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"La Storia siamo noi."


mercoledì 6 novembre 2013

La foresta della solitudine di Murakami Haruki

La copertina del romanzo
Quando termino un romanzo che mi ha particolarmente appagato, provo il fortissimo desiderio di avere davanti a me l’autore, per poterlo guardare negli occhi e dirgli: “Grazie. Grazie davvero di aver scritto questo libro.” Mi è accaduto in tempi recenti con Norwegian Wood del giapponese Murakami Haruki, che  appartiene senza dubbio al novero dei romanzi capaci di far emozionare in profondità e far risuonare corde altrimenti a riposo nel lettore più cinico e annoiato. Il titolo riprende una  lenta e struggente canzone dei Beatles, forse una delle meno note, la quale fa da colonna sonora a un tempo che per molti è quello della giovinezza.

Senza entrare nel dettaglio per non rovinare il piacere della lettura, posso dire infatti che la storia narrata riguarda l'adolescenza, e parla dell’incontro con la morte, sotto varie forme, in un’età in cui si è poco preparati ad affrontarla (e comunque questo è un luogo comune: non si è mai preparati abbastanza). I protagonisti reagiscono al dolore in varie maniere, a partire dall’io narrante del romanzo, il giovane liceale Watanabe. Così dice, in un passaggio che ho utilizzato in un mio post precedente per parlare di scrittura femminile o maschile: "Tuttavia, per quanto mi sforzassi di dimenticare, dentro di me restava qualcosa, una specie di grumo d'aria non meglio precisato. Poi, col passare del tempo, quel qualcosa cominciò a prendere una forma più chiara e definita. Così chiara che posso anche tradurla in parole. Le seguenti: La Morte non è l'Opposto della Vita, Ma una Sua Parte Integrante. Tradotto in parole suona piuttosto banale, ma allora non era così che lo percepivo, ma come un grumo d'aria presente dentro di me. La morte era parte di quel fermacarte, parte indissolubile delle quattro palline bianche e rosse allineate sul tavolo di biliardo. E sentivo che noi vivevamo inspirandola nei polmoni come una finissima polvere."  
La pubertà di Evard Munch (1894-1895)
olio su tela - Galleria Nazionale (Oslo)
http://nationalmuseum.no/
Di fronte al lutto per la perdita del suo migliore amico, avvenuta in circostanze tragiche, Watanabe s’avviluppa in una nebbia antidolorifica, che da una parte lo protegge da ulteriori sofferenze, dall’altra gli conferisce un’aura distaccata e quasi impenetrabile. Con tutto, Watanabe è un ragazzo di grande sensibilità che, di volta in volta, mette in funzione misteriose antenne per captare stati d’animo e cambiamenti nelle persone che lo circondano, e lo interessano, oppure attiva lapsus e dimenticanze che feriscono gli altri nel profondo, in una sorta di altalena emotiva di cui si dispiace per primo.

Sulla sua strada è Naoko, la ragazza dell'amico morto, fragilissima come vetro – una classica creazione di Murakami – collegata in molti modi alla luna e sottoposta alla sua sfera di instabilità, e Midori, concreta, divertente e volitiva, e dal grande cuore. Nel romanzo sono descritti i riti di iniziazione sessuale dei protagonisti e, ancor più determinanti, quelli di un’educazione sentimentale che determina una prima impietosa selezione e miete vittime ad ogni passo. Il contraltare di Watanabe è il suo compagno di scuola Nagasawa che, come si dice acutamente nella bella prefazione di Giorgio Amitrano (da leggere alla fine, però), richiama l’eroe negativo Steerforth di dickensiana memoria. Anche lui mette in campo i suoi metodi per proteggersi dalle crudeli leggi della vita, il primo dei quali è corazzarsi di un egoismo a tutta prova, specie nei confronti delle ragazze.

Seppure sullo sfondo, Norwegian Wood racconta anche il passaggio di una società che per millenni è rimasta ancorata ad usanze antichissime, e scopre l’Occidente attraverso letture di nuovi autori, musica dai ritmi travolgenti, costumi sessuali  una volta impensabili, agitazioni studentesche e pensieri alternativi. Il mondo è diventato più libero, ma anche più confuso e privo di punti di riferimento, i genitori sono figure relegate sullo sfondo, e le vittime privilegiate diventano proprio le creature come Naoko, quelle che non hanno difese. 
Il film tratto dal romanzo

Murakami ha un modo di scrivere elegante come una pennellata, impossibile da imitare, dove i sentimenti, gli oggetti e i paesaggi si ammantano di un alone surreale e onirico. Il finale del romanzo è, volutamente, apertissimo e spiazzante, e non condivisibile del tutto per quanto mi riguarda. Dopo aver letto però la risposta dello scrittore a una domanda durante un'intervista, guardacaso riguardante questo argomento, mi ritengo soddisfatta: è proprio dei grandi autori compiere delle scelte, anche drastiche e impopolari. L’importante è avere le idee chiare. Godetevi dunque questo romanzo di grande dolcezza e profondità, destinato ad avere un posto di rilievo nella vostra libreria.


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5 commenti:

  1. Ottima recensione, come sempre. Non ho letto il libro, ma mi hai proprio invogliata a farlo...

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  2. Grazie, Cristina per averci regalato questa splendida recensione che, non si limita a restituire, tra l'altro in modo squisito, il cuore del romanzo, ma che va oltre, fornendo il profilo più intimo, quindi piu autentico, dell'autore .

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  3. Grazie a entrambe, l'unica cosa che mi dispiace è averlo scoperto solo ora...

    D'altra parte sono contenta: ho visto che ha già al suo attivo una serie di romanzi, e non vedo l'ora di leggerli!

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  4. Io lo amo moltissimo, mi aveva affascinato con Kafka sulla spiaggia

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  5. Farò tesoro del tuo consiglio! Lo aggiungo al listone.

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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