Blog su Letteratura, Storia e Arte in tutte le sue forme.

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ARAZZO DI BAYEUX, seconda metà dell'XI secolo

La conquista normanna dell'Inghilterra del 1066.

CONCERTO DEGLI ANGELI di Gaudenzio Ferrari del 1534

Santuario della Beata Vergine dei Miracoli a Saronno.

L'ULTIMO ANGELO di Nicholas Roerich

Dipinto a olio del 1942.

mercoledì 19 luglio 2017

Svegliarsi al mattino con Alan Stivell e l'eroe irlandese Brian Boru


Il blog risente ormai di una certa anarchia, complice il periodo estivo e il passaggio di un certo messere dall'aura demoniaca che ha seminato scompiglio ovunque. Fedele comunque al mio proposito di non affliggervi con post troppo impegnativi, oggi vi parlerò del metodo che uso per svegliarmi la mattina. Ma non temete, non virerò troppo sul personale. Il fatto è che - come avete abbondantemente capito - non ho tutte le rotelle a posto e quindi anche il metodo che uso per svegliarmi è connesso a qualcosa di storico.

Da anni utilizzo una radio-sveglia puntata alle 6.30. Ho provato a sintonizzarla su una stazione radio - come dice il termine, si tratta di una radio-sveglia, e mi sarebbe piaciuto ascoltare brani sempre differenti - ma l'imprevedibilità delle trasmissioni giocava a mio sfavore: poteva capitarmi di udire la frizzante Bonjour, bonjour, Mon chéri bonjour... che mi metteva subito di buonumore oppure l'urlo belluino di Master of puppets dei Metallica versione live, che mi catapultava dal sonno alla veglia senza soluzione di continuità. Nell'ultimo caso, rimanevo traumatizzata per l'intera giornata, anche se a qualcuno potrebbe fare lo stesso effetto l'ascolto del brano francese. ;-) Poteva anche capitarmi di ascoltare la pubblicità del "mercatone" di turno, il che finiva con l'irritarmi definitivamente.

Ho provato dunque con dei cd di mio gradimento, che però cambiavo a rotazione. Succedeva infatti che una certa canzone continuasse a ripetersi nella mia testa per ore, specialmente per quanto riguardava il refrain, in un disturbo ossessivo piuttosto preoccupante. Occorreva quindi un brano strumentale che partisse lentamente, ma che acquisisse ritmo nel procedere in modo da non farmi risprofondare nel ronfamento assoluto. E ho trovato quello che fa per me.


Alan Stivell in un'immagine giovanile durante un concerto.

Una mia amica, che tra l'altro scrive romanzi storici sui Celti, mi aveva regalato un album di Alan Stivell in cui il primo brano s'intitola Brian Boru. L'album mi è piaciuto subito, e la prima canzone in modo particolare...

Già, ma chi è Alan Stivell? E, soprattutto, che cos'è o chi è Brian Boru? Un luogo, una persona, un piatto tipico, un'imprecazione? Non sapevo nulla.

Ho scoperto così che Alan Stivell è il nome d'arte in bretone di Alain Cochevelou, ovvero un cantautore e arpista francese di celtic fusion. A lui si deve in gran parte la rinascita ed il rinnovamento della musica tradizionale bretone, che, a partire dagli anni settanta, lo ha reso celebre nel mondo intero. Il suo nome è legato indissolubilmente all'arpa celtica, strumento del quale non solo è un virtuoso, ma che è letteralmente rinato con lui e con la sua famiglia.

Non è tutto, Brian Boru è nientepopodimeno che un eroe nazionale irlandese, le cui gesta sono avvolte dalla leggenda. Brian Bórumha mac Cennétig (noto con i nomi inglese di Brian Boru e irlandese di Brian Boraime) fu infatti sovrano supremo d'Irlanda dal 1002 al 1014. L'immagine popolare di Brian Boru, ovvero il condottiero irlandese che guidò le sue armate per scacciare gli invasori vichinghi, si originò da uno scritto risalente al XII secolo dal titolo Cogadh Gaedhil re Gallaibh (Guerra degli Irlandesi contro gli Stranieri) nella quale Brian ha un ruolo fondamentale, e probabilmente quest'opera fu commissionata a scopi di propaganda. Se volete saperne di più, ecco qui il link alla pagina Wikipedia, che è molto ricca di dettagli e informazioni.

Invece ho trovato per voi un video Youtube con la canzone, il testo in irlandese/bretone e la traduzione in inglese: non vi resta che ascoltarla sempre che il genere sia di vostro gradimento (dura 5:33).





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Vi piace questo genere musicale? Con quale canzone o musica vorreste svegliarvi al mattino?

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Fonte: 
Wikipedia per le informazioni su Alan Stivell e Brian Boru

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sabato 15 luglio 2017

"Strano ma vero!" Modi di dire del Medioevo


Anto’, fa caldo!” esclamava un’avvenente signora in una nota pubblicità. Siccome il mese di luglio è notoriamente rovente, e molti della blogosfera sono provati dalle temperature, non vogliamo affaticare le nostre meningi con post troppo impegnativi, nevvero? Giammai, miei signori! Non lo faremo, sia che vi troviate in città per motivi di lavoro, sia che siate già nelle amene località di ristoro (sto parlando come i simpaticissimi autori di Feudalesimo e libertà). ;)

Ragion per cui ho pensato a un post imperniato su una breve carrellata di modi di dire che pronunciamo molto spesso, e che derivano dal nostro caro Medioevo. Siccome anch'io non ho intenzione di impegnarmi troppo, ho tratto ogni definizione da una fonte ben precisa, che citerò ogni volta. Per rendere più gradevole la cosa, ho inoltre pensato di inserirli come esempi tratti dal mondo editoriale della scolastica, che conosco piuttosto bene. L’ambientazione di ogni scenetta avviene nella casa editrice "Stampiamo di tutto" che è sull'orlo del fallimento. Cominciamo subito!


DETTO n. 1 - In casa editrice, il redattore Giusto Precisini, che di solito si accorgere anche di una formica che transita, ha fatto passare un clamoroso refuso in una formula su un testo di chimica. Se venisse eseguito l'esperimento con la procedura proposta, si determinerebbe un'immane esplosione in laboratorio. Il preside di una scuola che ha adottato il testo, il professor Canuto Borbottone, ha mandato alla casa editrice una lettera al vetriolo. Il redattore viene convocato dal direttore editoriale, furibondo. Esce malconcio dall’ufficio e mormora mestamente: “Me la sono cavata per il rotto della cuffia.”

Cavarsela per il rotto della cuffia (dal dizionario Treccani): Oggi si dice cavarsela o farcela per il rotto della cuffia "superare alla meglio una situazione difficile"; un tempo si diceva uscire per il rotto della cuffia, alludendo (ma, secondo il DELI, Dizionario Etimologico della Lingua Italiana di M. Cortelazzo e P. Zolli, l'ipotesi è da verificare) all'antico gioco (o giostra) medievale del Saracino o della Quintana. Il cavaliere in gara, lanciata al galoppo la cavalcatura, doveva colpire un bersaglio o infilare la lancia in un anello portandolo via, evitando di essere abbattuto dall'automa girevole contro il quale si gettava. Se il braccio dell'automa si metteva in moto colpendo il copricapo (cuffia) del cavaliere, senza però abbattere quest'ultimo, si diceva che il cavaliere era uscito per il rotto della cuffia, insomma, che ce l'aveva fatta nonostante la cuffia fosse stata colpita o rotta.


DETTO n. 2 Il grafico Giorgio Manibucate, Spandy per gli amici, è un inguaribile spendaccione. Aspetta con ansia l'arrivo dello stipendio e nel frattempo non perde occasione per lamentarsi di guadagnare troppo poco. Nel controllare il suo conto in banca, sospira fortemente: “Non capisco come possa succedere… sono sempre al verde!

