Blog su Letteratura, Storia e Arte in tutte le sue forme.

"La Storia siamo noi."


martedì 25 marzo 2014

Ildefonso Falcones, lo splendore e il dolore della Storia

Chapeau. È stata la prima parola che mi è venuta in mente dopo aver chiuso il romanzo storico di Ildefonso Falcones La cattedrale del mare (primo di una trilogia), come appassionata lettrice e modesta autrice di romanzi storici. Ed è davvero un romanzo da raccomandare, questo, costruito con solido mestiere grazie ad una trama avvincente e con l’utilizzo interessante e mirato della documentazione storica; e alla particolare abilità dell’autore di mischiare i personaggi storici a quelli di fantasia, insieme alla ricchezza nelle descrizioni.

La copertina del romanzo storico,
edito da Longanesi nel 2006
Le vicende del romanzo sono ambientate nella Barcellona del XIV secolo, e tra i principali protagonisti vi è Arnau Estanyol. Arnau è giunto pressoché neonato nella città catalana, messo in salvo per merito del padre Bernat, un servo della gleba fuggiasco che aspira a trovare a Barcellona il riscatto ad una condizione di schiavitù per sé e per il figlio. Il romanzo si apre difatti con la descrizione della sua festa di nozze, durante la quale il castellano locale stupra brutalmente la sposa, e umilia lo sposo davanti a tutti. Per salvare il figlio dalla morte cui l’ha destinato un capriccio del signore, Bernat fugge con lui e arriva a Barcellona dove trova lavoro presso alcuni parenti. Era consuetudine dell’epoca, infatti, che la residenza di un anno nella città catalana permettesse di ottenere la libertà. Barcellona ci si presenta così fin dalle prime pagine come un luogo vivo, ricco e operoso, che gode di privilegi e autonomie non indifferenti, con vie e piazze popolate da una mescolanza di cristiani, musulmani, ebrei, liberi e schiavi, monaci e laici, prostitute e nobildonne, adulti e fanciulli. Una città ricca anche in termini visivi, quindi con sontuosi palazzi, chiese, mercati ed edifici amministrativi e religiosi, e piuttosto tollerante per l'epoca, sebbene attraversata da tensioni religiose e razziali che esplodono al minimo affronto o a quello che può essere considerato tale.  

In questa città si trova l’altro protagonista, non un essere in carne ed ossa, bensì un edificio in costruzione: la Cattedrale del Mare. Proprio come il piccolo Arnau cresce e diventa uomo nel corso del romanzo, allo stesso modo la Cattedrale si ingrandisce e sale verso il cielo, ad opera della devozione dei bastaixos, i lavoratori del porto riuniti in una rispettata ed onesta confraternita. Essi prestano la loro fatica e i loro muscoli all'impresa trasportando le pietre dalla cava di Montjuïc al cantiere, e lavorando sotto la direzione del mastro carpentiere. Tra Arnau e la Cattedrale, il cui spirito è rappresentato da una piccola statua della Vergine, s’instaura un legame fortissimo, come tra un figlio e una madre. La Cattedrale, difatti, conforta, protegge, nasconde Arnau e coloro che ama, e non cessa mai di parlargli, a suo modo; addirittura lo salva e festeggia con lui, in una delle scene più gioiose nella tribolata vita del protagonista. 
Facciata di Santa Maria del Mar a Barcellona, Spagna, 
uno dei più begli esempi del Gotico catalano.
Foto di Xavier Caballé (2006) da Wikipedia

Oltre alle vicende private, i personaggi si trovano ad attraversare un momento storico di massima turbolenza, in cui l’istituto feudale sta tramontando insieme con le male usanze della Vecchia Catalogna, non senza aspre lotte e guerre per il potere. Mercanti e banchieri stanno prendendo il sopravvento e il mare Mediterraneo diventa ancora una volta teatro dello scontro tra diverse città per il controllo dei traffici mercantili. Da non dimenticare è il ruolo dell’Inquisizione, che incombe minacciosa e occhiuta, e pervade la vita dei personaggi, ben rappresentata dal fanatico inquisitore domenicano Nicholas Eymerich, cacciatore di eretici realmente esistito e tristemente famoso per l’uso della tortura durante gli interrogatori.

