Blog su Letteratura, Storia e Arte in tutte le sue forme.

"La Storia siamo noi."


ARAZZO DI BAYEUX, seconda metà dell'XI secolo

La conquista normanna dell'Inghilterra del 1066.

BERNABO' VISCONTI E LA SUA FAMIGLIA

Affresco a Santa Maria Novella, Firenze - secolo XIV.

VITA DI TRINCEA

Prima Guerra Mondiale (1914-1918).

sabato 28 luglio 2018

L'eternità nello sguardo di Arthur Rimbaud



 Sunset Sky, Chiesa della Salute and San Giorgio Maggiore (1859)
di Edward William Cooke


L'Eternità

È ritrovata.
Che? – L’Eternità.
È il mare andato
Con il sole.

Anima sentinella,
Mormoriamo la confessione
Della notte sì nulla
E del giorno di fuoco.

Dagli umani suffragi,
Dagli slanci comuni,
Là ti disciogli
E libera voli.

Da voi soli invero,
Tizzoni di raso,
Si esala il Dovere,
E non si dice: finalmente.

Là, niente speranza,
Nessun orietur.
Scienza e pazienza,
Supplizio sicuro. 

È ritrovata.
Che? – l’Eternità
È il mare andato
Con il sole.


 L’Eternité

Elle est retrouvée.
Quoi ? – L’Eternité.
C’est la mer allée
Avec le soleil.

Ame sentinelle,
Murmurons l’aveu
De la nuit si nulle
Et du jour en feu.

Des humains suffrages,
Des communs élans
Là tu te dégages
Et voles selon.

Puisque de vous seules,
Braises de satin,
Le Devoir s’exhale
Sans qu’on dise : enfin.

Là pas d’espérance,
Nul orietur.
Science avec patience,
Le supplice est sûr.

Elle est retrouvée.
Quoi ? – L’Eternité.
C’est la mer allée
Avec le soleil.


Jean Nicolas Arthur Rimbaud (Charleville, 20 ottobre 1854 – Marsiglia, 10 novembre 1891) è stato un poeta francese. La breve stagione della sua poesia, originalissima e fra le più moderne e attuali, coincide con quella della sua rivolta giovanile, con il totale disprezzo di ogni convenzione sociale e morale e della stessa letteratura.

L'opera di Rimbaud comincia con versi legati per arrivare al verso libero e alla poesia in prosa. Ma ciò che in Charles Baudelaire era enunciato con la compostezza degli alessandrini e trasparenti simbolismi, in Rimbaud diventa lirica che attinge alla libertà dell'immaginario, ai sensi, alla visione irreale. L'ordine sintattico ne risulta spezzato, il ritmo ricreato al di là della tradizione. In Rimbaud «lo sguardo poetico penetra attraverso una realtà coscientemente frantumata fin nel vuoto del mistero» (Hugo Friedrich).






***

Fonte testo:
  • L'eternitè da "Opere" di Arthur Rimbaud - Feltrinelli economica - traduzione di Ivos Margoni
  • Biografia - Wikipedia e Treccani.
Fonte immagini:
  • Edward William Cooke - Sunset on the Lagoon of Venice - http://19thcenturybritpaint.blogspot.com
  • Arthur Rimbaud in una foto di Étienne Carjat (dicembre 1871) - Wikipedia

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sabato 21 luglio 2018

Storia, battaglie e l'epic metal dei Sabaton



Potevo stupirvi con effetti speciali, e invece... no, non temete, il caldo non mi ha dato alla testa e sì, siete sempre su Il Manoscritto del Cavaliere. Il fatto è che ho scoperto questo gruppo musicale heavy/power metal svedese, i Sabaton, grazie a un mio giovane amico che mi ha segnalato alcune loro canzoni legate alle battaglie e quindi a fatti storici ben precisi, e la cosa ha suscitato il mio interesse. Dunque vorrei parlarvene.

Non sono per nulla un'amante del metal, e tanto meno delle battaglie - faccio sempre molta fatica a scrivere nei miei romanzi le scene legate alla guerra - ma devo dire che le tre canzoni che vi presenterò hanno un giusto grado di vigore e orecchiabilità, ragioni per cui mi sono piaciute.

Prima, però, è bene darvi qualche notizia di questo gruppo il cui album Carolus Rex è stato premiato nel 2013 con il disco di platino in Svezia, rendendo i Sabaton primo gruppo heavy metal svedese a raggiungere tale risultato. E non c'è dubbio che questi ragazzoni siano diretti discendenti degli antichi Vichinghi! Li potete vedere nella foto qui al Rockbjörn 2013, mentre ricevono il premio e ci fanno le corna, probabilmente a memoria degli elmi indossati dai loro avi: da sinistra compaiono Thorbjörn Englund, Pär Sundström e Joakim Brodén. Potete trovare qui il loro sito ufficiale.

Le tematiche da loro trattate vertono principalmente sulla guerra, antica e, soprattutto, moderna. Molti testi riguardano battaglie famose, viste da un punto di vista generale o dall'occhio di una delle fazioni. Ho trovato un'interessante e completa intervista in italiano che potete leggere qui  a cura di Fabio Polo sul sito Metalitalia.com in occasione dell'uscita dell'album The Last Stand, dove vi sono due delle tre canzoni che presenterò. Questa band è stata accusata di insistere troppo sul tema della guerra, come a dire di farle pubblicità; al contrario il loro scopo, specialmente in The Last Stand, è presentare episodi anche poco noti dove una delle due parti si è trovata in uno stato di enorme inferiorità numerica e ha compiuto atti di estremo coraggio con sacrificio della vita.

La Storia è la protagonista indiscussa dei loro lavori, e ben venga quello che toglie la patina della polvere da questa materia che molti hanno odiato con tutte le loro forze durante lunghe e noiose ore di lezione a scuola... perché, come recita lo slogan di questo blog, "la Storia siamo noi" e le sue vicende sono spesso più intense e drammatiche delle pagine dei romanzi.

Ecco dunque le tre canzoni, che vi propongo in ordine cronologico in relazione al fatto storico:


The Last Stand


Il sacco di Roma del 1527 di Francisco Javier Amérigo (1887),
Museo delle Belle Arti di Valencia.
Questa canzone dà il titolo all'album omonimo, e narra il sacrificio della guardia papale, ovvero 189 mercenari svizzeri, che durante il sacco di Roma del 6 maggio 1527 sacrificò la sua vita nella difesa di papa Clemente VII e della Basilica di San Pietro. Altri 42 soldati scortarono il papa, permettendogli di fuggire a Castel Sant'Angelo attraverso il Passetto di Borgo. Da qui dovette arrendersi dopo un mese di assedio, ma, nel frattempo, nessuna delle altre guardie svizzere era sopravvissuta.

L'orrendo scempio di Roma e della sua popolazione fu perpetrato dalle truppe dei lanzichenecchi, i soldati mercenari arruolati nell'esercito dell'imperatore Carlo V d'Asburgo. Pur non essendo il primo sacco subito da Roma - ricordo quello dei Visigoti di Alarico del 410 - questo destò un'enorme impressione in tutto il mondo per la ferocia della soldataglia, che si accanì su persone e luoghi per oltre un anno. Probabilmente uno dei motivi del loro accanimento fu il fatto che i lanzi erano di fede protestante. Vi furono danni incalcolabili anche al patrimonio artistico, come testimonia Francesco Guicciardini nella sua Storia d'Italia:
« Tutte le cose sacre, i sacramenti e le reliquie de' santi, delle quali erano piene tutte le chiese, spogliate de' loro ornamenti, erano gittate per terra; aggiugnendovi la barbarie tedesca infiniti vilipendi. E quello che avanzò alla preda de' soldati (che furno le cose più vili) tolseno poi i villani de' Colonnesi, che venneno dentro. Pure il cardinale Colonna, che arrivò (credo) il dí seguente, salvò molte donne fuggite in casa sua. Ed era fama che, tra denari, oro, argento e gioie, fusse asceso il sacco a più di uno milione di ducati, ma che di taglie avessino cavata ancora quantità molto maggiore. »

La canzone inizia con un suono di campane per introdurre l'atmosfera, seguita dalla musica di tastiere e chitarre. Se volete potete ascoltarla qui seguendo anche il testo in inglese.