Essere al verde (da Wikipedia): Essere al verde è un modo di dire tipico della lingua italiana colloquiale, ma anche letteraria, che significa "rimanere senza un soldo". L'espressione è diffusissima, ma l'origine è sconosciuta ai più. Si propongono diverse ipotesi:
- Nelle sue Note al Malmantile riacquistato (1688), Paolo Minucci ricorda come nelle aste pubbliche del Magistrato del Sale di Firenze si adoperassero, come 'segnatempo', delle lunghe candele di sego tinte di verde nell'estremità inferiore: quando la candela arrivava "al verde", l'asta si chiudeva. Da qui era nata l'espressione la candela è al verde, per indicare che il tempo era finito, ma anche essere al verde di denari, che in seguito nell'uso comune si è contratta nell'attuale essere al verde.
- In un altro caso potrebbe derivare dal fatto che la "fodera" interna del portafogli era in genere di colore verde, per cui all'apertura dello stesso, essendo vuoto, si poteva vedere solo la fodera.
- Secondo un'altra teoria, l'espressione deriverebbe da un'usanza medievale che prevedeva l'accensione di una lanterna verde quando era pronto il cibo per una speciale categoria di poveri, i "vergognosi", coloro cioè che non erano nati poveri ma che lo erano diventati e che per questo motivo non si adattavano alla questua "normale". Questa usanza permetteva loro di entrare nell'ente caritatevole in silenzio, senza bussare, con minori probabilità di essere visti.
- Solamente i poveri non avevano i soldi per comperare una candela nuova quando essa era finita, cosicché la utilizzavano fino alla base, che, un tempo, era sempre di color verde.


DETTO n. 3Durante la riunione commerciale, il direttore del reparto Promozione e Sviluppo, ovvero il dottor Cupido Bramosi, sta discutendo con i suoi agenti delle strategie di marketing per la promozione di una novità. A un certo punto urla contro il nuovo arrivato, l'agente Marchino Peretti: “Ma non dica fesserie! È tutto un altro paio di maniche!”
Essere un altro paio di maniche (da Wikipedia): Il detto è ancora molto usato, benché alla lettera risulti praticamente incomprensibile a chi non conosca l'usanza dell'abbigliamento medievale e rinascimentale, soprattutto femminile, che prevedeva maniche intercambiabili. Numerosi ritratti tra Quattro e Cinquecento mostrano infatti dame con la veste alla quale sono applicate maniche ornatissime, con ricami, nastri, spacchi e sbuffi, che costituivano spesso l'elemento più ricco e ricercato della veste. Non era raro infatti che le maniche fossero un prezioso dono offerto dal fidanzato alla futura sposa. 


DETTO n. 4 - Le segretarie editoriali spettegolano sulla nuova tresca che sta nascendo tra Luisa Taccododici e il suo collega Martino Momelapiglio. Una delle due dice: “Hai saputo? Lui ha deciso di divorziare dalla moglie!” e alla notizia Arianna De' Lusione cade dal pero perché sperava di essere lei la prescelta.

Cadere dal pero (da Wikipedia): L'espressione potrebbe derivare dall'antica locuzione stare sulle cime degli alberi, adoperata per designare chi parlava in modo troppo difficile o supponente: da cui l'invito a "scendere dal pero" e a tornare a comunicare coi propri simili.Chi invece "casca" dal pero, sperimenta un doloroso impatto con la realtà, dopo essere stato per troppo tempo nel mondo illusorio dei propri pensieri, o della propria infanzia, ecc.
 Aggiungo di aver scoperto in tempo recenti che in epoca medievale le piante di pero erano molto più alte di quelle odierne e quindi se cadevi dal pero rischiavi di farti molto male. A riprova di cioè eccovi una pagina dal titolo King Mark Pear Tree tratto da Tristan romance dove il re si nasconde nel folto del fogliame senza tema di essere visto.


DETTO n. 5 - Il programmatore Altero Tuttosò, della società informatica Techno Oracle, per errore ha inserito nel server un virus che si è diffuso in tutto il sistema aziendale, e sta minacciando di mandare in tilt i computer della casa editrice. Dopo immani sforzi il pericolo è stato scongiurato, ma il programmatore saccente deve presentarsi dal suo capo, che lo detesta, cioè andare a Canossa.

Andare a Canossa (da Wikipedia): L'espressione andare a Canossa nacque in riferimento all'umiliazione di Canossa ed è entrata da allora nell'uso comune. Essa viene utilizzata anche in altre lingue, come in quella tedesca ("nach Canossa gehen"), in inglese ("go to Canossa"), in francese ("aller à Canossa") e in ebraico("ללכת לקנוסה"). L'espressione deriva dal noto fatto storico e significa "umiliarsi, piegarsi di fronte a un nemico, ritrattare, ammettere di avere sbagliato, fare atto di sottomissione". Essa trae le sue origini dall'avvenimento occorso a Canossa nel rigido inverno del 1077, allorquando l'imperatore Enrico IV attese per tre giorni e tre notti, scalzo e vestito solo di un saio, prima di essere ricevuto e perdonato dal papa Gregorio VII, con l'intercessione di Matilde di Canossa.

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Vi sono piaciuti i miei detti? Quali sono i vostri preferiti e che sono magari tipici delle vostre parti?

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Fonti immagini:



  • Kneeling knight, Westminster Psalter, c. 1250, London, British Library.
  • Servi della gleba - fonte ignota.
  • Ritratto di dama (La Belle Ferronière) di Leonardo da Vinci, 1490-1495. Parigi, Musée du Louvre.
  • King Mark in a pear tree, from a series of drawings illustrating the Tristan romance, England (London?), 2nd or 3rd quarter of the 13th century, Add MS 11619, f. 8r - British Library.
  • Enrico IV a Canossa, dipinto di Eduard Schwoiser, 1862.


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mercoledì 12 luglio 2017

Il Caffè della Rivoluzione: Le Musée Carnavalet, uno scrigno di tesori / 28





Rieccomi! Dopo l'adrenalina dello scorso fine settimana, è giunto il momento di darsi una calmata sia pure a malincuore... anche messer Bernabò Visconti non è molto d'accordo, e se fosse per lui sarei sempre lì a cantare le sue gesta. Per giunta non mi paga da mesi, ma non oso rivolgermi ai sindacati... Voi che ne pensate? Comunque oggi l'ho spedito a farsi un giro nei boschi a caccia, uno dei suoi svaghi preferiti, nella speranza che si distragga e non ritorni quando meno me lo aspetto, cioè di punto in bianco come fa di solito.

Oggi infatti è il turno del Caffè della Rivoluzione e, fedele al mio proposito di proporvi post abbastanza brevi ma ugualmente interessanti, come spero, vorrei parlarvi di un luogo speciale. A Parigi infatti c'è un museo che non manco mai di visitare: il Muséè Carnavalet, rue de Sévigné 23, III arrondissement. Attualmente è chiuso per restauri, e dovrebbe riaprire più bello che pria! Infatti è il Museo della città di Parigi, di estrema importanza perché Parigi è sempre stata "la Francia", ovvero il suo cuore pulsante e il centro irradiante della Rivoluzione. Quindi, chi è appassionato del periodo storico non può farsi sfuggire una visita in questo luogo magico, anche per immergersi appieno nell'atmosfera dell'epoca.

È costituito da due palazzi collegati tra loro da una galleria situata al primo piano: l'hôtel Carnavalet e l'hôtel "Le Peletier de Saint-Fargeau". Tra le numerose ricostruzioni, vi sono due pezzi di stile Luigi XV, con due complessi decorativi disegnati dall'architetto Claude Nicolas Ledoux, esempi di neoclassicismo; il caffè militare, esempio dello stile le grand goût; otto pezzi in stile Luigi XV e in stile Luigi XVI (stanza dorata, camera policroma, piccolo salotto, salone blu, salone grigio, salone turchese, salone giunchiglia - giallo chiaro) con i mobili di collezioni lasciati per testamento. Per gli appassionati di Marcel Proust, c'è la camera dove ha scritto La recherche.

Ma il vero tesoro è per me costituito dalle dodici sale dedicate alla Rivoluzione Francese, con i muri coperti di tessuti rigati secondo il gusto dell'epoca. Qui accanto potete vedere il salon bleu in stile Luigi XV con mobili dell'Hôtel Brulart de Genlis (1780 ca.). Potete ben capire che cosa provo quando cammino in questi luoghi silenziosi, su soffici tappeti, mentre ritratti di persone abbigliate secondo la moda dell'epoca mi osservano dalle pareti. Essendo un museo estraneo ai grandi circuiti turistici, non l'ho mai trovato sovraffollato di gruppi vocianti, guide esauste o persone poco interessate, e questo costituisce un motivo di ulteriore fascino. Sembra davvero di tornare indietro nel tempo.

