Blog su Letteratura, Storia e Arte in tutte le sue forme.

"La Storia siamo noi."


ARAZZO DI BAYEUX, seconda metà dell'XI secolo

La conquista normanna dell'Inghilterra del 1066.

BERNABO' VISCONTI E LA SUA FAMIGLIA

Affresco a Santa Maria Novella, Firenze - secolo XIV.

VITA DI TRINCEA

Prima Guerra Mondiale (1914-1918).

sabato 23 settembre 2017

Guest post 2 Il Diavolo nella Torre - I modelli di riferimento



Buongiorno!

Nel primo post apparso sul blog Drama Queen (qui il link) vi ho raccontato delle circostanze che mi hanno portato a scrivere il copione per il teatro Il Diavolo nella Torre, a causa della vera e propria irruzione di un personaggio storico che mi ha scombinato progetti di scrittura, scalette di post e chi più ne ha più ne metta: il crudele, imprevedibile e affascinante 


Bernabò Visconti.





In questo secondo post prendo in considerazione l'impegnativa fase della documentazione, cominciando a parlare dei modelli di riferimento: i grandi autori di drammi storici


Esattamente come uno scrittore di romanzi ambientati in epoche passate non può prescindere dall'essere un vorace lettore di libri, un autore di copioni teatrali dovrebbe avere dei modelli di riferimento, pur senza la presunzione di eguagliare quegli esempi inarrivabili. 

Per saperne di più, ecco il link che fa per voi! Buona lettura!


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mercoledì 20 settembre 2017

Guest post 1 Il Diavolo nella Torre - Un personaggio magnifico... e una vera persecuzione


Carissimi,

da oggi sul blog Drama Queen di Elisa Elena Carollo parte "lo speciale" di metà settembre dedicato alla genesi de


Il Diavolo nella Torre

cioè la sorpresa che vi avevamo promesso in occasione della replica del 9 settembre.


Questo primo articolo è dedicato al mio incontro con Bernabò Visconti, e soprattutto ai metodi con cui quel terribile uomo mi ha "convinta" a mettermi all'opera sul copione a lui dedicato.

Nell'articolo sono nominati a buon diritto: Mauro Enrico Soldi dell'Associazione Italia Medievale, Antonio Migliozzi orafo di gioielleria ispirata ai Longobardi e Claudio Settembrini regista dello spettacolo.

Siete curiosi? Cliccate al seguente link e ne leggerete delle belle! 

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sabato 16 settembre 2017

Art Over Covers: le copertine dei romanzi e i loro segreti




Il sito Art Over Covers, particolarmente dedicato alle copertine di dischi, alle locandine cinematografiche e ai nomi delle band, offre l'opportunità agli scrittori di presentare la copertina del proprio romanzo o dei propri romanzi oppure segnalarne una particolarmente interessante! L'iniziativa è già stata segnalata sul blog  Anima di Carta di Maria Teresa Steri, ma, siccome ha cominciato a prendere piede nei mesi a ridosso delle vacanze, attingiamo dalla saggezza dei latini e diciamo: repetita iuvant!

Ricordo quindi che la presentazione per Art Over Covers non si traduce in una sinossi, quanto in un esame dei dettagli grafici e visivi della copertina, come ad esempio la composizione, le geometrie, i colori usati, i simboli e i rimandi, svelando il messaggio che avete voluto veicolare o le emozioni che avete voluto trasmettere. Tutti sanno che la copertina è di capitale importanza, per cui possiamo avere scritto il libro più bello del mondo, ma se la confezione è misera non avrà l'attenzione che merita.Tra l'altro non è per niente facile concentrarsi nel descrivere gli aspetti visivi della copertina, avendo bene in mente la trama del romanzo in quanto, come autori, si tende sempre a riproporre la sinossi o altri elementi narrativi. Nella descrizione delle tre copertine ho svelato anche alcuni piccoli segreti che le stesse nascondono.

Ho voluto radunare i link alle descrizioni delle mie copertine qui sul blog, per riproporvele in un'ideale carrellata e averle anche nell'archivio. Potete dunque leggere ciascuna presentazione, cliccando sul titolo che porta al link:

Libro II - Le Strade dei Pellegrini

“Le Strade Dei Pellegrini” è il secondo romanzo appartenente al ciclo “La Colomba e i Leoni” ambientato nel periodo della Prima Crociata. Mentre le vicende del primo romanzo si svolgevano nel mondo musulmano del secolo XI, qui la storia si sviluppa sulle strade della cristianità...






Il Pittore degli Angeli

“Il Pittore degli Angeli” è un romanzo storico ambientato nella sontuosa Venezia del 1560, e ha tra i suoi protagonisti il celebre pittore Tiziano Vecellio ormai ottantenne. All'inizio del romanzo lo spregiudicato maestro sta aspettando la visita di un misterioso pittore appena giunto a Venezia, Lorenzo, soprannominato “il pittore degli angeli” per la bravura con cui dipinge gli esseri angelici...




The Painter of Angels

La copertina è molto diversa dalla versione italiana, in quanto concepita per arrivare a veicolare il contenuto a un mercato anglosassone. Per questo motivo è stata scelta un’immagine fotografica di Venezia, che è città universalmente conosciuta in alcuni luoghi e monumenti-simbolo...




Volete far conoscere la copertina del vostro libro? Inviate una mail a Sara “Shifter” Pellucchi all’indirizzo artovercovers@gmail.com allegando l’immagine con grandezza minima 600 x 600 pixel. Ogni dieci giorni verrà inserita una copertina diversa, si accettano richieste!

L'iniziativa è gratuita, è soltanto richiesta la condivisione sui social o sul proprio blog se l'autore ne ha uno. Particolarmente gradito è il “mi piace” sulla pagina facebook di Art Over Covers: www.facebook.com/artovercovers Il sito offre anche molte approfondite descrizioni di locandine cinematografiche e copertine di album delle varie band, che offriranno molti spunti interessanti a chiunque di noi ami le immagini.

***

Come avete ideato e costruito la copertina dei vostri romanzi? Che cosa avete voluto trasmettere? Vi ricordo che nel commento potete ora inserirne anche l'url all'immagine! :)


***

Fonte immagine iniziale: 
Pixabay


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martedì 12 settembre 2017

Recensione dello spettacolo "Il Diavolo nella Torre" sul blog Drama Queen






Udite, udite, o sudditi di Milano, dei paesi vicini e circonvicini, 
e di tutto l'italico regno! 


Oggi sul blog Drama Queen di Elisa Elena Carollo 
la recensione dello spettacolo teatrale 

Il Diavolo nella Torre

la cui replica si è svolta il giorno 9 settembre. 

Sono molto contenta di ciò che Elisa ha scritto: tenevo in modo particolare alla sua opinione, essendo titolare di un blog sul teatro e recitando lei stessa. 

Orbene, la sua recensione ha superato tutte le mie più rosee aspettative... e una menzione speciale va a Dave Coal, magistrale interprete di messere Bernabò Visconti!

Qui il link al suo articolo e... buona lettura!



Tutti i personaggi dello spettacolo, partendo da sinistra:
Gian Galeazzo Visconti, una domestica, il medico e astrologo di corte soprannominato il Medicina,
Ambrogiola da Marignano, il primo legato papale, Bernabò Visconti, il secondo legato papale,
Caterinuzza figlia di Ambrogiola, il fantasma, Maffiolo da Pandino,
Giovannola da Montebretto, un armigero.


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sabato 9 settembre 2017

"Ogni famiglia infelice è infelice a suo modo": la famiglia nella letteratura, nei film e nei fumetti



Many happy returns of the day di W.P. Frith (1856)

La famiglia, croce e delizia di ogni essere umano che non sia venuto al mondo su un'isola, perdendo subito i genitori e rimanendo solo... Come nel famoso incipit di Anna Karenina, che ho inserito parzialmente nel titolo di questo post, appartenente alla serie tematica che ha alcuni punti di contatto con "i vasi comunicanti". Con la famiglia non paiono esserci, infatti, mezze misure, perlomeno in letteratura: o la considera come un rifugio sicuro e una serie di relazioni che ti danno stabilità e conforto, oppure si tratta di un vero inferno sulla terra dove i componenti sono come dei forzati legati da catene che passano il loro tempo a torturarsi a vicenda, psicologicamente e, a volte, anche fisicamente.