Winged Hussars

Questa canzone mi ha svelato l'esistenza di un corpo di ussari molto particolare, detti gli "ussari alati", che non conoscevo. Essi furono il corpo militare che costituì il nerbo delle forze di cavalleria dell'esercito del Regno di Polonia prima e della Confederazione Polacco-Lituana.

Reclutati tra i ranghi della nobiltà polacco-lituana (la szlachta), i Towarzysz Husarski ("Compagni Ussari") mantenevano alle loro dipendenze piccole squadre di cavalieri (secondo il modello medievale della lancia), da loro armati e stipendiati, e rispondevano direttamente al rotmistrz, comandante supremo dello squadrone (chorągiew) di cavalleria.

Caratteristica distintiva degli Husaria erano le "ali", supporti di legno ornati di penne, assicurate alle loro selle o alle lamine posteriori della loro corazza. Il loro aspetto doveva essere incredibile a dir poco, come potete vedere dall'immagine qui accanto che ne mostra uno di profilo, in un dipinto intitolato  "La guardia del Hetman" di Wacław Pawliszak.



Nello specifico la canzone narra della loro impresa durante la battaglia di Vienna del 1683, che pose fine a due mesi di assedio da parte dell'esercito turco. L'assedio alla città fu posto a partire dal 14 luglio 1683 dall'esercito dell'Impero Ottomano. In tutto le forze europee contavano su 75/80 000 uomini, contro 140.000 ottomani che avevano invaso l'Austria. Durante l'assedio, inoltre gli ottomani avevano iniziato a minare le mura della città per poi prenderla. Solamente l'arrivo delle forze cristiane della Lega Santa (alleanza di Confederazione Polacco-Lituana, Sacro Romano Impero, ducato di Mantova, Granducato di Toscana, Repubblica di Venezia, Etmanato cosacco di Ucraina) permise di sferrare una vigorosa controffensiva.

La battaglia cominciò l'11 settembre, e si concluse il raggruppamento dei rinforzi dalla Polonia, comandati dallo stesso re polacco Giovanni III Sobieski, dalla Germania e dal resto dell'Austria, oltre alle forze presenti nella città. La canzone narra del momento decisivo della battaglia, dove l'attacco viene condotto da Sobieski in persona e dai suoi 3000 Ussari. La carica sbaragliò definitivamente l'esercito turco, mentre gli assediati uscirono dalle mura per raggiungere i rinforzi che già inseguivano gli ottomani in rotta. Il cronista turco Mehmed, der Silihdar così commentò l'arrivo dell'armata del Sobieski:

« Gli infedeli spuntarono sui pendii con le loro divisioni come nuvole di un temporale, ricoperti di un metallo blu. Arrivavano con un'ala di fronte ai valacchi e moldavi addossati ad una riva del Danubio e con l'altra ala fino all'estremità delle divisioni tartare, coprivano il monte ed il piano formando un fronte di combattimento simile ad una falce. Era come se si riversasse un torrente di nera pece che soffoca e brucia tutto ciò che gli si para innanzi. »
Se desiderate ascoltare la canzone, non avete che da cliccare sul seguente link!


40:1


La battaglia di Wizna, protagonista della terza canzone tratta dall'album The Art of War del 2008, fu combattuta tra il 7 e il 10 settembre del 1939, tra le forze contrapposte del Terzo Reich e della Polonia, durante le fasi iniziali della seconda guerra mondiale.

Secondo lo storico polacco Leszek Moczulski, tra i 350 e i 720 soldati polacchi mantennero le loro posizioni fortificate contro oltre 40.000 tedeschi. Benché la sconfitta fosse inevitabile, i polacchi bloccarono l'avanzata della Wehrmacht per tre giorni, posponendo l'accerchiamento del Gruppo operativo indipendente "Narew", impegnato in combattimento nei dintorni. Il terzo giorno i carri armati tedeschi sfondarono la linea polacca e eliminarono i bunker uno per uno. L'ultimo bunker si arrese intorno a mezzogiorno del 10 settembre. Nell'immagine sopra, potete vedere uno dei bunker polacchi distrutti, oggi conservato come memoriale.

Soldati tedeschi abbattono la sbarra di confine
alla frontiera con la Polonia
Dal momento che questa battaglia avvenne in circostanze simili (un numero esiguo di soldati che si contrappone ad un soverchiante numero di nemici, difendendo posizioni fortificate con grande spirito di sacrificio e protraendo lo scontro fino al proprio annientamento), Wizna viene sovente paragonata alla battaglia delle Termopili. Uno dei simboli della battaglia fu il capitano Władysław Raginis, ufficiale in comando delle forze polacche, il quale giurò di mantenere la sua posizione fino a che avrebbe avuto fiato in corpo. Quando gli ultimi due bunker sotto il suo comando terminarono tutte le munizioni, egli ordinò ai suoi uomini di arrendersi e si suicidò.

Da ultimo ecco dunque il link per ascoltare la canzone, che commemora questo evento tanto drammatico, quanto poco conosciuto, dell'ultimo conflitto mondiale.

***

Mi auguro che abbiate gradito la mia innovativa carrellata, e vi do appuntamento al prossimo sabato, giorno in cui pubblicherò l'ultimo post prima della chiusura estiva!

***

Fonti testi: 

  • Sito ufficiale dei Sabaton per la copertina dell'album
  • Wikipedia per le altre foto

Fonte testo per le notizie sul gruppo e i fatti storici: 

  • Wikipedia



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sabato 14 luglio 2018

Il ritorno di fiamma... de "Il Diavolo nella Torre"!


Biscia nimica di ragione umana,
che 'l verno, quando l'altre stan sotterra,
tu vai mordendo e faccendo guerra,
mancata t'è la tua speranza vana!



Ho voluto aprire questo post con alcuni versi tratti dal Sonetto per San Miniato di Franco Sacchetti (1370), poeta toscano contemporaneo di Bernabò Visconti e appartenente alla Repubblica di Firenze, arcinemica della Biscia milanese, perché vengono recitati nello spettacolo Il Diavolo nella Torre

Lo spettacolo di sabato 7 luglio, organizzato stavolta presso sede della Società Operaia di Trezzo sull'Adda, è stato anche stavolta un successo. Come sempre gli attori di Teatrok si sono dimostrati impareggiabili, in primis l'interprete del personaggio di Bernabò, Dave Coal, che regge sulle spalle lo spettacolo da vero mattatore. Ma non bisogna dimenticare che la macchina da guerra di un allestimento teatrale non può funzionare senza la collaborazione di tutte le persone coinvolte, cui va il mio ringraziamento. Ci sono state anche delle innovazioni molto gradite, ideate per rispondere meglio al nuovo spazio scenico, per certi versi molto più confortevole ma indubbiamente differente dal precedente: una sala più lunga e stretta con poltroncine e con una pedana sopraelevata in modo che alcuni personaggi avessero il giusto risalto, specialmente nelle scene dove sono in ginocchio. Gli attori hanno coinvolto di più il pubblico, scendendo dal palco e con l'accensione di giochi di luce molto suggestivi.

Le fotografie che vado a presentarvi sono state scattate da Jennifer Marangon che ringrazio di cuore. Accanto a ogni immagine ci sono alcuni passaggi del dramma storico che, come sapete ormai ad nauseam, narra della vita e delle vicende del dominus Bernabò Visconti,  che spadroneggiò su Milano e i territori orientali della Lombardia, insieme con i fratelli Matteo o Galeazzo, e poi con il nipote Gian Galeazzo. Suddiviso in tre quadri scanditi da sonetti, il primo dei quali avete trovato sopra, il dramma narra del suo enorme potere, esercitato per trent'anni, del suo rapporto con i familiari, delle numerose donne e dei figli avuti da loro, legittimi e illegittimi, dei suoi svaghi preferiti come la caccia praticata con i suoi amatissimi cani, del suo carattere collerico e imprevedibile e del terrore che incuteva nei suoi sudditi, e non solo.