Numerosi oggetti vi sono esposti, come scatole, medaglioni, ventagli, illustrazioni e maquette, mobili, emblemi rivoluzionari e pitture, e alcune chicche come il gioco del domino e i soldatini di piombo del piccolo Dauphin; le chiavi della Bastiglia; manette dell'epoca; modellini ridotti di ghigliottine; un anello in forma di bara contenente dei capelli del re Luigi XVI. Ci sono anche cimeli e oggetti appartenuti al gotha della Rivoluzione, che, negli anni passati, venivano esposti a rotazione probabilmente non essendoci spazio a sufficienza per esporre tutto in contemporanea. Mi ricordo di aver visto, ad esempio, la sedia a rotelle di Couthon, che poi era sparita in occasione di una successiva visita; e anche la cartella di cuoio di Robespierre.

Tra le testimonianze particolarmente drammatiche sull'esistenza di quest'ultimo, c'è l'appello alla sezione des Piques redatto dal Comité d'exécution de la Commune nella notte del 9 termidoro. Ricapitolando brevemente i fatti, Maximilien Robespierre, suo fratello, Saint-Just, Couthon, Lebas erano stati arrestati nel corso di una convulsa seduta alla Convenzione, e tratti in carcere. Liberati dai sostenitori, si erano recati all'Hôtel de Ville, cioè al municipio, dove avevano cominciato a redigere questo appello al popolo. Se ingrandite e osservate bene il documento, c'è la firma interrotta di Robespierre (Ro...) e macchie di sangue non solo in fondo alla pagina, ma anche schizzate di lato. Naturalmente sembrano inchiostro, ma è proprio sangue.

Il luogo per me più emozionante è una sala dove ci sono tre ritratti: su una parete ci sono i coniugi Desmoulins, Camille e Lucile, uno accanto all'altra. Lui è in uno dei suoi ritratti peggio riusciti, a mio avviso; ha la faccia oblunga e pochi capelli sulla fronte, e sembra che abbia il mal di gola tanto ha il collo avvolto nella sciarpa, mentre lei è graziosissima. Se riuscirò a concludere il mio romanzo, vorrei inserire questo ritratto di lei in copertina. 

E, sulla parete d'angolo, il bellissimo ritratto, quello che prediligo, del loro amico di famiglia, Maximilien Robespierre. Separato dai Desmoulins eppure vicino. Mi ha sempre commosso moltissimo vederli riuniti, come se in quel luogo silenzioso siano finalmente in pace e magari, chissà, di notte possono discorrere come facevano un tempo prima che le circostanze e l'inimicizia li dividessero. Vorrei che dopo la ristrutturazione del museo non fossero separati...
Loro sono i protagonisti del mio altro copione teatrale, dal titolo "Il Canarino".

Bene, mi sono fatta venire la classica lacrimuccia, e quindi concludo il mio amarcord con il link al sito dove potete godere una visita virtuale in attesa di quella reale. Anche perché sento un certo scalpitare di cavalli, segno che messere sta tornando dalla caccia... !

***

Avete un luogo del cuore (un museo, un sito, una chiesa, un'abitazione, una città...) che vi è particolarmente caro?

***

Fonte informazioni sul museo: 
Wikipedia

Fonte immagini:
  • Corte interna dell'Hôtel de Carnavalet - da Wikipedia
  • Le musée Carnavalet à Paris, salle 53, salon bleu Louis XVI - da Wikipedia
  • Appel à la section des Piques rédigé à l’Hôtel de Ville dans la nuit du 9 thermidor (27 juillet), la signature de Robespierre est interrompue - Les Musées de la Ville de Paris, les collections
  • Ritratti di Camille Desmoulins, Lucile Desmoulins, Maximilien Robespierre al Musée Carnavalet - da Wikipedia


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domenica 9 luglio 2017

La notte magica del teatro... e il Diavolo è ormai scatenato!


Carissimi,

ieri sera il Diavolo si è scatenato e, come sapete, quando lo si lascia andare libero è molto difficile tenerlo a freno! E quindi ha preteso subito un articolo senza perdere altro tempo. Ancora una volta, grazie a una compagnia di attori bravissimi e perfettamente calati nella parte, alla regia sapiente di Claudio Settembrini, alle trovate tecniche e alla collaborazione della proloco di Trezzo sull'Adda e di tutti, l'opera alchemica e magica del teatro è stata resa possibile. Con questo post vorrei ringraziare tutti coloro che hanno trovato modo e tempo di essere presenti per assistere al bellissimo allestimento de

Il Diavolo nella Torre

ovvero le vicende del terribile e magnifico Bernabò Visconti, e l'hanno grandemente apprezzato. Quando si scrive un romanzo i personaggi vivono soltanto nella mente dell’autore, o del lettore che li “costruisce” anche in maniera molto diversa a seconda della propria sensibilità. Ma nel teatro avviene qualcosa di più, per un autore di testi: i tuoi personaggi prendono finalmente vita e sono lì, in carne e ossa. Senza l’allestimento un copione è qualcosa di morto.

E questi personaggi, oltretutto, sono vissuti davvero nella nostra storia italiana e lombarda, uno per uno: Bernabò Visconti, Gian Galeazzo, i due legati papali, Giovannola e la povera Bernarda, ma anche altri cosiddetti minori, le nutrici, le serve, i popolani, i contadini... Sono tutti vissuti, hanno amato, a volte combattuto, odiato, sperato, e quindi ieri sera sono stati risuscitati. Perché è il teatro è, appunto, un’operazione magica che si fa anche con pochi oggetti, a differenza del cinema, ed è anche meraviglia e divertimento. Guai se non ci fosse divertimento nel teatro, persino in un dramma come questo, perché è il riflesso della vita che è dramma e farsa insieme.

Vorrei quindi proporvi alcuni fotogrammi tratti dal video che ha girato mio figlio, relativi ad alcuni momenti salienti della rappresentazione.

Ed ecco le prime apparizioni in cui "Lui" si manifesta nella notte, colpito dalla luce bluastra della luna: indossa un mantello con cappuccio a punta e la sua ombra si proietta sul muro creando un effetto fantastico e inquietante:


"Se si potesse vederli a volo d'uccello, quei castelli, sarebbero come pietre
incastonate in una corona.
La corona della Biscia. Quella che non abbiamo mai avuto. La Corona d'Italia."


"Nessuno avrebbe mai osato far proprio il simbolo del Diavolo.
Solo noi Visconti potevamo."

Ecco l'arrivo dei due terrorizzati legati papali, giunti per incontrare il temibile signore di Milano sulle sponde del fiume Lambro:


"Ma bene... chi abbiamo qui? Due inviati del Papa
venuti difilato da Roma a porgermi omaggio."

L'infido nipote Gian Galeazzo, signore di Pavia e conte di Virtù, convocato a banchetto alla Ca' di Can di Milano per ascoltare la strabiliante proposta dello zio:



Il modo insolito di amministrare la giustizia da parte di Bernabò:

"Ultima richiesta di udienza nell'anno Domini 1378. Al cospetto di messer Bernabò si presentano
Maffiolo da Pandino, contro cui è stato emesso bando di convocazione
e Ambrogiola da Marignano con sua figlia Caterinuzza."

C'è anche tempo e modo per i ricordi... e lui ricorda le sue donne:


"Ah, le donne! Le donne! Fonte del mio piacere,
insieme al cibo e alla guerra di cui ero maestro!"

Il duetto tra Giovannola da Montebretto, madre di Bernarda, e il suo antico amante:


"Signora, me ne andavo a caccia di fagiani e leprotti,
quando ho udito il suono del vostro dolce, femminile passo. E mi son detto:
'Toh! Nei paraggi, c'è una preda di taglia diversa, e assai più ambita.'"

La danza del fantasma:



L'astrologo ed erborista di corte, il Medicina, ha cattivi presentimenti:


L'astrologo di corte: "Mio signore, l'infausta congiunzione di Saturno, Giove e Marte
nella casa dei Gemelli mi fa presagire grandi sventure." 

Non aggiungo altro, ma vi assicuro che queste poche foto non rendono giustizia allo spettacolo, che naturalmente si avvale anche di una musica molto suggestiva, e non rende giustizia soprattutto alla bravura assoluta dell'attore principale, che è stato un gigante in quanto ha retto letteralmente tutto il peso sulle sue spalle essendo quasi sempre in scena.

Ancora grazie a voi della pazienza con cui mi avete seguito fino in fondo alla mia carrellata di articoli su questo personaggio immenso. Per concludere, messer Bernabò, ormai libero e scatenato, vi invita per la prossima rappresentazione del

9 settembre al Castello di Trezzo sull'Adda





Non mancate!


