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mercoledì 27 novembre 2013

Gli scacchi di Lewis: lo sguardo sgranato dell'Alto Medioevo

Al British Museum di Londra, nella sezione dell'Europa Medievale, c'è una collezione di scacchi molto curiosa, e di grande valore. Si chiamano gli scacchi di Lewis in quanto furono trovati sull'isola omonima, che fa parte dell'arcipelago delle Ebridi Esterne. Ho avuto modo di vederli quest'estate per la prima volta. Purtroppo le foto scattate con il mio cellulare non sono un granché. Dunque mi servo di quelle sul sito del British Museum, accreditando l'istituzione come di consueto, perché vorrei condividere con voi il senso di ammirazione e anche di divertimento che ho provato nel vedere questa serie di pezzi unici al mondo. Sono difatti citati nel dépliant del museo tra i 10 imperdibili, se si ha poco tempo a disposizione.

La storia del ritrovamento di questi pezzi è curiosa almeno quanto il loro aspetto. Nella primavera del 1831, sull'isola di Lewis come dicevo, un abitante dell'isola stava scavando nella sabbia quando trovò in un nascondiglio dei pezzi per il gioco degli scacchi, intagliati in avorio di tricheco e in osso di balena, e una fibbia da cintura pesantemente lavorata. Al rinvenimento fu data notizia dalla Society of Antiquaries of Scotland. Gli scacchi poi passarono di mano in mano, rischiando di essere venduti a privati o dispersi, finché 82 pezzi non furono venduti al British Museum e i restanti 11 ceduti al Museum of Scotland a Edimburgo. Di manifattura normanna, probabilmente furono lavorati nella città di Trondheim in Norvegia, in un periodo compreso tra il 1150-1200 ca, in quanto vennero prodotti in quel luogo altri pezzi di aspetto simile. Gli studiosi suppongono appartenessero quindi ad un mercante, giunto sull'isola per venderli.

Gli scacchi dell'isola di Lewis - British Museum -
Stanza 40 di Medieval Europe
© Trustees of the British Museum

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Vediamo ora nel dettaglio alcuni esempi dei pezzi più importanti: 

The King © Trustees of the British Museum

Questo pezzo raffigurante il Re siede su un trono fittamente ornato. Tra le mani tiene una spada infilata nel fodero, che egli appoggia sulle ginocchia. La spada suggerisce forza fisica, ma implica anche l'amministrazione della giustizia. Il Re porta la corona e indossa un mantello pieghettato e ricamato con motivi geometrici, chiuso alla spalla da una fibbia. La caratteristica paterna è accentuata dalla barba a ciocche simmetriche, molto evidenti in alcuni pezzi come quello sopra. Ha lo sguardo sgranato e minaccioso, tipico dell'arte altomedievale con i buchi che simulano le pupille, e la bocca curvata verso il basso ad esprimere severità. La capigliatura è suddivisa in lunghe trecce che gli scendono sulle spalle, simbolo di regalità. Altri pezzi sono imberbi, e solo uno ha i capelli tagliati all'altezza delle spalle. Di grande interesse è il motivo floreale intrecciato, spesso con la presenza di draghi, inciso sullo schienale del Re.


The Queen © Trustees of the British Museum
Anche la Regina siede su un trono fittamente ornato simile a quello del Re. Tutte le otto regine del British Museum indossano veli sotto le corone, una moda del tardo dodicesimo secolo rappresentata, ad esempio, nella Madonna con il Bambino dell'altare di Lisbjerg nel Museo Nazionale di Danimarca a Copenhagen, datata attorno al 1150. Ognuna delle regine assume una posa caratteristica, cioè si sorregge il mento con la mano destra e appare pensierosa. Il pezzo di cui sopra, inoltre, impugna nella mano sinistra un corno, verosimilmente usato come bicchiere. Questi corni aventi la funzione di bicchiere e senza supporto dovevano essere riempiti e svuotati fino alla fine nel corso dei banchetti, il che causava veloci ubriacature! Alcune Regine sono semplici e sobrie nell'abbigliamento, altre mostrano abiti più ricchi. La Regina dell'immagine di cui sopra ha una superficie ben lucidata.