Ed ecco la carrellata delle mie foto preferite:

***



Bernabò: Nessuno avrebbe osato far proprio il simbolo del diavolo. Solo noi Visconti potevamo. Noi, che siamo la sua progenie, dove il parente ammazza il parente, esattamente come i serpenti che si azzannano tra loro, a morte, nelle loro tane oscure.






Gian Galeazzo: Posso chiederti quanti figli hai, zio?

Bernabò: Bisognerebbe interrogare Domineddio in persona per saperlo. Ma a tutti quelli che provengono dai miei lombi provvedo con la medesima giustizia. Ai maschi concedo territori, titoli e cariche, alle femmine assegno cospicue doti affinché facciano ottimi matrimoni.





Bernabò: Hai lo stesso nome della mia figlia prediletta, Caterina… E tra poco, piccola mia, sarai una donna maritata. Penserai a me con gratitudine anche allora?


Giovannola: E, dopo qualche tempo, già mi tenevate tra le braccia, facendomi vostra. E mi avete amato tanto anche dopo, e io amavo voi. E dalla nostra unione nacque la nostra Bernarda.



L'astrologa: Da lungo tempo si ripetono presagi di morte. Ricordatevi di che cosa apparve sopra il castello di Porta Romana due anni fa: un cerchio di fuoco, dentro cui c’era un teschio, e che fu veduto sostare in cielo per un’ora e mezza.


















Gian Galeazzo: Disponiamo quindi, pur con la morte nel cuore, il suo trasferimento nel castello di Trezzo dove sarà rinchiuso fino a quando Dio avrà pietà della sua anima e lo chiamerà a sé.


***


Come si svolgerà tutta la vicenda, però? Per saperlo non vi resta che assistere allo spettacolo! Vi segnalo che 

















l'8 settembre 
si replica

per cui non lasciatevi sfuggire l'occasione se siete nei paraggi! Vi aspettiamo a Trezzo sull'Adda!





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sabato 7 luglio 2018

Il Caffè della Rivoluzione: Un transgender nell'Antico Regime / 36




Bella questa signora del ritratto a sinistra, non è vero? Un decolleté del genere non dovrebbe far insospettire nessuno. E invece Charles-Geneviève-Louis-Auguste-André-Timothée d'Éon de Beaumont, detto "chevalier d'Éon" (1728-1810) era un diplomatico, una spia, un ufficiale e uno scrittore. In parole povere, un uomo. Ma non in tutte le stagioni.Visse infatti vestito da uomo per quarantanove anni e da donna durante trentadue anni.

Si tratta di un altro sconcertante personaggio scaturito da questa camaleontica età moderna: un periodo storico che trasforma ogni cosa, dal manoscritto alla stampa, dalla religione alla laicizzazione della società, dagli stati regionali agli stati così come li conosciamo, dalle rivolte alle rivoluzioni... e potrei continuare per molto tempo a snocciolare esempi.

Una delle figure più brillanti e contraddittorie del XVIII secolo, lo chevalier d'Éon svolse ruoli importanti nella diplomazia ufficiale, e soprattutto in quella parallela, di Luigi XV, durante la guerra dei Sette Anni del 1756-63 che vide coinvolte varie potenze europee su opposti schieramenti. Come ambasciatore in Inghilterra, elaborò, tra le altre cose, un piano d'invasione del paese via mare.

Celebre era, appunto, il suo gusto pronunciato per il travestimento. Questo potrebbe spiegare come in alcuni suoi scritti la sua identità sessuale sia rimasta un enigma storico. Un collegio di dottori poté constatare con l'autopsia eseguita che era dotato di attributi maschili anche se un altro esame era arrivato alla conclusione opposta. Lo chevalier d'Éon amava la bella vita e il buon cibo, e scrisse dei saggi su svariati argomenti.

Lo possiamo vedere qui sotto a sinistra in una stampa satirica, impegnato in un duello con Monsieur de Saint-George a Carlton House il 9 aprile del 1787. Nel ritratto a olio sulla destra, invece, posto alla National Portrait Gallery, siamo nel 1792, quindi in un'età dove è piuttosto anziano. Ci guarda con il suo viso roseo e fintamente bonario, in testa il cappello ornato di un enorme fiocco patriottico con i tre colori della Francia rivoluzionaria.



















Questa figura incredibile non poteva non colpire l'immaginazione di qualche creativo! E difatti ha generato una serie anime creata dallo scrittore Tow Ubukata e prodotta dallo studio Production I.G, distribuita in Italia da Yamato Video, che s'ispira molto liberamente al personaggio storico. Un anno prima della serie TV era stato pubblicato dalla Kodansha un manga, scritto da Ubukata e illustrato da Kiriko Yumeji, anche se le due storie sono molto diverse. Il manga è stato pubblicato in Italia dalla Star Comics.


« Nel principio fu il verbo. Quelli erano i giorni in cui regnava Luigi XV... Versailles splendeva in tutta la sua gloria, e sul corso della Senna prosperava la città di Parigi, pervasa da bellezza e confusione. Il tempo cambia ogni cosa. Solo le parole rimangono. Ecco perché io, D'Eon de Beaumont, racconto la mia storia, e quella dei miei compagni che credettero nello spirito della Francia. Narrerò gli eventi che misero fine a un'era, e del corpo di una donna trovato a galleggiare nella Senna. Il suo nome era Lia de Beaumont. La mia sorella maggiore. »

(D'Eon de Beaumont, voce narrante, introduzione al primo episodio)
La storia si svolge nel XVIII secolo, sotto il regno di Luigi XV, alla vigilia della Rivoluzione francese. La corte di Versailles, all'apice del suo splendore, vede gli aristocratici impegnati nella loro esistenza fatta di balli e di banchetti, ma cominciano già a intravedersi le prime crepe, destinare a minare le fondamenta di un'era che volge inesorabilmente alla fine. Una mattina, nella Senna viene trovata una cassa che galleggia sulle acque. Ben presto si rivela essere una bara, sul coperchio della quale è incisa la parola PSALMS, e dentro la quale viene ritrovato il corpo di una donna, che viene riconosciuta come Lia de Beaumont.

D'Eon de Beaumont, il fratello minore di Lia, è membro della polizia segreta e sta svolgendo indagini su una serie di sparizioni di giovani donne. Non appena viene ritrovato il corpo di sua sorella, il cavaliere viene avvisato della scoperta, ritrovandosi inconsapevolmente all'inizio di una storia torbida e misteriosa.

Ho provato a guardare qualche episodio, perché la storia parte molto bene sia con l'arrivo della cassa sulle acque della Senna, sia con la questione dell'identità del fratello, che si fa sempre più incerta. Oltre al trauma per la morte della sorella, quest'ultima gli ha donato qualcosa della sua anima, concetto che è senz'altro nelle mie corde. Speravo di ritrovarmi alle prese con un altro filone nello stile di Lady Oscar, ma a dire la verità non mi ha entusiasmato: la vicenda secondo me si disperde con l'arrivo degli zombie - genere di creature che non sopporto proprio - risvegliati da una setta segreta di alchimisti. Gioca anche il fatto, probabilmente, che non sia riuscita a trovare la versione in italiano, ma solo quella in inglese o in francese, e i miei neuroni sono ormai diventati molto pigri. Penso però che riproverò, ma a data da destinarsi! I disegni sono comunque bellissimi e le ambientazioni molto curate, e sono una gioia per i miei occhi.

Se siete curiosi e volete dare un'occhiata alla prima puntata, nella versione in inglese, potete trovarla cliccando sul seguente video:


 ***

Bene, e con questo post Il Caffè della Rivoluzione chiude per la pausa estiva, dato che gli avventori sono anche loro sfatti per il caldo, e ormai stravaccati sui tavolini in pose poco eleganti. Ma non temete, vi terrò compagnia ancora per qualche tempo con post dal taglio corto e tipicamente estivo.

