte dell’ingegno umano, a maturazione di un processo artistico irresistibile: in architettura c’è l’avvento della solida arte romanica prima, e poi la fioritura dell’arte gotica. Nel campo dell’insegnamento e dell’apprendimento, prendono una fisionomia più definita le grandi università europee, come la prestigiosa Schola medica salernitana. Tra le maggiori figure che hanno campeggiato a vario titolo nell'epoca in cui vissero, e che guarda caso nacquero ancora in Italia, sono Francesco d’Assisi a livello religioso e spirituale e Dante Alighieri a livello letterario, politico e poetico.

Eppure il XII secolo è stato indicato come “il secolo di Bernard di Clairvaux”, meglio noto, anche se in maniera imprecisa, come Bernardo di Chiaravalle. Non quindi Abelardo o Federico Barbarossa, Francesco d’Assisi o Dante Alighieri… ma Bernardo. Chi era veramente Bernardo e perché la sua vita è considerata così straordinaria al punto da intitolargli un secolo?

LA DESCRIZIONE FISICA
Effige sulla lunetta dell'abbazia di Viboldone,
"Bernardo revovator saeculi"
a cura di Marco Meschini

Marco Meschini parte dal dato più semplice, cioè la descrizione fisica fornita dai suoi contemporanei, e in particolare osservando il ritratto in una lunetta dell’abbazia di Viboldone riprodotta nella copertina del libro Bernardo renovator seculi. Le testimonianze dei suoi contemporanei raccontano che aveva i capelli rossicci e gli occhi molto azzurri e che era piuttosto basso di statura. Nell’affresco di Viboldone, egli è vestito di bianco, mentre i monaci solitamente vestivano di scuro. Il colore scuro ricorda la terra, che porta con sé l’idea dell’umiltà ma anche della sporcizia. Obiettivo di Bernardo è, invece, evocare con il colore bianco la purezza e la perfezione, come obiettivi del percorso religioso. L’ordine cistercense riformato da Bernardo ci presenta monaci che, per primi, vestono audacemente di bianco. Nella stessa immagine egli impugna il pastorale, nonostante il fatto che non fosse nemmeno un vescovo, ma un abate, ovverosia il capo e il padre di una comunità monacale: un esponente del monachesimo, movimento di derivazione orientale. Il pastorale richiama il simbolo del Buon Pastore, cioè pastore del gregge comunitario. La parola abate deriva da “abbà”, cioè padre in lingua ebraica. Nell’altra mano regge un libro, a indicazione che egli abbia ricevuto il titolo di dottore della Chiesa (fatto avvenuto nel 1830).

LA VITA

Bernardo nasce in Borgogna nel 1090 da Tescelino, vassallo del duca di Borgogna, ed Aletta, ed è terzo di sette figli, tutti maschi tranne l’ultima, Umbelina. A quattordici-quindici anni, età in cui si era già adulti nel Medioevo, Bernardo studia grammatica e retorica. A diciassette anni, comincia a soffrire di una malattia allo stomaco che lo affliggerà per tutta la vita, con tutta probabilità un tumore. Nel 1113 decide di farsi monaco e chiede di entrare presso il monastero di Cîteaux, fondato quindici anni prima da Roberto di Molesmes e allora retto da Stefano Harding. Roberto era stato il primo monaco della comunità ed era un riformatore, poiché aveva constatato un certo lassismo nella regola seguita dai monaci. Si è monaci, infatti, quando si rinuncia alla propria volontà obbedendo agli ordini, comunque e sempre, e indipendentemente dal livello spirituale del proprio superiore. Il fatto che Bernardo decida di farsi monaco non ha nulla di straordinario in sé, ma il fatto davvero fuori dal comune è che è riuscito a convincere, e quindi a portare con sé, una trentina di persone, tra cui amici, conoscenti, parenti, i suoi stessi fratelli. I monaci di Cîteaux erano pochissimi, così l’arrivo di queste persone diventa davvero provvidenziale.