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sabato 8 luglio 2017

Tremate, miei signori: stasera arriva il Diavolo... Bernabò Visconti!




Ebbene sì, il terribile dominus di Milano


Bernabò Visconti 
soprannominato il Diavolo


non poteva che manifestarsi nel mese più caldo dell'anno, cioè luglio! Stasera alle h. 21.00 al Castello di Trezzo sull'Adda il debutto de


Il Diavolo nella Torre


regia di Claudio Settembrini con gli attori di Teatrok.




PERSONAGGI E INTERPRETI

I personaggi principali sono:

  • Bernabò Visconti, signore di Milano
  • Gian Galeazzo Visconti, nipote di Bernabò
  • Maffiolo da Pandino
  • Ambrogiola da Marignano
  • Caterinuzza, figlia di Ambrogiola
  • Giovannola da Montebretto, amante di Bernabò.

I personaggi secondari sono:

  • Due legati papali
  • Bernarda, figlia illegittima di Bernabò e Giovannola
  • L'astrologo e medico di corte, soprannominato il Medicina
  • Il condottiero Jacopo dal Verme.
  • Ci sono inoltre armigeri, servi e comparse.

Ecco il trailer che avevo preparato per il mio dramma storico lo scorso anno e che, nel frattempo, ha avuto un numero di visualizzazioni davvero alto per i miei standard:






Per coloro che non potessero venire, rammento che è un programma un secondo spettacolo il 9 settembre come da locandina. 

In quanto alla sottoscritta, da una settimana zoppico al piede destro - e secondo me è Gian Galeazzo che me la sta lanciando (o che sia un principio di gotta, a furia di frequentare il Medioevo?). Ma quell'infido serpente può stare sicuro che stasera raggiungerò messere, dovessi andare fino a Trezzo saltellando su un piede solo.

Nei prossimi giorni vi racconterò. Al momento...


... ci vediamo stasera a Trezzo!



***

Fonti immagini:

- locandina spettacolo dove è raffigurato un capitello con animale mostruoso nella cripta di San Giovanni in Conca
- Monumento equestre a Bernabò Visconti - Bonino da Campione (1363) - da Wikipedia


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mercoledì 5 luglio 2017

Il Caffè della Rivoluzione: Platone, Lady Oscar e il mito dell'androgino / 27




Oggi sono in vena di azzardi e vorrei fare un collegamento alquanto ardito tra Platone e Lady Oscar... Chissà se riuscirò a rompermi le ossa nell'impresa! A ogni modo, visto che il mese di luglio è impegnativo in termini di dispendio energetico, entrerò anch'io lentamente in modalità "stand-by" in vista della meritata chiusura del blog per la pausa estiva.

Ritornando al tema del post odierno, penso che uno dei fenomeni più affascinanti nella storia dell'umanità sia l'affacciarsi del mito dove meno te lo aspetti, e dunque anche in un manga giapponese. Faccio riferimento al mito dell'androgino di Aristofane, ripreso da Platone nel suo Simposio del IV secolo a.C. Noto anche con il titolo di Convito, ha luogo sotto forma di tenzone dialettica nell'ambito di un banchetto, offerto dal poeta Agatone per festeggiare la sua vittoria negli agoni delle Lenee. Gli invitati rappresentano il fior fiore degli intellettuali ateniesi, e ognuno di loro terrà un discorso che ha per oggetto un elogio di Eros.



L'Ermafrodito Borghese. Marmo greco, copia romana del II secolo d. C.
da un originale ellenistico del II secolo a.C., restaurato nel 1619 da David Larique.

Quando è il turno di Aristofane, egli spiega che, all'origine del mondo, gli esseri umani erano
differenti dagli attuali, poiché formati da due degli umani attuali congiunti tramite la parte frontale. Inoltre essi erano di tre generi: il maschile, il femminile e l'androgino, che partecipa del maschio e della femmina. Fu Zeus che tagliò a metà questi esseri per punirli della loro superbia. Da questa divisione scaturisce il desiderio di ricreare l'unità primigenia, cercando incessantemente l'altra metà. Zeus manda allora Eros affinché, attraverso il ricongiungimento fisico, essi possano ricostruire “fittiziamente” l'unità perduta. "Questo è il motivo per il quale la nostra natura antica era così e noi eravamo tutti interi: e il nome d'amore dunque è dato per il desiderio e l'aspirazione all'intero," dice Aristofane. Siccome i sessi erano tre, due sono oggi le tipologie d'amore: il rapporto omosessuale (se i due partner facevano parte in principio di un essere umano completamente maschile o completamente femminile) e il rapporto eterosessuale (se i due facevano parte di un essere androgino).

Possiamo essere più o meno d'accordo con il pensiero di Aristofane e Platone, ma è indubbio che gli androgini abbiano sempre esercitato un'enorme attrattiva sul pensiero antico e oltre. L'idea di un essere che assommi le caratteristiche maschili e femminili in maniera armoniosa e sia, come dire, autosufficiente, continuò infatti ad avere grande fortuna nei secoli successivi ai Greci, al punto che l'androgino godette di intensa attenzione nel periodo dell'Umanesimo e del Rinascimento, per poi emergere appieno negli studi psicologici di Jung,

Arriviamo dunque alla nostra Lady Oscar (o Le rose di Versailles), un manga di Riyoko Ikeda, trasposto anche in una serie televisiva anime, trasmessa dal 1982 con lo stesso titolo del manga e dal 1990 come Una spada per Lady Oscar. Si tratta di una serie amatissima da quelli che appartengono alla mia generazione, e paradossalmente ebbe più successo in Italia che in Giappone. Tuttavia è bene dire che la versione italiana fu pesantemente censurata, tagliata e modificata sia nei dialoghi sia in alcuni elementi, a partire dal fatto fondamentale che, nell'originale giapponese, il segreto sul sesso di Oscar veniva mantenuto e quindi determinate scene possedevano una forte carica erotica del tutto assente nella versione nostrana.

Come molti sanno, la storia è ambientata in Francia, negli ultimi anni dell'Ancien Régime, e scende nel dettaglio della vita nella corte di Versailles fino alla Rivoluzione del 1789. Inizia con l'arrivo alla corte francese della giovane principessa austriaca Maria Antonietta, promessa sposa del Delfino. A farle da scorta è Oscar François de Jarjayes, comandante della Guardia Reale: sotto l'uniforme si nasconde una bellissima giovane, educata sin da bambina come un uomo in mancanza di eredi maschi. Altri personaggi primari della storia sono il conte svedese Hans Axel von Fersen, che diventa favorito della regina, Madame Du Barry, la contessa Yolande de Polignac, Jeanne e Rosalie - due ragazze dei bassifondi - e André, lo scudiero e amico d'infanzia di Oscar. Di lei il giovane è, da sempre, profondamente innamorato.

Nei vari episodi della serie, Oscar è molto avvenente sia come uomo che come donna, e le scene in cui la sua bellezza è maggiormente esaltata sono proprio quelle giocate sull'ambiguità delle situazioni, malgrado - ripeto - la censura: Rosalie, ormai ridotta alla fame, una sera ferma la carrozza di Oscar e, credendola un uomo, le si offre. Oscar ride per l'equivoco, ma poi, commossa, le dona una moneta d'oro. Oscar danza con la regina Maria Antonietta per sottrarla alle maldicenze che cominciano a circolare su lei e Fersen. A un ballo a corte, Oscar si presenta in incognito vestita per la prima e unica volta da donna; nessuno la riconosce, ma, danzando con Fersen, capisce che non potrà mai sostituire la regina nel cuore dell'uomo.

Alla fine della storia, Oscar scopre di ricambiare l'amore di André quando ormai la tragedia incombe: durante la presa della Bastiglia André viene colpito da un soldato e poi soccorso da vari medici che combattono tra il popolo. Muore poco dopo tra le braccia di Oscar dopo averle promesso di sposarla. Mentre sparano con i cannoni sulla Bastiglia, Oscar viene presa di mira dai soldati della fortezza ed è colpita a morte. I due innamorati sono sepolti l'una accanto all'altro sulle colline di Arras, dove avevano trascorso le estati della loro infanzia e dove avevano intenzione di sposarsi; e che, guardacaso - aggiungo io - è la cittadina natale di Robespierre.