E voi avete qualche anime o cartone animato della vostra infanzia e giovinezza che ricordate con particolare piacere?

***

Fonte testo: Wikipedia

Fonte immagini:
  • Charles de Beaumont en habit féminin dessiné et gravé par J. B. Bradel (1779).
  • Satire du duel d'escrime entre « Monsieur de Saint-George et Mademoiselle la chevalière d'Éon de Beaumont » à Carlton House le 9 avril1787. Gravure de Victor Marie Picot basée sur l'œuvre originale d'Alexandre-Auguste Robineau.
  • Portrait of d'Éon by Thomas Stewart (1792), at the National Portrait Gallery.

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sabato 30 giugno 2018

Viaggio multimodale dentro me stessa - da un post di Marco Lazzara


L'infaticabile Marco Lazzara del blog Arcani è sempre un vulcano di idee. Particolarmente stimolanti, almeno per me, sono state le sue proposte dei viaggi multimodali. L'ultimo post appartenente a questa serie riguarda un argomento molto particolare, cioè un viaggio multimodale dentro se stessi, dall'esterno all'interno. Se avete piacere di leggere l'articolo con le sue scelte, lo potete trovare qui. Prendendo a prestito le parole con cui Marco introduce l'idea alla base dell'esperimento, domando anch'io: "Come ti descriveresti utilizzando i modi del viaggio?" Per aderire all'iniziativa occorre però scegliere non qualcosa che ci piace - in questo caso sarebbe troppo facile! - ma qualcosa che rappresenti la nostra personalità o almeno uno dei suoi aspetti.

Reduce dai miei esami universitari, avverto il bisogno di ricostituire la mia identità perduta, e dunque ho più che mai voglia di cimentarmi nel gioco. Seguo la scansione proposta da Marco, e quindi inizio subito con un campo che mi attira molto, cioè l'Arte.

Arte

Il quadro che ho scelto per rappresentarmi è Donna che scrive una lettera di Jan Vermeer, del 1665.
Oltre all'atto dello scrivere, in questo quadro mi piace l'espressione di lei, che sembra avere appena alzato la testa come se fosse stata distolta dalla sua attività dall'ingresso del pittore.  Ha la bocca lievemente sorridente e sembra che stia per dire: "Bentornato!" Probabilmente, questo è il ritratto della moglie di Vermeer, Catharina.

Non è una donna di particolare bellezza, ma ha l'aria vispa e curiosa. Mi ha fatto ricordare uno dei primi temi di scuola di mio figlio dove doveva descrivere una persona importante. Aveva scelto me, e mi aveva descritta con "una faccia carina e buffa".

Del quadro mi piace anche l'ambiente domestico in cui la donna pare trovarsi a suo agio, parzialmente immerso com'è nella penombra, e dove la luce cade con particolare intensità sul tavolo, e naturalmente sulla protagonista.Mi trovo a mio agio dappertutto, ma mi piace molto stare in casa dove ho quello che amo di più, come i familiari, i libri, l'occorrente per scrivere, e dove posso indossare un abito informale. Nel quadro, il colore giallo della morbida giacca splende e mette allegria, e la pelliccia che la orna aggiunge un tono d'intimità e benessere. Il tutto emana preziosità e raccoglimento.


Letteratura

Per descrivermi attraverso le pagine di un altro scrittore, non ho avuto dubbi. Scelgo Possessione di Antonia Byatt, uno dei più bei romanzi che abbia avuto la fortuna di leggere, e che contiene parecchi leitmotiv della mia vita. Innanzitutto, la protagonista, la dottoressa Maud Bailey, è una studiosa, quindi una ricercatrice e una storica. Non mi ritengo una storica, per carità, ma come sapete mi è sempre piaciuto investigare, specialmente con lo sguardo rivolto al passato.

Il contraltare di Maud Bailey è Christabel LaMotte, la poetessa vittoriana, oggetto della ricerca di Maud e del suo timido collega Roland Michell. Non è tutto, perché il romanzo si sviluppa come una vera indagine a ritroso su Christabel e Ash, un altro poeta vittoriano, con viaggi in mezzo a una natura spesso fiabesca e suggestiva. Partita come un'indagine quasi da topi di biblioteca su carte ingiallite, la storia si colora di giallo e di avventura, e letteralmente possiede i due protagonisti, diventa una vera ossessione... un po' come lo è, per me, la Storia. Alla fine avvengono dei colpi di scena molto eccitanti, degni di un romanzo gotico.

La lezione più importante del libro, e che sposo in toto, è che attraverso lo schiudersi del passato, e dei segreti rimasti troppo a lungo sepolti, si impara a conoscere se stessi. Per farlo, la prosa della Byatt si snoda attraverso diversi punti di vista... insomma, ricerca a ritroso, poesia, cultura, avventura, passione, colpi di scena,  penso che questo romanzo rispecchi pienamente il mio lato indagativo e avventuroso.


Cinema

In campo cinematografico opto per The Tree of Life di Terrence Malick del 2011. Attraverso il racconto della famiglia O'Brien, e soprattutto della madre, il regista ci introduce alla ricerca del senso della vita. Nel film la signora O'Brien ripete la frase di Tommaso D'Aquino secondo la cui filosofia "vi è una via della natura e una via di grazia". Per molti versi il film è affascinante e nello stesso tempo enigmatico, perché alla storia di questa famiglia si alternano immagini di pianeti, stelle e galassie, scenari naturali incontaminati come deserti, oceani, vulcani e immagini al microscopio elettronico di movimenti cellulari.

Nel film ci sono parecchi riferimenti alla religione cristiana e in particolare al Libro di Giobbe nel quale ci si domanda il senso del dolore. Questo film rappresenta bene sia il mio impulso personale alla ricerca, e anche la mia meraviglia di fronte alla bellezza del creato e alla sua perfezione, anche a partire dal piede di un neonato come bene esprime la locandina, oltre che al suo mistero.


Musica

Voto per Time degli Alan Parsons Project, una canzone che appartiene all'album The Turn of a Friendly Card del 1980. Ha un testo struggente e una musica che parla di tempo che fluisce, di onde del mare e di maree, ma anche di incontri. Incontri con amici e amori ardenti, che vengono da molto lontano e che si ripetono all'infinito. Su questo non posso raccontarvi oltre, perlomeno non su questo blog dove le parole possono essere equivocate, ma chi mi conosce intimamente può ben capire ciò a cui mi riferisco. Il tempo, comunque, è un tiranno cui siamo tutti soggetti, nelle piccole e nelle grandi cose. Potete ascoltare la canzone a questo link, oppure cliccando sul video sottostante, mentre il testo della canzone è il seguente:

Time, flowing like a river
Time, beckoning me
Who knows when we shall meet again
If ever
But time
Keeps flowing like a river
To the sea

Goodbye my love,
Maybe for forever
Goodbye my love,
The tide waits for me
Who knows when we shall meet again
If ever
But time
Keeps flowing like a river (on and on)
To the sea, to the sea


Till it's gone forever
Gone forever
Gone forevermore

Goodbye my friends,
Maybe forever
Goodbye my friends,
The stars wait for me
Who knows where we shall meet again
If ever
But time
Keeps flowing like a river (on and on)
To the sea, to the sea

Till it's gone forever
Gone forever
Gone forevermore






***

Bene, la mia descrizione multimodale all'interno di me stessa è terminata! Che ne pensate? Avete voglia di unirvi all'esperimento?