Mi spaventava un po' l'idea di affrontare questo tema immenso, che è stato trattato in veri capolavori letterari, anche se le grandi saghe familiari mi hanno sempre affascinato. Lungi dal farmi spaventare dalla complessità degli intrecci genealogici, dal ripetersi degli stessi nomi nel caso dei discendenti maschi delle antiche casate, dal numero dei personaggi e dalla diversità delle ambientazioni, mi getto a capofitto ogni qualvolta si presenti un romanzo appartenente a questi cicli. Il numero dei componenti familiari che affollano i grandi romanzi ottocenteschi è senz'altro dovuto al puro e semplice fatto che, un tempo, si facevano più figli. Se proviamo a comporre l'albero genealogico della nostra famiglia, risalendo almeno a due generazioni indietro, e ne possiamo rendere conto da noi stessi.

Del resto, mi sono resa conto che la maggior parte delle narrazioni hanno come base di partenza una famiglia, grande o piccola che sia; anche Mowgli de Il libro della giungla è membro di una vera famiglia, quella dei lupi che lo hanno allevato. E alla sua famiglia umana originaria ritorna, alla fine.

Semmai, la difficoltà è stata quella di scegliere in un repertorio vastissimo. Potrei scartare, ad esempio, Guerra e Pace di Tolstoj? Ebbene sì, ho dovuto farlo. E che mi dite de I Buddenbrook di Thomas Mann? O di Orgoglio e Pregiudizio dell'inglese Jane Austen? Altre rinunce. Alla fine il criterio di fondo, almeno per le opere letterarie, è stato quello di proporre tre capolavori generati da tre differenti culture, che vado a presentare senza rubare altro spazio.


IN LETTERATURA:

I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij


Si tratta dell'ultimo romanzo scritto dall'autore russo, e a cui si accenna in una lettera dell'autore del 1878 al pedagogo Michajlov.  È ritenuto il vertice della sua produzione letteraria, un capolavoro della letteratura dell'Ottocento e di ogni tempo. Pubblicato a puntate su Il messaggero russo a partire dal gennaio 1879, fu completato solo pochi mesi prima della morte dello scrittore.

La trama del romanzo si sviluppa attorno alle vicende dei membri della famiglia Karamazov, al contesto in cui matura l'assassinio di Fëdor, il capofamiglia e al conseguente processo nei confronti di Dmitrij, il figlio primogenito accusato di parricidio. Ma sono anche altri i temi trattati, tra cui il peccato, che assume un aspetto fisico e uno metafisico. I Karamazov sono divorati da una violenta passione, che in ognuno di loro prende forme diverse, a partire dalla sensualità animalesca del padre fino ad arrivare alla superbia metafisica dell'ateo Ivan, il secondogenito. Anche nel puro Alëša Karamazov a un certo punto prende vita il conflitto morale tra fede, dubbio, ragione e libero arbitrio. Un altro dei grandi temi è, difatti il contrasto tra giustizia divina e giustizia terrena, soprattutto per sanare e comprendere il male fatto agli innocenti, ai bambini che soffrono.

Tornando al tema del nostro post, qui la famiglia è vissuta nei suoi aspetti più ribollenti, violenti e sordidi, dove ogni componente sembra perennemente attraversato da una corrente elettrica che lo porta al delirio. Nell'estratto che riporto c'è una delle prime scene del romanzo: il consesso familiare si reca dallo stàrets Zòsima, il santuomo presso cui  Alëša è seminarista, per dirimere la contesa di natura economica tra il vecchio Karamazov e il figlio Dmitrij. Il padre, che si comporta in modo istrionico suscitando il disprezzo del figlio, a un certo punto insinua che il figlio stia scialacquando il suo denaro per una donna di malaffare, prendendone anche a prestito da un'altra (si riferisce alla fidanzata del figlio):
Tacete! - gridò Dmitrij Fjòdorovič, - aspettate che io me ne sia andato, guardatevi dall'infangare in mia presenza la più nobile delle fanciulle... Per lei è già un disonore che osiate farne parole... Non lo permetterò!
Egli soffocava.
- Mìtja! Mìtja - si mise a gridare Fjòdor Pàvlovič nervosamente, spremendosi dagli occhi le lacrime, - e la benedizione paterna che cosa conta? Che avverrà se ti maledirò?
- Svergognato e ipocrita! - ruggì Dmitrij Fjòdorovič, furioso.

I Viceré di Federico De Roberto


I Viceré è il romanzo più celebre di Federico De Roberto, ed è ambientato sullo sfondo delle vicende del risorgimento meridionale, qui narrate attraverso la storia di una nobile famiglia catanese, quella degli Uzeda di Francalanza, discendente da antichi Viceré spagnoli della Sicilia ai tempi di Carlo V. La stesura del romanzo, iniziata a Catania nel settembre 1891, fu lunga e difficoltosa. L'opera fu pubblicata dall'editore Galli di Milano nell'agosto 1894.

I componenti della famiglia degli Uzeda sono accomunati dalla razza e dal sangue vecchio e corrotto, dovuto anche ai numerosi matrimoni tra consanguinei. Quanto emerge da questa famiglia è la spiccata avidità, la sete di potere, le meschinità e gli odi che i componenti nutrono l'uno per l'altro. Non c'è un briciolo di amore familiare, ma solo opportunismo, durezza e sete di vendetta, che trovano il loro compimento dopo la realizzazione dell'unità d'Italia, quando l'erede dei Francalanza, Consalvo figlio di Giacomo, va a Roma per prendere parte alla vita politica.

Il romanzo è infatti anche una rappresentazione dagli accenti forti e disillusi della storia italiana tra il Risorgimento e l'unificazione (negli anni tra il 1855 e il 1882, nella quale si svolgono le vicende e le fortune degli Uzeda). La genealogia familiare è molto complicata, e all'epoca della mia lettura dovetti farmi un albero genealogico con tutti i personaggi, dato che i nomi dei maschi variavano da Giacomo a Consalvo per ritornare a Giacomo e poi riprendere con Consalvo. Se non ci si fa scoraggiare da questo, il romanzo è straordinario, teatrale, vivo e sanguigno e lo si gode fino in fondo; e, se si pensa alla modalità di scrittura dell'epoca, è senza dubbio un'opera monumentale che si avvale di una scrittura molto alta.

Verso il finire del libro, sembra di risentire certi accenti de Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa:

"La storia è una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e saranno sempre gli stessi. Le condizioni esteriori mutano; certo, tra la Sicilia di prima del Sessanta, ancora quasi feudale, e questa d'oggi pare ci sia un abisso; ma la differenza è tutta esteriore. Il primo eletto col suffragio quasi universale, non è né un popolano, né un borghese, né un democratico: sono io, perché mi chiamo principe di Francalanza. Il prestigio della nobiltà non è e non può essere spento. Ora che tutti parlano di democrazia, sa qual è il libro più cercato alla biblioteca dell'Università, dove io mi reco qualche volta per i miei studii? L'Araldi sicolo dello zio don Eugenio, felice memoria. Dal tanto maneggiarlo, ne hanno sciupato tre volte la legatura! E consideri un poco: prima, ad esse nobile, uno godeva grandi prerogative, privilegi, immunità, esenzioni di molta importanza. Adesso, se tutto questo è finito, se la nobiltà è una cosa puramente ideale e nondimeno tutti la cercano, non vuol dire che il suo valore e il suo prestigio sono cresciuti?"

Neve sottile di Junichiro Tanizaki

Per certi versi questo bel romanzo mi ha ricordato Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen con cinque sorelle da maritare. La differenza che qui siamo in un contesto nipponico, ma la "caccia" al marito è più che mai aperta. Neve sottile è la storia delle quattro sorelle Makioka, intente a trovare un marito per la timida terzogenita Yukiko.  Yukiko dimostra una forte insofferenza alla tradizione dell'omiai, la pratica di incontri combinati dalle famiglie dei futuri sposi per far conoscere l'un l'altra. Nel corso della narrazione ce ne saranno cinque, al punto da far disperare nel successo dell'impresa.

Appartenente alla borghesia di Osaka, la famiglia Makioka si dimostra ancorata alle proprie tradizioni, come l'osservanza alle direttive provenienti dalla "casa maggiore" di Tokyo, cioè la dimora dove risiede la sorella maggiore sposata, o la visita ai santuari in occasione della fioritura dei ciliegi, o l'uso del chimono in determinate solennità.

Il contesto storico è quello del secondo conflitto mondiale, e più precisamente degli anni della guerra con la Cina, fra il 1936 ed il 1942, ma la guerra è come vista sullo sfondo e di essa non arriva che un'eco nelle vicende familiari che rimangono equilibrate e rinchiuse tra le mura domestiche. Nel 1942 il governo giapponese impose la censura su Neve sottile, perché trascurava le istanze patriottiche del momento.

