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"La Storia siamo noi."


mercoledì 12 febbraio 2014

La sindrome del pavone

Narciso di Michelangelo Merisi da Caravaggio (1597-99)
Galleria Nazionale d'Arte Antica,
Palazzo Barberini - Roma
http://galleriabarberini.beniculturali.it/
Vanitas vanitatum et omnia vanitas ("Vanità delle vanità, tutto è vanità") è la frase contenuta nel Qoelet (o Ecclesiaste) della Bibbia ebraica e cristiana. Ho aperto questo post con una locuzione sulla vanità, poiché, da qualche tempo, mi tormenta la domanda: “Perché gli scrittori nostrani scrivono molto, a volte fin troppo, e leggono così poco?” Non parlo quindi degli italiani, perché è notorio che non leggano, ma di quella categoria che dovrebbe avere nella lettura il proprio pane quotidiano.

La questione è di particolare attualità, in quanto le nuove forme di comunicazione e la facilità nel pubblicare, in proprio e a prezzi modici, hanno portato alla fioritura di quell'ampia fascia di scrittori che un tempo vedevano i loro libri chiusi nel cassetto a causa dei costi troppo alti di stampa, e della difficoltà di trovare una casa editrice disposta a investire su di loro e sulle loro opere. I loro lavori erano destinati ad essere letti da parenti ed amici, ma la cosa si fermava ad una cerchia piuttosto ristretta. Si assiste dunque ad un vero e proprio tsunami di romanzieri, poeti, saggisti, autori di manuali e autobiografie, che non accenna ad arrestarsi. Tutti scrivono come matti, e sfornano libri come se ne andasse della vita. Eppure lo scrittore medio italiano legge poco o niente, e non parlo di classici, magari avuti in odio dai tempi della scuola, ma proprio in generale. Lo scrittore italiano legge solo quello che scrive lui, naturalmente, perché, e qui dico una banalità, se uno scrive è costretto a leggere… (altrimenti con tutta probabilità non leggerebbe nemmeno se stesso). Non si può attribuire la colpa allo scarso tasso di alfabetizzazione, che si è molto ridotto dopo la guerra, e quindi tutti sono in grado di leggere più o meno correntemente.

Perché gli scrittori in Italia non leggono, dunque? Dopo molte risposte non del tutto convincenti, sono giunta a una mia personale conclusione, e cioè che lo scrittore di casa nostra riflette in pieno una caratteristica tutta italiana: l’individualismo. L’italiano medio è insofferente alle regole, nella sua ottica applicabili solamente al prossimo. È molto concentrato sul suo ego e, al massimo, sulla cerchia familiare come emanazione del proprio io. In questo cortile razzolano quindi diverse specie di gallinacei, fra cui il famoso scrittore-pavone che formerà l’oggetto del mio modesto studio. Proverò quindi a elencarne le caratteristiche:

  • È convinto che tutto debba ruotare attorno a sé, e che quindi le altre specie trovino del massimo interesse tutto quello che fa, nello specifico quello che scrive.
  • Come tale, ritiene la sua opera perfetta, e non tollera critiche di alcun genere, né quelle costruttive né tantomeno quelle distruttive. Anzi, se qualcuno ha il coraggio di fargliene, lo considera delitto di lesa maestà, e attribuisce la critica al senso di invidia che anima la persona nei suoi confronti e non al sincero desiderio di farlo evolvere. 
  • Dato che il pollaio dovrebbe ruotare attorno a lui, qualsiasi forma espressiva che lo contraddistingue ha come oggetto sé e se medesimo: i suoi libri partono con prefazioni entusiastiche, o elenchi di commenti, tutti favorevoli, che esprimono stupore e ammirazione incondizionata di fronte alla sua bravura. Se gestisce un blog o un sito, vi carica tutto quello che lo riguarda: biografia dettagliatissima, le opere scritte e quelle in cantiere, elenco di premi vinti e concorsi a cui ha partecipato, articoli con interviste o recensioni ai suoi lavori, video dove compare a premiazioni o cerimonie… Anche uno spillo che lo veda protagonista sarà preso e caricato sul suo blog o sito.
  • Lo scrittore-pavone, come dicevo, non legge opere altrui, né quelle consolidate dal tempo né quelle dei colleghi, che siano alla ribalta del parterre letterario o meno. Però pretende che si leggano le sue; anzi, esige con petulanza recensioni e commenti (com'è ovvio, favorevoli!), e li esige in tempi rapidi perché deve acquisire visibilità e cercare di vendere. Naturalmente, si guarda bene dal proporre se stesso come recensore, o dall'ospitare libri altrui nel suo spazio, e dallo “sprecare” il suo tempo in attività siffatte.
Donna con ventaglio di Gustav Klimt (1917-1918)
Villla Kimt, Vienna
http://www.klimtvilla.at/en
  • È animato da un senso di amicizia “pelosa” (non nel senso del vello animale, ma come carità pelosa e interessata), cioè sui social network o nelle community letterarie chiede l’amicizia solo per ottenere, appunto, la recensione o la vendita.
  • Visto che non legge opere altrui, non ha alcun interesse ad assistere alle presentazioni degli altri e accampa sempre qualche scusa per non partecipare agli inviti, anche se potrebbe scendere al luogo della presentazione in pigiama e ciabatte: altri impegni presi nel frattempo, il lavoro faticosissimo, la famiglia e i parenti, la scrittura delle sue opere, imprevisti, viaggi in altri continenti. Ascoltare ciò che ha da dire un collega - io li chiamo piuttosto compagni di avventura -  sarebbe un’altra perdita di tempo, secondo il suo modo di vedere. Inoltre, dovrebbe magari comprare una copia del libro della “concorrenza”... !
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Con tutto ciò, ritengo che la vanità sia un difetto umano da cui nessuno sia immune, me compresa. A ciascuno di noi fa piacere la recensione positiva, o il complimento al lavoro svolto, però dovremmo sviluppare l’abilità di percepire se sono sinceri. E, soprattutto, dovremmo capire se siamo in grado di confrontarci nel migliore dei modi, in primo luogo leggendo i lavori altrui. Altrimenti non cresceremo mai, né in senso narrativo né in senso umano, ma rimarremo come quei gallinacei un po’ ridicoli che ho appena descritto. Ricordiamoci anche che il pavone ha un bell'aspetto, ma una voce sgradevole, e può darsi la nostra voce ci rispecchi più del nostro piumaggio.