Fonti immagini: Wikipedia
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sabato 23 giugno 2018

Il Cavaliere, la Morte e... il Diavolo


Rieccomi a voi, più morta che viva, dopo questo tour davvero massacrante di esami universitari. Vi sono mancata? Chi di voi bazzica Facebook sa già che sono andati benissimo, come meglio non potevo sperare! :-)

I risultati finali sono stati i seguenti:

- Civiltà e Lingua Inglese: 30 e lode (esame scritto, 5 giugno / esame orale 8 giugno)
- Geografia Urbana: 30 (orale, 12 giugno)
- Storia Medievale: 30 (orale, 20 giugno)

Devo dire che sono stati durissimi, anche perché, come non frequentante, dovevo portare più libri e naturalmente, non essendo presente ai vari corsi (a parte Civiltà e Lingua Inglese), ho sempre avuto l'orribile sensazione di essermi concentrata su cose di poco conto e averne tralasciato altre della massima importanza. Se non capisci dei concetti puoi chiedere inviando una mail al docente, o chiedere un colloquio, ma essere presente è tutta un'altra cosa. Peraltro ci sono anche docenti che non rispondono. Vorrei comunque raccontarvi qualche aneddoto divertente di questa tornata di esami, perché ne sono successe di tutti i colori!


L'unico esame su cui ero tranquilla era Civiltà e Lingua Inglese, anche se lo scritto si è rivelato piuttosto difficile e, anche lì, ci sono state delle sorprese. Avevamo studiato su tre libri più le fotocopie distribuite durante le lezioni. La prova scritta era una Reading Comprehension su un testo accademico relativo a un argomento affrontato. Nel nostro caso è stato un articolo sulla storia dell'immigrazione nel Regno Unito dalle origini con: 5 domande relative al testo, 5 domande di Vero/Falso, 5 con definizione di parole, 1 domanda con stesura di una quindicina di righe su un argomento extra, in questo caso era l'apporto dei primi popoli invasori alla lingua inglese che non potevi desumere dal testo, 5 con sinonimi, 5 di traduzione in italiano di parole. Avevamo quattro ore di tempo, sembrano tante ma vi assicuro che le ho usate quasi tutte.

Era un lavoro lunghissimo e impegnativo. Ho riempito due fogli di minuta e ancora non bastavano, e ho anche cercato di scrivere la versione definitiva senza usare la mia solita scrittura da gallina. Infatti in famiglia mi prendono in giro perché mi chiedono sempre: "Ma tu saresti quella che corregge le bozze?" A parte che non sono solo "quella che corregge le bozze", ma in effetti devo dire che quando il grafico corregge "lunch" in "Punch", interpretando la mia 'l' minuscola in una 'P' maiuscola, un esame di coscienza s'impone. A un certo punto avevo terminato quando mi sono accorta che, nella fretta, avevo completamente sbagliato a interpretare la famosa domanda sull'apporto dei primi popoli invasori alla lingua inglese. Ho chiesto un nuovo foglio e ho cominciato a copiare tutto daccapo. Per fortuna, dico io, dev'esserci stato nei paraggi Giuseppe da Copertino che mi ha detto all'orecchio: "Ma che diavolo stai combinando? E tu saresti "quella che sa l'inglese"?" Insomma, non proprio così ma quasi...

Per quanto riguarda l'esame orale, c'era da preparare un sacco di roba. Occorreva scegliere un testo in lingua inglese oppure sul mondo anglosassone, letterario, scientifico o storico. Io ho scelto il Capitolo 2 di Animal Farm di Orwell, di cui dovevo preparare il glossario dei termini tecnici, l'analisi critica del testo sulla base di linee guida indicate dalla docente e una contestualizzazione storica, preferibilmente in Power Point, il tutto da esporre in dieci minuti, orologio alla mano. Chi di voi ha letto quest'opera allegorico-politica sa benissimo che soltanto per la presentazione del gruppo dirigente dei maiali ci sarebbe da parlare per dieci minuti, in quanto sono la raffigurazione dei maggiori leader al tempo della Rivoluzione Russa, tra cui Stalin. Si è trattato di un lavoraccio che mi ha portato via parecchie ore. L'esposizione orale comunque è andata benissimo, e insieme con la prova scritta mi ha fruttato un bel 30 e lode. All'uscita, siccome era ora di pranzo, sono andata a festeggiare con una bella coppa di gelato e fragole vicino alla Pinacoteca Ambrosiana, alla faccia della dieta e della tiroide, oink oink.


L'esame di Geografia Urbana è stato pesantissimo, anche perché nell'ambito di questa disciplina ci sono anche modelli dinamici da imparare, o comunque da saper spiegare. I mie testi erano: "Le città del mondo", "Geografie dell'urbano" (difficilissimo), "Il trionfo della città", "Green Metropolis". Ho cercato più che altro di ripassare gli argomenti che avevano svolto in classe, traendo spunto anche dalle slide, ma erano una montagna.

Il giorno dell'esame ero così rincitrullita che ho sbagliato aula! Come sapete non ho una grande simpatia per i numeri, dunque ero convinta di dover recarmi nell'aula M201. Mi sono seduta insieme agli altri candidati in attesa della docente, nel frattempo speravo che avesse aderito allo sciopero in corso. Invece si è presentato un assistente molto simpatico che ha cominciato a fare l'appello. Non veniva mai fuori il mio nome, così mi sono insospettita. Nel frattempo sbirciavo gli appunti della persona più vicina a me e vedevo che c'erano degli schemi a diagramma con frecce incrociate, e anche i testi sembravano piuttosto diversi. A quel punto Giuseppe da Copertino ha di nuovo strillato di verificare il numero dell'aula dalla stampa d'iscrizione, che per fortuna mi porto sempre appresso, e ho scoperto con orrore che avevo sbagliato aula e che avrei dovuto recarmi nell'aula M204! Ho arraffato la mia roba e sono corsa fuori come se avessi il diavolo alle calcagna, sotto l'occhio sconcertato dell'assistente. Ho poi scoperto che lì si sarebbe tenuto l'esame di Elementi di Logica Matematica, ahahahahah, vero pane per i miei denti. Per fortuna l'aula giusta era due porte più in là, e gli esaminatori non erano ancora arrivati.

Speravo appunto che facessero sciopero, invece è arrivata la titolare di cattedra e un assistente. Io ero la sesta e facevo "ambarabà-cicì-cocò" sperando che mi interrogasse lui, che aveva l'aria leggermente più cordiale. Nel frattempo tiravo in cuor mio una massa di accidenti a mio figlio, che mi aveva convinto a scegliere Geografia Urbana anziché Geografia della Popolazione, esame scritto. Infatti negli esami orali - e nel mio percorso di studi sono quasi tutti orali - ogni volta mi sembra di essere davanti al plotone d'esecuzione. Comunque alla fine mi ha chiamato proprio lui! Speravo che mi chiedesse qualche argomento inerente la nascita delle città, invece mi ha chiesto i valori d'uso del suolo urbano, domanda che prevedeva l'uso di un diagramma, cui per fortuna sapevo rispondere. Insomma, tra una domanda e l'altra sulla tesi della densità urbana e la città post-industriale, sono riuscita a cavarmela e ho preso un bel 30. Sono uscita dall'aula a dir poco incredula, in considerazione di quanto poco mi sentissi preparata.


L'esame di Storia Medievale è stato terrificante. Contavo di darlo a febbraio, ma per vari motivi non mi sentivo mai pronta e quindi l'ho rimandato alla sessione estiva. Nonostante io ami moltissimo questo periodo, si trattava di un esame "MONSTRE", un vero scoglio da superare: sono pur sempre mille anni dove si va dai barbari a Lorenzo il Magnifico, con grovigli istituzionali inestricabili, concili, diete, imperatori dai nomi tutti uguali (perché nella dinastia Pipinide si chiamavano tutti Carlo, Carlomanno e Pipino?!), date da imparare, riforme ecclesiastiche e imperiali, e chi più ne ha più ne metta. Nonché uso, di volta in volta, di termini di estrema precisione (feudo oblato, conte immunista, legami vassallatico-beneficiari, giurisdizionale e non giuridico, cesaropapismo, enunciazioni e non editto ecc.).

Siccome puntavo anche qui ai 9 crediti, ho scelto due altri testi tra cui "Poveri e povertà nel Medioevo" e "I paesaggi dell'Italia medievale", dato che mi interessa molto il lato sociale della Storia. In totale saranno state un migliaio di pagine da leggere e studiare.