Altro pregio di questo autore è la raffinatezza psicologica con cui tratteggia i suoi personaggi, presi tra tradizione e voglia di modernità. Ricordo che quando lo lessi fui totalmente partecipe delle vicende familiari e preoccupata per Yukiko che sembrava condannata a un destino di solitudine e d'infelicità. Di particolare interesse è anche l'approccio alla vita da parte di una cultura così diversa dalla nostra, dove l'affetto si esprime non con grandi proclami, ma con piccoli gesti e attenzione e con l'intensa corrispondenza tra le sorelle. Anche nelle scene con grandi catastrofi naturali - c'è lo straripamento di un fiume - i personaggi affrontano il pericolo con la dignità e il sangue freddo che tutti noi abbiamo imparato ad ammirare in occasione del disastro di Fukushima.

Ecco a voi l'incipit del romanzo:

"Per favore, Koi-san, vuoi aiutarmi?"  Sachiko vide nello specchio il volto della sorella che si era avvicinata e, smettendo di incipriarsi alle spalle, le tese subito il piumino. Ma non staccò gli occhi dalla propria immagine riflessa e continuò a osservarla con fredda volontà di indagine, come se avesse appartenuto a un'altra persona. La lunga sottoveste, rialzata intorno alla gola, si allargava rigida sulla parte posteriore, in modo da lasciare scoperti spalle e dorso. "Dov'è Yukiko?"


NEI FILM:

Solo un padre di Luca Lucini

È stata dura scegliere un film e ho girovagato tra La famiglia di Ettore Scola a Fanny e Alexander del regista svedese Ingmar Bergman, ma alla fine mi sono orientata su un film italiano con una famiglia composta da sole due persone. D'altra parte sono anche convinta che una famiglia possa essere composta da una sola persona, ma si tratta di un parere del tuttoarbitrario.

Solo un padre è un film del 2008 diretto da Luca Lucini e con la partecipazione di Luca Argentero e Diane Fleri, basato sul romanzo di Nick Earls Le avventure semiserie di un ragazzo padre. Carlo (Luca Argentero) è un vedovo trentenne con una bimba di dieci mesi di cui si prende cura con devozione assoluta. La madre è morta di parto, e da quel momento l'uomo si è chiuso a ogni relazione sentimentale, tenendo se stesso e la bimba dentro una sorta di cerchio magico dove c'è posto soltanto per loro. Nonostante una professione ben avviata, quella di dermatologo, conduce infatti una vita solitaria e, all'inizio, un poco misteriosa, almeno agli occhi di Camille, una giovane ricercatrice francese. La ragazza è profondamente attratta da lui, e nello stesso tempo si sente perdente nel confronto con la moglie defunta, bellissima e perfetta in ogni aspetto; e sbaglia anche nei tentativi di aiutare Carlo a gestire il dolore per una perdita insopportabile. La cosa si riflette anche nel rapporto di Camille con la bambina, verso cui Carlo si dimostra troppo apprensivo. Lentamente però la ragazza riesce a capire che non tutto era ora quel che riluceva nella vita di coppia, all'apparenza tanto perfetta, condotta da Carlo con la moglie...

Il film è semplice e delicato, gli attori sono calati benissimo nel loro ruolo, e il regista riesce ad affrontare con la dovuta abilità un tema non comune, quella degli uomini che, d'improvviso, si trovano soli a gestire una situazione familiare difficile e devono assumere su di sé il doppio ruolo di padre e madre. C'è moltissimo amore da parte di Carlo nei confronti della figlia, e sono commoventi le scene in cui si trova a gestire le piccole crisi ed emergenze e in cui non sa da che parte girarsi. La bimba, poi, è deliziosa!


NEI FUMETTI:

The Newlywed di McManus


Anche qui ho vissuto in uno stato d'impasse assoluta, saltabeccando tra la mia famiglia preferita, i Simpson ai simpaticissimi Flinstones de Gli Antenati, per poi passare ad Arcibaldo e Petronilla. Proprio questi ultimi mi hanno fatto ricordare di avere in casa un vecchio volume che mi fu regalato da ragazzina, che s'intitola I primi eroi. Questo volume presenta le primissime strip comiche agli albori del fumetto, alcune delle quali sono delle vere e proprie chicche.

All'interno c'è una sezione dall'ironico titolo "Le gioie della famiglia", da cui ho attinto una tavola dei Newlywed, che potete allargare cliccando sopra l'immagine. La parola corrisponderebbe a "gli sposini". Queste tavole apparvero su Il Corriere dei Piccoli dal 1910 in poi. L'autore, McManus, fa conoscere la upper class americana anche attraverso le tavole di Maggie e Jiggs, da noi conosciuti proprio come Arcibaldo e Petronilla.

I Newlywed sono una coppia giovane formata da una mamma bellissima ed elegante, con una gran chioma arricciata, e abiti sempre diversi, mentre il marito è brutto e debole, e pronto ad assoggettarsi non soltanto ai capricci della moglie, ma soprattutto a quelle del loro figlio. Il pupo è un'autentica peste con un solo capello e un solo dente, e ne combina di tutti i colori ai danni di amici, vicini di casa e parenti. In America fu battezzato Napoleon, in Italia Cirillino. L'ambiente dove vivono è una bella villetta con giardino, con stanze ariose e accoglienti contraddistinte da un grande benessere economico e sociale. Le tavole sono lo specchio di un'America che non era più quella dura dei pionieri e degli allevatori, ma una nazione sempre più agiata, perlomeno negli strati più alti e, come tale, pronta ad accontentare tutte le pretese dei figli, viziandoli all'infinito.

Nella tavola che vi propongo, Cirillino per una volta non combina nessun guaio, ma avviene qualcosa di epocale: dice la prima parola, e l'evento scatena una serie di telefonate a catena tra parenti e conoscenti sempre più estasiati, per arrivare addirittura al presidente degli Stati Uniti. Non so a voi, ma a me ricorda tanto certi comportamenti presenti in Italia, dove nascono pochissimi e ipervezzeggiati bambini...

***

Sulla nota dolcemente ironica dei Newlywed concludo la mia incompleta rassegna e chiedo a voi di scatenarvi con le vostre famiglie, letterarie, cinematografiche e tratte dai cartoon! O anche, perché no? dai vostri ricordi personali. 

***

Fonti dei testi:

  • Wikipedia per le trame, fortemente adattate e integrate
  • I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij - I grandi libri Garzanti
  • I Viceré di Federico De Roberto - Einaudi
  • Cent'anni di solitudine di Gabriel García Márquez - Oscar Mondadori
  • Neve sottile di Junichiro Tanizaki - Guanda
  • I primi eroi - Garzanti

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mercoledì 6 settembre 2017

Il Caffè della Rivoluzione: L'enigma dei corridoi / 30




Anche questo glorioso Caffè rivoluzionario riapre dopo la pausa estiva e accoglie voi avventori a braccia aperte non a colpi di baionette (ci mancherebbe!), ma di croissant e macaron.

Bentornati!

In mezzo alla baldoria generale, siedo al tavolo a me riservato e rifletto che questa rubrica spesso assume l'aspetto di un diario di bordo del mio romanzo, come un "taccuino dello scrittore". Ogni tanto, infatti, capita che io vi parli non soltanto dei fatti e delle curiosità storiche sulla Rivoluzione Francese, ma anche dei piccoli incidenti di percorso che mi accadono durante la stesura. E chi non ne ha? Ma nel romanzo storico ci sono le grandi trappole e i tarli che rodono... Di recente ne ho avuto uno appartenente al secondo genere.

Sono arrivata infatti al 1792, anno in cui Robespierre traslocò dall'appartamento di rue Saintonge nell'abitazione di Maurice Duplay. Per la precisione ciò accadde nel  luglio 1791 dopo l'eccidio al Campo di Marte e in seguito alle proscrizioni rispetto agli elementi più esagitati della Rivoluzione. Dunque queste liste di persone sgradite colpirono, tra gli altri, Danton, Desmoulins, Marat e Robespierre.

Ciascuno reagì secondo il proprio stile: Danton pensò bene di cogliere l'occasione per farsi un viaggetto in Inghilterra col suocero, alla ricerca di una macchina tessile di nuova concezione con cui Monsieur Charpentier voleva impiantare una nuova attività. In Inghilterra, avrebbe anche preso contatti politici con personalità emigrate e agenti segreti, il che avrebbe costituito uno dei capi d'accusa del suo futuro processo. Dopo aver lanciato strali dal suo giornale, Desmoulins s'imboscò - è il caso di dirlo - nella casa di campagna dei suoceri, a Bourg-la-Reine, un paesino a sud di Parigi: il nascondiglio era talmente familiare alla polizia che, forse, non avrebbero pensato di fare irruzione proprio lì. Marat si eclissò nelle cantine della città - su altre fonti ho letto che erano addirittura le fogne - buscandosi una dermatite che lo avrebbe costretto a ripetuti bagni in vasca con sostanze lenitive. Charlotte Corday fu ammessa alla sua presenza mentre era immerso in una vasca bagno, dove lo pugnalò dopo aver passato i filtri di sorveglianza; posizione in cui venne immortalato - e abbellito - nel quadro di David che potete vedere qui sopra.