Ritorniamo alla nostra quadratura del cerchio con il mito dell'androgino. Oscar è senza alcun dubbio una donna, ed è l'uniforme, oltre che il suo ruolo di guardia e combattente, a darle quei connotati maschili che mancano a livello fisico. Nello stesso tempo, quell'uniforme e quel ruolo la imprigionano come una farfalla in un bozzolo, e la fanno oscillare di volta in volta tra l'amore per una donna - con Maria Antonietta ha molto spesso un ruolo più che protettivo e amicale - e per un uomo, come se non riuscisse a trovare un equilibrio sessuale e sentimentale abbastanza a lungo per mantenerlo. Soltanto alla fine scoprirà che la sua anima gemella - o, come direbbe Platone, la sua controparte separata - si trova proprio accanto a lei, e la ama da sempre con profonda devozione.
Non mi resta che concludere il mio omaggio a questa serie con la celeberrima sigla. Lady Oscar ha avuto l'indubbio pregio di avvicinare alla Storia e alla Rivoluzione Francese molti ragazzi svogliati, o a rinfocolare una passione già divampante, come nel mio caso.


***

Conoscete Lady Oscar? Vi sono altri cartoni animati o anime che avete amato in modo particolare nella vostra infanzia, non necessariamente a carattere storico?

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Fonti immagini:
  • L'Ermafrodito Borghese - Wikipedia 
  • Lady Oscar e Maria Antonietta - dal web
  • Lady Oscar, André e il conte Fersen - dal web

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sabato 1 luglio 2017

The Painter of Angels now on Amazon… with brand new clothes!


This post is especially dedicated to my English-speaking friends, as I have a lot around the world who are keen on reading. I told you in advance that the month of June would be full of good news, and here I am with another surprise! The novel I’m going to present to you today is far from being recent. In literature “old” and “new” are categories I don’t want to spend too much time on, as they are more relevant to the commercial side of the editorial world.

I’m talking about my historical novel

The Painter of Angels 

and my decision to put it on Amazon, in the double version (paper and digital) with a brand new cover.

The Painter of Angels has always been a self-published book: it was originally printed by a printing house in Milan, then it came out on ilmiolibro.it and finally on lulu. In short, it has led a somewhat challenging life. I tried to promote it, but in vain; perhaps I didn’t use the right channels or work hard enough. In conclusion, it has always been like a son who never manages to get married. His parents prefer to keep him home instead of giving him to a small publishing house (that is to say: a printing house) or, even worse, a vanity press, which would not treat him with the due care, or might even ill-treat him. I’m not going to bore you (and myself) with further considerations on this matter, as they have been widely debated elsewhere.

In spite of the fact it has never drawn the attention of any proper “suitor”, The Painter of Angels is a novel that has always given me great satisfaction, both in terms of my readers’ feedback and reception from the public, every time I presented it. I don’t know if the title is particularly appealing or if any alchemy takes place, but the feedback has always been great. If I were to be remembered for this novel alone, I would be very happy indeed.

As the book deserved a new look, I thought of involving Fabio Gialain, the designer who created the wonderful covers for the books in my cycle on the First Crusade. Fabio actually prepared two versions: one for the Italian edition (see link), and this one for the English edition. As you can see, it is entirely different because the background picture with Venice is universally known. I thank him very much for the time he has spent on this task: he’s a true friend, as well as a lovely work colleague. You can contact him su LinkedIn or write me to the mail you can find on "Guest post e altro".



I also thank Maria Teresa Steri, administrator of the blog Anima di Carta, who prepared her guide to publishing on CreateSpace and wrote posts on how to edit and publish an ebook on Amazon. She gave me a lot of suggestions and also helped me with the files. Maria Teresa is a special person in many ways. It seems to me that I have known her for a long time, and meeting a person like her has been a precious gift, in a world where people continuously struggle, convinced as they are to be the reincarnation of Boris Pasternak. The competition among opportunists, people who always take and never give, is the rule. I take this opportunity to remind that Maria Teresa is the author of the esoteric novel Bagliori nel buio (more details on her blog).

And now let us talk about the translator! The English translation was carried out by Juliet Bates, another true friend of mine. She recently translated the historical novel by Stella Stollo, I Delitti della Primavera (The Botticelli Killings) and she is currently working on the translation of another novel. Juliet gave me invaluable suggestions during the translation process, as if she were my editor. If you read the first pages of The Painter of Angels, you will see that her translation is top-quality. If you’re interested in her translating, from Italian to English, or her editing skills, write to my mail in ‘Guest post and Various’ and I’ll put you in contact with her.

Very little remains to be said but to give you the Amazon links where you can order or download the novel, if you wish to do so:

. Epub

Here you can find the blog page with the synopsis and a short extract, which is all the information on offer to make the book’s acquaintance.


***

Come avrete già capito, questo post è la versione in lingua inglese dell'articolo con cui ho presentato Il Pittore degli Angeli, tranne per l'aggiunta del paragrafo che parla della traduttrice e che potrebbe risultare particolarmente interessante per chi ha intenzione di avvalersi di Juliet per far tradurre il proprio romanzo o la propria raccolta di racconti.

Ebbene, che cosa pensate della copertina inglese? Non siate timidi, aspetto con curiosità i vostri commenti!



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mercoledì 28 giugno 2017

Il rutilante simbolismo dei colori nel Medioevo cavalleresco – Guest post sul blog "L'angolo di Cle"




Oggi sono ospite del blog L'angolo di Cle con un articolo dal titolo Il rutilante simbolismo dei colori nel Medioevo cavalleresco.

Si parlerà di Umberto Eco, di stemmi, di livree e soprattutto del trattato di araldica di Sicille, nome d’arme di Jean Courtois, che insegna a un immaginario apprendista la nobile arte di "blasonare".

Scopriremo quindi non soltanto i segreti de Il blasone dei colori apparso nel 1495, ma anche i motivi per cui ebbe così grande fortuna presso tutte le corti europee.

Vi aspettiamo numerosi al seguente link!




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sabato 24 giugno 2017

Quel buontempone di Bernabò Visconti 6.


Continuo nella mia rassegna di articoli sul personaggio di Bernabò Visconti, che ormai ha piantato saldamente le sue tende nel mio blog in vista del famoso evento che avrà luogo il giorno 8 luglio. Questo sarà dunque l'ultimo post prima del grande finale con tanto di locandina. Tenete duro! :-)

Bernabò, intemperante e violento, aveva un suo senso della giustizia pur dalla logica contorta. Anche nei momenti in cui era maggiormente irritato, sapeva apprezzare l'arguzia con cui una persona controbatteva, e quindi la presenza di spirito era essenziale per salvarsi la pelle. Naturalmente non tutti erano dotati di questa capacità, e la maggior parte di chi lo contrariava fece una gran brutta fine: alcuni vennero sepolti vivi, ad altri vennero cavati gli occhi, altri furono decapitati, altri bastonati, altri bruciati... e l'elenco potrebbe continuare ancora a lungo visto il sadismo di cui Bernabò dava prova alla minima infrazione alle sue leggi o ai suoi capricci. Se oggi è vera la frase "La legge non ammette ignoranza", egli la applicava alla lettera. L'imprevedibilità di Bernabò, le sue reazioni sproporzionate, gli scoppi d'ira incontrollati gli conferivano quell'aura terrorizzante e diabolica con cui è giunto fino a noi, pur se alimentata dalla damnatio memoriae cui fu sottoposto per opera del nipote Gian Galeazzo che lo aveva scalzato.

Dopo la sua morte vi fu una fioritura di novelle, la maggior parte delle quali originate in Toscana, favole e dicerie che traggono Bernabò fuori dalla Storia comunemente intesa per trasformarlo in un vero e proprio protagonista letterario. Veri o presunti che fossero i fatti narrati, danno la misura di quello che doveva essere l'uomo, che potete vedere qui sopra in un momento di particolare buonumore nell'incisione di Eugenio Silvestri (1845), tratta dal libro Ritratti dei Visconti, Signori di Milano di C. Pompeo Litta. Questa fioritura culminò nell'Ottocento con il romanzo La Ca' di Can di Carlo Tenca, contemporaneo di Manzoni, e di cui ho parlato qui.