Stavolta non ho sbagliato aula, anzi, mi sono seduta davanti perché ero la quarta in ordine progressivo. Ho scoperto che all'inizio avremmo dovuto superare un breve test scritto, che comportava il collegamento tra personaggi, eventi e date, attribuire a un avvenimento o diploma ecc. una data oppure un secolo, scrivere la definizione di un termine (io avevo "arimanni") e spiegare un'istituzione o altro (io avevo "il comune podestarile"). Come volevasi dimostrare ho sbagliato un paio di date, di quelle da scrivere, mentre ho fatto tutti giusti i collegamenti e ho risposto bene al resto.

Poi è cominciata la vera tortura, cioè l'esame orale. Prima di me c'erano tre persone, che venivano interrogate o dalla docente o dall'assistente. Il primo era bravissimo, tra l'altro non aveva nemmeno dovuto fare il test, segno che era più avanti. Una ragazza si è ritirata perché non ha risposto bene al test scritto. Un altro ragazzo al suo terzo tentativo è andato completamente nel pallone, e non riusciva a rispondere a niente, né alle rivolte sociali del Trecento né ai Normanni d'Italia né alla dinastia carolingia. Io ascoltavo e soffrivo per lui, la professoressa cercava di aiutarlo incoraggiandolo.

Alla fine mi ha chiamato l'assistente, mi sono seduta davanti a lui con i miei libri. Avevo un'ampia schiera di cavalli di battaglia, tra cui anche l'impero islamico oppure i Longobardi, o gli ordini monastici attorno al 1000, il monachesimo orientale, o anche i Comuni e il Barbarossa che avevo ripassato a puntino, o le Signorie o le compagnie di ventura. Sarebbero andati benissimo anche i popoli germanici, Carlo Magno, Guglielmo il Conquistatore, i Plantageneti, la lotta per le investiture ecc. Invece mi guarda e mi chiede la riforma ecclesiastica imperiale del X secolo. Là ho avuto un vuoto di memoria pauroso, come un abisso senza fondo attraversato dal vento ululante. Fissavo la sua faccia impassibile e non riusciva a venirmi in mente assolutamente niente. Sono stati momenti di puro terrore. Ancora una volta è intervenuto il buon Giuseppe da Copertino e, sospirando, mi ha fatto visualizzare la miniatura dell'imperatore tedesco Enrico III. Mi sono ripresa a stento e ho cominciato a parlare, scoprendo, da un'osservazione dell'esaminatore, che ero andata troppo avanti e che avrei dovuto iniziare con la dinastia della casa di Sassonia, dunque con Ottone I. Però non riusciva a venirmi in mente alcun collegamento tra Ottone I e qualsivoglia riforma in merito a papa, vescovi, abati e chierici. Comunque parlavo e, lentamente e faticosamente, e con la gola secca, mi sono ripresa. Lui un po' annuiva e un po' faceva mmm... come a dire che non era proprio esatto... comunque sono riusciva a costruire qualcosa di abbastanza convincente, per poi riuscire a passare finalmente a Enrico III e a papa Leone IX, alla corte pontificia e al movimento dei riformatori che sapevo bene. Da lì in poi è stato tutto in discesa, lunghissimo, interminabile, ma liscio. Mi ha torchiato ben bene per mezz'ora, concludendo con delle domande sugli altri testi (i "paesaggi della paura", i maggiori protagonisti delle opere di disboscamento dell'Alto Medioevo, e poi chi erano i pauperes verecundi e gli enti assistenziali in loro favore). Alla fine mi ha dato 30, stringendomi la mano. Sono uscita dall'aula distrutta e con la mente ridotta in poltiglia.

Ebbene, che ne pensate? 

In quanto a me, dopo questo tour infernale trascorrerò il fine settimana in uno stato di totale rilassamento, e con la borsa del ghiaccio sulla testa per far svaporare i fumi del cervello.

L'aggettivo "infernale" peraltro non è usato a casaccio, in quanto, poco dopo aver concluso l'ultima fatica, ho cominciato ad avvertire un intenso odore di bruciato. "Avrò lasciato la pentola sul fuoco," mi sono detta. Quando però l'odore ha assunto un sentore di zolfo, ho compreso che, oh... stava per ricomparire "lui", il potentissimo, amatissimo, temutissimo signore di Milano


Bernabò Visconti
ovvero
il protagonista de

Il Diavolo nella Torre

E dunque sì, tra tuoni e fulmini ritorna anche il Diavolo al castello di Trezzo nelle date del 7 luglio e dell'8 settembre come da locandina con gli attori di Teatrok! Vi aspettiamo e... per rinfrescarvi la memoria ecco il mio theatre trailer. 

Un abbraccio a tutti quanti, ci si rivede in giro!




***

Fonte della prima immagine:
Il cavaliere, la morte e il diavolo di Albrecht Dürer (1513) - Wikipedia


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sabato 2 giugno 2018

Chiuso per esami. L'università e i suoi libri


Come vi avevo preannunciato, si è aperto un mese particolarmente arduo causa esami universitari, oltre a tutti i miei impegni, non da ultimo la professione che mi consente di guadagnarmi la pagnotta. Per quanto riguarda l'università, mi sono iscritta alle seguenti prove:

- Civiltà e Lingua inglese (5 giugno, lo scritto; 8 giugno, l'orale)
- Geografia Urbana (12 giugno)
- Storia Medievale (20 giugno).

... sebbene è notizia di questi giorni che i professori universitari entreranno in sciopero, e quindi è a rischio la sessione estiva di esami. Sul mio account è apparsa una criptica comunicazione, dopo la lettura della quale mi sono detta "secondo me è già un esame, ma del mio Q.I.". Tra le fumose righe, ho capito a stento che il docente che decide di scioperare può farlo senza preavviso e all'ultimo momento, e che comunque è obbligato a ripetere la sessione 14 giorni dopo. Egoisticamente parlando, mi scoccerebbe parecchio, perché significherebbe non poter affrontare i miei tre esami, come ho attentamente programmato, a giugno, ma sarei in ballo fino a tutto luglio. Avevo anche pianificato infatti, proprio a partire da luglio, di concentrarmi su Storia della stampa e dell'editoria, per il quale devo studiare ben cinque tomi per l'esame del 10 settembre.

Comunque vadano le cose, in questo periodo ho ripreso a ripassare Storia Medievale, un pezzo per volta, perché per me è "il padre di tutti gli esami". Per questo motivo, e il caos inerente gli esami, il blog entra in pausa almeno per tutto questo mese, dove non potrò essere molto assidua nel commentare sui vostri blog, scusatemi!... anche se mi riprometto di recuperare. Ma non è detto, può darsi che invece, non avendo l'incombenza di scrivere il post del sabato, sia più assidua presso i vostri blog. Il blog rimane comunque aperto per eventuali guest post o altre necessità.

Siccome mi dispiace chiudere troppo bruscamente e lasciarvi a bocca asciutta, vorrei cogliere quest'opportunità per raccontarvi qualcosa non tanto sulle università medievali, tema vastissimo per cui ci vorrebbe un blog dedicato, quanto su come si presentavano i libri universitari nel Medioevo. Amiamo tutti moltissimo i libri in ogni loro forma, sia come autori che come lettori, e quindi spero che il tema sia nelle vostre corde.

Un cenno sulla nascita delle università è comunque d'obbligo. Malgrado nel mondo romano vi fossero state delle scuole, le università furono una creazione originale del XII secolo. Erano semplici associazioni di studenti e professori, che si configuravano in maniera non molto diversa dalle corporazioni di arti e mestieri. Fin da subito essi cercarono di ottenere il riconoscimento dell'autorità costituita, laica o ecclesiastica che fosse, e particolari esenzioni in modo da ottenere sgravi e aiuti per gli studenti più poveri. Già questo aspetto me le rende oltremodo attraenti!