Robespierre fu invece avvicinato da Monsieur Duplay, un falegname che abitava in rue Saint-Honoré, 366, che gli propose di nascondersi in casa sua. Robespierre era già molto popolare e cominciava a essere conosciuto con il soprannome dell'Incorruttibile, e papà Duplay era un suo fervido ammiratore. In quel luogo Robespierre abitò fino alla sua morte. Era circondato dall'affetto e dalla stima della famiglia, che si componeva dei due coniugi, di tre figlie (una quarta era sposata e viveva altrove), di un figlio maschio e, in tempi successivi, di un nipote ferito durante la battaglia di Valmy. Si trattava inoltre di un luogo particolarmente strategico, in quanto a poca distanza c'era anche l'importante Club dei Giacobini dove Robespierre era un'autentica vedette.

Per accedere all'abitazione si entrava dalla strada attraverso un portone che si apriva su un cortile, di cui ho scovato un disegno sul web, dove c'erano le rimesse per gli attrezzi e il laboratorio di falegnameria di papà Duplay e dei suoi aiutanti. Al pianterreno, le stanze principali erano cucina, salone, sala da pranzo, un salotto destinato a Robespierre dove poteva ricevere e che negli ultimi tempi pare fosse affollato dai suoi ritratti (oggi si direbbe che si faceva molti selfie...). Al primo piano c'erano le camere da letto dei coniugi e delle figlie, e un piccolo appartamento dove avrebbero abitato il fratello di Robespierre, Augustin, e la sorella Charlotte. A Robespierre era stata destinata una camera-studio dove riusciva e vivere e lavorare in serenità. Come potete immaginare, sono andata a curiosare di persona in questi luoghi, anche se sono piuttosto cambiati, come faccio ogni volta visitando il Musée Carnavalet nella speranza che vi siano oggetti nuovi in esposizione. Al numero civico, ora 398, c'è sempre un androne da cui entrare, ma nel cortile si affacciano boutique e negozi. Un tempo, c'era persino un ristorante dedicato a Robespierre che aveva come insegna un suo ritratto a matita.


In una vecchia biografia delle edizioni dall'Oglio, ho una preziosissima mappa che ricostruisce i due piani di casa Duplay: pianterreno e primo piano. Eccoli qui sulla vostra sinistra (pianterreno) e primo piano (destra).

Mi stavo accingendo a scrivere una scena che mostrava la stanza di Robespierre e alcune persone che entravano dal corridoio quando, osservando la mappa... ho scoperto che non c'era alcun corridoio. Sono rimasta a dir poco basita. Se ingrandite la mappa del primo piano e osservate, infatti, il numero 10 (stanza di lui) e il numero 8 (gabinetto), potete vedere da voi stessi che non esiste un corridoio, ma le finestre sulla destra danno direttamente sul cortile. Nella stanza 10 c'è un muro portante sulla sinistra, una sagoma nera con due punte che probabilmente corrisponde a un camino e dei varchi con porte che portano da una stanza all'altra. La cosiddetta "infilata di stanze". Diverse testimonianze dell'epoca affermano, infatti, che la sua finestra dava sul cortile come nel celebre film. Tra la 10 e la 11 (stanza del figlio di Duplay) si vede una linea sottile in corrispondenza dell'ipotetica porta: probabilmente era stato disposto un tramezzo, magari in legno, per isolare l'illustre inquilino e consentirgli un minimo di privacy. Peccato che, però, chi lo andava a trovare passava direttamente dal gabinetto, dopo essere emerso dalla tromba delle scale... comunque, problemi suoi. Rileggendo una biografia sui Desmoulins, dove c'è una descrizione dell'appartamento della coppia, scopro che anche lì non ci sono i corridoi, ma tutt'al più un vestibolo quadrato.

Mi sono allora consultata con la mia amica Antonella Scorta, l'autrice del guest post Alla ricerca degli antenati, e che è la stessa persona che mi aveva risolto la questione delle sigarette all'epoca: lei adora mettersi nei panni di una Sherlock Holmes in gonnella! Esaminando insieme la mappa, e ragionandoci sopra a lungo, è arrivata alla conclusione che non c'era alcun corridoio; e ha affermato serenamente: "Il corridoio era uno spreco di spazio, all'epoca... persino a Versailles ci sono enormi saloni uno di seguito all'altro," e quindi mi ha convinto definitivamente. Niente whispering corridors in casa Duplay, con buona pace della mia scena. Vorrà dire che Robespierre riceverà i suoi visitatori nel salotto al pianterreno o, se proprio li disprezza, indicherà loro senza parlare il gabinetto, gesto più eloquente di ogni insulto.

Penserete che sia un po' matta, ma è la follia di chi scrive romanzi storici mettendoci impegno e un po' di serietà. Non vorrei mai che il dio del romanzo storico visiti i miei sogni, tuonando: "Hai messo il corridoio nella scena! Orrore e vituperio! Quando il romanzo verrà pubblicato lo scopriranno subito! "

***

E voi, avete mai provato a scrivere in un locale pubblico, come il classico scrittore cui viene riservato un posto speciale? Se non l'avete fatto, vi piacerebbe provare?

***

Fonti immagini
  • La morte di Marat di Jacques-Louis David (1793) Wikipedia
Fonte mappe appartamento:
  • Robespierre di Mario Mazzucchelli - edizioni dall'Oglio


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sabato 2 settembre 2017

Il mio agosto: tra pezzi di storia, ritocchi al blog e un racconto per un concorso


Carissimi,

come avete trascorso il mese di agosto? Devo dire che il tempo è volato, come sempre accade quando si è impegnati in attività piacevoli e rigeneranti, tra cui il mio viaggio in Umbria, che è andato molto bene, e alcune visite a Milano che mi hanno permesso di scoprire molti angolini interessanti.

Ora è tempo di rimettersi in pista con il blog! In base al mio penultimo post in cui vi auguravo buone vacanze, avrei dovuto metter mano a tremila progetti. Se ben ricordate, avevo in mente quattro punti essenziali... vediamo se sono riuscita a combinare qualcosa. Suddivido i progetti in due categorie, con un segno di spunta in caso di successo come nei classici elenchi, oppure nisba.

ATTIVITÀ SÌ ü

1. leggere la corrispondenza di guerra della mia famiglia, ordinata in tre grossi raccoglitori e che consta di lettere tra mio papà e suo fratello, pure lui al fronte, le sorelle, i genitori e gli amici dal 1940 a tutto il 1946. Questa è una vecchia foto che i genitori avevano mandato ai loro due figli in guerra nel 1942, trovate le parentele in rapporto a me:


Le lettere per la massima parte erano collocate in modo corretto nelle buste di plastica a parte qualcuna che era fuori posto a causa dell'incerta timbratura o della mancanza di data o busta. Ho fatto fatica anche a raccapezzarmi rispetto alla datazione dell'Era Fascista Ma, con i nomi dei luoghi dove si trovavano mio zio e mio papà, impegnati prima nell'addestramento militare, e poi spediti uno sul fronte russo come caporale, e il secondo in Libia come carrista, sono riuscita a sistemare tutto.

Devo dire che è stata un'esperienza emozionante al massimo, in modo particolare nel leggere lettere che mostravano una grandissima forza d'animo da parte di ogni componente della famiglia, pur tra lontananze, pericoli e difficoltà. Le scritture dell'epoca erano molto belle e ordinate, al di là degli inevitabili errori grammaticali, e lo scrivente economizzava lo spazio sulla carta scrivendo in modo piccolo, quasi microscopico alle volte. Ecco qualche esempio. Questa sulla sinistra è una cartolina postale con il francobollo del re Vittorio Emanuele III e scritta propagandistica:












La seconda sulla destra è una cartolina a colori di prevenzione sanitaria: "Le chicche fanno male ai denti, ma io me li lavo spesso" dice il bimbo munito di spazzolino e dentifricio.

Oggi non siamo più abituati che qualcuno ficchi il naso nella nostra corrispondenza, e attribuiamo un grandissimo valore alla privacy... ma all'epoca la censura era normale, specialmente in tempi di guerra. All'esterno delle buste, come nel caso che potete vedere qui accanto, si apponeva la fascetta "Verificato per censura", e un timbro sulla lettera stessa. La lettera veniva letta da cima a fondo e, sulle frasi che non passavano il vaglio, che magari menzionavano i luoghi delle operazioni militari, si stendeva un inchiostro talmente coprente che non si poteva leggere nulla, nemmeno in controluce.

