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"La Storia siamo noi."


martedì 17 giugno 2014

La nobile arte della punteggiatura 2. / 43

Portrait of Princess Anna P. Gagarina,
née Lopukhina
di Jean-Louis Voille, c. 1792,
The Hermitage, St. Petersburg, Russia
http://www.hermitagemuseum.org:
un nobile esempio per la principessa virgola!
In questo nuovo post sulla punteggiatura vi presento il segno più irrequieto ed eclettico della nostra corte immaginaria: la principessa virgola.

La virgola è spesso usata in maniera del tutto indiscriminata, per quello dico che è un segno irrequieto: non è colpa sua! Anche in questo caso, ci sono scrittori che fanno cadere virgole come i fiocchi di neve in inverno (nella prosa ottocentesca era usata moltissimo); altri invece che inseriscono la virgola negli unici punti dove non dovrebbero metterla, dimostrando una volontà perversa; altri ancora che considerano la virgola un’illustre sconosciuta e, piuttosto di sbagliare, non la usano quasi mai.

Ad ogni modo, la virgola serve ad indicare tutte le più lievi pause nell'ambito di un discorso; per questo motivo è spesso facoltativa e diventa una  questione di stile. Senza addentrarmi troppo nei meandri della grammatica, essendoci  voci più autorevoli della mia, riporto qui di seguito alcune semplici regole su cui saremo liberi di discettare.

La virgola è facoltativa, ma raccomandata:
  • per dividere una parola dalla successiva in un elenco di termini simili (nomi, aggettivi, avverbi, pronomi): Marcello è un giovane bello, nobile, generoso. Ha denaro,  fascino, potere.
  • per indicare una pausa breve nel discorso che potrebbe diventare concitato: Sarà vero, Marcello si sposa, un fatto simile, proprio con la duchessa Giulia, che dolore, che sciagura.
  • per dividere sia due proposizioni nel discorso che gli elementi in una stessa proposizione: Quando la contessina Carlotta seppe che Marcello si sposava, corse difilato a casa sua. Trovando la porta chiusa, cominciò a prenderla a pugni e calci. Il marchese Marcello uscì di casa. Non appena lo vide, la contessina cominciò a prendere a pedate anche lui.
La virgola è obbligatoria:
  • prima e dopo il vocativo per separare il nome della persona, dell’animale o della cosa cui ci si rivolge: Marcello, non ricordi che avevi promesso di portare me all'altare?” “Carlotta, ti è dato di volta il cervello?" in cui l'inizio delle due frasi equivale a "O Marcello" "O Carlotta".
  • per staccare un inciso (sia esso una parola o una frase): La contessina Carlotta, furiosa, sferrò un gancio sinistro alla mandibola di Marcello. Il marchese, colpito con potenza, volò al tappeto.
Inoltre:
  • la virgola si pone dopo l’interiezione, in sostituzione del punto esclamativo, quando l’esclamazione prosegue: “Ahi, che dolore!” gridò Marcello, massaggiandosi il mento.
  • si pone dopo alcuni avverbi che abbiano funzione assertiva o negativa: “Sì, te lo meriti! Sei proprio un miserabile,” ribatté l'indignata Carlotta.
Ancora:
  • la virgola si inserisce nelle date delle lettere e di altri scritti, dopo il nome del luogo da cui si scrive e prima della data: Baraonda, 15 giugno 2014 e, negli indirizzi, tra il nome della via, piazza ecc. e il numero civico: Piazza Pandemonio, 1
Un errore gravissimo, uno di quelli che facevano montare il sangue alla testa dei nostri insegnanti d’italiano, è separare con la virgola il soggetto dal predicato, il predicato dall'oggetto, la copula dal nome del predicato, il predicato dal predicativo del soggetto o dell’oggetto. L’insidia non nasce da frasi come: Marcello prese un antidolorifico dove è facile evitare di mettere la virgola tra il soggetto (Marcello) e il verbo (prese) o tra il verbo (prese) e il complemento oggetto (un antidolorifico), quanto da frasi più lunghe ed articolate, e come tali ricche di virgole. 

In questo senso può aiutare ricordare che, mentre una virgola separa, due virgole isolano quello che è posto al loro interno lasciando inalterato il senso di ciò che precede e ciò che segue. Quindi NO a frasi come Marcello, prese un antidolorifico. Ma SÌ a frasi come Marcello, che soffriva in modo terribile, prese un antidolorifico. In altre parole, la frase Marcello prese un antidolorifico si regge bene anche da sola, mentre nell'esempio errato Marcello non si regge in piedi né grammaticalmente né come essere umano fedifrago.

Come abbiamo ricordato nei commenti nella Conversazione XX sul medesimo argomento, la virgola prima di “e” di norma non si mette: La duchessa Giulia dalle Alte Gengive e il cavalier Fabio de' Superbi portarono Marcello in ospedale. Tuttavia se chi scrive vuole dare una pausa prima della “e”, come vi fosse qualcosa ancora da aggiungere, l’uso è consentito: Il medico diede a Marcello un antidolorifico più potente, e anche qualche consiglio sulle donne.