Nel 1115 Bernardo fonda Clairvaux, di cui rimarrà sempre abate. Tra il 1130 e il 1139 c’è uno scisma nella Chiesa, e a contrapposizione tra due Papi: Papa Innocenzo II e l’antipapa Anacleto. Bernardo sposa il partito di Innocenzo II e si mette in viaggio per arrivare in Italia, pur non amando allontanarsi da Clairvaux e, in genere, viaggiare. Si chiude lo scisma con la morte di Anacleto, tuttavia viene nominato un nuovo antipapa, Vittore IV. Bernardo va a Roma da Vittore, si chiude con lui per l’intera notte in una stanza e, il giorno dopo, Vittore si fa da parte e depone la tiara. Nel 1140 c’è lo scontro con Abelardo, che era un altro genio della dialettica, occupatosi del mistero trinitario ed accusato di eresia. Viene chiamato Bernardo perché l’unico in grado di affrontarne l’eloquenza, tuttavia Bernardo convoca i vescovi prima che lo scontro avvenga e fa condannare Abelardo abusando del suo potere (a riprova che anche i santi hanno le loro pecche!). Nel 1145 incomincia la Seconda Crociata dove però si arruolano poche centinaia di persone. Il Papa chiede allora a Bernardo di predicare, ed è tale il successo che ne partono in moltissimi. Tuttavia la crociata, dal punto di vista bellico, si rivelerà un insuccesso clamoroso.

Nel 1153 Bernardo muore a 63 anni, probabilmente a causa del male che lo ha afflitto per tutta la vita. Pochi anni dopo, cioè nel 1174, Bernardo viene canonizzato.

LE ABBAZIE CISTERCENSI

Dall’abbazia di Clairvaux gemmano in brevissimo tempo altre figlie, e impressionante è vedere come in poco tempo in tutta Europa sono fondate moltissime altre abbazie cistercensi. Alla morte di Bernardo nel 1113 si contano ben 345 abbazie (da tener conto che ogni abbazia doveva avere come minimo un abate e dodici monaci) per un totale di circa 10.000 monaci.


GLI SCRITTI DI BERNARDO

Bernardo è un autore molto prolifico e dotato di grande eloquenza al punto da essere chiamato “il dottore mellifluo” (che stilla, emana dolcezza, secondo l'etimologia) nell'enciclica di Papa Pio XII del 1953: "Il dottore mellifluo ultimo dei padri, ma non certo inferiore ai primi, si segnalò per tali doti di mente e di animo, cui Dio aggiunse abbondanza di doni celesti, da apparire dominatore sovrano nelle molteplici e troppo spesso turbolente vicende della sua epoca, per santità, saggezza e somma prudenza, consiglio nell'agire." Scrive ininterrottamente dal 1118 al 1154.

Tra le sue opere più famose sono: Grazia e libero arbitrio, Le lettere contro Pietro Abelardo, Il dovere di amare Dio, Sermoni sul Cantico dei Cantici, Elogio della nuova cavalleria. De laude novae militiae (in cui prende le parti del nuovo ordine religioso-cavalleresco del Tempio, meglio noto come ordine templare), De cura rei familiaris.

In particolare, nel 1118 scrive Sermoni in lode della Vergine dove per la prima volta propone la Madonna come madre di Dio e quindi madre dell’umanità. Bernardo introduce il concetto che noi siamo fratelli e quindi figli di Dio, cioè della Madonna, con riferimento alla scena nel Vangelo di Giovanni in cui Cristo sulla croce indica Giovanni evangelista come figlio di Maria e Maria come madre di Giovanni.

La Madonna è venerata da Bernardo perché ci porta Cristo e come intermediaria tra terra e cielo. Senza la sua intercessione, infatti, e con le sole forze umane poco o niente si può ottenere. Nel XXXIII canto del Paradiso di Dante, infatti, è lo stesso Bernardo a rivolgersi alla Vergine affinché interceda, e Dante possa cogliere la visione di Dio, con la bellissima preghiera che inizia con le parole: "Vergine Madre, figlia del tuo figlio, / umile e alta più che creature, / termine fisso d’etterno consiglio. Tu se' colei che l'umana natura / nobilitasti sì, che 'l suo fattore / non disdegnò di farsi sua fattura. / Nel ventre tuo si raccese l'amore, / per lo cui caldo ne l'etterna pace / così è germinato questo fiore.”

