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"La Storia siamo noi."


lunedì 31 dicembre 2012

L’amore immortale di due ragazzi

Qualche giorno fa ho avuto modo di vedere la scultura di “Amore e Psiche stanti” di Canova e il quadro "Psyché et l'Amour" di Gérard, esposti a palazzo Marino nella Sala Alessi del pianterreno (http://www.amoreepsicheamilano.it/). Si tratta di una mostra “one painting” che sta prendendo molto piede perché permette di concentrarsi nella visione di una sola opera, o al massimo due dello stesso autore, oppure sul medesimo tema, senza la dispersione dei grandi musei e gallerie celebri dove si comincia il percorso con la miglior buona volontà del mondo e si esce storditi e con lo sguardo appannato dalla visione di troppi capolavori tutti insieme. Non guasta nemmeno il fatto che la mostra sia gratuita e corredata da una breve spiegazione da parte delle guide.


Amore e Psiche sono protagonisti in una nota storia narrata dal romano Apuleio nella sua opera “Le Metamorfosi”. Psiche è una fanciulla mortale e bellissima, che proprio a causa della sua bellezza suscita la gelosia di Venere. Questa fa rapire la fanciulla e la abbandona sulla cima di una rupe, dove invia suo figlio, Amore (o Cupido), responsabile degli innamoramenti umani, affinché si innamori dell'uomo più brutto e avaro della terra e sia coperta dalla vergogna di questa relazione. Lo stesso Amore, tuttavia, si innamora perdutamente della fanciulla e la trasporta nel suo palazzo. Là le fa visita di notte, e la ammonisce a non cercare mai di vedere il suo volto. Su istigazione delle sorelle, invidiose, Psiche disobbedisce ad Amore e una notte alza il lume per guardarlo in viso. Una goccia di olio cade sul giovane dio, che si sveglia e si accorge che la fanciulla gli ha disobbedito; di conseguenza la abbandona. Psiche, prima di poter ricongiungersi a lui, è costretta ad effettuare una serie di prove, al termine delle quali otterrà di convolare a nozze con Amore e di meritare l’immortalità.

Il nome Psiche in greco significa "anima" e gli antichi raffiguravano l’anima come una farfalla, che al momento del trapasso usciva dalle labbra del morente, mentre Cupido è spesso raffigurato come un bambino provvisto di ali d’uccello a indicare la sua capricciosità. La genialità dei greci ancora una volta ci conduce dalla lettura del mito all’investigazione della nostra interiorità e del nostro umano destino.

Dettaglio del dipinto di Gérard con la farfalla

La statua di Canova esposta a palazzo Marino mostra i due amanti in piedi ed è un prodigio di perfezione. La levigatezza del marmo, la rotondità dei corpi, la grazia della composizione sono stupefacenti. Il dio Amore, molto più basso e infantile della sua amata, la cinge teneramente con un braccio e appoggia la testa sulla sua spalla. Allunga la mano e riceve nel palmo una farfalla, cioè l’anima offerta da lei. La statua è posta su un piedistallo scolpito dallo stesso Canova, è ha la possibilità di ruotare grazie a due maniglie, in modo da far coincidere la statua con l’effige di una farfalla ad ali spiegate, oppure ad ali dischiuse, sopra festoni di fiori. Amore e Psiche sono raffigurati come due fanciulli adolescenti, cristallizzati nell’attimo in cui il loro amore diventa eterno, non solamente nel senso della durata temporale, ma anche della non variabilità. In altre parole, l’Amore che dura per sempre, ed è sempre costante. Nella sala il gruppo è posto in un sala con giochi di luci ed ombre, in modo da far pensare alla marezzatura di un giardino.

Amore e Psiche stanti, 1787, Museo del Louvre

Altrettanto bella e degna di menzione è l’opera “Psyché et l’Amour” di Gérard, un quadro a olio dipinto nel 1798. La fanciulla qui è seduta e riceve il primo bacio da Amore. Il dio è invisibile, infatti lei sgrana gli occhi, attenta, e chiude le braccia sotto il petto, alla bocca dello stomaco. Ha sentito qualcosa, ma non vede. Lui la sfiora delicatamente, come un refolo di vento. Le carni sono levigatissime, non si vede la pennellata dell’artista. Sopra il capo della fanciulla svolazza una farfalla, che è il suo emblema.

Psyché et l’Amour, 1798, Museo del Louvre


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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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