Nelle Trecentonovelle di Franco Sacchetti, raccolta che con tutta probabilità fu ideata dal Sacchetti durante il suo incarico di priore nel 1385 a Bibbiena e redatta agli inizi del 1392, Bernabò compare come protagonista della novella IV. L'autore asserisce che il signore di Milano era tenuto più in considerazione del Papa. Sacchetti da buon toscano era guelfo e quindi aspramente antivisconteo; eppure in questa novella rende testimonianza alla potenza e al prestigio del dominus milanese. Nella vicenda narrata infatti Bernabò premia la saggezza di un umile mugnaio con la nomina ad abate, dopo che egli è riuscito a risolvere quattro quesiti dalla soluzione impossibile. L'ultimo quesito è: "Quello che la mia persona vale," La risposta del mugnaio è sia astuta sia lusinghiera: "Ventinove denari, perché nostro Signore Gesù Cristo fu venduto a trenta denari; penso che voi valete un denaro meno di lui."


Episodio della vita di Bernabò Visconti
(post 1831). Palazzo Cernezzi, Como.
Nel celebre episodio con i legati papali giunti a portargli l'ennesima scomunica del Papa,
Bernabò intima loro: "O mangiate o bevete":
 l'alternativa era mangiarsi la pergamena e i sigilli oppure essere lanciati nel fiume Lambro.

Bernabò non ebbe alcun riguardo per gli ecclesiastici, che anzi si divertì a maltrattare in modo particolarmente feroce, e in special modo coloro che predicavano bene e razzolavano male. Nelle due novelle che il fiorentino Ser Giovanni dedica a Bernabò, è un frate conventuale a fare le spese dell'intolleranza del Visconti. I conventuali chiedono a Bernabò di sovvenzionare il loro capitolo, ed egli non glielo nega, ma si prende gioco della loro condotta sessuale: "Noi provvederemo a' lor' bisogni, massimamente a quelli delle femmine, il quale e' sa che sarà maggior bisogno che voi abbiate, però che voi ne siete molto vaghi, e quelle che voi avete mo non basterebbero". Avuta la risposta, uno dei frati ha la malaugurata idea di rispondere per le rime, dandogli del cafone con una frase in latino: "Qui di terra est, di terra loquitur." Bernabò, che conosceva benissimo il latino e il diritto canonico in quanto, per ironia della sorte, avrebbe dovuto intraprendere la carriera ecclesiastica come figlio cadetto, si vendicò facendo scaldare un ferro e infilandoglielo in un orecchio. Si preoccupò inoltre che uscisse dall'altra parte affinché non udisse mai più.

Vi è un'altra vicenda, riportata dal Sacchetti, da Goro Dati e arrivata fino al Cinquecento in quanto presente anche nei Ghiribizzi del Rofia e anche oltre, che mostra la durezza di Bernabò nei confronti del clero. Un parroco si rifiuta di officiare a un funerale perché la famiglia è così povera che non ha denari per pagarlo, e quindi il signore fa seppellire vivo il parroco insieme al cadavere. L'avversità del  Visconti, in questo e molti altri esempi, sembra esercitarsi contro quel clero più istituzionalizzato e vicino al papato, e quindi più lontano dai bisogni della gente.


Affresco della chiesa di San Giovanni in Conca, chiesa palatina attigua
al palazzo di Bernabò Visconti, che mostra il supplizio di San Giovanni.

Nella IV novella dell'anonimo del codice Ginori Conti è un artigiano a scampare alle ire del signore grazie all'avvedutezza delle sue risposte. Nel racconto è sospettato di essere un ladro, o comunque un disonesto, visto che in un pubblico mercato aveva sgozzato due capponi belli e grassi, esclamando: "Chi gode un dì, non vive di stenti tutto l'anno." Bernabò lo convoca e gli domanda dove abbia preso i soldi per comprare i due capponi, e perché abbia sprecato tutto quel bendiddio, anziché conservarlo. L'uomo, dopo aver addirittura accusato il signore di essere troppo ricco e avaro, risponde che ha un metodo infallibile per amministrare i pochi denari guadagnati. L'oculatezza dimostrata dall'uomo nella spiegazione della sua tecnica colpisce molto Bernabò, che lo perdona; però gli fa promettere di non rivelare a nessuno il segreto della sua abilità, a meno che non riveda la faccia del suo signore duemila volte. Poi Bernabò fa chiamare i suoi consiglieri e amministratori e li mette alla prova, domandando di scoprire il metodo impiegato dall'artigiano. Dopo essersi spremuti invano le meningi, essi si rivolgono all'artigiano stesso, che glielo rivela in cambio di una bella somma in monete d'oro. Il signore, adirato dal fatto che abbia violato le sue disposizioni, lo fa portare a corte. L'artigiano però gli risponde che aveva visto il suo viso non duemila, ma ben tremila volte, in quanto si era fatto pagare dai consiglieri tremila monete d'oro... proprio con il profilo di Bernabò. Quest'ultimo ammira talmente tanto l'arguzia dell'artigiano, e ne è così divertito, che scoppia a ridere, lo salva e gli fa ottenere benefici e rendite a profusione.

Insomma, un signore di grande crudeltà e spietatezza, che disponeva della vita dei suoi sottoposti a suo capriccio; ma, per contro, provvisto di un suo humour macabro e che sapeva apprezzare l'ingegno di chi lo fronteggiava. Un uomo dalle molte sfaccettature  e di indubbia eccentricità.

Alla prossima!

***

Fonte;
Archivio storico Lombardo - "Un denaro in meno di Cristo". Bernabò Visconti nella novellistica toscana di Luigi Barnaba Frigoli 

Immagini:
Wikipedia e web


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mercoledì 21 giugno 2017

Il Caffè della Rivoluzione: Ritratti di famiglia in un interno / 26





Di recente mi è capitato di rivedere un ritratto di coppia che mi è sempre piaciuto molto (ne ha parlato Marco Lazzara nell'ambito della sua serie "Viaggio multimodale nelle scienze", che potete trovare qui per la chimica insieme con il ritratto stesso). Si tratta dei coniugi Antoine Lavoisier et Marie-Anne Lavoisier, dipinto da Jaques Louis David, e attualmente al Metropolitan Museum of Art. Eccolo qui sulla vostra sinistra.

Per chi non lo sapesse, Lavoisier era un chimico, biologo, filosofo ed economista francese ed è universalmente riconosciuto come il "padre della chimica". Lavoisier, essendo nobile di nascita, fu membro di vari consigli aristocratici. A causa del suo ruolo di funzionario fiscale, venne però considerato coinvolto con la monarchia deposta dalla Rivoluzione Francese, cosa che gli costò la vita: accusato di tradimento, fu condannato a morte e ghigliottinato nel 1794. La sua importanza per la scienza venne espressa dal matematico e astronomo torinese Joseph-Louis Lagrange che si dolse della decapitazione dicendo: "Alla folla è bastato un solo istante per tagliare la sua testa; ma alla Francia potrebbe non bastare un secolo per produrne una simile." Comunque, se avete delle curiosità sulle sue opere e scoperte, vi consiglio di suonare alla porta di Marco, che è senz'altro persona più qualificata della sottoscritta per soddisfarle. ;-)

In quest'ambito, vorrei invece fare alcune considerazioni su questo dipinto a olio dal punto di vista artistico. Come prima cosa, è un ritratto del 1788, quindi è un anno precedente allo scoppio della rivoluzione. Per questo motivo, oltre che per il fatto di essere ambientato in un interno domestico altolocato, vi si respira un'aria serena. La posa in cui è ritratta la coppia mi ha richiamato alla mente il secondo ritratto di cui vi parlerò in questo blog, e mi ha fatto pensare a una sorta di codifica nella ritrattistica di questo genere, un po' come nelle fotografie di inizio '900 in cui le persone si mettevano in posa appoggiate a un mobiletto o a una fioriera.

Lavoisier è seduto a un tavolo coperto da un panno rosso e ingombro di alcuni strumenti per i suoi esperimenti chimici, secondo una tradizione che deriva dal ritratto cinquecentesco in cui l'uomo era attorniato dai simboli della sua professione. Un pallone di vetro è posato ai piedi del tavolo, e viene quasi sfiorato con il piede. Lavoisier ha una penna d'oca in mano e sul tavolo vi sono alcuni fogli su cui era intento a scrivere. È vestito interamente di nero, e per contrasto spiccano i pizzi delle maniche e della camicia, e la parrucca bianca; ha le gambe inguainate da calze presumibilmente di seta e una delle sue gambe, magrissime, scosta il lembo della tovaglia e traccia una curiosa diagonale. Non sta leggendo i suoi fogli, ma sta osservando la giovane donna che gli si è avvicinata. Le rivolge uno sguardo di amore e profonda venerazione: si potrebbe ben dire che ha occhi soltanto per lei!