IL MISTICO

Nell’opera Sul dovere di amare Dio Bernardo prova a spiegare l’ineffabile esperienza mistica attraverso quattro fasi, ovvero i quattro gradi dell’amore. Nel pensiero medievale la scala è un simbolo importante, come del resto le gerarchie, che non venivano però vissute in senso oppressivo come nel pensiero moderno, ma come strumento per elevarsi. Meschini invita a cercare la parola “autorità” nell’enciclopedia Treccani, e a leggere la riflessione di Augusto del Noce, tra cui anche il fatto che “auctoritas derivi infatti da augere, ‛far crescere'. Per comune origine etimologica è connesso con i termini Augustus (colui che accresce), auxilium (aiuto che viene dato da una potenza superiore), augurium (termine anch'esso di origine religiosa: voto per una cooperazione divina all'accrescimento).” Molto interessante è anche leggerla per capire il tramonto del concetto di autorità nel Novecento, compresa quella paterna.

Bernardo ci parla quindi dell’Amore, e nel Diligendo Deo al capitolo XV ci dice che:

1 L’uomo si ama per me stesso: "... bisogna che il nostro amore cominci dalla carne. Se poi è diretto secondo un giusto ordine, [...] sotto l'ispirazione della Grazia, sarà infine perfezionato dallo spirito. Infatti non viene prima lo spirituale, ma ciò che è animale precede ciò che è spirituale. [...] Perciò prima l'uomo ama se stesso per sé [...]. Vedendo poi che da solo non può sussistere, comincia a cercare Dio per mezzo della fede, come un essere necessario e Lo ama."

Questo è il grado più primitivo dell’amore, quello che tutti sperimentiamo, e che però porta al ripiegamento come fanno gli animali a quattro zampe con lo sguardo sempre fisso al suolo.

2 L’uomo ama Dio per sé: "Nel secondo grado, quindi, ama Dio, ma per sé, non per Lui. Cominciando però a frequentare Dio e ad onorarlo in rapporto alle proprie necessità, viene a conoscerlo a poco a poco con la lettura, con la riflessione, con la preghiera, con l'obbedienza; così gli si avvicina quasi insensibilmente attraverso una certa familiarità e gusta pura quanto sia soave."

Questo passaggio successivo chiama in causa Dio, cui però ci si rivolge perché accordi dei benefici, come fosse una sorta di mercato. Rimane un retrogusto egoistico in questo tipo di rapporto.

3 L’uomo ama Dio per Dio stesso: "Dopo aver assaporato questa soavità l'anima passa al terzo grado, amando Dio non per sé, ma per Lui. In questo grado ci si ferma a lungo, anzi, non so se in questa vita sia possibile raggiungere il quarto grado." 

Finalmente l’uomo ama Dio in quanto forza emanante puro amore, che dona gratuitamente. Ma non è ancora finita, c’è un passaggio ulteriore che chiude il cerchio e che, secondo lo stesso Bernardo, è molto difficile raggiungere in questa vita.

4 L’uomo ama se stesso per Dio: "Quello cioè in cui l'uomo ama se stesso solo per Dio. [...] Allora, sarà mirabilmente quasi dimentico di sé, quasi abbandonerà se stesso per tendere tutto a Dio, tanto da essere uno spirito solo con Lui. Io credo che provasse questo il profeta, quando diceva: "-Entrerò nella potenza del Signore e mi ricorderò solo della Tua giustizia-". [...]"

Poiché Dio è ovunque, anche nell'uomo, ne consegue che vivere questa esperienza d’amore è essere deificati.

***

Dopo questa affascinante conferenza di Marco Meschini, purtroppo interrotta sul più bello per tempo scaduto, rimane l'esigenza di approfondire la figura di questo santo, in special modo la sua opera Sul dovere di amare Dio e i gradi dell’amore mistico.

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Bibliografia e link: 
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6 commenti:

  1. Complimenti per il post! Lo userò anche a scuola, quando dovrò trattare l'argomento

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  2. Interessante! Sei sempre un balsamo per la mia ignoranza in materia storica...

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    1. Ma dai, Grazia, mi fai arrossire! Io sono ignorantissima in molte altre materie...

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  3. Post utilissimo! A dimostrazione di quanto sia stato importante il Medioevo, e di quanto sia sottovalutato. Aggiungo che io a scuola detestavo questo periodo storico: che errore madornale.

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    1. Grazie per il commento, Marco. Il Medioevo è stato davvero la culla di molte innovazioni e scoperte, a riprova che non si trattava di un secolo buio. Certamente era un periodo difficile e complicato, dove la vita valeva poco o nulla... ma era anche un periodo sorprendente.

      A scuola si detestavano molte materie, forse perché imposte dall'alto. Io ad esempio detestavo la matematica, che sto riscoprendo solo ora.

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono editor e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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