The Bishop © Trustees of the British Museum

Dei sedici Vescovi, sette sono seduti su un trono e nove sono in piedi. Il Vescovo indossa la mitra, il copricapo cerimoniale dei Vescovi, e tutti impugnano il pastorale, con una mano o con entrambe. Il pezzo mostrato nell'immagine lo regge con la destra, mentre nell'altra tiene la Bibbia. I Vescovi indossano cappe abbottonate al collo oppure pianete che li avvolgono completamente. La presenza del Vescovo tra questo set di scacchi è significativa per datarne la lavorazione. Nel 1150 il tipo di abbigliamento era stato stabilito in questi termini per i vescovi, e prevedeva che la mitra fosse indossata frontalmente anziché lateralmente. Si vedano anche i sigilli dell'epoca. Inoltre, nessuna rappresentazione di pezzi da scacchi che riproducano vescovi è stata ritrovata prima di questo periodo. La presenza di una figura religiosa nel gioco è insolita anche perché all'inizio la Chiesa era molto critica nei confronti del gioco degli scacchi, e solo in seguito si mostrò più tollerante. Senza dubbio l'inclusione del Vescovo come pezzo importante del gioco denota anche il suo status nel sistema sociale dell'epoca, e indica come avesse acquisito una posizione di assoluto rilievo.Si ricordi anche il turbolento conflitto tra potere reale e potere ecclesiastico culminato nel 1170 con l'assassinio di Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury.

The Knight © Trustees of the British Museum
Ogni Cavaliere siede cavalcioni su un cavallino basso e robusto, dalla criniera scompigliata. I Cavalieri indossano elmi e sono armati per la battaglia, con spada, lancia, speroni e scudo. I pezzi dei cavalieri ci forniscono informazioni interessanti sulla foggia di armi ed armature nella seconda metà del dodicesimo secolo. Il copricapo del primo, sulla destra nell'immagine, difatti, è l'elmo conico a punta, con copriorecchie e paranaso, del tutto simile a quello dei guerrieri nell'Arazzo di Bayeux. Alcuni dei cavalieri, invece, come il secondo a sinistra, indossano copricapi che sembrano bombette o pentole rovesciate, meglio noti come chapels-de-fer o iron caps. Questo tipo di elmo compare nei sigilli del tardo XIImo e inizio XIII secolo, che mostrano i cavalieri a cavallo. Ogni sigillo riproduce l'araldica della famiglia, che viene adottata e si diffonde solo verso la fine del XII secolo.


The Warder or Rook © Trustees of the British Museum
The Warder or Rook
© Trustees of the British Museum
Il Guerriero si protegge con uno scudo decorato simile a quello del Cavaliere. Questi pezzi sono rappresentati come soldati di fanteria e ognuno porta una spada e uno scudo. Quasi tutti indossano elmi protettivi, e quasi tutti questi elmi sono della foggia conica a punta. Alcuni di loro, come quello mostrato sopra a destra, addentano la parte superiore dello scudo! Perché? La risposta ci viene fornita da sir Madden che, all'epoca del ritrovamento degli scacchi, era assistente curatore degli antichi manoscritti al British Museum ed esperto di saghe nordiche. Egli pubblicò nel 1832 un articolo sugli scacchi, menzionando Snorri Sturluson (c. 1179-1241). Quest'ultimo scrive: "I guerrieri di Odino andavano in combattimento senza armatura, furiosi come cani o lupi, e mordevano gli scudi, e avevano una forza simile a quella dei tori o degli orsi. ..." Quello che a noi sembra un gesto incomprensibile e anche comico intendeva quindi atterrire i nemici con una dimostrazione di forza.

Le Pedine sono pezzi semplici, come fossero dei monoliti lievemente appuntiti alla sommità, e sono gli unici pezzi a non essere stati lavorati con figura umana. La maggior parte ha forma ottagonale, uno di loro termina con un bottoncino. I meno angolari hanno leggere cavità, altre variazioni sono date da superfici incise.

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Gli scacchi di Lewis sono uno sguardo che ci viene direttamente dall'Alto Medioevo, e la perizia e l'arte con cui furono lavorati ci dice molto su un periodo che fu, a torto, considerato solo come oscuro e terrificante. Per un approfondimento più autorevole dell'argomento, vi rimando naturalmente al sito del British Museum e alla loro pubblicazione "The Lewis Chessmen" di James Robinson da cui ho tratto il materiale per i paragrafi di ciascun pezzo. Segnalo anche il bel sito didattico di scuola.com.

Ecco i link e... buona partita a scacchi!
http://www.britishmuseum.org/about_us/news_and_press/statements/the_lewis_chessmen.aspx
http://www.scuola.com/arte_storia/arte_scacchi/intro.html

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono editor e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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