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"La Storia siamo noi."


mercoledì 4 giugno 2014

"I Custodi del Destino": intervista all'autrice Maria Teresa Steri

Alessandra è una consulente d’arte di successo. La sua vita sta procedendo nel migliore dei modi quando inizia a fare strani sogni e ad essere ossessionata da visioni così reali da sembrare ricordi. Decisa a scoprire la verità, Alessandra si mette in contatto con Alba, un’anziana signora romana, che le assicura di poter far luce sulla natura di questi eventi. Ma quando Alessandra arriva a Roma per incontrarla scopre che la donna è morta in circostanze oscure e ha lasciato tutti i suoi beni ad una misteriosa Associazione Culturale le cui attività vanno ben oltre l’umana comprensione. 

La copertina del romanzo
edito da Deinotera
Questa la sinossi del romanzo I Custodi del Destino di Maria Teresa Steri, le cui vicende ruotano attorno ad un'organizzazione che ha a che fare con le vite passate e quindi con la reincarnazione. Non si tratta solo di una storia esoterica, ma anche quella della crescita interiore da parte della protagonista Alessandra che, passo dopo passo, dissolve le nebbie addensate in primo luogo nella sua mente. Per certi versi la storia appartiene anche al filone del giallo, perché è assai ben congegnata con un ottimo incastro di scene e situazioni, come fosse un cubo di Rubik i cui tasselli si muovono fino a rimettersi al loro posto. È narrata con uno stile fluido e scorrevole e di piacevolissima lettura, e molti dialoghi contribuiscono alla vivacità della narrazione, come se fossero spezzoni cinematografici. Altrettanto originale è la scelta dell’autrice di aprire ogni capitolo con il nome di una carta dei tarocchi e una citazione di Aleister Crowley (per chi non lo sapesse, esoterista, artista e scrittore britannico, morto nel 1947) che offrono una prima chiave di lettura e quasi un compendio di quanto ci si appresta a leggere. Sul romanzo non vorrei spendere molte parole per non sciupare il piacere della lettura,  mentre intendo rivolgere all'autrice alcune domande di carattere più generale e che potrebbero incuriosire i lettori di questa storia.

***

Maria Teresa, innanzitutto vorrei chiederti quali sono state le fonti della tua ispirazione per la trama del romanzo, che si svolge a Roma. In apparenza, la storia potrebbe capitare a ognuno di noi, perché ambientata ai giorni nostri e in luoghi che conosciamo bene o che possiamo visitare facilmente.

Come hai giustamente detto, la scelta dell'ambientazione è caduta su un tempo e un luogo che non hanno qualcosa di straordinario, proprio perché volevo sottolineare come le vicende che si ritrova a vivere la protagonista del romanzo potessero capitare a ognuno di noi, pure nella loro singolarità. D'altra parte, è innegabile che Roma è la città che mi ha adottato da molti anni e quindi le sono molto legata, e molti luoghi che cito nel romanzo mi affascinano da sempre.

Per quanto riguarda le fonti, invece, il discorso è più complicato. La storia così come l'ho elaborata è completamente frutto di fantasia e non contiene niente di riscontrabile nella realtà, anche se qualcuno dopo aver letto il libro è arrivato a chiedermi come avessi avuto notizia per esempio della misteriosa associazione di cui parlo. In merito al tema della reincarnazione, invece, posso risponderti che attinge a una visione occidentale dell'idea (che ha origine dai neoplatonici) e in particolare alla lettura dei libri di Rudolf Steiner, nei quali la rinascita delle anime viene concepita come l'occasione per un'evoluzione spirituale, un percorso di crescita.

Il romanzo ha un titolo affascinante ma anche impegnativo perché chiama in causa la parola “destino”. Gli appartenenti a questa fantomatica associazione, che in realtà è una setta, cercano di forzare il corso delle loro vite in maniera quasi meccanica, grazie a una forma di preveggenza. Se una persona riuscisse a prevedere il futuro, quanto sarebbe giusto secondo te tentare di modificarlo?

