Blog su Letteratura, Storia e Arte in tutte le sue forme.

"La Storia siamo noi."


mercoledì 23 luglio 2014

I papaveri sanguinanti di Sylvia Plath



Papaveri in luglio 
di Sylvia Plath

Piccoli papaveri, piccole fiamme d’inferno,
Non fate male?

Guizzate qua e là. Non vi posso toccare.
Metto le mani tra le fiamme. Non bruciano.

E mi estenua il guardarvi così guizzanti,
Rosso grinzoso e vivo, come la pelle di una bocca.

Una bocca da poco insanguinata.
Sanguinarie damine!

Ci sono fumi che non posso toccare.
Dove sono le vostre schifose capsule oppiate?

Ah se potessi sanguinare, o dormire! -
Potesse la mia bocca sposarsi a una ferita così!

O a me in questa capsula di vetro filtrasse il vostro liquore,
Stordente e riposante. Ma senza,

Senza colore.

Traduzione di Giovanni Giudici 
(in A una casa non sua, Mondadori, Milano 1997)


Sylvia Plath (1932-1963)


Poppies in July

by Sylvia Plath


Little poppies, little hell flames,

Do you do no harm?

You flicker. I cannot touch you.
I put my hands among the flames. Nothing burns

And it exhausts me to watch you
Flickering like that, wrinkly and clear red, like the skin of a mouth.

A mouth just bloodied.
Little bloody skirts!

There are fumes I cannot touch.
Where are your opiates, your nauseous capsules?

If I could bleed, or sleep!
If my mouth could marry a hurt like that!

Or your liquors seep to me, in this glass capsule,
Dulling and stilling.

But colorless. Colorless.

Share:

4 commenti:

  1. Ecco una poesia e un'autrice che proprio non conoscevo. Grazie mille per averla voluta condividere

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te del tuo commento, Tenar. Avendo lavorato su letterature in lingua inglese, conosco autori anche un po' particolari. Mi piacerebbe postare qualcosa di Philip Larkin, che è caustico al massimo grado.

      Elimina
  2. Che bello quel "But colorless. Colorless." E' forte la sensazione di come lei precepisse il rosso dei papaveri. Grazie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se fossi in grado di scrivere una poesia del genere... Inutile dirlo, i veri poeti hanno un calibro che si riconosce immediatamente. Grazie a te e alla prossima.

      Elimina

Politica dei cookie

Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, per offrire un migliore servizio ai lettori. Se decidi di continuare la navigazione, significa che accetti il loro uso. Per maggiori dettagli leggi la seguente pagina informativa.

QUALCOSA DI ME

QUALCOSA DI ME
Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono editor e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO

IL MIO ULTIMO LAVORO
Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

IL MIO CANALE YOUTUBE

Visualizzazioni totali

Top 7 Commentatori

Post più popolari

Che cosa sto leggendo

Che cosa sto leggendo
"La tigre e l'ermellino" di Laura Malinverni

Gli ultimi award

Il Franken-meme di Nocturnia