Mio papà, prigioniero degli inglesi in Africa, nello specifico nel Sud Africa a Sonderwater, aveva ritrovato al campo un suo amico che gli insegnava a disegnare. Ecco una sorta di cartolina pieghevole di cui purtroppo le prime scritte sono illeggibili. Però il suo autoritratto di giovane con la testa ancora piena di capelli è rimasto; e, come vedete, non se la cavava per niente male!

Ci sono molti momenti drammatici, come la morte della nonna Luigia il 28 dicembre del 1942 a causa di una peritonite. Qui trovate la lettera con cui mio nonno Enrico informava mio zio Osvaldo, che era in Russia, della morte di sua mamma. Ci sono anche lettere che parlano dei bombardamenti che colpirono e distrussero molti edifici di Milano nel 1943, con allegati ritagli di giornale che menzionano tutti i punti più duramente colpiti, come il teatro Filodrammatici o lo stesso Policlinico, e anche la Pinacoteca di Brera dove prima erano state messe in salvo le opere.

Insomma, un pezzo di Storia non solo personale, che mi ha commosso profondamente, ma che riguarda l'Italia tutta. Un periodo di grandissimo dolore e lutti inenarrabili, ma da cui sono scaturite le nostre attuali libertà.


2. Il secondo argomento che è andato a posto è più tecnico del precedente, quindi mi perdonerete il brusco passaggio di tono. Volevo apportare qualche ritocco sul blog, più che altro riuscire a dare la possibilità di inserire immagini nei commenti. Sono riuscita ad apportare alcuni miglioramenti:

a. Per quanto riguarda l'estetica del blog, ho cambiato alcune delle immagini scorrevoli, che l'anno scorso avevo lasciato perché ormai esausta dall'impresa titanica combattuta a base di stringhe html, o altrimenti sarei andata al manicomio. Quelle che non mi piacevano erano proprio il quadro della presa della Bastiglia, in quanto mancava tutta la parte inferiore con la folla, e l'ultima immagine con l'angelo di Roerich cui erano state tagliate le gambe.

Tenendo la prima immagine dell'arazzo di Bayeux, che è l'immagine simbolo del blog (o Ur-blog, come direbbe Goethe), ho inserito delle  nuove immagini cercando di rispettare un ordine cronologico: il ritratto di Bernabò Visconti e della sua famiglia in un affresco di Santa Maria Novella (potevate dubitare che non trovasse il modo di piantar le tende anche là?), poi il quadro di Delacroix della libertà che guida il popolo, una fotografia in bianco e nero di soldati in trincea nella Prima Guerra Mondiale, e infine la sommità di un altro quadro di Roerich.

b. Grazie a mio figlio, che si è degnato graziosamente di aiutarmi (e impiegando dieci minuti dove io avrei impiegato dieci anni), sono riuscita a inserire la necessaria stringa html nella schermata, per dare modo a voi e a me medesima di inserire nei commenti sia immagini sia video. Ho fatto una prova nell'ultimo post di "Insieme raccontiamo 23" e ha funzionato. Ero felice come una Pasqua. Le istruzioni per voi si trovano alla base dei commenti per ogni post, e quindi ora potete sbizzarrirvi, se volete!

c. Ho avuto un problema con il blogroll, nel senso che blogger non mi dava più le icone dei vostri blog e soprattutto il titolo dell'ultimo post pubblicato. Siccome non c'è stato niente da fare, ho deciso di mettere un semplice elenco al momento. Non so se è stato un problema momentaneo, ma ogni tanto quel blogroll mi dava dei problemi anche senza che io vi inserissi nulla, una volta eravate spariti tutti di colpo. Gli utilizzatori di blogger hanno consigli da darmi? Ve ne sarei davvero grata.

d. Ho scritto alcuni post, ma non quanti avrei voluto. Però ci sarà una sorpresona nella seconda metà di settembre!

3. Dovevo concentrarmi sul mio progetto TOP SECRET... Mi sono concentrata, nel senso che ho fatto la mia parte. Dopo una notevole dose di caos e incertezze, proprio ieri ho ricevuto un'ottima notizia, ma ancora non posso dirvi niente. Tengo le dita incrociate, perché la situazione è in eterno divenire! Spero di riuscire a raccontarvi qualcosa, sempre nella seconda metà di settembre dove, a quanto pare, accadranno un sacco di cose.


ATTIVITÀ COSÌ COSÌ

1. Volevo andare avanti con la scrittura del mio romanzo sulla Rivoluzione Francese, o in alternativa lavorare a una nuova parte esoterica sul Libro III Le regine di Gerusalemme da inserire in un punto apposito, con la resa dei conti tra Geoffroy e Clotilde.

In breve, il romanzo sulla Rivoluzione è andato a farsi una sonora ronfata, dato che sono Una e non Trina, vale a dire che sono un essere umano e non posso scrivere due cose in contemporanea. Anche se è vero che ho iniziato la nuova parte esoterica da titolo La ballata della strega di Bruges, sono ben lungi dall'essere avanti nella stesura. Ho le idee chiare sull'intera storia, ma la scrittura è un altro paio di maniche. Vabbeh, tanto l'editore non è che mi chiami ogni giorno...

Però non sono rimasta del tutto inattiva, e ho scritto un racconto per il concorso "Lombardia Segreta" (ecco il link di riferimento). La scadenza ora è piuttosto ravvicinata, ma ve lo segnalo ugualmente. Il tema del concorso letterario sono i segreti della Lombardia. Si accettano testi brevi sia di saggistica che di narrativa (racconti) aventi come tema una storia, un luogo, un paese, una città, un monumento, un personaggio sconosciuti o poco noti da scoprire e valorizzare.

Ho fatto leggere il racconto a un gruppetto di lettori, che mi hanno fatto alcune osservazioni, ma in generale lo hanno apprezzato molto. A me piace anche perché la protagonista è una donna, che racconta la sua storia in prima persona e potrebbe venirne fuori un bel monologo teatrale, magari da proporre nell'ambito di alcune manifestazioni contro la violenza sulle donne e l'8 marzo.

2. Nel mese di agosto ho letto pochissimo, con mia grande costernazione. Ho finito infatti un romanzo di Federigo Tozzi, "Tre croci", e l'antologia dei racconti di Marco Freccero "Cardiologia" (che ho recensito su Amazon insieme a "Non hai mai capito niente", recensioni qui e qui) e "Figlia dei fiordi" di Sandra Faè (qui la recensione). Ho scoperto infatti che senza la mia trasferta quotidiana in metropolitana, la mia attività di lettrice si riduce al lumicino. Non sembra, ma in quelle due ore e mezza di viaggio macino pagine su pagine. Recupererò ben presto!

Nel frattempo ho avuto la conferma che soffro da shopping compulsivo da libri, perché quando nella mia edicola ci sono le bancarelle di libri a 1-2 euro mi precipito di sotto e ne risalgo con sacchi di romanzi che vanno a gravare sulle ormai sofferenti scaffalature del mio studio. Prima o poi dovrò fare come Ulisse che si faceva mettere i tappi di cera nelle orecchie per non sentire il canto delle sirene; nel mio caso mi farò mettere una benda sugli occhi. La situazione peraltro non migliora con le innumerevoli proposte di ebook che mi fanno venire l'acquolina in bocca, e il mio e-reader ormai sta per collassare.

***

E voi, come sono andate le vostre vacanze? Avete letto qualche libro interessante o siete andati avanti con l'attività di scrittura?

***

Fonti immagini:

  • Bernabò Visconti con la moglie Beatrice Regina Della Scala, affresco a Santa Maria Novella - Firenze
  • The Lady of Shalott di William Maw Egley, museo di Sheffield


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sabato 5 agosto 2017

INSIEME RACCONTIAMO 23 - Le nozze di Figaro



Sì, sì, lo so che il blog è ufficialmente chiuso, ma non ho resistito alla tentazione di partecipare all'edizione 23 di "Insieme raccontiamo" (qui il regolamento), iniziativa proposta ogni mese sul blog di Patricia Moll. Per chi non lo sapesse, Patricia propone un incipit che i partecipanti completano con la loro fantasia, rimanendo nell'ambito di 300 parole.

Con un incipit come quello che ho letto, che parla di "penna d'oca" e "scrittura piena di svolazzi", come facevo a resistere? Quindi riapro la saracinesca e, sul fil di lana visto che oggi è l'ultimo giorno, pubblico il mio contributo.