Anche la domanda è impegnativa! Per risponderti, devo partire dal presupposto che ciò che accade alle singole persone e in generale nel mondo non sia il risultato del caso, ma frutto di un disegno preciso, messo a punto da forze superiori all'uomo. E il mio romanzo si basa proprio su questa premessa. Considerando le cose in questo modo, quindi, penso che sarebbe ingiusto tentare di cambiare qualcosa, non solo per quel che riguarda il corso delle singole vite umane, ma anche in un senso più ampio, perché  significherebbe distruggere un ordine superiore che ha una sua precisa ragione d'essere e non è affatto accidentale. Credo che, in questo senso, l'idea che qualcuno riesca a modificare gli eventi in modo arbitrario e per proprio tornaconto sia davvero spaventosa. Questo, poi, non significa che il destino sia immutabile o predeterminato in senso assoluto...

Canto d'amore di Giorgio de Chirico (1914)
Museum of Modern Art, New York
http://www.moma.org/
Ma hai risposto in maniera davvero egregia! Dopo aver parlato di futuro, parliamo ora di passato. Alessandra, la protagonista, soffre di agorafobia, cioè la paura degli spazi aperti. La scelta di questa fobia non credo sia casuale, penso sia collegabile anche alla sua scoperta delle vite passate: di un territorio vastissimo, di cui non si misura la fine e che bisogna in qualche modo riempire. Sono nel giusto nella mia ipotesi?

Confesso di non aver pensato a questo simbolismo quando scrivevo, ma  in effetti si potrebbe anche vedere il “mondo fuori la porta” come l'ignoto che fa paura. L'agorafobia l'ho intesa nel senso che Alessandra, in seguito ai ricordi che sono affiorati e di cui non sa spiegarsi l'origine, non riesce più ad affrontare la vita ordinaria di tutti i giorni, quella che improvvisamente non riconosce più come sua. La storia inizia proprio dalla sua decisione di vincere questa fobia, allontanarsi da tutto e tutti e dare il via alla sua ricerca. Riuscire a varcare la soglia di casa, abbandonando un territorio sicuro, quindi, è il primo difficile passo del suo viaggio.

Una degli aspetti più affascinanti in chi legge è che scopre angolazioni del tutto nuove, e la tua risposta me lo conferma. Nel tuo romanzo inoltre alcuni protagonisti alla fine si rivelano diversi da quello che sembrano, e questo anche nella vita reale accade più spesso di quanto non si creda. Ti è mai capitato di avere per le mani un personaggio che è cambiato al punto di rivelarsi magari l’opposto da come lo avevi immaginato, per quanti sforzi tu abbia fatto per ricondurlo “sulla retta via”?


È vero, i personaggi a volte cambiano, o forse si rivelano semplicemente più sfaccettati di quello che credevamo. Un po' come nella vita: gli esseri umani sono complicati e qualche volta contraddittori!

Devo dire che nel romanzo che avevo scritto prima de I Custodi del Destino, avevo incontrato molte difficoltà in questo senso, proprio perché mi ostinavo a voler ricondurre le figure che animavano la storia a un'idea preconfezionata.  Infatti, erano solo figure, non avevano abbastanza vita per diventare personaggi. Per I Custodi del Destino ho cercato di lasciare la creatività più libera e  seguire l'istinto per alcune svolte che poi hanno stupito anche me, sia per Alessandra che per i personaggi di contorno.

La tua domanda mi ha fatto venire in mente anche un momento della stesura del romanzo che sto terminando in questi giorni. Stavo scrivendo un dialogo e il mio protagonista continuava a usare toni aggressivi nei confronti del suo interlocutore, a dispetto dell'immagine mentale che mi ero fatta della scena. All'inizio ho cercato di riportare sulla “retta via” la conversazione, poi mi sono resa conto che l'astio che il personaggio stava tirando fuori aveva una sua ragione ed era più che giustificato in quell'occasione. In qualche modo scrivendo mi ero immedesimata davvero nella situazione, a dispetto di quanto che avevo programmato di scrivere.


A proposito di aggressività, mi ha molto colpito nell'ambito del romanzo l’argomento della setta e quello del plagio. A mio parere chi è padrone della mente di un altro essere umano lo domina nella sua completezza, per quello sono molto pericolose le sette; ma può accadere anche nei riguardi di una sola persona che si venera fino all'idolatria. Quando, secondo te, finisce l’ammirazione e incomincia il plagio?