Affollano il romanzo una serie di figure, le cui esistenze si confondono e s’intrecciano sia nello spessore umano che in quello professionale, a dimostrazione del loro status sociale e quindi del loro destino. Esistenze anonime che si trascinano fino alla fine dei loro giorni, nella fatica e nel dolore, come per la maggior parte degli schiavi, degli artigiani e dei servi, o vengono interrotte in maniera cruenta dopo una rivolta o per un’esecuzione. Esistenze che compiono trasformazioni interiori per il meglio, come lo stesso Arnau (in cui la lotta per la sopravvivenza, prima, e l'aspirazione ad una vita migliore, poi, hanno del portentoso), o attuano involuzioni verso il peggio, come il fratello adottivo Joanet. Esistenze che cominciano e finiscono come sono iniziate, nel sopruso, nella sete di vendetta e nella violenza perpetrata nei confronti degli altri, come quelle dei castellani di Navarcles. Esistenze di donne, soprattutto, umiliate, violentate, uccise nei modi più brutali, merce di scambio se di alto rango, tutte destinate o al matrimonio oppure al convento, quando non alla prostituzione, che si consumano nella tragedia come per l’adultera madre di Joanet, murata viva ad opera del marito e che può accarezzare il suo bambino solo sporgendo il braccio da una finestrella. 

Su una delle porte della Cattedrale, uno dei bastaixos,
i lavoratori che contribuirono alla costruzione dell'edificio.
Fonte: Wikipedia.
Lo stile dell'autore è limpido e scorrevole, e il romanzo si legge d'un fiato nonostante la mole davvero maestosa, proprio come quella di una cattedrale! I personaggi sono vivi e credibili, sebbene alle volte Falcones indugi un po' nello stereotipo creando personaggi monodimensionali a seconda del loro censo; e quindi, ad esempio, non si trova un solo nobile, nel romanzo, che non sia un concentrato di brutalità, violenza, rozzezza (se uomo) o di alterigia e ipocrisia (se donna). Peccati veniali, ripeto, che nulla tolgono al godimento di un romanzo di ampio respiro dove si mette in moto la macchina del tempo: quella che, ad ogni pagina, ci fa rivivere come eravamo e, forse, ci fa capire un po' meglio quello che siamo diventati.
Share:

4 commenti:

  1. Hai proprio ragione, Cristina: questo romanzo è maestoso come la cattedrale di cui parla. Anch'io sono rimasta impressionata dall'abilità che ha l'autore di mescolare fantasia e realtà e dalla sua capacità di tenerti avvinto alla narrazione. La vicenda della madre adultera murata viva e del suo bambino che va a farle visita ogni giorno è straziante, ma rende la misura della crudeltà che veniva riservata alle donne.
    Bellissima recensione: è vero, abbiamo tanto da imparare da questo romanzo.

    RispondiElimina
  2. Questo romanzo è la dimostrazione che, se ben scritto, il genere storico ha tutte le carte in regola per piacere ed essere letto a più livelli, a seconda dell'aspetto che più interessa al lettore. Poi si impara sempre qualcosa! Ho molto gradito anche le note finali dell'autore con il dettaglio delle fonti cui ha attinto.

    RispondiElimina
  3. Alla bella e puntuale recensione di Cristina si aggiunge l'interessante commento di Stella. Che dire? Le parole di queste due preziose scrittrici e amiche fanno insorgere in me un impellente desiderio di lettura!
    Marilù

    RispondiElimina
  4. Sì, diffondiamo il "contagio" della lettura da brave "untrici"! :-) Poi secondo me questo autore lo merita, non è il solito specchietto per le allodole commerciale, costruito a tavolino.

    RispondiElimina

Politica dei cookie

Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, per offrire un migliore servizio ai lettori. Se decidi di continuare la navigazione, significa che accetti il loro uso. Per maggiori dettagli leggi la seguente pagina informativa.

QUALCOSA DI ME

QUALCOSA DI ME
Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono editor e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO

IL MIO ULTIMO LAVORO
Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

IL MIO CANALE YOUTUBE

Visualizzazioni totali

Top 7 Commentatori

Post più popolari

Che cosa sto leggendo

Che cosa sto leggendo
"La tigre e l'ermellino" di Laura Malinverni

Gli ultimi award

Il Franken-meme di Nocturnia