Blog su Letteratura, Storia e Arte in tutte le sue forme.

"La Storia siamo noi."


sabato 22 giugno 2013

Una Storia Fiorentina - 17ma puntata

“Alla luce pallida e spiovente dell’inverno, Bianca ricama, e la trafittura dell’ago e lo scorrere del filo nella stoffa sono gli unici rumori che turbano il silenzio della stanza. Un libro di preghiere è rimasto aperto sul leggio dell’inginocchiatoio. Nessun frullo d’ali, sul davanzale della finestra, rompe l’immobilità dell’aria, nessuna goccia d’acqua cade nelle acque ferme e tenebrose del pozzo, giù nella corte.

Maddalena penitente 
di Michelangelo Caravaggio (1594-1595)
Galleria Doria Pamphili - Roma
http://www.doriapamphilj.it
La voce squillante di Federico, che chiama la madre, la induce a mettere da parte il cucito, e ad attendere sorridendo la festosa irruzione del figlio. Un passo per le scale, ed ecco il fanciullo, biondo ed ansante, spalancare la porta… Un attimo dopo Bianca se lo ritrova tra le braccia, straripante delle cento cose che ha da dirle… se non che il suo occhio si posa sul libro che, dalle mani del fanciullo, le è scivolato in grembo. Bianca lo apre e subito riconosce in esso un Vangelo miniato, impreziosito da azzurri celestiali, da rossi scarlatti. Lo sfoglia lentamente, mentre la voce di Federico, a conferma della sua certezza, le spiega la provenienza del dono. Ella si scuote, guarda stordita il suo bambino: per un attimo ha sentito la voce di Guido parlarle, seppure con timbro fanciullo, e quando ha posto lo sguardo sul volto del figlio ha visto riflessa un’altra fisionomia.

Per dominare il turbamento, ella riprende a sfogliare il libro. Su una pagina, alcuni versi trascritti a margine le entrano nel cuore simili a trafitture: ‘Fugi palazi e logie, e fa’ che tua ragion a pochi dica, chè a tuto el mondo tu sarai nemica’.”


* * *

La Donna dell’affresco dice, ma con una specie di strana mestizia: “Un frullo d’ali improvviso aveva turbato il silenzio dei cieli, una goccia d’acqua era caduta nell'anello del pozzo. Un battito, un brivido… e quel libro e quei versi erano il frullo d’ali, la goccia d’acqua, il battito, il brivido che riprendevano, fra Guido e me.”

* * *

“Un vento di marzo s’alza da terra, investe la processione dei fanciulli, scompiglia corone di fiori e ali d’angelo come se volesse rapinarli. Per un attimo i bambini abbandonano la loro compostezza e strillando afferrano con ambedue le mani le coroncine già a metà levate. La processione, sbandando in preda ad un’improvvisa ebbrezza, si scompone, si arresta. I domenicani, dai bianchi sai svolazzanti, intervengono fermamente a riprendere alcuni bambini, già a caccia dei loro ornamenti. Ad un cenno, il piccolo Gesù che apre la processione ricomincia ad avanzare, tirandosi dietro la lunga scia di fanciulli salmodianti.

Coro Medievale
Ma il vento non rinuncia ai suoi scherzi. Si rimette a spirare a mulinelli, si impadronisce di un’ala d’angelo, la solleva alta nel cielo, la fa vorticare per ridarle la gioia del volo. Poi, stanco, la depone ai piedi di Bianca, e pare quietarsi. Senza sapere perché, la donna la raccoglie e riprende a seguire la processione con quell'ala strappata fra le mani. Fra le centinaia di teste bionde e brune, ella cerca i riccioli di Federico, persi in ripetuti frulli d’ali e di fiori bianchi, mentre la folla, ai lati della processione, si commuove, s’intenerisce, singhiozza in modo quasi isterico.

La lunga processione, uscendo dalla via, sfocia infine nella piazza del convento di San Marco, con la stessa
tumultuosità di un torrente che sbocca in un fiume e, dopo gli ultimi riti e col permesso dei frati, i bambini si disperdono, festanti. Bianca si sta avvicinando a suo figlio, che la cerca nel gruppo di donne e frati, quando la figura altera di un domenicano, sulla porta del convento, frena il suo slancio. Frate Filippo, in compagnia di un confratello, si avvicina ai bambini, i quali smorzano la loro vivacità, intimiditi dalla sua figura. Egli parla loro a lungo, ed essi lo ascoltano in silenzio, messi in grande soggezione; poi li congeda con una carezza un po’ di maniera.

Da ultimo posa la mano sui riccioli biondi di Federico, ve la tiene qualche secondo in più, finché la mano si stacca, la veste bianca si allontana, ed il frate scompare nuovamente nel convento.”
Share:

0 commenti:

Posta un commento

Politica dei cookie

Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, per offrire un migliore servizio ai lettori. Se decidi di continuare la navigazione, significa che accetti il loro uso. Per maggiori dettagli leggi la seguente pagina informativa.

QUALCOSA DI ME

QUALCOSA DI ME
Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono editor e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO

IL MIO ULTIMO LAVORO
Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

IL MIO CANALE YOUTUBE

Visualizzazioni totali

Top 7 Commentatori

Post più popolari

Che cosa sto leggendo

Che cosa sto leggendo
"La tigre e l'ermellino" di Laura Malinverni

Gli ultimi award

Il Franken-meme di Nocturnia