In effetti il confine può essere piuttosto labile, ma non essendo una psicologa posso solo darti un parere personale. Prima di tutto, molto dipende da come si pone la persona venerata e se ci sono in gioco atteggiamenti manipolatori da parte sua. Poi c'è da dire che quando si parla di sette o in generale di plagio si tende a vedere il problema solo da un punto di vista, quello di chi sottomette qualcuno alla sua volontà usando a proprio vantaggio l'ammirazione incondizionata. È ovviamente da condannare, ma bisogna anche considerare quanti squilibri psicologici, quanta debolezza e mancanza di pensiero critico ci sia in chi arriva al punto da annientare la propria identità e la volontà. Per tornare alla tua domanda, credo che sia proprio questo il punto: l'ammirazione non comporta mai l'annullamento di se stessi e della propria capacità di discernimento. Detto in parole semplici, secondo me, chi riesce a pensare con la propria testa non cadrà mai vittima di plagio.

Siamo arrivati in fondo a questa nostra chiacchierata, dove ho volutamente toccato alcuni aspetti del tuo romanzo anche molto diversi tra loro, in modo da rendere l’intervista più sfaccettata. Prima di congedarmi da te, vorrei parlare dei tuoi progetti al momento. So che stai lavorando a un paio di opere. Vuoi dirci qualcosa in proposito?

Sì, sto terminando la revisione di due romanzi. Il primo è un noir con elementi sovrannaturali, parla di una giovane donna implicata nella morte di un uomo che, nel tentativo di fare chiarezza su quanto è accaduto, viene a contatto con un luogo che si trova al confine tra la nostra realtà e il regno dei morti.

Il secondo ha come protagonista un trentenne in crisi che si imbatte nella storia di un gruppo di persone che hanno abbandonato la loro vita ordinaria per prendere parte a un progetto di evoluzione spirituale; una vicenda piena di ombre, che lo coinvolgerà al punto da cacciarlo i guai seri, ma anche da cambiare completamente la sua visione della realtà.

Quest'ultimo romanzo, nelle mie intenzioni, è il primo di una serie, ma vedremo cosa mi riserverà il futuro...

***



Ringrazio allora Maria Teresa per questa piacevole conversazione e, in attesa delle sue prossime pubblicazioni, vi propongo i link al romanzo I Custodi del Destino:

http://www.deinoteraeditrice.com/homepage.htm
http://www.ibs.it/code/9788889951200/steri-m-teresa/custodi-del-destino.html

nonché l'indirizzo del suo blog Anima di Carta dove troverete riflessioni e opinioni sulla scrittura, ma anche consigli di lettura, interviste e altro ancora!

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20 commenti:

  1. L'intervista è molto bella, complimenti ad entrambe :)
    L'argomento della reincarnazione è sicuramente affascinante (io ci credo profondamente e sto studiando l'ipnosi regressiva) e leggevo, in un articolo su Anima di Carta, che ogni capitolo ha il nome di uno degli arcani dei tarocchi. Un tempo li interpretavo, poi ho smesso perché ricevevo troppe negatività dagli altri. Mi piace il piglio esoterico di questo romanzo, sono sicura che lo leggerò.
    Solo una piccola curiosità: dall’intervista mi sembra di intuire che il tema portante è la reincarnazione, e che esiste una setta di manipolatori che cerca di forzare il destino. Non so come questi due aspetti si relazionino, ma la legge del karma che è alla base della reincarnazione è quanto di più lontano esista dal concetto di determinismo… mi interessa molto comprendere in che modo tali aspetti siano stati integrati :)

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    1. Grazie x l'interesse, Chiara.
      In effetti il rapporto reincarnazione-karma è presente anche nel libro, partendo dal presupposto che le condizioni di una vita e alcuni eventi a essa legati sono il risultato della vita precedente. Non vorrei fare troppo spoiler, quindi non dico di più... anche perché cosa fa di preciso questa setta è il tema della storia!