La moglie Marie-Anne sembra appena entrata nella stanza; gli ha posato una mano sulla spalla, mentre con l'altra si appoggia gentilmente al bordo del tavolo. A differenza del marito, è colta in piedi nella sua interezza, ed è vestita con un luminoso abito bianco da casa, probabilmente di cotone, mussola o altra stoffa leggera, e chiuso alla vita da una cintura azzurra; la scollatura è ornata di bellissimo pizzo. Il suo sguardo sereno rivolto verso lo spettatore esprime grande dolcezza. La luce arriva da sinistra, la coglie e la investe, dando alla sua figura una posizione dominante.  Nell'angolo a sinistra, c'è una sedia sopra cui è appoggiato un faldone che potrebbe contenere dei disegni. Lo sfondo grigio non incupisce la composizione, ma la rende ancora più quieta e soave. Com'è ovvio di tratta di un quadro attentamente studiato, eppure i coniugi sembrano colti in un momento spontaneo di intimità domestica. E mi viene da pensare che lui abbia voluto lasciare che, in questo ritratto, fosse la moglie a primeggiare.

La posa dei coniugi  Lavoisier mi ha fatto venire in mente un altro bel ritratto dello stesso pittore, ovvero quello dei coniugi Desmoulins del 1792, che potete ammirare sotto. Come avete capito, David era uno dei pittori più in voga del momento, e molte personalità chiedevano i suoi servigi per essere immortalate sulla tela.


La storia dei Desmoulins è una delle più appassionanti e tragiche della Rivoluzione Francese, al punto che sto scrivendo un romanzo incentrato su di loro. Camille Desmoulins era un avvocato, giornalista e uomo politico. Aveva studiato al liceo Louis-le-Grand di Parigi con  risultati brillanti. Era compagno di studi di Maximilien de Robespierre. Diventò avvocato nel 1785. Malgrado la balbuzie, sapeva fare presa sulle masse anche quando saliva alla tribuna come oratore. Il suo primo grande discorso ebbe luogo davanti alla folla riunita nei giardini del Palais-Royal, il 12 luglio 1789. Il suo discorso infiammò la folla e la portò alla presa della Bastiglia. Nel 1790 Camille aveva sposato Lucile Duplessis, dopo aver vinto le reticenze del padre della fanciulla. Robespierre fu presente alla celebrazione in qualità di testimone di nozze. Nel 1792 nacque un figlio chiamato Horace, chiamato così in onore degli Orazi della storia romana. Camille fu poi eletto alla Convenzione Nazionale.Venne arrestato insieme a Danton, Fabre, Philippeaux, Lacroix e altri amici all'alba del 31 marzo 1794. Comparve davanti al tribunale per tre giorni consecutivi. Agli imputati fu impedito di avvalersi di testimoni, e il processo si chiuse con la condanna a morte di Desmoulins e di quattordici degli altri quindici imputati. Camille fu ghigliottinato il 5 aprile 1794. Anche la moglie Lucile subì la medesima sorte il giorno 13 aprile. Il bambino, rimasto orfano, fu allevato dai nonni materni. Questa è la stringatissima biografia della coppia, doverosa pur triste che sia.

Ma ora risolleviamo gli animi e occupiamoci del ritratto del 1792, epoca in cui la Rivoluzione stava velocemente correndo verso il suo climax. Come potete vedere, la posa della moglie e del marito è pressoché simile al ritratto dei Lavoisier, con la differenza che è stato aggiunto anche il bambino, in braccio alla madre, e che pone la manina sulla testa del padre. Sembra letteralmente unire i genitori come se fosse un piccolo Cupido nudo. Anche Camille è seduto alla scrivania e tiene la mano sinistra nervosamente appoggiata sui fogli, e il gesto ben rispecchia il suo carattere; come Antoine Lavoisier, il suo sguardo si volge in direzione della moglie e, qui, anche del figlioletto. L'altra mano è appoggiata sul bracciolo di una sedia dallo schienale alto. Anche la moglie Lucile ha un abito da casa simile a quello di Marie-Anne, con la differenza che la cintura è rossa, e i capelli sono cinti da una fascia di uguale colore; e il pizzo della scollatura è meno arricciato. Lo stesso colore rosso spicca anche nei risvolti della giacca di Camille, sotto la camicia a jabot. Lucile posa la mano sinistra sopra quella del marito. Lo sfondo nero sembra inghiottire l'uomo, facendo tutt'uno con la giacca. Dal punto di vista della luce, proveniente da sinistra come nel ritratto precedente, la composizione appare più equilibrata e a ognuno viene dato il giusto rilievo, compreso il bimbo. Le espressioni sono allegre e vivaci, come di un complice terzetto di discoli.

Camille non era una bellezza classica, e la sua fisionomia doveva essere così bizzarra che non c'è un ritratto uguale all'altro. Lucile in realtà non era mora con gli occhi scuri come nel quadro, ma bionda con gli occhi azzurri, non soltanto secondo altri ritratti dell'epoca, ma secondo le testimonianze dei contemporanei. Siccome non era possibile che David fosse daltonico, mi sono a lungo scervellata sul perché vi fosse così poca rispondenza alla realtà. Alla fine mi sono data una risposta, non so quanto attendibile. All'epoca il modello dei rivoluzionari era la Roma repubblicana, complesso di virtù politiche e civiche. Può essere dunque che lei fosse stata dipinta con l'aspetto di una donna romana e con tutta probabilità questo ritratto è servito al regista polacco Wajda per il casting degli attori che impersonano i Desmoulins nel suo magnifico film Danton che ho recensito qui.

***

Mi sono fatta prendere la mano, o meglio le dita sulla tastiera, e il post è risultato lungo rispetto agli standard di questa rubrica dedicata alla Rivoluzione, ma penso che ne valesse la pena. Ci sono dei ritratti di famiglia che vi piacciono in modo particolare?

***

Fonte immagini: Wikipedia
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domenica 18 giugno 2017

"Il Pittore degli Angeli" approda su Amazon... con un abito nuovo di zecca!


Vi avevo promesso un mese di giugno ricco di novità, ed eccomi con la seconda! Sto parlando del romanzo storico

Il Pittore degli Angeli 

e della mia decisione di farlo approdare sul circuito Amazon nella doppia forma cartacea e digitale e rivestito di una nuova copertina. Premetto che il romanzo non è recente, e aggiungo che per me "vecchio" e "nuovo" in narrativa sono categorie su cui non voglio spendere troppe parole, e che concernono piuttosto il lato commerciale del mondo editoriale.

Il Pittore degli Angeli è sempre stato un autopubblicato: fu stampato dapprima presso una tipografia milanese, poi apparve su ilmiolibro.it e, in seconda battuta, su lulu. Insomma, ha avuto un itinerario un po' travagliato. Ho provato in tutti i modi a dargli pubblicità, ma inutilmente; forse non ho attivato i canali giusti o forse non mi sono data da fare abbastanza. In conclusione, è sempre stato come il figlio che non riesce ad accasarsi e che si preferisce tenere in casa piuttosto che darlo in pasto a un editore qualsiasi o, peggio, a un editore a pagamento, che non lo tratterebbe con la dovuta cura o lo tratterebbe proprio male. Tutti aspetti con cui non ho intenzione di annoiarvi (e annoiarmi) oltre in questo post, in quanto ampiamente dibattuti altrove.

Nonostante il fatto di non aver mai attirato l'attenzione di nessun "pretendente", Il Pittore degli Angeli è un romanzo che mi ha sempre dato molte soddisfazioni, sia in termini di riscontro dei lettori sia come affluenza di pubblico ogni volta che l'ho presentato. Non so se è il titolo a essere di richiamo oppure qualche altra alchimia ad agire, ma il riscontro c'è stato. Se fossi ricordata grazie a questo solo romanzo, ne sarei più che felice.