Peraltro il termine universitas all'epoca indicava soltanto la struttura corporativa che si occupava di far funzionare il complesso dell'organizzazione didattica, indicata con il termine di studium. La prima università dell'Europa medievale è considerata la celeberrima Scuola medica di Salerno. A Bologna l'università nacque nell'ambito delle scuole laiche di diritto. A Parigi invece le origini dell'università sono da collegare con la scuola della cattedrale di Notre Dame. Una filiazione di Parigi si può considerare l'università di Oxford. Anche Bologna fu madre di altre università, ad esempio Padova e Napoli. C'era dunque un grande fermento culturale all'epoca.

I corsi si tenevano nelle case dei maestri o in case da loro affittate, mentre le assemblee, gli esami, le dispute solenni si svolgevano nelle chiese e nei conventi. Mi piace immaginare il gruppo degli studenti che si ritrova a casa del professore, come a testimoniare un legame molto stretto e personale, una sorta di complicità nell'organizzare le modalità di insegnamento e apprendimento.

Ma veniamo allo sviluppo della produzione libraria.

Come potete immaginare, la nascita dell'università contribuì a modificare radicalmente le condizioni in cui venivano prodotti i libri che erano oggetti di lusso, e molto costosi. Erano prodotti soltanto negli scriptoria dei monasteri e, in misura minore, nelle chiese cattedrali, e richiedevano mesi, a volte anni, di lavoro. All'opera degli amanuensi si affiancava quella dei miniatori che realizzavano non di rado delle vere e proprie opere d'arte. Ovviamente anche le biblioteche più fornite avevano poche copie pregiate di opere. Riuscite a pensarlo in rapporto alla nostra epoca, dove le nostre case di "lettori forti" rigurgitano di libri?

Nell'ambito dell'insegnamento universitario, dunque, era necessario disporre di molte copie della stessa opera, di libri maneggevoli e poco costosi, su cui poter fare anche delle annotazioni durante la lettura e il commento che faceva il maestro. Tutto questo in un'epoca in cui l'invenzione della stampa era ben al di là da venire. All'inizio infatti sia gli studenti che i maestri furono costretti a procurarsi da soli e in mezzo a difficoltà di ogni genere i libri di cui avevano bisogno. Come fare?

Il problema fu affrontato introducendo il sistema della "pecia", che garantiva la correttezza dei testi e la possibilità di averne a prezzi accessibili. Una commissione di professori approvava dunque i testi ufficiali (exemplaria) per fornirli ai librari-editori (stationarii) riconosciuti dall'università. Questi li utilizzavano per farne copie da destinare alla libera vendita sia per prestarli agli studenti e ai professori, che potevano ricopiarli. Gli exemplaria non erano però prestati nella loro integrità, ma composti di fascicoli sciolti, dette peciae, in modo che potessero lavorarvi più copisti contemporaneamente. Venne comunque a formarsi un tipo di libro dalle caratteristiche comuni, con ampi margini per i commenti, usi di iniziali e divisioni di periodi, sistemi sintetici di citazioni. La materia utilizzata era ancora la pergamena, di derivazione animale, ma già cominciava a diffondersi l'uso della carta per i codici di uso corrente. Anche la scrittura venne ad assumere tipizzazioni grafiche particolari. per meglio caratterizzare e definire la produzione universitaria. Come a dire, la necessità aguzza l'ingegno!

Ed ecco nato il libro universitario, e quindi al nostro discente medievale non rimanevano più scuse per mettersi a studiare d'impegno! Vero è che un'altra figura tipica dell'università medievale era quella del chierico vagante, cioè dello studente universitario che, soprattutto nel Basso Medioevo, si spostava in tutta Europa per seguire le varie lezioni. I chierici erranti conducevano una vita allegra e non di rado turbolenta, tra donne, gioco, risse e vino, ed erano visti con sospetto perché con il loro comportamento causavano parecchia instabilità sociale. Ai clerici vagantes viene attribuito ogni sorta di canto o poemetto satirico medioevale. Sembra comunque certo che i cosiddetti Carmina Burana siano effettivamente di produzione studentesca. Come a dire che il gap generazionale non è che sia molto cambiato nei secoli. Le generazioni più vecchie si lamenteranno sempre della rissosità di quelle più giovani, e quelle più giovani avranno da ridire sull'immobilismo delle più anziane. Ma sto divagando o vagando, proprio come il nostro "gogliardo"...

L'accenno alle libagioni mi porta però a rammentare il grande banchetto che si terrà oggi, quello famoso per il nostro "venticinquesimo" anniversario. Avremmo dovuto festeggiare agli inizi di marzo, ma mia cognata non era stata bene, e quindi avevamo rimandato. Oggi è il grande giorno! Festeggeremo dunque in un agriturismo di Trezzo sull'Adda, Le Cave del Ceppo, sotto l'occhio benevolo del nostro signore di Milano Bernabò Visconti che amava molto cacciare in quelle foreste. Chi sa che non faccia una capatina a trovarci, o addirittura non prenda posto con noi a tavola.

***

Con tutto questo vi saluto e concludo chiedendomi come erano i vostri rapporti con i libri di scuola o dell'università. Avete qualche bel ricordo da condividere con me?



Fonte testo: 
- Medioevo - I caratteri originali di un'età di transizione di Giovanni Vitolo

Fonte immagini:


- Lezione di filosofia a Parigi – miniatura dalle “Grandes chroniques de France”, fine XIV secolo – Castres, biblioteca municipale - da Wikipedia

- Esempi di capilettera nel Codex Frisianus (1325 circa) - da Wikipedia

- I gogliardi nel Medioevo - dal web

- Banchetto medievale - dal web
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sabato 26 maggio 2018

Uomini e donne volanti tra il sacro e il meraviglioso


Questo delizioso, piccolo libro di Errico Buonanno ha come titolo “Vite straordinarie di uomini volanti”, dove per uomini si intendono gli esseri umani, e quindi molte sono le donne che affollano le pagine dell’opera. Per creature volanti, però, si intendono coloro che volarono, o lievitarono, senza l’aiuto di mezzi meccanici, e dunque il grande Leonardo da Vinci e i fratelli Wright, per quanto ingegnosi e spericolati, sono esclusi dal novero. Tutta la narrazione è condotta sul fil rouge di coloro che, per un trasporto ineffabile dello spirito, o quasi per magia e illusionismo, riuscirono ad alzarsi in volo vincendo la potente legge della gravità. Uno dei temi che sta alla base del libro è, infatti, la storia dei levitanti personaggi che, prima del secolo della Ragione e dei Lumi, volavano senza pensarci e soltanto “perché ci credevano”, sfidando le leggi della fisica.

Il libro, come dicevo, si legge d’un fiato, e approfitto dell’occasione non soltanto per recensirlo, ma soprattutto per presentarvi alcuni personaggi storici che in esso sono tratteggiati. Esemplare in questa rassegna è la storia di Giuseppe da Copertino. Secondo le testimonianze coeve, questo frate cappuccino non è un prodigio d'intelligenza. Anzi, è così idiota che i confratelli lo chiamano Frate Asino, e  si divertono a tormentarlo con dispetti e angherie, che sopporta con pazienza. Spesso s’incanta a fissare il vuoto, come fosse imbambolato; e non riesce a svolgere i lavori manuali più semplici senza combinare disastri. Viene ordinato frate dopo aver passato un esame d’ammissione, rispondendo a una domanda, l’unica di cui sa la risposta. Ha infatti invocato l’intercessione della Madonna, cui è molto devoto, e Maria lo ha aiutato. (Con il tempo è diventato patrono degli studenti impegnati a superare esami difficili!) Giuseppe da Copertino, però, ha una facoltà straordinaria: lievita, addirittura vola, quando è in preda a emozioni incontenibili, e cioè accade fin da piccolo.

