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"La Storia siamo noi."


martedì 30 aprile 2013

Versi dell'amore celeste di Alda Merini

"Mistica d'amore" è una raccolta di cinque opere di chiaro afflato religioso. I loro titoli sono Corpo d'amore, Magnificat, Poema della Croce, Cantico dei Vangeli e Francesco, e furono composte da Alda Merini tra il 2000 e il 2007, in varie circostanze della sua vita. Persino quando affronta le tematiche della fede, i versi di questa poetessa conservano un'impronta inconfondibile, intrisi come sono di passione e carnalità. Alda si muove dunque tra i protagonisti della nostra tradizione religiosa, spogliandoli di ogni orpello e apparato liturgico, anche del fasto dell'iconografia pittorica, se vogliamo, e conferendo loro una silhouette dalla voce ora pensierosa, ora colma di sentimento, ora pienamente drammatica.

Così, la figura di Maria nella sezione del Magnificat diventa creatura giovane e umanissima, eppure grandiosa nella sua semplicità, sgomenta di fronte al destino del figlio, di cui non capisce fino in fondo il sacrificio e la gloria successiva della resurrezione. Al contempo, instaura con Dio un rapporto come d'amante, e si mette in grado d'avvicinarlo e di lasciarsene avvicinare più di ogni altra creatura. Dalle sue labbra scaturiscono versi come:

Io Dio sono la pace
dei Tuoi Misteri,
ma sono anche colei 
che si lascia trafiggere
come una peccatrice.
Sono colei
che paga tutti gli ostacoli,
sono colei
che muore d'amore.
E ho sentito, 
nella dolcezza dell'adolescenza,
crescere quella croce
che mi trapassa come un'alba.
Io e Gesù crocifissi, Signore,
siamo lo schianto di Dio.


E proprio nella relazione Madre-Figlio colgo il motivo ricorrente che allaccia tutte le poesie della raccolta, oltre i dogmi, oltre i misteri, oltre la religione in se stessa: quella di una madre vivente in un'eterna giovinezza, come ben ci ricordano i versi di Dante Alighieri nel XXXIII e ultimo canto del Paradiso, su una "Vergine Madre, figlia del tuo figlio". Quella di un figlio dall'infanzia solitaria che, dopo la sua resurrezione, può pronunciare questi versi, tra i più belli della raccolta:

Fuggirò da questo sepolcro
come un angelo calpestato a morte dal sogno,
Icona russa - Discesa agli Inferi

ma io troverò la frontiera della mia parola.

quasi Cristo fosse un poeta, anzi, il Sommo Poeta - il Verbo per eccellenza - che s'allontana dalla morte della parola, ed è il vincitore nella narrazione.

La narrazione di una storia appassionante e destinata ad essere tramandata e a durare nei secoli, e che ci avvince anche solo con la sua mera trama - una storia scritta proprio per noi, e dal finale lieto oltre dire.




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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono editor e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO

IL MIO ULTIMO LAVORO
Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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