L'incipit di Patricia è il seguente:

Aprì la busta e ne estrasse un foglio ingiallito dal tempo. Piccole macchie di inchiostro lo segnavano. Forse era scritta con la penna d'oca. La grafia era decisamente d'altra epoca piena di svolazzi. Bei tempi quelli in cui ci si inviava missive!
Inforcò gli occhiali, lo aprì, sedette e lesse.

e la foto Pixabay è questa:




Ed ecco il racconto completo, con una dedica particolare a Elisabetta Santangelo, e Clementina Daniela Sanguanini che me l'ha fatta incontrare:


Aprì la busta e ne estrasse un foglio ingiallito dal tempo. Piccole macchie di inchiostro lo segnavano. Forse era scritta con la penna d'oca. La grafia era decisamente d'altra epoca piena di svolazzi. Bei tempi quelli in cui ci si inviava missive!
Inforcò gli occhiali, lo aprì, sedette e lesse.

Sorrise nel riconoscere la sua scrittura, infantile e nervosa. Era l’espressione del suo carattere, uno zolfanello pronto a incendiarsi per un nonnulla. Lui era alto e magro, e vestiva perennemente di nero, con i capelli corvini sciolti sulle spalle, gli occhi scintillanti. Possedeva una bellezza bizzarra ed efebica, seducente per uomini e donne.

Solo che era morto. Morto da molti anni.

Tutto era cominciato con un disegno. Il disegno di un fiore tracciato con mano esitante. Le ricordò, poi, di essere stato più abile nell’uso della sua penna acuminata, quella con cui scriveva il suo giornale. Aveva proseguito con brevi messaggi, e quindi lunghe lettere, che le faceva trovare nei luoghi più inaspettati della casa.

Le scriveva di quanto l’aveva amata e, pure, quanti piccoli e grandi tradimenti avesse perpetrato quando lei era stata sua moglie. La rivoluzione, che li aveva macinati come grano, li aveva riavvicinati nell’estrema sofferenza.

Lei intuiva che quella lettera sarebbe stata l’ultima, e la leggeva con avidità mista a malinconia.

In quel mentre, sul davanzale della finestra aperta si posò un uccello. Lei alzò gli occhi: era un grosso uccello marrone dal ciuffo spettinato. Rise: era il più brutto volatile che avesse mai visto. Lui la fissò con l’occhio, rotondo come uva passa, e si mise a cinguettare. E, dall’impianto stereo si levò, soavemente, una musica: era la scena finale de Le Nozze di Figaro di Mozart con la richiesta del perdono.



L’uccello cantò fino alla fine, e Lucile si sentì parte di un momento di pura bellezza.

Sopravvenne il silenzio. Lei disse: “Ti perdono, Camille. Amore mio, io ti perdono.” Come se non avesse atteso altro, l’uccello inclinò la testa e le inviò uno sguardo lucido di gratitudine.

Quindi scomparve nel cielo azzurro, con un frullo d’ali e in una goccia di sole.

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sabato 29 luglio 2017

Progetti per l'estate a blog chiuso. Nel frattempo.... buone vacanze a tutti!


Come da tradizione, il blog chiude per la pausa estiva di agosto con l'offerta di una poesia, che ho scelto di mettere, da sola, nel precedente post in quanto avrei dovuto scrivere questa lunga "coda" che, a mio parere, l'avrebbe rovinata. Comunque ho scelto la poesia di Machado sulla notte d'estate e la luna come particolarmente evocativa, ma non ho trovato nessuna immagine che mi soddisfacesse fino in fondo in quanto mancava sempre qualche elemento. Ho optato quindi per un quadro della pittrice statunitense Georgia O'Keeffe.

Nel prossimo mese, a parte il mio viaggio in Umbria, cercherò di staccare la spina senza tralasciare alcuni buoni propositi. Vediamo un po'. Avrei in mente di:

- leggere la corrispondenza di guerra della mia famiglia, che ho già ordinato in tre grossi
raccoglitori e che consta di lettere tra mio papà e suo fratello, pure lui al fronte, le sorelle, i genitori e gli amici dal 1940 a tutto il 1946. Ci sono inoltre cartoline militari, telegrammi, documenti di vario genere, alcuni dei quali molto datati di fine 1800, e quindi m'immergerò in questo periodo così travagliato per la storia non solo domestica e italiana, ma dell'intera umanità;

- andare avanti con la scrittura del mio romanzo sulla Rivoluzione Francese, o in alternativa lavorare a una nuova parte esoterica sul Libro III Le regine di Gerusalemme da inserire in un punto apposito, con la resa dei conti tra Geoffroy e Clotilde. Sarei più propensa per quest'ultima ipotesi, dato che non riesco a lavorare su due periodi storici contemporaneamente, ma non voglio darmi tempi stringati. Ho imparato che quando pianifico troppo, non riesco mai a mantenere le date.

- apportare qualche ritocco sul blog, ma niente di drammatico come l'anno scorso. Vorrei più che altro riuscire a dare la possibilità di inserire immagini nei commenti, e ho individuato un'enorme stringa html che non so bene dove collocare. Ah, e vorrei scrivere qualche altro post per il blog per la collezione autunno-inverno.

- concentrarmi sul mio progetto TOP SECRET di cui non posso anticipare niente perché la prima fase non dipende da me. Se il progetto andrà in porto, vi rivelerò qualcosa nel mese di settembre-ottobre, nella seconda ipotesi (che è la più probabile) calerà un pietoso velo di silenzio e di oblio.

Naturalmente riuscirò a fare un terzo delle cose che ho elencato, ma l'importante è comunque essere liberi da impegni di natura esterna come il lavoro. Durante il prossimo mese purtroppo non potrò più commentare molto sui vostri blog ed essere attiva sui social, cosa di cui mi scuso sin d'ora. Sarò impegnata specialmente nel progetto Top Secret. E voi, quali sono i vostri progetti per l'estate?



Con l'immagine di un luogo che amo molto, Mont Saint-Michel, vi auguro comunque serene vacanze e vi abbraccio tutti insieme collettivamente! Un augurio particolare di guarigione va a Marina e al suo piede infortunato. 

Noi ci vediamo a settembre, a meno di novità clamorose. Un grazie di cuore a tutti per i vostri preziosi commenti durante questa prima metà dell'anno.

***

Fonte immagini:
Pixabay


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Notte estiva, notte di mistero... nei versi di Antonio Machado



Notte d'estate

È una bella notte d'estate
Tengono le alte case
aperti i balconi
del vecchio paese sulla vasta piazza
Nell'ampio rettangolo deserto,
panchine di pietra, evonimi ed acacie
simmetrici disegnano
le nere ombre sulla bianca arena.
Allo zenit la luna, e sulla torre
la sfera dell'orologio illuminata.
Io in questo vecchio paese vo passeggiando
solo come un fantasma.

Antonio Machado



Antonio Machado (1875-1939), è stato un poeta e scrittore spagnolo, tra i maggiori di tutti i tempi appartenente alla cosiddetta generazione del '98, e una delle voci più alte tra gli intellettuali del suo tempo. In Soledades (Solitudini) Machado esprime le solitudini non solo dell'uomo ma anche dello spazio, abitato solo dal soggetto che dialoga in modo autobiografico con i fantasmi del suo passato. In Campos de Castilla il poeta evoca con tratti essenziali la solennità del paesaggio circostante, con un'ottica quasi visionaria. Altre sue opere sono il Cancionero apócrifo con una riflessione sulla poesia e la raccolta di sentenze Juan de Mairena.

Alla sua morte, in una tasca del suo cappotto il fratello José trovò un pezzo di carta con l'ultimo verso "Quei giorni azzurri e quel sole dell'infanzia".

***

Fonte immagini:
  • The Radiator Building at Night (West 40th Street, New York), 1927 di Georgia O'Keeffe
  • Retrato de Antonio Machado (1875 - 1939), sanguina de Leandro Oroz Lacalle (1883 - 1933). Fondos de la Fundación Ortega y Gasset.

Fonte biografia:

  • Wikipedia


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mercoledì 26 luglio 2017

Il Caffè della Rivoluzione: Lungo il fiume e sull'acqua / 29




Di recente molti blogger si sono occupati dell'argomento "acqua" nei loro spazi, forse ispirati dalle temperature perduranti, alleviate di quando in quando da brevi sprazzi di pioggia. Solo per menzionarne un paio, Clementina Daniela Sanguanini, che ci aveva già proposto una serie in cui l'ultimo post "Viaggio nell'acqua a..." riguarda la storia dei Navigli milanesi (qui il link relativo) e Glò con l'articolo "Glò thinking - Condizioni naturali avverse" (qui il link relativo) dove ci propone stralci da opere letterarie, molti dei quali dedicati all'acqua come elemento scatenante di climi estremi.