Siccome la mia creatura meritava un vestito nuovo, ho coinvolto Fabio Gialain, il grafico che ha curato le bellissime copertine del ciclo crociato La Colomba e i Leoni. Fabio ne ha prodotte ben due: una per la versione italiana, quella che vedete, e una per la versione inglese, che pubblicherò a breve e che ha una copertina completamente diversa. Nello specifico questa copertina ha mantenuto l'immagine dell'angelo annunciante sulla sinistra, dal Polittico Averoldi di Tiziano Vecellio, dato che mi sembrava opportuno avere una continuità con il passato. L'uomo sulla destra è lo stesso Tiziano Vecellio in uno dei suoi due autoritratti. In questa particolare immagine è riccamente abbigliato con un pellicciotto senza maniche e lo zuccotto di velluto in testa; ha un camiciotto ricamato, e la catena del cavalierato conferitagli dall'imperatore Carlo V. Sullo sfondo, scende una sorta di tela azzurra lacerata, o sipario strappato.


Insomma, Fabio ha fatto come sempre un ottimo lavoro... e non avete ancora visto la copertina della versione in lingua inglese! Lo ringrazio moltissimo del tempo che mi ha dedicato: è un vero amico oltre che un ottimo collega di lavoro. Se desiderate contattarlo per avvalervi dei suoi servigi professionali, potete reperirlo su LinkedIn oppure scrivermi alla mail che trovate su "Guest post e altro".

Ringrazio anche Maria Teresa Steri, blogger di Anima di Carta, che ha messo a disposizione la sua guida per pubblicare su CreateSpace e pubblicato i suoi post su come formattare e preparare un ebook su Amazon, ed è stata generosa di consigli e anche interventi sui file. Maria Teresa è una persona speciale in tutti i sensi, oltre che un'amica. Mi sembra di conoscerla da sempre, e incontrarla è stato doppiamente prezioso, in un mondo dove tutti sgomitano nella convinzione di essere la reincarnazione di Boris Pasternak e che chiedono e prendono, e non danno mai. Ricordo che anche Maria Teresa scrive, ed è autrice del bellissimo noir paranormale Bagliori nel Buio di cui potete avere maggiori dettagli sul suo blog.

Non mi resta che concludere il post con i link Amazon dove acquistare e scaricare il romanzo, per chi lo desideri:

. Versione cartacea
. Versione ebook

Qui la pagina interna al blog dove potete trovare la sinossi, il booktrailer e un breve estratto, cioè
tutte le informazioni utili per fare conoscenza con il libro.

Alla prossima con la versione inglese!

***

E voi avete mai scritto un libro che, nonostante tutte le difficoltà e le frustrazioni, continua a esservi particolarmente caro?



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mercoledì 14 giugno 2017

Il Caffè della Rivoluzione: La mia Spoon River rivoluzionaria / 25





L'argomento di questo post sarebbe stato perfetto per il 2 novembre, e non per questi giorni di canicola estiva, ma tant'è... anch'io spesso recito a soggetto. Infatti, quando pensiamo ai maggiori protagonisti della Rivoluzione Francese, non ci sfiora nemmeno il dubbio dell'età in cui morirono: siamo convinti che dovessero avere come minimo cinquant'anni. Questo accade in modo particolare per alcuni di loro, come Robespierre che appare il più rigido e "antiquato", o come il massiccio e corrotto Danton, rovinato da un'esistenza di piaceri terreni. La presenza di alcune malattie devastanti, come il vaiolo che sfigurava i lineamenti, contribuiva a togliere al volto la freschezza tipica dell'età giovanile e a invecchiare, almeno in apparenza.

Calcolatrice alla mano, si scopre invece che quasi tutti morirono giovani. Giovani persino per l'epoca. Robespierre aveva trentasei anni, e dunque era un uomo nella sua piena maturità; Danton era minore di un anno. Camille Desmoulins aveva trentaquattro anni, e in una delle lettere alla moglie, scritte dalla prigione del Luxembourg, lamenta proprio il terribile destino di "morire giovane". Lucile Desmoulins, la moglie, che lo seguì al patibolo dopo una decina di giorni, ne aveva ventiquattro. Antoine de Saint-Just salì alla ghigliottina senza aver compiuto ventisette anni.

I loro corpi finirono nelle fosse comuni dei grandi cimiteri di Parigi, già strapieni, e quindi molto spesso non esistono tombe con cui ricordarli. Ho dunque pensato di prendere spunto dall'Antologia di Spoon River, una raccolta a metà tra la poesia e la prosa dello scrittore americano Edgar Lee Masters per comporre la mia personale Spoon River rivoluzionaria. In ogni poesia di Lee Masters, infatti, si racconta un'esistenza sotto forma di epitaffio. È lo stesso defunto a parlare di sé in maniera sincera, sintetizzando la sua vita e molto spesso rivelando una terribile verità nascosta.

A differenza di Masters, io non ho scritto un'epigrafe, ma appongo alcune frasi scritte di loro pugno o dichiarazioni certe, confermate da più testimonianze di contemporanei, quindi senza tema che siano state loro attribuite a posteriori per motivi politici o ideologici. Anche se estrarre una frase dal suo contesto è pur sempre una forzatura, trovo che in  qualche modo rispecchino la loro esistenza, il loro carattere, le loro speranze e le loro ambizioni. Come vedrete, i personaggi che ho scelto sono tutti giovani tranne l'ultimo.

Entriamo dunque in questo mio cimitero virtuale, con rispetto e anche un po' di timore e circospezione. La prima persona che incontriamo è celeberrima e non ha bisogno di molte presentazioni. A voi scoprire gli altri.


Maximilien Robespierre (1758-1794)

Pretenderebbero forse di farmi scendere
nella tomba con ignominia?
Non avrei lasciato sulla terra 
che la memoria di un tiranno?

(dal discorso dell'8 termidoro 1794,
vigilia del suo arresto e della sua esecuzione)




Louis Antoine de Saint-Just (1767-1794)

Eppure, malgrado tutto, resto sempre me stesso:
avulso dal tenebroso destino.
Ero un dio e sempre lo sarò. Per l'eternità.

(da Organt, poema del 1789, 
riferendosi a Lucifero caduto)



Camille Desmoulins (1760-1794)

Avevo sognato una Repubblica adorata da tutti.
Non potevo credere che gli uomini 

fossero così ingiusti e feroci.

(da una lettera alla moglie, scritta il 2 germinale
dalla prigione del Luxembourg)





Lucile Desmoulins (1770-1794)

Essere degli esseri, essere indefinito e indefinibile!
Tu che tutta la terra adora. 

Tu mia sola consolazione.

(dalla "Preghiera a Dio", scritta sui suoi diari il  6 giugno 1789
all'età di diciannove anni)



Georges-Jacques Danton (1759-1794)

Un uomo che difende la propria vita
se ne infischia di un campanello e urla.

(rivolto a Herman, presidente del Tribunale rivoluzionario,
che lo richiamava all'ordine chiedendo
"Non senti il campanello?" il giorno 14 germinale 1704)



Jean-Paul Marat (1743-1793)

Quale mezzo ci resta ormai 
per far finire i mali che ci opprimono?
Ripeto non esservene alcun altro 
che le esecuzioni popolari.

(da una dichiarazione dell'8 luglio 1791)




Olympe de Gouges (1748-1793)

Uomo, sei tu capace di essere giusto? 
Chi ti pone questa domanda è una donna: 
questo diritto, almeno, non glielo toglierai. Dimmi. 
Chi ti ha dato il potere sovrano di opprimere il mio sesso?

(dalla Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, 1791)




Emmanuel Joseph Sieyès (1748-1836)


Ho vissuto.

(citato in Mignet, Notices historiques, I, 81)


***

Non tutti gli epitaffi sono drammatici o tristi, beninteso. Esistono epitaffi ironici come quello di Walter Chiari, "Amici, non piangete, è soltanto sonno arretrato”, o alcuni sulle tombe degli antichi Romani sulla via Appia, modernissime per senso dell'umorismo. 

Conoscete altri epitaffi celebri? Toccando ferro, avete mai pensato di scrivere il vostro?

***

Fonti immagini:

  • Maximilien Robespierre - collezioni presso lo Château de Versailles
  • Louis de Saint-Just di Pierre Paul Prud'hon
  • Camille Desmoulins realizzato da Jean-Sébastien Rouillard
  • Lucile Desmoulins di Louis-Léopold Boilly
  • Georges Jacques Danton realizzato da Constance-Marie Charpentier, Museo Carnavalet, 1792.
  • Jean-Paul Marat di Joseph Boze
  • Olympe de Gouges di Alexandre Kucharsky
  • Emmanuel Joseph Sieyès di Jacques-Louis David

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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