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    2. Ciao Chiara, mi unisco a Maria Teresa per ringraziarti del contributo. Anch'io sono molto coinvolta dal tema delle reincarnazioni, che infatti sono presenti, seppure sottotraccia, nel mio romanzo storico La Colomba e i Leoni - Libro I La terra del tramonto, come legame tra i vari personaggi che continua epoca dopo epoca. Nel romanzo le chiamo "rinascite", ma la sostanza rimane invariata.

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  2. Vedi tu... seguo il blog di Maria Teresa ma mica ero a conoscenza di tutti i suoi progetti!
    Bella intervista, brave entrambe!

    Moz-

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    1. Grazie Moz! Vero, stavolta mi sono proprio sbilanciata sui miei progetti :)

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    2. Ciao, Moz, grazie per il tuo commento. Come vedi sono riuscita nel mio intento di "violare i protocolli"! ;-)

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    3. @MariaTeresa: eheh, ho visto!

      @Cristina: grazie a te! ;)

      Moz-

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  3. Bella intervista perché le domande sono intelligenti e le risposte ben articolate. Io sono una razionalista per partito preso, e non so perché, o forse lo so bene, mi piacciono alla follia le storie dove l'inesplicabile ha la meglio. Dunque non mi perderò questo libro. La mia ammirazione per queste due donne, l'intervistatrice e l'intervistata, ha quasi il senso di una predestinazione. Buon lavoro a entrambe.

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    1. Ti ringrazio Nadia, che belle parole :)
      Eh sì, le domande erano intelligenti e hanno colto aspetti del romanzo come nessuno mai aveva fatto!

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    2. Cara Nadia, ci conosciamo da così tanto tempo, sebbene virtualmente, che ogni altro commento è superfluo tra noi. Per quanto riguarda il tuo amore per l'inesplicabile, ad esempio conosco una persona che è la razionalità e l'analisi personificate, eppure adora le storie fantasy. Chissà, forse nel suo caso è una forma di compensazione. Buon lavoro anche a te e a presto. ;-)

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Posso fare anch'io i complimenti a tutte e due, intervistatrice e intervistata? E' un piacere leggere un'intervista in cui conosci e apprezzi entrambe le parti, lo sento come un valore aggiunto. Quanto alla curiosità sul romanzo, credo che me la toglierò presto...

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    1. Sono contenta che l'intervista ti sia piaciuta e ti ringrazio molto per l'apprezzamento!

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    2. Ciao, Grazia, anch'io sono contenta che l'intervista ti sia piaciuta. In effetti le domande erano volutamente "toste", ma Maria Teresa ha risposto da par suo, colpo su colpo! Onore al merito. :-)

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  6. Mi aggiungo ai complimenti per un post che ha ben approfondito romanzo e autrice. Mi ha molto colpito scoprire che in tutti e tre i romanzi il tema della spiritualità sia così presente. Il blog Anima di Carta è così razionale nella sua impostazione che non me lo aspettavo. È bello essere stupiti dalle storie!

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    1. Ti ringrazio molto, Tenar.
      Eh sì, in me convivono razionalità e spiritualità, per fortuna senza farsi (quasi mai) la guerra! Poi, a volte viene fuori un aspetto, a volte l'altro... :)

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  7. Ciao, Tenar, grazie per il tuo commento. Personalmente sono sempre un po' restia a scrivere recensioni di romanzi di questo genere, o di veri e propri gialli, così tendo a farle stringate e a sviluppare di più l'intervista. Quante volte mi sono arrabbiata leggendo recensioni di noti critici, che spiegavano la rava e la fava... Sul resto, in effetti le persone e le loro storie sono miniere di sorprese... esattamente come i nostri personaggi di carta.

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  8. bellissima intervista, mi ha incuriosito la trama del romanzo. Mi ha colpito la sinossi,,, questa si che è strìngata! Complimenti ad entrambe.

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    1. Grazie, Mari, e benvenuta con il tuo commento. La sinossi in effetti è difficilissima per ogni scrittore... bisogna dare una buona panoramica in poche righe, ma nemmeno svelare troppo e non dare l'impressione che il romanzo sia povero di contenuti.

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    2. Ti ringrazio anche io, Mari. In realtà la sinossi è quella della quarta di copertina, scritta dall'editore e volutamente un po' criptica!

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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