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"La Storia siamo noi."


sabato 8 marzo 2014

I Crudeli. - Il destino di Antares, e visioni nel buio 23.

Accanto al fuoco della sala da pranzo, Lyra allattava il bambino, mentre i due fratelli si riposavano dalle fatiche della caccia appena portata a termine.Quest’ultima era stata fruttuosa, ed essi erano ritornati con un magnifico esemplare di capriolo e un grosso cinghiale, l’uno divoratore di fagioli negli orti, l’altro distruttore di campi maturi. Avevano ucciso anche una serie di animali di piccola taglia, come lepri e fagiani. Tutti gli animali erano stati affidati alle cucine del castello, affinché fossero scuoiati e lasciati a frollare come si conveniva. Poi sarebbero stati cucinati a dovere. In quel momento il regale ospite e suo fratello bevevano del vino speziato con chiodi di garofano e parlavano del futuro.

Lyra porgeva distrattamente orecchio alle conversazioni dello sposo e del cognato, mentre guardava il figlio suggere da lei il nutrimento: il neonato poppava con avidità, interrompendosi di tanto in tanto, e sul suo viso, piccolo e tondo, si diffondeva una sorta di sazia beatitudine; quindi egli riprendeva ad attaccarsi al seno profumato della madre, contento. 
Il grande drago rosso e la donna vestita di sole
di William Blake (1805-1810)
National Gallery of Art - Washington D.C.
http://www.nga.gov/content/ngaweb.html

“Il mio amico Achernar, re degli Orgogliosi, prenderà in sposa Andromeda, Maga dell’Ovest. Si tratta di una cugina, alla lontana, di Denebola,” annunciò Fomalhaut, che, seduto sul suo scranno, sorseggiava il vino senza staccare lo sguardo dal seno della cognata, che intravedeva, roseo e delicato, alla luce del fuoco. Aggiunse: “Spero faccia una femmina, in modo da farla sposare ad Ofiuco. E anche un’altra figlia, da destinare a mio nipote Antares.” “Ho altri progetti, per lui,” replicò Aldebaran, con una concisione che fece sollevare lo sguardo alla principessa. 

Lyra incrociò lo sguardo enigmatico dello sposo, e vide transitare nei suoi occhi un mondo di immagini, come se si srotolassero pergamene infinite. Poi egli le sorrise, e quelle immagini si dissolsero simili al fumo di una candela che ascende. La madre si chinò ancora sul neonato, teneramente, e in questo modo non vide lo sguardo d’intesa scambiato fra i due Oscuri Gemelli.

***

La sera successiva, reggendo alta una candela fra le dita, e sollevando con l’altra mano le vesti, la principessa stava percorrendo in solitudine il corridoio che portava alla camera da letto, quando una figura, emergendo dall'oscurità, la fece ritrarre con un grido di spavento. La fiammella aveva illuminato Fomalhaut, il quale se ne stava lì, in un angolo, e a Lyra era parso di vedere un demone dal muso di cane e dal corpo d’uomo, in attesa d’una vittima da predare.

Egli le si avvicinò. “Scusa se t’ho spaventata, ma volevo darti la buonanotte di persona, bella Lyra.” Nell'accostarsi a lei, il suo respiro s’era fatto ansimante e la giovane indietreggiò udendo quell'ansito che esprimeva in modo così chiaro il desiderio del cognato nei suoi riguardi. In un lampo, ebbe una delle sue visioni: sporco di sangue – il sangue di chi? – e del fumo di un incendio, un toro, bestia forte e lussuriosa,  entrava in una stanza dove si trovava un cigno  principesco e candido e... oh, orribile, orribile... era troppo orribile sostenere la vista di quanto accadeva...

E anche quella visione – un incubo a occhi aperti o una premonizione del futuro, non lo sapeva più – si dissolse, e la giovane sentì la voce di Fomalhaut: “Mio fratello è davvero fortunato, ed è anche diventato egoista, a dire il vero. Abbiamo sempre condiviso tutto. Tutto.” A quelle parole ella rabbrividì ed ebbe l'assoluta certezza che solo Antares, e la cura che aveva di lui, la stavano proteggendo dall'avverarsi di quella visione bestiale di possesso e stupro. Quel fragile neonato era uno scudo, potente come se fosse stato immerso nel sangue dell'ultimo Drago. Sentì di voler bene al piccolo ancora di più di quanto non gliene volesse già e si ripromise di difenderlo a qualunque costo. Nessuno avrebbe toccato il suo bambino.

Il re aggiunse, a mo' di chiosa: “Trascorri una felice notte, mia bella cognata”. S’inchinò davanti a lei, rigidamente, le afferrò la mano libera e gliela baciò, facendo indugiare la bocca umida sulla pelle morbida di lei. Infine le voltò le spalle e prese a scendere le scale con passo pesante e insoddisfatto.
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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono editor e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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