Blog su Letteratura, Storia e Arte in tutte le sue forme.

"La Storia siamo noi."


mercoledì 6 febbraio 2013

Colombe, sculture di cera e donne... nel sogno

I luoghi dell’anima si incontrano dove meno ce lo aspettiamo, persino in una fabbrica dismessa seppure destinata ad esporre collezioni private e a diventare luogo di esposizione artistica e per l'allestimento di eventi.  Il luogo è la Fabbrica Borroni di Bollate, per uno di quei paradossi italiani più conosciuta all'estero che da noi. In essa è stata allestita la mostra Spirito Italiano atto I, cui faranno seguito altri “atti”. In queste stanze volutamente ampie e vuote, i lavori di tre giovani artiste spiccano con particolare intensità ai nostri occhi. http://www.spiritoitaliano.org/index.html

Daniela Alfarano  lavora con la tecnica del  disegno a grafite sviluppata direttamente su tavola. Tutte le sue immagini, inutile dirlo di eccezionale bellezza, sorgono perciò da uno sfondo nero. Quello sfondo richiama alla mente il vuoto dello spazio, il silenzio del cosmo. Lo spettatore davanti alle sue opere si immerge, in modo del tutto naturale, non solo nel silenzio di cui sono pervase le sue creazioni, ma nel silenzio della sua stessa interiorità. Candele fiammeggianti, mani intrecciate nella preghiera, piedi sovrapposti, volti affollati di rughe, tutto si offre al nostro sguardo in modo da emozionarci. Le sue colombe su sfondo nero si librano con grazia, da una parte all’altra di moderni polittici, come a voler mostrarsi o a cercare la via di fuga dalla geometria della cornice. Quei polittici un tempo sfolgoravano d'oro e figure di santi dell’iconografia cristiana e della liturgia religiosa, narravano una storia, mostravano esempi edificanti. L’oro e le figure ieratiche se ne sono andati da tempo. Come a dire che a noi, donne e uomini  drenati dal senso più alto dell’esistenza, frastornati non solo del chiasso quotidiano, ma della futilità intrinseca del nostro vivere, sono rimasti solamente questo buio e questa assenza da colmare.

"Il silenzio" di Daniela Alfarano, 127 x 80 cm, tecnica a grafite su legno, 2012

Marta Fumagalli è una scultrice che lavora con materiali quali cera, legno o ferro. Anche le sue creature ci trasmettono sensazioni di silenzio e mistero. Spesso sorgono da un perimetro colmo di terriccio, e sono busti che paiono issarsi a forza di braccia dall’impasto di terra alla luce. Non c’è niente di spaventevole ed orrorifico, però, in queste figure, che non intendono scioccarci con la loro vista: piuttosto richiamano alla memoria il destino dell’uomo che, dal fango, lotta per ascendere e diventare angelo. Sono larve già ben modellate, riflettenti la luce, bianche e tenere per la materia di cui sono composte. Spesso mancano di arti, superiori o inferiori, come se la loro metamorfosi  fosse incompiuta, e necessitino del nostro  sguardo e del nostro aiuto per completare la loro nascita. A volte, invece di sorgere dalla terra, sono confitte nella parete, nell'ambiguità di un atto in cui non sappiamo se vogliono sprofondare o tirarsene fuori. La cera è uno dei materiali più duttili ed instabili che esistano, non a caso penso che l’autrice l'abbia scelta per le sue creazioni. Anche Marta Fumagalli ci suggerisce, nel suo modo personalissimo, tutta la precarietà dell’esistenza umana.

Negli ampi spazi della Fabbrica Borroni, convivono le opere delle tre artiste.

Debora Garritani si serve della fotografia e dell’autoscatto per presentarci lavori basati sui corpi femminili. Questi, avvolti da veli, sembrano cadere dall’alto, simili a quei sogni dove si ha la sensazione di precipitare in un abisso. Non c'è supporto possibile per quei corpi. Anche i suoi sfondi sono immersi nel buio, a far risaltare quei veli fluttuanti, quel groviglio indistinto dove le membra sono spesso confuse con la stoffa e altri elementi che adornano la stoffa, su cui si stendono pennellate di luce ectoplasmatica.  Le sue immagini sono oniriche, sensuali, spettrali, naviganti sulla superficie o nella corrente di un fiume che le deforma e le rende incerte al nostro sguardo. Spesso le sue donne non rivelano il volto, che è coperto dal velo o dal panno, o manca del tutto, sprofondato com’è nel buio. Nondimeno, alcuni punti di quei corpi emanano luce, a rifletterla dall'esterno o a produrla da sé. Passano come fantasmi di cui non ci accorgiamo se non quando li vediamo, con la coda dell’occhio, transitare accanto ad uno specchio, o in uno stato di dormiveglia, quando i confini tra i mondi si fanno più labili.

"The fall" di Debora Garritani
stampa digitale su carta di cotone
applicata su D-BOND, 2012

Share:

0 commenti:

Posta un commento

Politica dei cookie

Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, per offrire un migliore servizio ai lettori. Se decidi di continuare la navigazione, significa che accetti il loro uso. Per maggiori dettagli leggi la seguente pagina informativa.

QUALCOSA DI ME

QUALCOSA DI ME
Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO

IL MIO ULTIMO LAVORO
Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

IL MIO CANALE YOUTUBE

Visualizzazioni totali

Top 7 Commentatori

Post più popolari

Che cosa sto leggendo

Gli ultimi award

Il Franken-meme di Nocturnia