E voi, conoscete qualche scrittore-pavone?

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Per un piccolo galateo sulle communities letterarie, rimando ad un mio precedente post:
http://ilmanoscrittodelcavaliere.blogspot.it/search/label/galateo
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10 commenti:

  1. Un tipo così odioso per fortuna non lo conosco! Però magari qualcuno che si avvicina al ritratto che hai fatto si trova facilmente tra gli "scrittori" che girovagano per il web e mi è capitato di imbattermici soprattutto quando facevo interviste agli esordienti. Per me comunque resta un vero mistero il fatto che chi ama la scrittura non ami nello stesso modo la lettura. La vanità può spiegare questo comportamento? Non ne sono sicura, ma condivido in pieno quello che dici: leggere di più è fondamentale per crescere come scrittori e come esseri umani.

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  2. Stanno, stanno e di tutte le fogge. E' importante cercare di contenere la propria sindrome del pavone e spiegare all'altrui che non esiste solo il proprio libro. Ottimo post. Un abbraccio.

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  3. Care animadicarta e Annarita, conosco personaggi che vanno molto vicino a quello descritto nel post. Il bello è che sono anche persone cosiddette acculturate, e che quindi dovrebbero porre la lettura in cima ai loro interessi. Eppure non è così. Un'altra ragione è che leggere viene forse percepito come una perdita di tempo. Invece proprio di recente mi sono imbattuta in un bellissimo articolo sulla biblioterapia: secondo studi scientifici leggere romanzi oltre a far bene all'umore aiuta a comprendere meglio la psicologia delle persone in carne ed ossa... inclusi i pavoni!

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  4. Aahahahah amicizia "pelosa", questa non l'avevo mai sentita :D
    È vero, Cristina, di pavoni ce ne sono fin troppi e purtroppo mi sono imbattuta anche io in qualche esemplare. E piuttosto spennacchiato anche, nonostante lui pensasse di splendere di luce propria. :D
    Ciao!

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  5. Isabel carissima, ormai li "sgamo" subito, come si dice in gergo. Quando qualcuno che non conosco e che scrive per diletto mi contatta dicendosi lusingato della mia amicizia, di solito la mossa successiva è quella di chiedermi la recensione. Per certi versi sono anche prevedibili.

    E un'altra mossa commerciale è la seguente, di solito nelle communities letterarie: "Cara (Cristina) / Caro (Cavaliere), ho dato alle stampe il mio nuovo romanzo, dal titolo 'Il capolavoro del secolo'. Sottotitolo: 'Proust era un vero dilettante'. Scrivimi un commento e acquista."
    Un vero capolavoro di strategia di marketing.

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  6. Ce ne sono a iosa di soggetti che rispondono alle caratteristiche illustrate e temo che ce ne saranno sempre. Oltretutto, ho l'impressione che la loro presenza sia trasversale alle diverse estrazioni sociali e culturali. Che fare, dunque? Ignoriamoli allegramente! Un abbraccio e ancora complimenti per il post! :)

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  7. Vedo che il post ha suscitato un grande interesse, a dimostrazione che lo scrittore-pavone è una razza endemica. :-) Una volta, oltretutto, la cosa era limitata alle ristrette cerchie letterarie, ora con la magia del web proliferano ovunque. Per fare l'avvocato del... pavone, devo dire che a volte mi regalano momenti di autentico divertimento.

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  8. Sommessamente intervengo per dire che, ahimé, nonostante io sia una lettrice accanita, quando mi si chiede la lettura di qualche libro scritto da colleghi di sventura, non ho la pazienza di approfondire se non mi piace dalle prime pagine... Abbiamo presente quanti libri dovremmo leggere? Ecco perché non mi sento in colpa. Invece, riguardo alla "vanitas", mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa! Motto della giornata: Nascondi il pavone che c'è in te!

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  9. Nadia, sei sempre grande. Anch'io non mi sento in colpa se, come dici tu, non mi piace dalle prime pagine, che sono decisive per invogliare alla lettura. Di contro, propongo di istituire la Giornata Nazionale dello Scrittore-Pavone, con raduni, conferenze, laboratori, stand e degustazione specialità pavonesche.

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  10. Lo scrittore pavone è troppo impegnato a scrivere e propagandare il proprio capolavoro e non gli rimane tempo di leggere. Un essere molto triste che non va lontanto, sai. Un bacione

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO:

IL MIO ULTIMO LAVORO:
Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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Romanzo storico ambientato nella fulgida e sontuosa Venezia di fine 1500. Uno dei protagonisti è il vecchio e spregiudicato pittore Tiziano Vecellio, pronto a difendere fama e ricchezza. Ma lo attende un incontro sconvolgente: quello con "il pittore degli angeli". La sua vita non sarà più la stessa.

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Venice, late spring of 1560. In his studio, the old Venetian painter Tiziano is waiting for the visit of the “painter of angels”, a mysterious artist just arrived in Venice. Tiziano senses a foreboding danger to his position, fame and standing. In fact, the arrival of the artist does upset both the professional and private life of Tiziano. And the struggle has just begun.

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