Ho pensato quindi anch'io, nell'ambito della rubrica del mercoledì, di proporvi un post su questo argomento oltremolto affascinante; di recente, esso è tornato alla ribalta delle cronache per la siccità imperante, desertificazione e le guerre dell'acqua che potrebbero scoppiare in un futuro non tanto lontano. Per farlo, mi servirò ancora una volta del testo Le tableau de Paris del nostro Louis-Sébastien Mercier, un battagliero e intraprendente cronista che ci ha offerto preziosi spaccati di vita parigina negli anni appena precedenti lo scoppio della rivoluzione.

All'epoca non c'erano le cosiddette "ferie" estive in quanto ci si sollazzava tutto l'anno come le classi nobiliari, o si continuava a lavorare duramente nei campi come i contadini. Possiamo dire però che i borghesi sfuggivano alla calura cittadina rifugiandosi nelle loro seconde case in campagna, solitamente poste a poche miglia da Parigi. I coniugi Duplessis, genitori di Lucile e Adèle, avevano una dimora a Bourg-la-Reine nell'Île-de-France, la regione che fa capo a Parigi, dove trascorrevano l'estate e i fine settimana primaverili ed estivi. Là accorrevano a frotte le carrozze con a bordo gli ammiratori di Lucile, che pare fosse bellissima e molto intelligente. In quella casa si ricevevano politici, giornalisti, deputati e intellettuali, si faceva musica, si giocavano partite a carte o altri giochi in voga all'epoca, si facevano spuntini e soprattutto si corteggiavano le due ragazze. Per i più distratti ricordo che Lucile sposò poi il giornalista Camille Desmoulins, uno che, tra tutti, era partito assai svantaggiato nella conquista della bella fanciulla, la quale condivise con lui gli ultimi anni della loro breve esistenza.

Già, ma come vivevano le persone costrette a rimanere a Parigi? Al capitolo "Abbeveratoi" scopriamo con interesse, e anche un pizzico di sorpresa, uno scorcio di vita lungo la Senna,  che sembra suggerirci qualche collegamento con le abitudini dei giorni nostri. La Senna è un fiume talmente legato alla città in cui scorre da essere parte della sua fisionomia, come l'Arno ci ricorda Firenze o il Tevere suggerisce Roma. Malgrado il fiume fosse molto sporco, infatti, in quanto in alcuni punti si riversavano le condutture fognarie, lungo le banchine erano situati abbeveratoi per gli animali, e persino - udite, udite - rozze cabine dove poter fare il bagno.



Scrive infatti il nostro cronista, sempre attento a descrivere l'ambiente, ma anche a sottolineare polemicamente il problema sociale:

Le banchine che costeggiano la Senna sono aperte, in certi punti, da abbeveratoi che servono ai cavalli e ai buoi; ma capitano talvolta negli incidenti, soprattutto in casi di piena. Un cavallo, attaccato ad altri, avanza troppo, e la corrente lo trascina via. I cavalli, maldestramente attaccati, si dibattono e molti periscono. Un battello che chiuderebbe il bacino, o una balaustra avrebbero prevenuto questi pericoli. (...) Si può dire altrettanto di queste assi sul fiume, da dove i portatori d'acqua riempiono i loro secchi quando le fontane sono gelate. Ne periscono ogni anno. (...) I portatori d'acqua osservano regolarmente il loro giro, quando vanno ad attingere sia alla fontana, sia al fiume; e sono più gentili e più giudiziosi di certi autori che cercano di usurpare il posto dei loro colleghi facendo passare le loro opere prima che sia giunto il loro turno.


È fatto divieto a tutti di fare il bagno nel fiume, e di attraversarlo a nuoto, al fine di non urtare la pubblica decenza. Subitamente la vigilanza dei porti accorre, e prende in consegna gli stracci. Spesso molti giovani, invece di tornare a riva, si sono gettati nella corrente, e sono periti volendo passare dall'altra parte; tutto per evitare la guardia e i suoi maltrattamenti. 

Non sarebbe più utile stabilire dei piccoli e sicuri stabilimenti, dove i poveri e i popolani si bagnerebbero e si eserciterebbero a nuotare? Questa gente del popolo, cui si impedisce di fare il bagno ai bordi della Senna, va fuori città, sui limitari deserti; e là, non trovando soccorso in caso di pericolo, annega più facilmente che in mezzo alla città. Dei luoghi per bagnarsi, dove si potrebbe avere uno spazio sufficiente, e ciascuno la sua corrente, varrebbero infinitamente meglio di questi luoghi chiusi, dove tutti i corpi nudi si accalcano sotto la stessa tela. Il popolino di Parigi ha più bisogno più di ogni altro di essere scrostato, infatti. (...)

Ho visitato i bagni del popolo: sono scomodi, e anche pericolosi; il fondo del fiume non è soltanto sporco; è pieno di ciottoli, di cozze, di piante, e spesso di cocci che vi tagliano i piedi; una brutta tela, tesa sopra quattro pioli instabili; una scaletta male assicurata, e dalla quale si scende con la stessa fermezza con cui si andrebbe al patibolo; tali sono i bagni pubblici che non si può certamente paragonare a quelli dei Romani."

Non bisogna dimenticare, infatti, che Parigi all'epoca, oltre a essere più piccola nella sua estensione, aveva ancora molte caratteristiche medievali, con le tipiche case ammassate, sporche e sovraffollate come nell'immagine che vedete qua sopra.

***

Ebbene, non trovate che sembra di leggere le cronache dei nostri giorni, con le persone che vanno a bagnarsi in alcuni fiumi e laghi, perché privi della possibilità di fare la cosiddetta vacanza al mare, e degli incidenti che avvengono per mancanza di prudenza?

***


Immagini dal web:
  • Ragazze sulle rive della senna di Gustave Courbet (1857) - Museo del Petit Palais 
  • La Pointe est de la Cité di Nicolas-Jean-Baptiste Raguenet (1757), musée Carnavalet, Paris
  • 1675-1685 French Fashion plate "Recueil des modes de la cour de France, 'Argent de Mes Petits Oiseaux'" at the Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles
  • Le Petit-Pont et le Petit-Châtelet prima dell'incendio del 1718


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sabato 22 luglio 2017

Breaking news: Liebster Award 2017




Nei giorni scorsi stavo cadendo in un letargo profondo, complice la calura e soprattutto il calo di tensione dopo il debutto dello spettacolo Il Diavolo nella Torre. Come vi dicevo, da una parte è stata un'esperienza bellissima ed emozionante, dall'altra per me incombeva l'ignoto, dalla recita natalizia con gli elfi di Babbo Natale, cosa che ho effettivamente sognato pochi giorni addietro, agli attori che venivano colti da prolungati vuoti di memoria; dal pubblico che ci subissava di fischi e lanci di ortaggi allo spirito di Bernabò Visconti che non gradiva lo spettacolo e ci bersagliava di fulmini e saette. Ma sto divagando, scusate...

Dunque, stavo finalmente cominciando a rilassarmi quando mi arriva la notifica di Google+ da parte del blogger Ivano Landi del blog "Cronache del Tempo del Sogno" che  (fiato alle trombe) mi ha inserito nei nominati per il Liebster Award 2017. "Ecco, ci siamo!" mi sono detta, svegliandomi di botto e con un senso di allarme. Perché, per chi non lo sapesse, il Liebster Award è un premio che comporta un turbinio non indifferente, non solo nel proprio blog ma anche un po' in tutta la blogosfera, come se corresse dell'elettricità attraverso i vari blog.

Rammento infatti che ricevere il premio comporta:
  1. Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste. 
  2. Premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 follower e che ritenete meritevoli. 
  3. Comunicare la premiazione nelle bacheche dei "vincitori". 
  4. Proporre a vostra volta undici domande. 
Ho subito ottemperato alla prima parte del punto 1. ringraziando il mitico e mitologico Ivano da personcina bene educata quale sono. Quando poi ho visto il tenore delle domande, il mio senso di rilassatezza è andato a farsi benedire definitivamente. Nei giorni successivi ho cominciato a spremere quel poco di materia grigia che mi era rimasta, ed ecco il risultato.

1. Da quale pittore o scultore ti piacerebbe farti immortalare in un ritratto? (vale anche citare un artista del passato).

Questa è facile e semmai c'è una sovrabbondanza di artisti che apprezzo. Dovendo proprio fare un nome, direi senz'altro una donna, e scelgo Élisabeth-Louise Vigée-Le Brun, una pittrice francese molto famosa prima, durante e dopo la Rivoluzione Francese. Eccovi ad esempio un Autoritratto con figlia del 1789, proprio l'anno in cui scoppia la rivoluzione.

2. La tragedia occupa da secoli un posto più alto rispetto alla commedia nella considerazione degli uomini considerati di cultura. Questo vale per il teatro greco e elisabettiano come per il cinema. Si può quindi dire, parafrasando Kundera, che più qualcosa è pesante più è intellettualmente comodo da portare in giro?