***

Per il momento non voglio mettere troppe virgole al fuoco, potremo riprendere la questione con un altro post e fare altri esempi ancora più raffinati. Passiamo ora a quei discoli dei principini due punti, per i quali ho trovato questo ritratto di due simpatici gemelli:

http://www.columbusmuseum.org/

Anche questo segno d’interpunzione indica una pausa tra i periodi, ma è anche un segno chiarificatore. Chiamiamo in nostro aiuto il solito marchese Marcello e le sue disavventure, continuando la nostra storiella.
  • La funzione più comune dei due punti è quella di introdurre la frase nel discorso diretto Marcello replicò al dottore: “Si faccia gli affaracci suoi. Lei non sa chi sono io.”
  • o, anche in questo caso, un elenco di persone, animali o cose“Tra le mie proprietà vi sono: alcuni immobili di pregio a Montecarlo, uno yacht in Costa Smeralda, alberghi in Engadina, un conto in banca in Lussemburgo.” (scusate l’esempio bislacco, è sempre Marcello che parla).
  • C’è un altro uso più creativo dei due punti, cioè quella di chiarire quanto espresso in precedenza“Le ho enumerato alcune proprietà, ma possiedo ben altro: nessuna meraviglia che io sia considerato uno scapolo d’oro.”
Di solito i due punti si inseriscono una sola volta nello stesso periodo per non inanellare una serie di concetti a cannocchiale. Tuttavia ci sono esempi illustri come I Promessi Sposi dove Alessandro Manzoni inserisce questo segno d’interpunzione anche tre volte nell'ambito di uno stesso periodo.

***

Chiudiamo in bellezza il post con l’incipit del romanzo Cenere di Grazia Deledda, dove ci sono numerosi esempi di virgole:

Cadeva la notte di San Giovanni. Olì uscì dalla cantoniera biancheggiante sull'orlo dello stradale che da Nuoro conduce a Mamojada, e s'avviò pei campi. Era una ragazza quindicenne, alta e bella, con due grandi occhi felini, glauchi e un po' obliqui, e la bocca voluttuosa il cui labbro inferiore, spaccato nel mezzo, pareva composto da due ciliegie. Dalla cuffietta rossa, legata sotto il mento sporgente, uscivano due bende di lucidi capelli neri attortigliati intorno alle orecchie: questa acconciatura ed il costume pittoresco, dalla sottana rossa e il corsettino di broccato che sosteneva il seno con due punte ricurve, davano alla fanciulla una grazia orientale. Fra le dita cerchiate di anellini di metallo, Olì recava striscie di scarlatto e nastri coi quali voleva segnare i fiori di San Giovanni, cioè i cespugli di verbasco, di timo e d'asfodelo da cogliere l'indomani all'alba per farne medicinali ed amuleti. 


Per i due punti vi propongo invece un estratto da Le Città invisibili di Italo Calvino:

«Forse mentre noi parliamo sta affiorando sparsa entro i confini del tuo impero; puoi rintracciarla, ma a quel modo che t'ho detto. Già il Gran Kan stava sfogliando nel suo atlante le carte della città che minacciano negli incubi e nelle maledizioni: Enoch, Babilonia, Yahoo, Butua, Brave New World. Dice:- Tutto è inutile, se l'ultimo approdo non può essere che la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre più stretta, ci risucchia la corrente.»

Aspetto i vostri commenti e auguro buona punteggiatura a tutti!
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9 commenti:

  1. I due punti mi sono sempre piaciuti ma, me ne sono resa conto leggendo il tuo post, non li uso mai prima del discorso diretto. Sono fatta così: mi impossesso delle regole e le trasformo :)

    P.S. Quando parlerai dei puntini di sospensione, dei punti esclamativi e delle virgolette ti farò leggere i post su facebook della collega di mio marito...

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    1. Grazie del commento, Chiara. Anche a me i due punti sono simpatici: servono a snellire il discorso! Il prossimo post sull'argomento punteggiatura verterà sul punto esclamativo e sul punto interrogativo.

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    2. Interessante, aspetterò di leggerlo, allora! :) Io sono alle prese con la seconda parte di quello sulle qualità psicologiche dello scrittore, che uscirà domani ...

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  2. Povero Marcello! Anche grazie a lui, però, il post è davvero piacevole, nonostante tutti i tecnicismi. Dalla mia frase già si capisce che amo la virgola. Sarà la formazione ottocentesca!

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    1. Grazie del tuo commento, Tenar. In realtà avevo iniziato con le classiche frasi miste d'esempio, poi Marcello si è offerto come vittima sacrificale ed è stato immolato sull'altare della grammatica. Evviva le formazioni ottocentesche, comunque!

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  3. Cristina, saresti stata una splendida insegnante :)
    Ammetto che con le virgole un po' ci litigo, forse perché trovo che metterne troppe appesantisca la lettura, e così ne faccio a meno dove posso.

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    1. Troppo buona, Maria Teresa! Probabilmente, parlando spesso con gli insegnanti e lavorando su testi scolastici, qualche buona idea mi è rimasta appiccicata. :-)

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  4. La contessina Carlotta mi pare un tipino pepato... ma, scherzi a parte, ho la sensazione che questi chiarimenti possano essere utili a tutti. Grazie!

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    1. Ogni tanto un ripasso non fa male, vero? Grazie a te anche a nome della contessina Carlotta. Noblesse oblige. ;-)

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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