Il 4 ottobre del 1630 ha iniziato a volare, bambino, alla festa di San Francesco, staccandosi dal suolo e posandosi sul pulpito. Da quella volta, non ha più smesso, volando grossomodo duecento volte. Soprattutto la vista della Madonna, sotto forma di scultura o di un affresco che la ritrae, lo emoziona al punto da ripetere: “Bella Maria! Bella Maria”, da abbracciare magari il padre custode e trasportarlo in alto con lui. I superiori gli chiedono spiegazioni di quei voli, ed egli risponde che sono "ratti giubilati", cioè rapimenti che lo colgono quando è invaso dalla contentezza. Nel giorno in cui Giuseppe si reca in visita ad Assisi, è così felice che continua a svolazzare. Viene condotto in chiesa, ma ecco che “subito notò una Madonna col Bambino che gli ricordava una Vergine del vecchio monastero. “Ed il vederla, e il dar in uno strillo, e il portarsi a volo diciotto passi in aria verso di lei, e l’abbracciarla, e il dire Ah mamma mia, mi hai seguitato, fu così tutt’una cosa.” Gli proibiscono di volare, ma non può farne a meno. Interrogato davanti all’Inquisizione, si alza in volo tutt’attorno, ballando e cantando. Lo spediscono a Roma, vola davanti al Papa, che lo osserva con “divoto terrore”. Visti i tempi grami, poco ci manca che finisca sul rogo. Viene trasferito nelle Marche, e rinchiuso prima in un monastero e poi in un altro e un altro ancora, sotto proibizione di non parlare con nessuno. Finisce i suoi giorni a Osimo, in un totale isolamento, come una bestia rara rinchiusa in una gabbia.

Un’altra storia affascinante, che mischia il sacro al meraviglioso, verte sul duello epocale che vide contrapposti l'apostolo Pietro e Simon Mago e di cui c’è traccia nella Basilica di Francesca Romana. Qui è conservato un blocco orizzontale di marmo con due rientranze protette da grate. La leggenda dice che sono il segno delle ginocchia di Pietro, proprio lui, il principe degli apostoli, che s’inginocchiò a pregare affinché Simon Mago, alzatosi in volo, si schiantasse. Un altro dei temi è, infatti, il contrasto tra la “levitas”, la leggerezza, dei volanti, e la “gravitas” di coloro che la considerarono impossibile, o addirittura contraria alle regole della convenienza e del pudore. Tra Pietro e Simone c’è un contrasto di mentalità, e non solo di intenti. Il solo ritratto ufficiale di Simon Mago è dato dagli Atti degli Apostoli (8, 9-25) in cui si racconta che egli gira per la Samaria incantando la gente con trucchi strabilianti. Quando si accorge che gli apostoli compiono prodigi ben maggiori, si offre di pagarli per scoprirne i segreti, salvo essere duramente rimproverato da Pietro. Da qui nasce il termine “simonia” come commercio peccaminoso di beni sacri spirituali o il peccato relativo. Il litigio con Pietro fa confluire il personaggio in altri scritti, come la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine. Ed è proprio qui dove viene descritto il duello di miracoli che avviene tra Pietro e Simon Mago, non senza prima darci conto di ciò che Simone sapeva fare a Gerusalemme: falci che mietevano i campi da sole, statue che ridevano, cani che cantavano, alberelli che spuntavano. Insomma, i due si incontrano a Roma e si sfidano a duello, compiendo prodigi uno dopo l’altro, in una sequenza che a me ha ricordato molto il combattimento magico di Mago Merlino e Maga Magò in “La spada nella roccia”. Alla fine Simone sfida Pietro all’ultimo atto del duello, cioè il volo. A quel punto, come ho scritto poco prima, nel vedere Simone che volava nel cielo, il principe degli apostoli si inginocchia sul blocco di marmo e prega che quell’invasato precipiti, cosa che puntualmente avviene e determina lo schianto di Simone.

Come dicevo, sono descritte molte donne che ebbero la facoltà di volare, tra cui Santa Teresa d’Avila, peraltro molto imbarazzata di un dono che non sollecita e che si manifesta nei momenti sbagliati, e di cui preferisce non parlare. A Malagón, un giorno, il vescovo di Mendoza sta dando la comunione alle suore attraverso il comulgatorio, cioè l’apertura dietro il coro, quando Teresa improvvisamente vola fino al soffitto. “Il fatto di essere sollevata in aria […] mi provocò doloroso imbarazzo, perché lo ritenevo un evento straordinario e avevo paura che desse origine a troppi pettegolezzi.” L’estasi spirituale che la coglie è stata effigiata dallo scultore Bernini nella Transverberazione di santa Teresa d'Avila, in modo mosso, tempestoso e sensualissimo. Un'altra santa che lievita è Maria di Ágreda, in quanto uno scrittore informato dei fatti racconta che, quando Maria si libra a mezz'aria, è così leggera che le altre monache, per spostarla da un luogo all'altro, soffiano leggermente, come fanno i bambini con le bolle di sapone. Naturalmente nel libro si fa anche un accenno alle streghe e, secondo il Malleus Maleficarum, il primo e più celebre manuale di caccia alle streghe, in cui si affermava, fra l’altro, che le donne fedeli al Demonio “scatenano la grandine, il vento rovinoso, il fulmine, procurano la sterilità negli uomini e nelle bestie; e mangiano i bambini.” E quindi, poi “volano da un posto all’altro sia col corpo sia senza corpo.” Ma sulle streghe non apro parentesi troppo lunghe, in quanto è un argomento assai spinoso e che nel libro è, appunto, trattato in uno stringato capitolo, dove si esprime la massima compassione per queste donne sventurate, che spesso erano guaritrici ed esperte d'erbe.


Non mancano nemmeno i personaggi della letteratura, come Peter Pan oppure Astolfo che volò sulla luna per recuperare il senno di Orlando in Orlando Furioso, un poema cavalleresco che santa Teresa leggeva avidamente in gioventù, per cui anche la parte fantastica è ben servita.

Il libro si conclude con la tragica storia del “sarto volante” che finisce la sua carriera e la sua esistenza il 4 febbraio 1912. Franz Reichelt è austriaco, ma a Parigi ha un negozio di abbigliamento. Appassionato di volo, ha inventato un vestito-deltaplano con cui ha manifestato l’intenzione di lanciarsi dalla Tour Eiffel. Dopo averne dato l’annuncio, in una mattina di febbraio Reichelt, sulla cima dell’edificio, sale su uno sgabello, lancia un pezzetto di carta per controllare come spira il vento, e dopo lunghi attimi di esitazione, si butta dalla torre. L’evento viene ripreso in un video che, se volete, potete vedere qui in un'edizione della British Pathé (dura 1:36), dove si vedono le fasi preparatorie e infine l’uomo che precipita e si schianta al suolo. Devo dire che l'ho trovato piuttosto angosciante, soprattutto nei lunghi istanti che precedono il lancio nel vuoto. La sonata al pianoforte aggiunge ulteriore tragicità alle immagini. Ma l’autopsia aveva rivelato che era stato fulminato da un infarto ancor prima di toccare terra. Così era morto il sogno del sarto volante. Pochi anni dopo sarebbe finito un altro sogno, quello collettivo di una pace duratura tra gli uomini: sarebbe scoppiata la Grande Guerra, il primo di due devastanti conflitti su scala globale.

***
Bene, siccome giugno è mese di esami, ben presto mi rivolgerò a Giuseppe da Copertino come patrono degli studenti per superare gli esami difficili dell'università! ;) Vi è piaciuta la mia carrellata di personaggi volanti? Conoscete qualche leggenda o personaggio, curiosi e stravaganti, delle vostre parti? 


Fonte testo:

- Vite straordinarie di uomini volanti di Errico Buonanno - Sellerio editore

Fonte immagini:

- San Giuseppe da Copertino si eleva in volo alla vista della Basilica di Loreto. Dipinto di Ludovico Mazzanti - Wikipedia
- Morte di Simon Mago, stampa del 1493 - Wikipedia
- La Transverberazione di santa Teresa d'Avila (nota anche come Estasi di santa Teresa) di Gian Lorenzo Bernini (1647-1652) - Wikimedia Commons
- Franz Reichelt che indossa il suo vestito-paracadute - Wikipedia



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QUALCOSA DI ME

QUALCOSA DI ME
Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una trilogia di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese, ed è in corso la revisione del romanzo "Le regine di Gerusalemme". Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO:

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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