Secondo me (mumble mumble) dipende dal fatto che la commedia, e il riso che ne consegue, è volatile come tutte le manifestazioni umane scaturite dal divertimento. Mentre il dolore, come direbbe il poeta, "ha una voce e non varia", il riso si accende, sprizza e saltella qua e là come un fuoco fatuo, ed è subito spento. Per questo tanta produzione drammaturgica è impegnata politicamente e socialmente, e viene annoverata come unica espressione degna di figurare nella portfolio culturale di una nazione.

3. Woody Allen dice, in un celebre momento del suo film Manhattan: Cosa rende la vita degna di essere vissuta?... (Per me, Groucho Marx, per dirne una... e Willie Mays… il secondo movimento della sinfonia Jupiter [la quarantunesima e ultima di Mozart]... l’incisione discografica di Potatohead Blues di Louis Armstrong... i film svedesi, naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra... le incredibili mele e pere di Cézanne... i granchi serviti nella catena di ristoranti Sam Woo...). Ti invito a sostituire nomi e opere a piacere e creare, sulla base di questo, il tuo personale elenco di cosa rende la vita degna di essere vissuta (può essere anche più breve o più lungo di così).

Non sembra, ma anche questa domanda mi ha messo un po' in crisi, in quanto mi piacciono tante cose... sono di bocca buona. Vado comunque a sostituire l'elenco di Ivano:

Per me, La Messa da Requiem di Mozart, per dirne una .. e l'immortale Blade Runner di Ridley Scott. … Il rosso e il nero del "milanese" Stendhal.... Jane Eyre di Charlotte Brontë... i film della vecchia Hollywood, naturalmente, quelli con Paul Newman dagli incredibili occhi azzurri, e Ingrid Bergman…le Confessioni di Sant'Agostino. ... Turandot di Puccini, in assoluto la mia opera lirica preferita... la pizza in qualsiasi versione... Poi i fiori, gli animali e gli alberi. E le lasagne che fa mia madre. Difatti uno spagnolo, assaggiandole, gridò: "Madre de Dios!" 


4. Quale fiaba associate più di tutte le altre alla vostra infanzia?

Su questo non ho dubbi: Hansel e Gretel dei Grimm. Avevo alcune Fiabe sonore che ascoltavo con un mangiadischi, ed era la mia preferita pur se mi terrorizzava molto. La scena in cui la matrigna riesce finalmente a lasciare i bambini nel bosco era tristissima. Non parliamo poi di quando Gretel chiude la strega nel forno e la brucia, con le urla terrificanti della vecchia che uscivano dal mangiadischi.


5. Un mostro sacro della letteratura, uno dell’arte e uno del cinema, anche se già passati a miglior vita, che secondo te avrebbero reso un servizio più utile a zappare la terra…

Letteratura: Ernest Hemingway. Arte: Pablo Picasso. Cinema: .............. (non oso dirlo, potrei essere linciata. Abbi pietà di me, Ivano! Voglio vivere.) Per riempire lo spazio, volevo scrivere Nicholas Cage, ma non è un mostro sacro... e sono vietate le facili battute sulla parola "mostro". Comunque si tratta di gente sopravvalutata, secondo me, incluso il terzo cioè l'Innominato.

6. Dì solo
no ai Valori della Famiglia

Un giorno che
vai per strada
e vedi un carro funebre
con una bara,
seguita da un’auto piena di fiori
e da limousines;
sai che il giorno è favorevole
e che i tuoi piani avranno
successo;
ma il giorno che
vedi una sposa e lo sposo,
e una festa di nozze,
fa’ attenzione;
guardati bene,
può essere un cattivo segno.

Dì solo no
ai valori della famiglia,
e non lasciare
il lavoro quotidiano….


Questo è l’inizio di una lunga poesia di John Giorno, da lui composta il giorno della morte di William S. Burroughs. Gliela sentii recitare (in italiano) molti anni fa, a un reading di poesia beat. Sei d'accordo con lui o no? Viva o abbasso i valori tradizionali?

Questa è una bella domanda, ma non farei una cesura così netta. Non si è mai totalmente pro o contro qualcosa. Dico sempre che sono una brava ex-ragazza, ma in me sonnecchia una barricadera pronta a risvegliarsi alla minima occasione. Quindi, occhio!

7. Ti sentiresti più a tuo agio ad abitare una casa progettata da Antoni Gaudì o una progettata da Frank Lloyd Wright?

Senz'altro Gaudì: visitai Barcellona per la prima volta lo scorso anno e mi innamorai della Sagrada Familia, e anche delle sue case, Casa Batlló in testa. Mi sono sentita in un luogo magico pieno di luce, di energie positive, di arte e benessere. Ora che la guardo bene, però, sembra la casetta di marzapane della strega in Hansel e Gretel. Vuoi vedere che c'è un collegamento?

8. Disponi nell’ordine dal preferito al meno preferito i seguenti generi letterari, da me elencati in ordine alfabetico: Erotico, Fantascienza, Fantasy, Giallo, Horror, Noir, Rosa, Storico, Western.

Ecco qui: 1. Storico (strano, eh?) 2. Fantascienza (che poi è storia del futuro) 3. Fantasy 4. Giallo 5. Western 6. Noir 7. Rosa 8. Erotico 9. Horror

9. Qual è il tuo rapporto con i moderni blockbuster cinematografici?

Dipende molto dal genere, per riallacciarmi alla domanda precedente. Se è un blockbuster di fantascienza fatto bene, non disdegno. Se è il mero film di cassetta, esclamo: "Non ti curar di lor, ma guarda e passa." ... anzi, "passa" e basta.

10. Metti di trovarti a partecipare a una serata di visioni obbligate ma a maggioranza democratica tra amici, voti per un classico Disney o per un anime giapponese?

Voto per un classico Disney e, se potessi scegliere, nominerei Gli Aristogatti oppure Il Libro della Giungla, anche perché associo entrambi a mio padre cui ero particolarmente legata.

11. Bevi acqua contaminata e all'improvviso ti salta in testa l'idea di fare il cosplayer (si scherza, eh?). Quale personaggio dei fumetti e/o dei cartoni animati scegli di omaggiare?

Per quanto mi riguarda, oltre che contaminata, l'acqua dovrebbe contenere anche qualche droga per indurmi a fare una cosa del genere. Se proprio devo, il robot protocollare C3-PO di Guerre Stellari, così almeno mi nascondo sotto la tolla e non mi vede nessuno. E quindi potrei ribadire: « Oh, santo cielo! » a ogni pie' sospinto.

***

Ora devo nominare undici blogger e fare undici domande. Chiedo venia se molti saranno già stati nominati nel frattempo, dato che ci conosciamo un po' tutti, e quindi chiamo in ordine alfabetico come se facessi l'appello dal registro:

1. Il blog di Ariano Geta di Ariano Geta
2. Dramaqueen di Elisa Elena Carollo
6. La nostra libreria di Glò, PiGreco, Michele e Fabry
7. L'angolo di Cle di Clementina Daniela Sanguanini
8. Liberamente Giulia di Giulia Mancini
9. Marco Freccero di Marco Freccero
10. Massimiliano Riccardi Infinitesimale di Massimiliano Riccardi
11. Scrivere Vivere di Grazia Gironella

Non ho inserito Ivano, o altri blogger altrettanto meritevoli, ma è come se l'avessi fatto.

Le mie undici domande sono le seguenti, e sono semplici semplici, anche se alcune sono bicefale:

1. Ti fa più paura l'imprevisto o la routine quotidiana?
2.  A scuola qual era la materia in cui andavi meglio e quella in cui andavi peggio?
3. Qual è il difetto e la virtù che senti di possedere da sempre?
4. Qual è il difetto che non sopporti nel prossimo, e la virtù che ami trovare nelle persone?
5. Che cosa ti fa stare veramente male e che cosa ti trasmette pura gioia?
6. Secondo te esiste l'amicizia tra artisti, a qualsiasi categoria appartengano?
7. Ti è mai capitato di avere un déjà vu, ovvero la sensazione di essere già stato in un determinato luogo?
8. Esiste la magia?
9. Preferisci i film in bianco e nero oppure a colori?
10. Che cosa ti trasmette la lettura di un bel libro?
11. Qual è l'espressione artistica superiore a tutte le altre?


E ora a voi. Mi aspetto grandi cose, miei prodi!  

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO:

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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Venice, late spring of 1560. In his studio, the old Venetian painter Tiziano is waiting for the visit of the “painter of angels”, a mysterious artist just arrived in Venice. Tiziano senses a foreboding danger to his position, fame and standing. In fact, the arrival of the artist does upset both the professional and private life of Tiziano. And the struggle has just begun.

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